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LA RIPETIBILITA’ DEL FENOMENO E LA
SPERIMENTAZIONE DI LABORATORIO
IN PARAPSICOLOGIA (nota
1) |
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Felice Masi |
"La Ricerca psichica" anno X,
2003, n. 1 |
| nelle immagini : la "razionalità diversa" nella
pittura
osservare e comprendere dall'interno e in base ai parametri suoi
propri dell'oggetto della indagine
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1. Sistemi, strutture e
leggi I primi concetti da cui desidero partire nel
trattare questo argomento sono quelli per cui ogni sistema deve
essere osservato e studiato dall’interno del sistema stesso e non
dal suo esterno; e che ad ogni sistema devono essere applicate le
sue leggi – per cui deve essere studiato e compreso in base a queste
leggi sue proprie e specifiche - e non le leggi di un altro sistema
– alle quali, non essendo le sue, non può
corrispondere.
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Jackson Pollock "Untitles", 1934

Jackson Pollock "Going West", 1934

Wassily Kandinsky "Quadro con bordo bianco!,
1915 |
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Il principio dello strutturalismo –
che è stato posto in luce ed applicato da Levi-Strauss in
antropologia – mostra che le diverse culture umane, le culture dei
diversi popoli, non sono organizzate gerarchicamente e non ve ne
sono talune inferiori e talaltre superiori, talché si passa
linearmente e successivamente nel tempo da culture (inferiori)
aborigene, primitive e rozze a culture via via sempre più superiori,
fino a quelle del tipo tecnologico occidentale) come viene da
molti ritenuto. Le culture dei vari popoli sono semplicemente
diverse ma di valenza paritetica; e, in questa analogia di valore,
al loro interno sono organizzate, cioè strutturate, in
forma “stellare", ognuna con la sua logica e la sua razionalità.
"Organizzazione (struttura) interna a forma stellare" sta a
significare che, presso ciascun popolo e ciascuna cultura, ci sono alcuni istituti centrali ed essenziali informati a
dei
principi (o archetipi) propri di quel popolo; e che attorno a tali
istituti tutti gli altri
istituti e comportamenti (di quel popolo) si formano e si
organizzano in modo coerente con quei principi fondamentali, proprio
come le "punte" e i raggi di una stella partono tutti da un centro
(dal "cuore" della stella) e sono informati ("animati") da questo
fuoco centrale.
Ciò stante, in ciascuna cultura,
partendo da questi archetipi e istituzioni centrali e applicando
quei loro principi informatori, possiamo discendere coerentemente e
comprendere tutte le altre istituzioni di quella stessa cultura. E
viceversa, facendo lo stesso percorso all'inverso, risalendo dalle
istituzione e dai comportamenti periferici (le "punte" della stella)
verso il centro e analizzando quelle istituzioni periferiche
per estrarne i principi a cui rispondono, possiamo ricostruire e
comprendere i principi e gli archetipi che reggono le istituzioni
primarie e tutta la struttura.
Insomma, in ciascuna struttura tutte le
sue parti sono coerenti con i (pochi) principi informatori della
struttura stessa, corrispondono ad essi e ne sono una applicazione;
e, soprattutto, ciò che è fondamentale, rispondono solo a quei
propri principi e non rispondono ad altri principi, non rispondono
ai principi di altre strutture, che non gli sono propri.
Di conseguenza, è fondamentale partire
dal principio e capire che gli elementi, le istituzioni e i
comportamenti di una cultura e di una struttura vanno interpretati
sempre e solo in base ai propri archetipi e istituti fondanti (in
base alla proprie "leggi)" e non in base a quelli (alle "leggi") di
culture e strutture aliene. In questo modo le istituzioni e i
comportamenti di quella data cultura e struttura risultano
pienamente (e pianamente) comprensibili e non appaiono aberranti,
assurdi o impossibili. L'assurdo e l'aberrante è invece volervi
applicare quei principi alieni, pretendere di interpretarli in
base a tali principi alieni e così respingere e negare una struttura
o una istituzione perché non vi corrisponde.
