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ALBERTO E
I SUOI "SEGNI DI PRESENZA"
(parte
prima) |
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Felice Masi
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(“La Ricerca psichica” Anno IX, 2002, n.
1) |
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Alberto aveva 19 anni quando partì per il servizio
militare; aveva scelto di fare il marinaio, con ferma lunga; e fu
destinato a La Spezia. Il mare era stato sempre la sua passione, i
genitori, Claudio e Simonetta, ricordano che, quando vi si recava, e
lo faceva ogni volta che poteva, ne era affascinato. Ed il mare è
stato anche il suo destino; vi era forse un significato in
quell’amore? Già a due anni, in visita coi genitori sulla nave
scuola Amerigo Vespucci, era sfuggito loro di mano e non si trovava
più; voleva visitare la nave; fu poi ritrovato in braccio a un
marinaio che lo aveva visto così solo e lo aveva raccolto.
Da grande, aveva imparato da solo a fare il sub.
Era un giovanotto robusto, sportivo, allegro, con molti amici; e con
un cane, Kiro, che aveva raccolto cucciolo in un campo sportivo dove
stava giocando, che gli era affezionatissimo, e che ora i genitori
tengono con affetto in casa, quasi un pegno e un lascito di Alberto.
Anche la carta da pa-rati che aveva voluto per la sua stanza era
celeste: un riferimento, un presagio anche questo? al mare o al
cielo? Nel 1998, aveva 21 anni, fu mandato in missione NATO in
Sardegna, alla base di La Madda-lena; e lì, sul mare, si compì anche
il suo destino. La sera di giovedì 19 febbraio si recò con due
commilitoni a cena in una trattoria del posto. Dopo mangiato, uscì
per un momento da solo e non fu più visto, finché due giorni dopo fu
ritrovato in mare. Come è risultato dalle indagini, il freddo
esterno, portato dai venti gelidi delle Bocche di Bonifacio, lo
stretto fra la Sardegna e la Corsica, gli fecero venire, dopo
mangiato e prima di aver digerito, una congestione, in seguito alla
quale cadde in acqua. |
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Alberto |
L’inchiesta ha infatti accertato che
la morte, in quella notte tra giovedì 19 e venerdì 20 febbraio, non
avvenne per annegamento ma per quella congestione. Poiché era
scomparso, furono avvertiti i genitori, che per quel fine settimana
avevano in programma di fare una gita a S. Giovanni Ro-tondo, al
convento di padre Pio, al quale erano devoti e al quale ave-vano
sempre raccomandato il figlio. Per tutto il venerdì non vi furono
notizie o tracce dello scomparso; perciò sabato Claudio, suo padre,
partì per la Sardegna. Era del tutto frastornato, come racconta, e
quando arrivò fu fatto sali-re su una pilotina militare per essere
accompagnato alla base navale e, su questa imbarcazione, gli venne
mostrata una foto, che egli rico-nobbe per quella del figlio.
Comprese così, anche dalle poche parole imbarazzate che gli vennero
dette, quello che era successo. Alberto era stato ritrovato
casualmente in mare da un pescatore, vicino alla sua barca.
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Le
splendide coste della Sardegna nei pressi di La
Maddalena |
Caspar David Friedrich Il naufragio |
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Il seguito è stato quel calvario e cammino
catartico di risalita che è consueto a tanti genitori che hanno
perso tragicamente un figlio (e di chiunque altro abbia perso una
persona cara): prima il dolore terribile, quindi, lentamente,
l’uscita dal tunnel buio della sofferenza, il ri-torno della
speranza con il “ritrovamento” della persona perduta, quando si
apprende del mistero e della lieta novella della sopravvivenza e poi
ne arrivano i segni.
