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PAPA GIOVANNI PAOLO
II HA FORSE AVUTO
UNA “VISIONE SUL LETTO DI MORTE” ?
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Felice
Masi |
"La Ricerca
psichica" anno XII, 2005, n.
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Giovanni Paolo II è stato senz’altro un grande
papa, anche sotto l'aspetto politico, non staremo qui a ripeterlo, e
le grandi manifestazioni di popolo, di ogni nazionalità e credo
religioso e politico, che da ultimo hanno accompagnato gli ultimi
giorni della sua malattia e il suo trapasso e i suoi funerali
testimoniano quanto la sua figura avesse inciso e improntato di sé
non solo il suo pontificato ma anche tutto l’ultimo quarto del
secolo scorso del nostro mondo. Ma papa Giovanni Paolo II era
anche – e forse “innanzitutto” – una grande figura spirituale e un
grande mistico. Ho sottolineato “innanzitutto” perché ritengo che
nel suo operare si siano espressi e abbiano agito proprio questa
spiritualità e l’assistenza dello Spirito Santo – o comunque, per
chi dovesse credere diversamente, il collegamento col Mondo
Superiore e l’opera di quel Mondo nel mondo nostro, attraverso di
lui. Uno “strumento”, dunque, ma attivo e consapevole, perché si è
mosso lui, con intelligenza e in prima persona, un uomo di Dio.
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Giovanni
Paolo II è stato senz'altro riconosciuto come una delle figure più
eminenti del XX secolo
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Qui è a New York, nel suo viaggio in America e
all'O.N.U. |
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Un papa sempre tra la gente e amato dalla gente. In tutto
il mondo e con i suoi viaggi (qui in
Africa) |
In preghiera davanti ad Auschwitz |
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Il papa dell'incontro tra le religioni. Qui l'incontro con
il rabbino capo di Roma, Toaff, e la riconciliazione con
l''ebraismo |
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Due grandi e drammatici momenti della vita di papa Wojtila,
Giovanni Paolo II
!) La sua grande opera per la
libertà del suo Paese, la Polonia, e i personaggi della sua
storia |
Il primate di Polonia, card. Wyszinski, suo "grande
elettore" |
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Tra la gente della sua Polonia, in uno dei suoi
viaggi
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Il gen. Jaruselshj, detentore del potere politico
comunista per conto del'Unione
sovietica |
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2) La sua sofferenza . le immagini del suo
attentato |
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L'attentato del 1981 |
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La convalescenza al policlinico Gemelli |
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L'arresto dell'attentatore, Ali
Akja |
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Cosa ha visto il papa sul letto di
morte
? |
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Icona "Madonna consola le mie pene" Giovanni Paolo
II è stato particolarmente devoto alla Madonna, "Madre di
Dio" |
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Ma non siamo qui per fare panegirici, dicevamo del
suo profondo misticismo. Lo testimoniano quel suo motto “Totus
tuus” e la devozione mariana – verso quella figura che tutto il
mondo cristiano dell'Europa orientale chiama la "Madre di Dio" - che
hanno sempre informato il suo cuore e la sua azione. Il pathos di
quelle Via Crucis del Venerdì Santo, con la Croce portata in braccio
fino all’ultimo, anche quando le forze del suo corpo non c’erano
più; gli instancabili viaggi per predicare la Buona Novella e la
salvezza ma anche la difesa dell’uomo di fronte alle ingiustizie; la
forza con cui, pur nella sua normale pacatezza d’animo, sapeva tener
testa di fronte ai contestatori quando era necessario (ricordiamo,
ad esempio, i suoi discorsi e messaggi di incoraggiamento alle folle
immense della sua Polonia soggiogata dai sovietici e ai tempi del
generale Jaruselski; o anche il suo viaggio in Guatemala e le sue
ferme parole ai sandinisti che disturbavano la Messa che egli stava
celebrando). |
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Una grande
Figura, dunque; ed è naturale, quindi, che l’opinione pubblica
del mondo e i mass media abbiano seguito la sua vicenda, in ogni
momento e in tutto quello che faceva, con grande attenzione, ogni
suo gesto, ogni sua presa di posizione aveva un significato e una
risonanza. Ed è comprensibile, con questo carisma che lo
accompagnava, che l’attenzione su di lui sia addirittura esplosa
come è esplosa, e con calda partecipazione, soprattutto negli ultimi
giorni, molto dolorosi, della sua vita, con la malattia che lo
immobilizzava – una persona così attiva e vitale! -, i ricoveri