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Dunque una cultura di un popolo aborigeno non è
inferiore a quella nostra occidentale; potrà sembrare tale - e i
suoi usi e costumi
potranno apparire rozzi e irrazionali e assurdi
- se viene vista con i nostri occhi; ed invece essa è del tutto
razionale a modo suo, se è osservata dal suo interno e in base ai
suoi principi ispiratori (si veda quanto si dirà appresso a
proposito di “razionale e irrazionale”). Essa è coerente e logica al
suo interno. Le sue usanze hanno una loro logica. Ogni cultura ha
una sua logica. |
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Le culture degli Aztechi e degli Incas non erano
certo inferiori a quella dei conquistadores spagnoli, anche se
questi le consideravano tali; né quella degli Indiani delle prateria
d’America era inferiore a quella dei coloni americani, anche se
questi pensavano di portare la civiltà tra i selvaggi. Tutto questo
avveniva solo perché i conquistadores, i coloni, gli yankees e tanti
altri occidentali si sentivano superiori e volevano applicare i
propri principi, i propri modi di pensare, i propri istituti a
quegli altri popoli, a quelle altre culture e li giudicavano in base
ad essi. Ignoravano la loro logica e pretendevano di introdurre e
riportare tutto alla propria logica. Questo si chiama razzismo e
colonizzazione e il più forte, il prepotente possono farlo e,
purtroppo, lo fanno! (Nota 2) |
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Vassily Kandinsky "Murnau, veduta con ferrovia e
castello", 1909 |
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Lo psicologo americano Charles Tart ha studiato,
tra l’altro, gli effetti provocati dalla droga L.S.D. e lo stato
delle persone sotto effetto di tale droga. Ebbene, egli ha rilevato che
il linguaggio usato da queste persone appare povero, limitato,
rudimentale alle persone normali (in stato di coscienza normale) e
che pure tra di loro quei drogati con quel loro linguaggio si
comprendono benissimo e riescono ad esprimere benissimo le proprie
esperienze e quello che provano e quello che vogliono dirsi; molto
meglio di quanto lo potrebbero fare se usassero il nostro linguaggio
normale. Non può che essere così, perché quelle persone parlano
dall’interno di una loro identica o analoga struttura e della comune
esperienza che vivono (non destrutturata ma solo diversamente
strutturata), mentre quelli che sono al di fuori (i “normali”)
giudicano in base alla propria struttura linguistica. |
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Vassily Kandinski studio per la "Composizione 2",
1910. |
Vassily Kandinski "Montagna", 1909 (io lo intitolerei
"Presepio, la natività") |
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Ma se vado in Cina o in India o altrove, debbo
parlare in cinese, indiano o comunque la lingua locale ed usare le
strutture di quelle lingue, per essere veramente in sintonia con
quei popoli e con le loro culture. A nessuno dovrebbe saltare mai in
mente di parlare in inglese, se vuole veramente comprendere quei
popoli e veramente essere in linea con la loro cultura. Se oggi
avviene così e tutti parlano in inglese ovunque e anche lì, questo
non è perché l'inglese sia la lingua più “adatta” ad esprimere e
comprendere quelle culture e quei popoli né per una migliore
struttura linguistica interna dell’inglese (anzi questa è una
lingua espressivamente molto povera) Avviene solo a motivo della
prevalenza storica e della colonizzazione politica e commerciale
intervenute; si spiega con la globalizzazione e l’americanizzazione
di ogni forma culturale ormai intervenuta.
Ma noi che ci occupiamo della parapsicologia
non ci vogliamo far colonizzare né dalla scienza, né dagli
scientisti, né, tanto meno, dal C.I.C.A.P. |
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Il mondo materiale ha
una sua struttura ed è una logica ed è evidente che tale sua
struttura corrisponde a questa sua logica. La realtà psichica
altrettanto ha una struttura ed è una struttura del tutto diversa;
il suo mondo interno - i suoi fenomeni - corrisponderanno dunque
alla logica di questa sua struttura e non ad altro. I fenomeni
materiali (fisici) hanno un modo di essere loro proprio e
obbediscono a leggi (fisiche) conformi al mondo materiale a cui
appartengono; è dunque in base ad esse che debbono essere studiati, così
possono essere spiegati e solo così possono essere
compresi. I fenomeni psichici (psicologici, parapsicologici,
sociologici ecc.) hanno, a loro volta, una propria strutturazione,
del tutto diversa. Corrispondono perciò alle proprie leggi psichiche
(e non a quelle fisiche) e in esse trovano piena e piana
spiegazione. In base a queste leggi essi mostrano di avere (ed
hanno) all'interno una propria logica (che non è la logica del mondo
e dei fenomeni fisici). In queste proprie leggi e logica (solo in esse e non in altre diverse) devono trovare e, in effetti,
trovano una interpretazione che ne rende ragione. Perciò debbono
essere studiati in base a queste leggi e a questa logica e non in
base alle leggi e alla logica del mondo e dei fenomeni fisici. I
criteri, le metodiche e gli strumenti utili (utilizzabili e da
utilizzare) per lo studio del "nostro" mondo paranormale – ivi
compresi quelli della “ripetibilità” e della “sperimentazioni di
laboratorio” - devono essere coerenti con la natura psichica e
conformati alla struttura psichica della realtà psichica
dei "nostri" fenomeni. Vanno quindi trovati, questi strumenti,
nell’ambito di tale natura e struttura, di quella loro logica e di
quelle loro leggi; e non possono essere estrapolati - non si può
pretendere di scimmiottarli - dalle strutture ad essi non
pertinenti, del mondo materiale. Assolutamente gli strumenti e le
metodiche di studio del mondo PSI non possono essere gli stessi di
quelli del mondo fisico, che corrisponde a una logica e a leggi del
tutto diverse e inapplicabili. Anche qui, insomma, non abbiamo
bisogno di colonizzatori.
