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MISTICISMO

FENOMENOLOGIE
RELIGIOSE |
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a contatto con l'altra faccia
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Nessuno che si
occupi dei nostri studi può negare che il Sacro vi è
coinvolto direttamente e immediatamente; è una evidenza
innegabile. Il mondo religioso, i mistici e le persone
legate da un particolare rapporto con il mondo divino e
trascendente sono una testimonianza continua di
fenomenologie straordinarie, quelle cosidette religiose o
paramistiche, del tutto analoghe e corrispondenti, salvo che
nella matrice, a quelle “ordinariamente” paranormali, di cui
si occupa il parapsicologo: |
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stimmate (S.
Francesco, S. Rita, p. Pio), levitazioni di persone
dalla vita santa (S. Giuseppe da Copertino, S. Teresa d’Avila),
apparizioni di santi e della Madonna (Lourdes, Fatma,
Medjugorie), lacrimazioni della Madonna (Civitavecchia,
Siracusa, Trevigno), bilocazioni (ancora p. Pio),
“lettura dell’anima”, che altro non è che la
chiaroveggenza o la telepatia (il curato d’Ars, S.
Giovanni Bosco, Federico Borromeo), profezie, estasi,
moltiplicazione di cibi e trasmutazione di sostanze,
guarigioni inspiegabili (“miracolose”), possessioni,
parlare le lingue, infestazioni e persecuzioni da parte
di demòni, colloqui angelici e così via. Di questi
fenomeni e della loro testimonianza l’agiografia e le
storie della vita dei santi sono piene, così come la
letteratura parapsicologica lo è per i consimili
fenomeni paranormali laici. Quando ci si occupa di
paranormale, l’incontro con quest’altra categoria di
fenomeni, che vengono dal trascendente, è cosa certa.Sorgono
quindi le domande: sulla matrice, perché sono così
collegati al fattore religioso e alla santità, perché
attraverso di loro traspaiono e parlano il divino e il
trascendente – un mondo del tutto diverso da quello
psichico e parapsichico – , perché, se i due mondi sono
così diversi e anzi trascendenti tra loro, gli effetti
che si producono sono poi così simili; e tante altre.
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S.
Francesco riceve le stimmate (dipinto di Giotto) |
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Sorgono quindi
le domande: sulla matrice, perché
sono così collegati al fattore
religioso e alla santità, perché
attraverso di loro traspaiono e
parlano il divino e il trascendente
– un mondo del tutto diverso da
quello psichico e parapsichico – ,
perché, se i due mondi sono così
diversi e anzi trascendenti tra
loro, gli effetti che si producono
sono poi così simili; e tante altre.
Tutto questo, poi, non riguarda solo
la religione cristiana e cattolica
ma lo stesso accade in tutte le
altre religioni e presso tutti gli
altri popoli. E sempre anche questi
altri popoli ricollegano questi
fenomeni al mondo divino (o
demonico), alle divinità, alla
“santità” della vita di “sant’uomini”.E
allora, in quel salire gradino dopo
gradino e in quella ascesa di studi,
avviene l’incontro con il Sacro e il
trovarsi a faccia a faccia con esso
e con le domande che esso pone. E’
proprio questa la parola giusta:
avviene. E’ una presa di coscienza
rivoluzionaria, la seconda oltre a
quella della sopravvivenza (se ne
parla nella Sezione successiva). |
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S.Remigio esorcizza un indemoniato |
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Ma che
cos’è il Sacro? Julien Ries(1) così ne scrive:
“Lo storico delle religioni coglie il Sacro
poiché questo si manifesta. E’ attraverso la
fenomenologia della manifestazione che egli
comprende la natura del sacro. Constatiamo
ancora una volta la differenza tra un approccio
teologico e un approccio fenomenologico. Il
teologo orienta la sua riflessione sul divino,
sulla natura divina, su Dio(2)… Lo storico delle
religioni, al contrario, si volge alle ierofanie,
numerose ed eterogenee. Ne prende in
considerazione il maggior numero possibile, ne
esamina la struttura e la morfologia al fine di
cogliervi le modalità del sacro e di
individuarne i contenuti. Non cerca di studiare
il sacro come realtà suprema che si rivela da
sé, ma lo coglierà sotto l’aspetto della sua
manifestazione … Agli occhi del fenomenologo il
sacro si presenta come una... manifestazione di
potenza, di forza. Ogni ierofania è una
cratofania – cioè una manifestazione di
potenza.. Per la scuola durkheimiana(3) il mana(4)
spiega la natura del sacro: una forza
impersonale, misteriosa, che dà efficacia e
dinamismo. |
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Madonna che
piange (Trivigno - PZ) |
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Rudolf Otto ha a sua volta considerato
questa potenza del sacro come essenziale
ma... ha dimostrato che il sacro si
manifesta sempre come una potenza di ordine
del tutto diverso dell’ordine attuale.