Per Claudio e Simonetta questo è avvenuto
inizialmente attraverso la lettura del libro di Agnese Moneta e un
incontro avuto con lei. |
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Caspar David Friedrich
"Arcobaleno" |
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Agnese Moneta è una madre che ha perso un figlio,
Frangi, e che poi lo ha ritrovato attraverso i messaggi avuti per
scrittura automatica e poi per incorporazione da una sensitiva, e
inoltre attraverso la scrittura automatica di altri sensitivi. Ha
raccontato questa sua esperienza nel libro Tu sei tornato ed in
altri successivi, edizione Mediterranee/Hermes e si è poi dedicata
ad aiutare altri genitori, che hanno sofferto la sua stessa
tragedia, sia in incontri personali, come questo con Claudio e
Simonetta, e anche organizzando convegni, soprattutto nella zona di
Genova che è la sua terra. In questo incontro Agnese Moneta,
considerato che Claudio e Simonetta abitano a Roma, li ha
indirizzati al Convivio, che è un noto centro di studi organizzato
appunto in Roma, dal prof. Filippo Liverziani, dove vengono trattati
argomenti filosofici e parapsicologici ine-renti alle fenomenologie
della sopravvivenza e del paranormale. Anche qui molte persone che
hanno una persona cara trovano accoglienza e la prima via per questo
cammino di risalita dal dolore. Dopo questo “apprendistato” sono
arrivati i primi segni di presenza inviati da Alberto, dei quali qui
parleremo. |
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David Caspar Friedrich "Finestra con
vetrata" |
Fiori nascosti nella riccia rossa

Mare calmo tra le rocce rosse della
Gallura |
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I “segni di presenza” Il termine della
vita terrena non significa per una persona il venir meno definitivo
della sua esistenza e la fine di tutto il suo essere. L’individuo
continua ad esistere con una forma e in uno stato diversi in
un’altra dimensione, che chiamiamo “mondo della sopravvivenza post
mortem” o anche “mondo spirituale”. Da tale nuova dimensione di
esistenza queste individualità sopravvissute ci inviano (nei modi
psichici, paranormali e spirituali propri di essa e del loro nuovo
essere) segnali e messaggi che, se sappiamo coglierli e leggerli, ci
rendono consapevoli e ci danno la certezza del loro esistere
tuttora. Questi segnali e messaggi vengono chiamati i “segni di
presenza” e vengono inviati dalle persone trapassate ai propri cari
che hanno lasciato e che li piangono sulla terra, proprio per far
sapere che essi “vivono” ancora e che la morte non è stata per loro
la fine di tutto; e che vi è una dimensione di sopravvivenza nella
quale ora essi si tro-vano e dalla quale comunicano e noi possiamo
comunicare con loro. Questi “segni di presenza” hanno dunque una
precisa finalità: quella di farci sapere che non li abbiamo perduti
ma che sono presenti e ci cono vicini; una finalità di
rasserenamento, di alleviare il dolore di chi soffre per loro e si
favorire una nostra crescita spirituale. I “fatti”, gli
accadimenti in cui consistono questi “segni” possono essere i più
diversi e i più inaspettati, in genere si tratta di piccole cose: un
rumore inusitato e che nessuno o nessuna causa fisica ha prodotto;
un profumo simile a quello che usava in vita la persona che ci ha
la-sciato; un trasalimento o un comportamento del cane, del gatto di
un altro animale di casa uguale a quello che l’animale teneva quando
stava con questa persona; un raggio di luce che illumina proprio la
sua fotografia che abbiamo sul tavolo, magari in una giornata è
senza sole e con il cielo grigio; una carezza che ci scompiglia i
capelli ma non c’è corrente d’aria che l’abbia potuta provocare; un
leggero tocco sulla mano o sul viso; una lampadina che s’accende da
sola; una voce che ci chiama dal televisore o dalla radio, un
oggetto che appartenne a quella persona e che troviamo spostato ma
nessuno lo ha mosso; e così via. . |
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Sono tutti fatti non eclatanti e che perciò non
richiamano la nostra attenzione e per lo più passano inosservati,
scivolano via mischiati tra i mille fatti quotidiani ai quali non si
presta particolare attenzione. Se invece vengono notati e ci si
riflette sopra, allora essi, mentre risultano del tutto
incomprensibili e impossibili in base alle leggi fisiche, alla
sensorialità normale e alle cause normali, acquistano un senso e un
significato perché appaiono essere portatori di un segnale o un
messaggio da parte di “qualcuno” che non è presente, che “non c’è” e
che anzi in genere è una persona morta, diretto a chi la conosceva e
l’amava in vita e la piange ora; o è comunque coinvolto da tale
morte.