E attenzione! questo discorso vale non solo e non
tanto per la scienza e gli scienziati scientisti (che, dopotutto,
fanno il loro mestiere); è diretto anche e soprattutto e in primo
luogo ai tanti nostri studiosi del paranormale, affetti da complesso
di inferiorità verso le scienze positive e che, contro ogni
principio e logica epistemologici, vorrebbero mutuare, a motivo di
quel complesso, i propri strumenti di studio dalle scienze
fisiche. |
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Joan Mirò "Paesaggio", 1924

8 Joan Mirò "La terra arata", 1923

Joan Mirò
"Cane che abbaia alla
luna"., 1926 |
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Cioè gli strumenti della fisica e della chimica non
sono geneticamente adatti per studiare e comprendere i fenomeni
psichici. Quando il materialista e il fisico affermano che i
fenomeni psichici non esistono, sono impossibili, lo dicono perché
li hanno esaminati in base ai loro criteri e strumenti fisici. Ma il
loro è un errore radicale, epistemologico. Le leggi fisiche sono
quelle della spazialità e temporalità (che sono le due dimensioni
esistenziali, essenziali per le cose, per i fenomeni e per i
processi fisici e materiali), della causalità (legge di causa/
effetto), della durezza (e sua graduazione) delle sostanze, della
impenetrabilità dei corpi, della sensorialità (nihil est in
intellectu quod prius non fuerit in sensu) ecc. |
Marc Chagall "Il compleanno", 1915 |
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Le leggi psichiche
sono quelle della aspazialità, atemporalità (le dimensioni dell’ente
psichico non sono spaziali e temporali ma sono “fatte” di coscienza,
di spiritualità e loro ampiezza; ampiezza della capacità di
“sentire” e di comprendere), della acausalità e sincronicità
(emersione simultanea delle entità psichiche “per simpatia” o
associazione tra loro e non per causa/ effetto), della simpatia,
empatia, sintonia, associazione, della simiglianza e corrispondenza
emotiva, della emozionalità e così via. Non possiamo negare un
fenomeno psichico solo perché non corrisponde alle leggi fisiche:
sarebbe semplicemente ridicolo. Non possiamo negare la telepatia
perché non corrisponde ai canoni della sensorialità, la
precognizione a quelli della temporalità, la psicocinesi a quelli
dell’energetica fisica, le apparizioni a quelli di una
visualizzazione oggettiva sensoriale. Né possiamo negare gli Spiriti
perché non si attengono al criterio della corporeità; noi, da parte
nostra, non neghiamo il mondo e i fenomeni fisici perché non
sono eterei e spirituali.
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2. Razionale e
irrazionale Per la verità, i termini da confrontare e
su cui confrontarci sono tre: razionale, irrazionale e arazionale.
Razionale è ciò che si conforma alla ragione comune, al mondo
conosciuto e al buon senso. L’uomo è dotato di ragione, con questa
apprezza le cose del mondo intorno a lui e le comprende nel modo
giusto con l’intelletto. Un comportamento, un atteggiamento, lo
sviluppo di una catena di eventi, l’interpretazione di tale catena
di eventi e di un fenomeno, la risposta data o da darsi a un
problema, a un qualcosa da fare sono razionali quando in tal modo
seguono la ragione e sono conformi a quella comprensione
intelligente. Detto in breve, razionale è ciò che è conforme alla
ragione delle cose. Ma vediamo più approfonditamente. Questo
nostro mondo, la realtà fisica sono retti da una serie di rapporti e
di leggi – quelli della fisica, di cui abbiamo già parlato - in base
ai quali funzionano. Si tratta di leggi fisiche, chimiche,
matematiche, causali, di spazio e tempo, di non contraddizione, di
impenetrabilità dei corpi, di gravità, scala di durezze, entropia e
chi più ne ha più ne metta (prescindo qui dal fatto che, in base ai
principi einsteiniani sulla relatività, tutte queste leggi possano
essere poi risolte in una teoria unitaria. |
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Marc Chagall "Donna con mazzo di fiori",
1910 |
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Prescindo anche dal fatto che tutto questo modo di
funzionare del mondo fisico è valido e “funziona” solo a livello macroscopico-statistico, mentre a livello subatomico e quantico ci
sono tutt’altri rapporti e principi e tutto un altro modo di essere
e di strutturazione della realtà, che ne regolano il
funzionamento).