Eliade(5) insiste su questa nozione del <ganz
andere> (totalmente diverso) e respinge
l’interpretazione del mana come forza
impersonale... Eliade ritiene che il
problema del mana personale o impersonale è
mal posto: Il problema va posto in termini
ontologici, ciò che esiste, ciò che è reale
da una parte, e ciò che non esiste
dall’altra... Eliade... conferma la
conclusione di tutti gli storici delle
religioni: il sacro si manifesta come una
forza e una potenza che significano realtà,
perennità e efficacia. D’altronde, il sacro
si manifesta sotto modalità diverse, situate
a livelli diversi: mitologie, rituali,
cosmogonie, simboli, miti, figure divine...
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Derviscio
danzante, Islam
(Tenica di
estasi o trance) |
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Il sacro si presenta come una potenza di
ordine diverso dall’ordine naturale...
abbiamo differenze di livello e fonti
molteplici di questa potenza... in
particolare il suo livello massimo è quello
del cielo e degli dei uranici...
intelligenza, onniscienza, saggezza sono gli
attributi delle divinità celesti...Padre
Schmidt... ai suoi occhi, nella storia
religiosa dell’umanità, l’Essere Supremo (uranico)
costituisce il rappresentante di un
monoteismo arcaico. A padre Schmidt,
Pettazzoni ha opposto la sua tesi della
personificazione della volta celeste,
fondata su numerosi aspetti che pongono gli
Esseri Supremi dei primitivi in rapporto con
il cielo... Eliade insiste sul simbolismo
uranico della trascendenza.... Nell’area
mediterranea il dio uranico tende a cedere
il posto a degli dei atmosferici e
fecondatori... Arriviamo agli dei e alle dee
della fertilità e della fecondità, in un
contesto della sacralità della vita...Nel
monoteismo ebraico Javeh respinge tutti i
culti cosmici. Egli esige una fede che
implichi l’interiorizzazione del culto. E’
un dio forte, onnipotente e onnisciente...
la propria onnipotenza e saggezza...
preferisce manifestarle come potenza
spirituale...Eliade scopre la potenza sacra
nelle religioni dell’India e la studia, in
particolare, nello shaktismo(6), nel
tantrismo(7) e nei culti della Grande Dea.
La Shakti è una forza universale che crea il
mondo in permanenza. Personificata in
particolare nella Grande dea del tantrismo,
questa appare come una recrudescenza (8) dei
culti pre-ariani e dei culti neolitici della
Magna Mater”. |
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Sacro è
un’esperienza (9). Il Sacro è (e desta)
un’emozione profondissima che avvertiamo
den-tro . Un sentimento di mistero, di
sovrastante, di totalmente diverso e
incomprensibile, di meravi-glioso, di
fascinoso, di portentoso, di terribilità
e quant’altro è stato mirabilmente
espresso da Rudolf Otto (10). Un
sentimento di stupore, di sovrappotenza
e di terrore, davanti al quale ci si
vela la testa, si cade in ginocchio. Il
Sacro è l’esperienza di questo
sentimento che risuona dentro. L’uomo si
trova faccia a faccia con Qualcosa, è
l’interfaccia di Qualcosa che desta in
lui questo sommovimento dell’animo e
un’emozione profonda. Il Sacro si
rispecchia così nell’uomo, si ri-verbera
su di lui, si fa sentire. Questo è
quanto l’uomo può cogliere del Sacro,
dell’In Sé che sta del tutto al di là.
Il Sacro, nell’esperienza dell’uomo, è
questo risuonare in lui, è questo
rispecchiarsi in lui di quel-lo che è
incomprensibile e sta al di là. Ma
allora il Sacro è anche, nell’uomo, nel
suo animo; è l’interfaccia di Quello che
è al di là delle sue possiblità di
accesso. È tutto quello e solo quello a
cui egli può accedere. E’ uno strato
pro-fondissimo dell’animo dell’uomo che
risuona così in lui. Ed è di questo che
parleremo qui |
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La
visione di Maometto dell'arcangelo
Gabriele, che gli ispira il Corano |
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Il Sacro
in noi è un’emozione e un
sommovimento dell’animo, lo
abbiamo detto. E’ un
sommo-vimento di quello strato
profondissimo che è in noi, è
quel vibrare insieme, per
consonanza, con il Fuori di noi.
I fenomeni paranormali derivano,
anche questo lo sappiamo, da uno
stato psichico emozionale del
profondo inconscio che per
esprimersi e scaricarsi, opera
direttamente nel mondo esterno.
L’emozione cosciente opera
attraverso il corpo; quando
l’uomo è animato e mosso da un
senti-mento cosciente; e lo
esprime attuando una azione
altrettanto cosciente.