Dunque, questi “segni di presenza” sono
manifestazioni di sopravvi-venza e sono messaggi diretti a noi e per
farci sapere di loro. Ricor-diamoci che i fenomeni paranormali non
sono mai dei semplici “fat-ti” ma sono sempre dei messaggi; perciò
se li decifriamo, possiamo comprendere quello che la persona cara
perduta ci vuole dire. |
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Fiori
nascosti ma poi diventano una
fioritura |
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Ma i “segni di presenza”, oltre che manifestazioni
della sopravvivenza, sono anche dei fenomeni parapsicologici e
quindi una ricchissima miniera di informazioni che permettono allo
studioso di approfondire sia le fenomenologie ESP e PK che molte
problematiche relative al mondo e alla vita della sopravvivenza. Il
loro valore - per lo studioso beninteso perché per il genitore o chi
ha perduto la persona cara il loro valore è ben altro e ben maggiore
– sta nel fatto che consente di esaminare contemporaneamente gli
aspetti della paranormalità e della sopravvivenza; e uno studio sul
paranormale per essere completo non può non comprenderli
entrambi.
Due sono, quindi, anche qui gli elementi
essenziali, che caratterizza-no i “segni di presenza” e che fanno di
un “fatto” una “segno di pre-senza”: a) la sua impossibilità in base
alle leggi e alle cause fisi-che/sensoriali ordinarie; b) la sua
significatività nel senso di messag-gio e messaggio della
sopravvivenza. Come si è detto, solo unifican-do e collegando queste
due caratteristiche essenziali possiamo com-prendere il fatto per
quello che è e dargli una interpretazione. Solo in questo modo –
tenendo compresenti questi suoi due aspetti - possia-mo inquadrarlo
in modo giusto nella Realtà e attribuirlo alla dimen-sione a cui si
appartiene. |
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Segni e messaggi di Alberto. Alberto ha
dato i primi segni della sua sopravvivenza subito dopo il suo
passaggio e sono stati numerosi. Ne parleremo più avanti, qui
vogliamo subito riferire di quello più eclatante, l’apparizione di
“figure” e volti sul pavimento, per il quale chi scrive è stato
inizialmen-te chiamato a studiare il caso.
Le immagini
sul pavimento Claudio e Simonetta abitano in una normale
palazzina al quartiere Ostiense di Roma. Dopo il portone di entrata
del palazzo, mentre le rampe delle scale salgono agli appartamenti
dei piani superiori, tre gradini fanno scendere su un
pianerottolino, all’inizio del quale c’è l’ingresso della loro
abitazione. Qualche tempo fà, nel palazzo sono stati fatti i lavori
per la messa a norma dell’impianto elettrico e quindi nei vari
pianerottoli, ed anche in quello davanti all’appartamento di Claudio
e Simonetta, è stata tolta una fila di mattonelle per mettere sotto
traccia i cavi elettrici. |
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Dopo, questi scavi sono stati provvisoriamente
chiusi a cemento (grigio) in attesa di rimetterci le mattonelle.