E’ razionale – e nei limiti suddetti - ciò che è
conforme e si conforma a quelle leggi fisiche e che le rispetta,
talché l’interpretazione così fatta risulta esatta, la risposta così
data è giusta, l’ipotesi e il programma di azione così formulati
sono appropriati. Sono razionali, appunto: se il mondo è questo, la
sua spiegazione e il nostro rapportarci ad esso - e, perché no?, la
sua manipolazione - devono essere in questo modo. Appunto: se
questo è il mondo. Qui sta il limite e qui sta la relatività del
razionale. |
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Marc Chagall "Alla mia fidanzata",
1911 |
Marc Chagall "Io e il mio villaggio",
1911 |
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Irrazionale è ciò che non è razionale; cioè quello
che non corrisponde e che viola le leggi e le norme della comune
razionalità; è ciò che appare in contrasto con la ragione umana, che
si è formata sulla base del modo usuale di funzionare delle cose e
dell’unico mondo che si conosce, ma che da questa usualità viene
anche condizionata nel suo ragionare e nel suo modo di vedere la
Realtà. Talché l’uomo e la sua ragione vorrebbero ritrovare e
applicare ovunque queste leggi e questo rapporto logico, matematico
e razionale propri del mondo della materia e vorrebbero spiegare in
questo modo l’universo tutto. Una risposta, un accadimento (un
“preteso fenomeno paranormale”, tanto per parlar chiaro), una
interpretazione (fondata sulla PSI, ad esempio) sono considerati
irrazionali semplicemente perché non corrispondono e non fondano la
loro spiegazione sulla base delle leggi del mondo materiale fisico
che conosciamo e sono in contraddizione con
esse. |
Marc Chagall "Alla Russia, agli asini e agli altri",
1912 |
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Ma queste norme comuni, questi rapporti usuali che intercorrono
tra le cose – che sono, lo abbiamo detto, soltanto le leggi del
mondo materiale e fisico - valgono solo all’interno di esso; valgono
per il sistema “mondo materiale fisico”. Non si può pretendere di
applicarle ad un sistema diverso, retto da leggi diverse. Il
“razionale” non è un assoluto ma è un relativo (è correlativo al
mondo – al “sistema” - fisico materiale). L’irrazionale dunque è
tale solo rispetto alla razionalità comune (del mondo fisico e
materiale) ma questo non vuol dire che esso rappresenti la mancanza
in assoluto di logica, di armonia, di interpretabilità e
comprensibilità: insomma di razionalità. “Irrazionale” non
equivale a “privo di razionalità”. La sua irrazionalità è
anch’essa un “relativo” e se non è conforme alla razionalità comune
è però conforme al modo di essere e di funzionare del proprio
sistema, è razionale rispetto al sistema a cui
appartiene. L’irrazionale risponde a un’altra razionalità, è
una razionalità diversa. L’irrazionale è “l’Altro”. “Altro”
rispetto al mondo comune. Appartiene a un mondo diverso. Ma
all’interno di tale altro mondo è così che avviene e si spiega ciò
che vi accade. |
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Un fatto appare irrazionale a chi è “impastato”
della razionalità comune e ragiona in base al solo mondo che
conosce. Irrazionale non vuol dire privo di ogni razionalità;
non vuol dire "arazionale". Arazionale è il terzo termine tra i
quali, come detto prima, si deve distinguere. Solo questo termine
sta ad indicare la mancanza in assoluto di razionalità. Ammesso che
possa esservi qualcosa di arazionale, non rispondente ad alcuna
razionalità, non appartenente ad alcun mondo, ad alcuna dimensione,
ad alcun sistema (Nota 3). Le
radici del caso sono l’altra razionalità, è il fondamento (la
“radice”) ed è la razionalità dell’irrazionale. Arthur Koestler ha
scritto un libro, appunto, con questo titolo. O meglio, questo è il
titolo della traduzione italiana (Astrolabio, Roma 1972); più esatto
è il titolo originale cioè The roots of coincidence, “Le radici
della coincidenza”. Perché nell’altro sistema il caso non esiste,
esistono le coincidenze (e la loro fonte, che è la sincronicità).
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Maurits Cornelis Escher "Limite al quotidiano",
1961 |
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“Caso” e “casuale” sono parole inventate dal nostro
mondo, dalla nostra ragione e dalla nostra scienza per spiegare, o
meglio per non spiegare, quello che essi non capiscono e che perciò
appare loro irrazionale e tale viene considerato. Ma la spiegazione e il titolo di
“razionale” a un dato evento glieli deve dare il suo sistema di
appartenenza. Altri libri con cui possiamo approfondire questo
argomento sono “Le dimensioni non causali dell’esperienza umana”, di
Ira Progoff (Astrolabio, Roma 1975), “La sfida del caso” di A. Koestler, A. Hardy e R. Harvie (Astrolabio, Roma 1974, “La
probabilità dell’impossibile” di Thelma Moss (Astrolabio, Roma
1976). |
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Il termine greco “CaoV”
("caos") non significa in tale lingua (e nella mitologia antica
greca) la stessa cosa che nella nostra lingua italiana intendiamo
con la stessa parola "caos", ma vuole dire “abisso”. E’ l’abisso primigenio, prima dei
tempi (“al di là della dimensione del tempo”), dal quale tutto
scaturisce. Nella mitologia greca, infatti, all’inizio, prima di
Urano, prima di Cronos, prima di Saturno, prima di Giove (il “padre
degli dei” e “il manifesto”) c’è il Caos. I Miti non sono favole ma
sono la sostanziazione, in termini fantasiosi ma comprensibili a
livello cosciente, di un sentire profondo e di archetipi eterni, di
per sé ineffabili. Caos, dunque, è l’abisso più profondo, che
non possiamo comprendere, nel quale la nostra ragione non può
scendere, nel quale la nostra ragione si smarrisce. Caos è l’altro
ordine. Caos è la misteriosa radice. Caos è “l’irrazionale”, così
come il suo opposto, il manifesto, l’ “ordine” (il nostro ordine e
“la manifestazione”; “Zeus” e il nostro tempo), è il
“razionale”. |
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Maurits Cornelis Escher "Sempre più piccolo".