L’emozione inconscia, invece,
agisce – quando la mente è in
condizioni di operatività ESP e
PK, per essere in stato di
trance e simili – per via
paranormale. Applicando gli
stessi concetti, nel caso dei
fenomeni religiosi paramistici,
la forza operativa (PK, ESP),
secondaria e scatenata,
appartiene sempre all’uomo e
scaturisce dal Sacro che è nel
pro-fondo dell’animo dell’uomo;
proviene da quell’interfaccia
umana di cui si è detto. Ma
l’emozione primaria viene da
Fuori e l’uomo non fa altro che
sentirla e rispecchiarla.Così
stando le cose, appare chiaro
che la Ricerca psichica non può
disinteressarsi dei fenomeni
mistici e paramistici, essi
rientrano pienamente e
legittimamente nel campo dei
suoi studi |
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NOTE
(1)Studioso belga, laureato in teologia
presso la Pontificia Università del Laterano,
ordinario di storia delle religioni presso
la stessa, autore di numerose opere su
tematiche antropologiche e religiose, membro
di numerosi Istituti e collegi editoriali e
di collane editoriali come la Revue de
Theologie di Lovanio; direttore della
pubblicazione in 6 volumi Trattato di
antropologia del Sacro (n.d.D.)
(2)Vorrei però far
presenta che il Sacro non è la stessa cosa
che Dio (n.d.D.)
(3) La scuola che segue il pensiero di Emile
Durkheim (1858-1917) Professore di
sociologia all’università della Sorbona. La
sua teoria è che tutto quello che è
“sociale” (politico, religioso, morale)
deriva da una coscienza collettiva (del
clan, della tribù, della società) che non è
la somma ma una sintesi delle coscienze
individuali e che trascende i singoli
individui, ai quali si impone come norma. In
conformità a questa concezione, Durkheim
considera anche la religione (“Le forme
elementari della vita religiosa, 1912) un
prodotto della società e precisamente una
sublimazione in forma simbolica degli
interessi sociali e morali (n.d.D.) .
(4)Mana, da un vocabolo indonesiano che
significa “lo Spirito delle cose”. E’ una
forza non fisica, ed anche un potere, una
“potenza” impersonale soprannaturale – il
nostro termine “spirituale” non è però
troppo adatto ad esso - che è in tutti gli
esseri e in tutte le cose del mondo, alla
base della loro forza animante, vitalità e
di ogni manifestazione energetica (non
fisica, ripeto) nell’universo. Concezione
riscontrata presso molti popoli
arcaico-primitivi, anche con nomi diversi
dati a questa potenza, ma non ovunque. E’
servita a molti etnologi e antropologi,
soprattutto di estrazione positivista, per
spiegare la nascita e il senso del sacro
presso quelle popolazioni (n.d.D.)
(5)Scrittore, antropologo e storico delle
religioni rumeno, ma naturalizzato francese,
essendo vissuto sempre in Francia, è il più
grande studioso nelle suddette materie.
Innumerevoli, e tutte molto famose e di
grandissima importanza, le sue opere in tali
materie (Lo Yoga, Lo sciamanesimo, Storia
delle religioni, Il Sacro e il profano,
ecc.) (n.d.D.)
(6)Shakti, dal sanscrito “potenza”, “forza”,
è un appellativo della dea Parvati-Kali,
sposa di Shiva. Shakti è la personificazione
della forza creatrice della divinità, della
forza primordiale, dell’aspetto dinamico
dell’Assoluto (n.d.D.)
(7)Complesso di dottrine rituali,
mitologiche, etiche e di carattere
iniziatico-esoterico sviluppatesi in seno
all’induismo. Viene identificato spesso
anche con quello che, più propriamente,
dovrebbe chiamarsi “shaktismo”, essendo
incentrato sul culto della Shakti, che, come
si è visto sopra, è l’aspetto femminile e
dinamico-generatore della divinità (n.d.D.)
.
(8)Forse si intendeva dire “reminiscenza”,
oppure “reviviscenza” (n.d.D.)
(9)Il discorso qui vuole essere psicologico
e sotto l’aspetto degli archetipi; il Sacro
viene colto sotto l’osservazione psicologica
e archetipica (fatte sull’uomo,
naturalmente) ma si tratta di uno
psicologico che è e vuole essere anche
ontologico. Dal momento che l’In Sé non è
suscettibile di “essere colto” - come si
detto l’Innominabile non è nominabile - il
fatto di ritrovare il Sacro nella mente,
negli archetipi, nell’emozione, nel cuore
insomma, dell’uomo di tutti gli uomini – e
di vedere la sua presenza in questi
archetipi, in queste emozioni e sentimenti,
in questo trasalimento dell’anima – come si
vedrà lungo tutto il discorso che condurremo
– fa del discorso psicologico un discorso
squisitamente ontologico (n.d.D.) .
(10)Rudolf Otto Il Sacro, Feltrinelli,
Milano, 1986
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