Anche nel pianerottolino di Claudio e Simonetta c’era questa traccia
chiusa a cemento in mezzo alla restante pavimentazione
piastrel-lata. Un certo giorno, i due coniugi si sono accorti che
nel grigio chiaro-scuro di questo cemento si erano delineati e si
potevano vedere dei volti, il più evidente dei quali si trova
all’inizio della traccia, all’angolo destro ed assomiglia in un
certo qual modo ad Alberto. All’inizio è stato visto, o per lo meno
si è notato, solo quel volto, solo in seguito si è notato che ve ne
erano anche degli altri. Claudio e Simonetta ne hanno parlato prima
con Clara Costantino, una sensitiva romana molto nota, poi con gli
altri amici che compongono il suo gruppo e così in molti si sono
recati da loro per constatare il fenomeno di queste figure, che
tutti hanno potuto vedere e confermare. Da ultimo, il fatto è stato
portato a conoscenza dello scrivente, direttore del Centro per le
ricerche psichiche, e così anche io mi sono recato sul posto e ho
potuto verificare l’effettività di questi volti che si vedono sul
pavimento in cemento. |
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Da ultimo, il fatto è stato portato a conoscenza
dello scrivente, direttore del Centro per le ricerche psichiche, e
così anche io mi sono recato sul posto e ho potuto verificare
l’effettività di questi volti che si vedono sul pavimento in
cemento. La validità di questo fenomeno e la sua convalida come
fatto paranormale è data dal fatto che esso corrisponde in pieno ad
altri analoghi finora osservati e studiati. C’è corrispondenza,
inoltre, anche con gli attuali fenomeni della psicovisione (che però
rientrano nella transcomunicazione strumentale o TCS), anche se il
fenomeno di cui parliamo non appartiene propriamente a tale classe
fenomenica. Vediamone le caratteristiche. |
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Le immagini – volti, soprattutto; ma anche figure a
mezzobusto e talvolta a corpo intero – non si vedono tutte sin
dall’inizio ma aumentano di numero, diventano sempre più numerose
col tempo e quanto più si guardano, cioè concentrando l’attenzione
su di esse e sul posto dove sono (in questo caso, sulla la traccia
di cemento del pavimento). Questo è proprio quanto è stato osservato
in altri casi in cui sono apparse altre figure apparse sui pavimenti
o sui muri ed è quanto avviene con la psicovisione (volti e figure
che si formano e si vedono sullo schermo della televisione). In
proposito, ancora non si comprende se questo gran numero di fi-gure,
che non si vedono subito, all’inizio non ci sono e si formano solo
in un secondo tempo ovvero se si tratta solo di un difetto di
osservazione e le figure ci sono già tutte sin dall’inizio, solo che
non vengono notate. Neanche la fotografia non risolve la questione,
perché anche su questa quanto più si guarda tante più sono le
immagini che vengono riscontrate. Anche nella psicofonia avviene la
stessa cosa: quanto più si riascolta il nastro, quanto più si fissa
l’attenzione dell’udito sulle “voci” e ci si concentra sulla
cassetta, sempre più nuove voci vengono sentite, che prima non si
erano udite o che non c’erano. E’ lecito ipotizzare al riguardo
che, oltre e accanto al fatto fisico della loro formazione per PK e
della loro esistenza oggettiva sul piano fisico, intervenga e operi
anche un fattore ESP di interazione con la mente dell’osservatore o
dell’ascoltatore, conseguente alla concen-trazione (esclusiva)
dell’attenzione visiva o uditiva di questi sul reperto, con
esclusione di tutto il resto (di tutto il mondo restante). In un
tale stato mentale, la mente di chi osserva (o di chi ascolta) entra
in sintonia (in contatto psichico) e interagisce con le altre Entità
che si vogliono manifestare. Cioè il muro o il pavimento dove
compaiono le figure (e così pure lo schermo del televisore, nella
psicovisione, o la cassetta audio nella psicofonia) vengono a
costituire un a “campo di connessone” tra la mente dell’osservatore
e l’altra dimensione, con la quale si entra in
sintonia. |
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Immagini da psicovisione. Oltre a
quelle indicate, ce ne sono molte altre, se ne evidenziano tante
altre se si fissano con attenzione i vari punti dei due
riquadri, soprattutto quelli dove ci sono delle luminosità
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Un’altra caratteristica è che i volti e le altre
figure (e così pure le parole in psicofonia) sono riuniti e
collegati tra loro come in “colonie”, nel senso che alcune parti o
taluni elementi di una figura concorrono anche a formare un’altra
figura, cioè sono anche gli elementi costitutivi di un’altra figura.