1956 |
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Analogamente nelle mitologie degli altri popoli
primitivi. E nella Bibbia leggiamo: “In principio … la terra era
una massa informe e vuota; le tenebre ricoprivano l’abisso e lo
Spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi 1, 1-2).
L’abisso è, appunto, il caos originario, prima che Dio
imponesse l'ordine terreno; l'ordine del nostro mondo, il "nostro"
ordine. Le tenebre sono "l'altra luce", la Luce Nera, la
“tenebra ove si trova colui che è al di sopra di tutto”, come dice
Dionigi. Le acque sono l’eterno simbolo e
rappresentazione dell’inconscio. Lo Spirito di Dio "all'inizio"
("prima dei tempi") aleggiava, dominava su tutto questo, che è
"’altro sistema", quello che “è” prima di tutto e prima della
nascita del tempo, il reame dell’altra razionalità,
dell’irrazionale. Come potrebbe lo Spirito di Dio, l’eterno Brahman
– ma anche, al più semplice livello di microcosmo, lo spirito
dell'uomo, la mente, l’Atman individuale - essere disordine e
mancanza di razionalità? Tutto questo è al di là della nostra
razionalità intellettuale e del nostro ordine fisico, questo sì, ma
hanno una razionalità loro propria e rispondono a un proprio ordine.
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Maurits Cornelis Escher "Balconata",
1945 |
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Il paranormale è irrazionale, è il reame
dell’irrazionalità (uno dei tanti reami; con un suo ordine, quello
psichico. Il regno della legge divina, di cui abbiamo detto prima,
non c’entra niente con esso; era solo un altro esempio di "diversa
razionalità", di "irrazionalità" - per noi - quello sopra a
tutti e più di tutti), ma appartiene anch’esso a un ordine. Vi sono
sempre un ordine e una struttura all’interno del paranormale e sono
quelli dati dalle sue leggi psichiche, alle quali esso
obbedisce. Il paranormale è’ fugace, è sfuggevole ed erratico, è
sporadico; non risponde ai principi del tempo e dello spazio, della
causalità, non risponde alle leggi fisiche del mondo materiale. Non
può essere “posseduto” con la ragione, non possiamo tenerlo in
pugno, ci sfugge tra le dita come acqua, da tutte le parti. Proprio
per queste sue "irrazionalità" da tanti viene negato. Ma lo
sbaglio è di costoro e di chi vorrebbe spiegare il paranormale
scientificamente e razionalmente, allo stesso modo di come si prova,
ad esempio, che due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, più la
scarica elettrica, producono l’acqua (H²O) e la producono sempre: e
del quale processo possiamo fare “la ripetizione in
laboratorio”. |
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3. Il “laboratorio” del
paranormale Non si può pretendere di spiegare (e
provare) il paranormale razionalmente né di studiarlo con i canoni
scientifici normali, con i metodi della sperimentazione empirica e
della riproduzione in laboratorio, come taluni vorrebbero,
affascinati dall’idolo della Scienza. E’ una contraddizione in
termini; è idolatria, nel reame del mondo psichico e del
paranormale che ne fa parte, la Scienza – l’adorazione delle sue
leggi fisiciste e dei suoi metodi sperimentali empirici e galileiani
- è un dio pagano, un dio falso e bugiardo, è adorazione del Vitello
d’oro. Il paranormale è irrazionale ma obbedisce alle sue leggi,
e sono le leggi della mente e dell’anima: atemporalità, aspazialità,
sincronicità, associazione, simpatia e quant’altre ne abbiamo dette.