Lo stesso avviene in psicofonia, dove spesso la parola di una frase
o la sillaba di una parola costruisce anche un’altra parola di
un’altra frase. Questo spiega (in parte) anche il fatto che diverse
persone possono vedere (o udire) diverse immagini (o diverse parole)
nello stesso reperto. Sono queste analogie con le altre
manifestazioni dello stesso tipo che assicurano la genuinità e la
non illusorietà anche del fenomeno apparso nel pianerottolo della
casa di Claudio e Simonetta. Ed è su queste caratteristiche che si
deve concentrare una ricerca condotta su questo tipo di fenomeno per
acclararne il fondamento, il modo di essere e fin dove arriva il
fatto fisico PK e dove invece intervenga il fattore ESP di
interazione con la mente dell’osservatore e dell’ascoltatore o
addirittura se si tratti di una semplice costruzione gestaltica
fatta in presenza di una serie di elementi
ambigui. |
Fenomeni analoghi Appare utile fare il
raffronto con altri fenomeni simili accaduti nella storia della
parapsicologia e riportati dalla relativa letteratura. In
par-ticolare, ricordiamo quello di Balmez e quello delle “firme” di
Mat-thew Manning. Nell’agosto del 1971, in una casa colonica
della campagna di Balmez (Andalusia, Spagna) di proprietà della
famiglia Pereira, comparvero, sul pavimento della cucina e solo lì,
le immagini di diversi visi uma-ni, alcuni anche a colori di
tonalità rossa o verde. Volti di donne, di bambini, di uomini con la
barba, alcuni di fronte, altri di profilo, tutti molto espressivi.
Talvolta, qualcuno di essi sembrava addirittura in-teragire con chi
l’osservava, sorridendo o ammiccando (questa circo-stanza, però, non
è stato comprovata, può essersi trattato di sugge-stione) |
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Alcune figure comparse nel fenomeno di
Balmez |
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Altre
figure e volti comparsi nel fenomeno di Balmez |
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I proprietari e i paesani, impressionati da quelli
che furono subito chiamati “i ritratti degli spiriti” e credendo che
si trattasse di una stregoneria, demolirono il pavimento (ed
effettuarono anche uno sca-vo, sotto il quale vennero trovati due
antichi scheletri; in effetti, sembra che la casa fosse stata
costruita sopra un vecchio cimitero), quindi il pavimento venne
ricostruito. Ma inutilmente, perché molte delle immagini di prima
ricomparvero e altre se ne aggiunsero. Particolare notevole, che
richiama il “nostro” fenomeno: le immagini erano soprattutto
numerose sulla gettata di cemento fatta dopo lo scavo e per
chiuderlo. Il fenomeno venne studiato dal prof. German de
Argumosa, un parapsicologo spagnolo ora scomparso, che attribuì ad
esso una natura senz’altro spiritica. Facendo le opportune
sperimentazioni con il registratore, venne accertata la presenza
anche di voci psicofoniche, ma naturalmente non è detto che queste
debbano essere rapportate a quei volti. Ferma la suddetta
supposta natura spiritica, il prof. de Argumosa ritenne anche che
l’esplicitazione PK del fenomeno fosse dovuta alle energie della
proprietaria Maria Pereira, che mostrò di avere delle doti
medianiche. Nel 1972 il fenomeno venne accertato anche dal prof.
Hans Naegeli di Zurigo, presidente della Società svizzera di
parapsicologia. All’epoca si parlò a lungo di questo fenomeno negli
ambienti parapsicologici europei. Successivamente a queste indagini,
riferite anche dalla stampa specializzata, non si è saputo più nulla
del fenomeno in questione e ne rimane solo la testimonianza
attraversi li articoli che ne parlarono e le diverse fotografie che
vennero fatte e che mostrano in modo indubitabile questi
volti. |
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Matthew Manning Matthew Manning è da
annoverarsi tra i più notevoli medium inglesi; sin da ragazzo è
stato al centro di molti fenomeni di poltergeist, che gli causarono
imbarazzo in famiglia e nel college dove studiava. Successivamente
le sue energie si sono tramutate/estrinsecate nella scrittura
automatica e quindi nell'attività di guaritore. l fenomeno di lui
che qui ci interessa è quello delle “firme” che, a un certo punto e
per un determinato arco di tempo della sua indubbiamente eclettica
vita paranormale, cominciarono ad apparire sulle pareti della sua
casa. Anche di queste oggi rimane la testimonianza di chi le vide e
le studiò delle fotografie che vennero fatte.
Le firme in
questione erano centinaia e le più diverse tra di loro; molte erano
di fattura antica e vennero anche ritrovate in vecchi manoscritti
conservati. Attraverso la scrittura automatica dello stesso Manning
veniva detto che tali firme appartenevano a personaggi vissuti nei
secoli precedenti. Le firme però non erano dovute a questa sua
scrittura automatica. Erano invece un fenomeno di “scrittura
diretta”, cioè si formavano da sole e apparivano di per sé sulle
pareti. |
Perché le firme comparissero, non c’era
bisogno neanche della pre-senza del medium nella stanza in cui si
formavano; egli poteva tro-varsi anche in altri locali della casa o
addirittura fuori di essa. Veni-vano lasciate delle matite nella
stanza ed egli andava via. Si sentiva il rumore di queste matite che
stridevano sul muro, come se stessero scrivendo (così si suppone;
non risulta che il fenomeno sia stato os-servato nel momento in cui
accadeva), poi esse venivano ritrovate consumate in un posto diverso
da quello dove erano state lasciate e sui muri c’erano le
firme. In questo caso, la presenza sul posto del fenomeno di un
medium, Matthew Manning appunto, era accertata. Nel precedente caso
di Balmez gli investigatori hanno ritenuto che la signora Maria
Pereira, proprietaria della casa, avesse una personalità
medianica. |
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Il medium
inglese Matthew Manning e le "firme" che apparivano sui
muri |
Affacciandosi alla finestra si può "vedere" quello che c'è
fuori. ("Donna alla finestra" di David Caspar Friedrich)
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In casi come questi e nei fenomeni psicocinetici in
genere, anche quando il fenomeno è di origine spiritica, la presenza
di una persona medianicamente dotata di qualità medianiche è
necessaria perché è attraverso le sue energie che il fenomeno può
estrinsecarsi. Il medium percepisce e recepisce (per ESP) la volontà
e le intenzioni del disincarnato e le realizza per PK con la sua
forza psicocinetica. Il messaggio e l’intenzione vengono “dall’alto”
ma le energie per realizzarlo sono quelle fisiche del nostro mondo.
Anche in questi casi, insomma, come nelle altre fenomenologie della
personificazione (medium parlante), della scrittura automatica e
simili, è lo Spirito che gestisce il medium e le sue forze e che
opera attraverso di lui. Possiamo quindi legittimamente
ipotizzare che anche nel caso riferito di Claudio e Simonetta, uno
dei due coniugi abbia una qualche capacità medianica, che si è
espressa attraverso quei segni. E, inoltre, Alberto ha inviato molti
altri segni di sé attraverso i sogni e altri segnali
psicocinetici (PK), cioè con movimento di oggetti, come potremo
leggere nell'articolo successivo (Alberto parte
seconda).
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