Qui la vicinanza non è la contiguità spaziale e temporale ma è data
da un vibrare assieme emozionale, dalla sintonia, dal trovarsi
sintonizzati su una medesima lunghezza d’onda emotiva e di
sentimenti. Qui la conoscenza è data da un comprendere
immediatamente come stanno le cose, dall’empatia, dall’intuizione e
dall'illuminazionne; tutte queste forme di conoscenza danno
quella certezza che è la fede. La fede è irrazionale, come dicono
tutti, ma – nel suo ordine – è anche una forma di conoscenza, un
altro modo del conoscere e di
sapere. |
Maurits Cornelis Escher "Profondità",
1956 |
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Il “laboratorio” come viene inteso normalmente,
dove si vuole ripetere sperimentalmente il fenomeno è una
riproduzione, artificiale e in scala ridotta, del mondo normale
materiale. Come vi si potrebbero ripetere i fenomeni dell’Altro
Ordine, della mente e dell’anima? Oltretutto, un tale “laboratorio”
riproduce un mondo (materiale) artefatto, che non esiste. Infatti,
per poter studiare il “fenomeno puro” vengono eliminate tante
variabili, che esistono a decine, centinaia, migliaia nel
mondo reale e non lo “inquinano” (come si dice per giustificare
questa "reductio ad unum") ma lo rendono vero. Non esiste un
“fenomeno identico” (in tutti i dettagli). Dunque, se vogliamo
ripetere il fenomeno psichico, se vogliamo riprodurlo ed osservarlo
e studiarlo “in laboratorio” – ed è possibile – dobbiamo farlo in un
“laboratorio” ad hoc, strutturato secondo "l'altro" (uk suo) ordine,
secondo il “sistema mente” e il “sistema anima”, ove operino le
leggi proprie e ove i fenomeni "precipitino", "si danno" secondo
tale sistema proprio. |
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Maurits Cornelis Escher "Un altro mondo",
1947
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Dunque, se vogliamo ripetere il fenomeno psichico, se
vogliamo riprodurlo ed osservarlo e studiarlo “in laboratorio” – ed
è possibile – dobbiamo farlo in un “laboratorio” ad hoc, strutturato
secondo il “sistema mente” e il “sistema anima”, ove operino – e ove
i fenomeni precipitino secondo – le leggi proprie di tali
sistemi. Dovrà essere un laboratorio caricato e (com)mosso
emozionalmente, un “ambiente” dato da uno stato di coscienza
modificato, un contesto in cui emergono le forze psichiche del
profondo travolgendo l’attenzione cosciente, rivolta e ancorata sul
mondo normale. In un tale laboratorio psichico – l’unico adatto per
i fenomeni PSI - i fenomeni parapsicologici si ripetono, eccome !
Quando il sensitivo, il medium entrano nello stato di trance, i
fenomeni PSI si riproducono, eccome ! Quando una persona di qua e
una “di là” entrano in sintonia, tra loro si sentono (e si scatenano
i “segni di presenza”), eccome ! Quando lo sciamano o il mistico
entrano nel (rispettivo) stato di estasi, l’incontro con gli Enti
dell’Altra Dimensione avvengono, eccome ! Dunque, la
"ripetizione" e la "riproduzione" del fenomeno psichico (e, nel suo
ambito, di quello paranormale) è possibile ma ci vuole il
“laboratorio” adatto. |
Pablo Picasso "La due sorelle", periodo "blu",
1902

Pablo Picasso "Ragazzo con cavallo", periodo "rosa",
1906 |
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4. Il laboratorio del
sogno In campo psichico, il laboratorio più importante
è quello del sogno. Il sogno è uno stato modificato di coscienza nel
quale ci parlano gli “Spiriti”: gli Spiriti ci mandano i loro
messaggi, ci rendono edotti di sé, della propria esistenza e delle
proprie esigenze, ci dicono quello che vogliono da
noi. Beninteso, gli “Spiriti” non sono la stessa cosa dei morti;
gli Spiriti sono tutte le istanze e le pulsioni, più o meno
complesse e articolate, personificate e psicodinamiche. Sono,
innanzitutto, le nostre subpersonalità e personalità seconde.
Censurate, rimosse e compresse, esprimono nel sogno – quando, per
lo stato di coscienza modificato in cui ci troviamo, possono
emergere – la loro carica psicodinamica. In via subordinata, e
per chi ci crede, sono Spiriti anche i morti e le altre
Individualità della dimensione inconscia psichica e spirituale – gli
angeli, le “Armonie celesti” (dette nell'antichità "le Muse"), le
divinità sciamaniche e così via (Nota 4). Parlando, per
semplicità e per evitare inutili polemiche, soltanto delle prime,
sappiamo da tutta la psicologia dell’inconscio e del profondo, a
cominciare dagli studi di Freud – ma, per la verità, anche prima: da
Mesmer e dai magnetizzatori e via via con la “psicologia romantica”
dell’800 – che le esigenze psichiche insoddisfatte si manifestano
nei sogni e lì ci fanno conoscere le nostre manchevolezze della vita
cosciente, diurna e razionale, che turbano un sano equilibrio
psichico. In questo modo, ci mandano i loro segnali, i segni di sé,
ci dicono cosa vogliono da noi, cioè “cosa è necessario” per quel
sano equilibrio, per la nostra realizzazione e individuazione. Jung
ci dice che attraverso i sogni si manifesta a che punto siamo con il
nostro “processo di individuazione” (Nota 5) |
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Pablo Picasso "Vecchio
chitarrista", periodo "blu", 1912

Pablo Picasso "Le demoiselles d'Avignon", periodo "rosa",
1907 |
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Anche gli altri Spiriti – individualità autonome da
noi, per chi ci crede, ripeto – ci parlano (soprattutto) nel sogno e
vengono a noi (come sintonia psichica di pensieri, non certo
corporalmente, perché non hanno corpo) attraverso quello stato
modificato di coscienza.
Il sogno è, come ho premesso, il
laboratorio per eccellenza del mondo psichico; questo perché in esso
vediamo all’opera tutte le leggi, più indietro elencate, che reggono
quella dimensione e le sue manifestazioni e i suoi eventi. Infatti,
l’analisi del sogno si fa, e può farsi solo applicando quei principi
e quelle regole. In questo modo, e solo in questo modo, si svela il
messaggio criptico del sogno, altrimenti inverosimile,
sconclusionato e irrazionale; e possiamo comprendere quello che gli
Spiriti ci chiedono (sempre ai fini del nostro equilibrio
mentale). E’ dunque, quello del sogno, un laboratorio dove
l’Inconscio Sperimentatore realizza gli esperimenti delle sue
costruzioni psichiche emozionali; e li costruisce applicando le
leggi psichiche, attraverso le regole specifiche della ripetibilità
psichica. E’, come si vede, un laboratorio tutto
speciale. |
Pablo Picasso "Donna con ventaglio" passaggio al cubismo,
1908 |
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Tra le varie peculiarità del sogno, mi piace
ricordare quella relativa al modo, tutto suo, di “realizzare”
all’interno del suo mondo i criteri della permanenza e della
stabilità. Caratteristica del mondo materiale è la sua stabilità e
la permanenza delle cose (in base alla legge di inerzia). La sera,
andando a dormire, metto le pantofole ai piedi del letto, chiudo la
porta di casa e spengo le luci, lascio il mio lavoro, svolto fino a
un certo punto, sulla scrivania ecc. ecc. La mattina dopo ritrovo
tutto esattamente così, e questo è il segno della persistenza e
stabilità delle cose nel nostro mondo terreno, segno di una loro
razionalità e ordine. Segno della loro Realtà. Quello del sogno,
invece, è (sarebbe…) un mondo evanescente, instabile, illusorio
perciò irreale e irrazionale. Infatti, se questa notte dormendo
faccio un certo sogno, domani notte, riandando a dormire e sognando,
non proseguo il sogno del giorno precedente, non ritrovo lo stesso
sogno, la sua storia e le sue immagini, dove e come li avevo
lasciati la notte prima – come avviene nel mondo materiale – ma
faccio un altro sogno, e mi trovo in un “ambiente onirico” del tutto
diverso, quello della notte precedente non c’è più. Perciò tutti
pensano che non è un mondo oggettivo e
reale. |
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Ma, anche qui, perché si vogliono applicare al
sistema “sogno”, come criterio di realtà, le regole non sue ma
quelle di un altro sistema, del sistema “mondo materiale”. Il mondo
psichico del sogno è retto, come sappiamo, dalle regole
dell’associazione, dell’emozione, della scarica psicodinamica e
simili e non da quelle della forza di inerzia, della forza di
gravità, dell’energia fisica ecc. Se dall’analisi – lo strumento
principe per comprendere le rappresentazioni e i messaggi psichici –
dei due sogni risulta che l’inconscio attraverso di essi, nelle due
notti, ha espresso, sia pure con simboli e immagini oniriche
diverse, una medesima emozionalità, ha portato alla luce ed ha
“parlato” dei medesimi problemi e delle medesime preoccupazioni, ha
portato avanti un processo di pensieri (profondi) tra loro coerenti
e collegati, di cui i due sogni sono il frutto, ecco che, anche qui,
a modo suo, nei modi del proprio sistema, vi è una “permanenza”,
una continuità, una stabilità e ”solidità” del mondo psi-chico
onirico. E’ un mondo, anch’esso, reale e razionale. Obbedisce ai
propri canoni e alla luce di questi deve essere valutato e
considerato. Il laboratorio e la ripetibilità del sogno non
consistono e non vanno cercati nel ritrovare sempre, tutte e due le
notti anche nel sogno, le ciabatte ai piedi del letto ma
nell’analizzare se le diverse rappresentazioni oniriche “parlano”
della medesima emozione e del medesimo problema. Nel "sistema sogno".
ritrovare, nel sogno della notte successiva, la medesima emozione e
il medesimo discorso psichico che era alla base del vissuto onirico
della notte precedente, equivale, in tutto e per tutto, al ritrovare
la mattina, nella vita reale, le pantofole ai piedi del letto, dove
le avevo lasciate la sera prima. |
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Pablo Picasso "Fabbrica a Horta de Ebro" passaggio al
cubismo, 1909 |
25 Pablo Picasso "Natura morta con
sedia impagliata" passaggio al cubismo, 1912 |
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Se poi dovesse risultare che i sogni delle due
notti parlano di cose diverse, di emozioni e problemi diversi,
nessuna paura. Vuole solo dire che, durante il giorno, sono
intervenuti nuovi problemi e nuovi pensieri che hanno portato il mio
inconscio a parlare, nella seconda notte, di queste altre cose. E’
come se, nel mondo materiale, mi fossi addormentato in treno.
Partito da Roma, il giorno dopo svegliandomi mi trovo a Milano. Roma
non c’è più, c’è Milano. Cosa è successo? Che ne è avvenuto della
stabilità e della permanenza? Ci sono sempre, semplicemente che è
intervenuto, ed ha operato, uno spostamento spaziale (retto
dalla legge terrena spaziale). Altrettanto, nell’altro caso, è
intervenuto uno spostamento, retto però dalla legge “sua” della
emozionalità. Entrambe le leggi hanno modificato, ciascuna a modo
suo, le regole della permanenza e della stabilità. Così funziona
il diverso laboratorio psichico. Unicuique suum. A ciascun sistema
(a ciascuna dimensione, a ciascun mondo, a ciascun fenomeno) le sue
regole, la sua ripetibilità, il suo
laboratorio. |
Max Ernst
"Marlene (madre e figlio) 1940
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Max Ernst "Ubu Imperator". 1923 |
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Max Ernst "La donna che oscilla",
1923 |
| Note
(1) Relazione presentata dall’autore,
quale direttore della Sezione Teoresi dell’associazione “Il
Laboratorio" di Bologna alla riunione di fine anno di tale
associazione, tenuta il 7 dicembre 2002
(2) Certo, oggi
non si pensa più così. Ma occorre che anche i rapporti tra scienza e
parapsicologia siano analogamente rivisti
(3) Neanche il "caos" è
arazionale, anch'esso obbedisce ad una sua razionalità: Ad es., il
movimento cosiddetto caotico dei gas risponde alla legge della
repulsione delle particelle, degli atomi che compongono la sostanza
gassosa. Vedi l'articolo di F. Masi "Ordine e sintropia: il cantico
della natura", sul numero 3/4 anno XII, 2005 de "La Ricerca
psichica" (di futura edizione anche su questo sito).
(4) Vedi l’articolo
di Felice Masi Gli Spiriti, in La Ricerca psichica anno IX (2001) n.
3
(5) Il "processo di
individuazione", nella psicologia junghiana, è quel lavoro interiore
e psichico, quell'opus alchemico, attraverso il quale nel
corso della vita l'individuo trova se stesso, svolge il compito di
realizzare il proprio Sé (riuscendoci in modo più o meno parziale o
totalmente), integrando il livello profondo e la personalità inconscia
nel livello conscio, portandoli alla luce della consapevolezza e
realizzando così "L'Uomo rotondo", l'uomo completo nella sua
integralità. Vedi l'articolo di F. Masi "La via di
individuazione",nel n. 2 anno V, 1998 de La Ricerca psichica (di
futuro inserimento anche in questo sito)
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Riassunto
Ripetibilità del fenomeno e
sperimentazione di laboratorio in parapsicologia
Si
eccepisce spesso alla parapsicologia, per contestarne la validità,
che i suoi fenomeni non sono ripetibili, come si richiede dalla
scienza perché una fenomenologia possa considerarsi valida e
accettabile, e non ne è possibile una sperimentazione in
laboratorio, che ne permetta l’osservazione, la riproduzione e lo studio. L’articolo mostra come tale
contestazione sia infondata e capziosa. Ogni sistema e ogni
struttura obbedisce solo alle leggi sue proprie e deve essere
osservata e studiata dal suo interno e in base a tali sue leggi, e
non dall’esterno e in base a leggi non sue. Se esaminati in base a
tali principi loro propri, tutte le strutture e tutti i sistemi
mostrano la loro validità e una loro logica loro interiore (hanno una
loro razionalità e rispondono ad una loro logica). Così è anche
per la parapsicologia. Non si può pretendere di esaminarla e
validarne o meno i fenomeni in base ai principi e alle leggi del
mondo fisico materiale, che non sono i suoi né, quindi, di valutare
l’una e gli altri con le metodologie delle scienze
fisiche. Occorre far riferimento alle leggi sue proprie e
studiarla e accertarne i fenomeni in base a queste. Le leggi e i
principi che reggono la parapsicologia sono quegli stessi della
psicologia (aspazialità, atemporalità, sincronicità, emozionalità,
associazione per similitudine, conoscenza intuitiva e empatica
ecc.). Se studiati alla luce di tali sue norme, i fenomeni
paranormali logici ed esistenti e la parapsicologia mostra in pieno
la sua validità. Conseguentemente anche le metodologie di
ripetizione dei fenomeni paranormali e della sperimentazione
parapsicologica debbono tener conto di tali leggi e principi a cui
risponde il sistema parapsicologico, il mondo della parapsicologia.
La ripetibilità e la sperimentazione in parapsicologia debbono
quindi essere condotte secondo tali metodologie loro proprie e, in
tal caso, si vedrà che esse sono pienamente possibili anche in
questo campo di studio, cioè anche nel campo di tale
realtà. |
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