all’ospedale Gemelli, le operazioni, il volersi esprimere, parlare,
stare vicino alla gente fino all’ultimo, quando gli era divenuto
impossibile anche il solo parlare e poteva fare solo qualche gesto
di benedizione. |
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Un papa che è stato un grande
mistico |
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Tutto questo ha destato una grande impressione e
perciò sappiamo tutto di questi suoi ultimi giorni, anche oltre ogni
discrezione e rispetto che un uomo – ogni uomo - in sofferenza e nei
momenti terminali meriterebbe. Gli occhi di tutti erano fissati là,
verso quella finestra, verso l’appartamento papale, verso la stanza
dove il papa moriva; soprattutto quelli impietosi delle telecamere e
dei giornalisti e sui media, alla radio, sui giornali ci sono stati
dibattiti, discorsi, fiumi di parole, un presenzialismo di tanti
“addetti ai lavori” ed “esperti” molto stancante e molto
discutibile. L’umana pietà avrebbe invece richiesto riserbo e un
seguire sommesso la vicenda e preghiere. Comunque, in questo modo
abbiamo saputo tutto di quelle ultime ore e una notizia, un fatto
che è accaduto in quegli ultimissimi momenti ci ha molto colpito e
fatto sussultare; ne parleremo tra poco. |
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Un
pontificato di grande richiamo, un papa amatissimo da
tutti |
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Era un grande
mistico, come dicevamo. Non ci meraviglia, quindi, se il Mondo
Superiore, come diremo, abbia dato in quei momenti una
manifestazione di sé vicino a lui, anzi, che si sia presentato a
lui, a quella grande anima che era, per accoglierlo.
Sappiamo tutto. E così
sappiamo che negli ultimi due giorni, quanto meno nell’ultimo giorno
e mezzo, dalla notte del 31 marzo, dopo che la mattina gli era stata
impartita l’estrema unzione, papa Giovanni Paolo II era in coma, non
parlava, non rispondeva più, non reagiva alle attenzioni e alle
sollecitudini che si tenevano verso di lui; insomma non aveva alcuna
coscienza e non era assolutamente presente a quello che gli accadeva
intorno, dei medici e delle persone che lo assistevano e degli altri
grandi prelati che erano ammessi per un momento a vederlo.
Figuriamoci poi se poteva sapere di quello che c’era fuori, sul
piazzale di S. Pietro, pieno di folla silenziosa, addolorata, in
attesa e in preghiera, espressione del caldo e sincero affetto che
il popolo aveva per lui. |
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Fantasmi di morte (da un dipinto di Auguste
Rodin) |
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Arnold Bőcklin "L'isola dei
morti" |
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Sappiamo tutto. E così sappiamo di alcune parole,
assolutamente le ultime da lui pronunciate, anzi che sono uscite da
lui; uscite non si sa come dalla sua bocca, ricordiamoci che aveva
la cannula alla trachea per facilitare la respirazione, aveva
iniziato la rieducazione per parlare qualche giorno prima ma non gli
era riuscito, non aveva pronunciato più parole nelle sue ultime
faticose comparse alla finestra dell’appartamento papale ma solo
piccoli, stentati gesti di benedizione con la mano. Non parlava
più, era assopito nel torpore del coma da molte ore, ed ecco,
all’improvviso, queste sue ultime parole e poi più nulla; il papa è
rimasto fino alla sua morte in quell’incoscienza in cui era assopito
e dalla quale non era più uscito. Cioè, non è che lui fosse tornato
per un attimo cosciente, di nuovo in grado di poter parlare e così
avesse pronunciato quella frase consapevolmente e poi fosse di nuovo
ricaduto nel coma. Un tale ritorno di coscienza, sia pure per un
attimo, viene escluso in modo assoluto da tutti quelli che in quei
momenti fatali gli erano accanto. Quei suoni sono dunque usciti da
una persona in coma, una persona sulla soglia della morte e di
quell'oscuro passaggio in cui "gli occhi", cioè tutti i sensi e
tutta la sensibilità sono immersi, fissi e rivolti al nuovo mondo
che si apre davanti.. |
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Essi dunque non
possono essere, dunque, che il frutto di un “vissuto” (se così
vogliamo chiamarlo) elaborato nello stato di coma; quelle parole
sono state senz'altro un derivato da percezioni, da "un qualcosa"
che è stato "visto" in quello stato di incoscienza e
inconsapevolezza del mondo esterno. Devono necessariamente essere
stati l'espressione - diremmo noi studiosi del paranormale, nel
nostro linguaggio - di percezioni extrasensoriali e di un vissuto
ESP e NDE..Queste ultime parole emesse da papa Giovanni Paolo II la
mattina del 1 aprile sono state raccolte con difficoltà ma con
sufficiente sicurezza dal portavoce ufficiale del Vaticano,
l’onnipresente Gioaquim Navarro Valls e dal segretario del papa
monsignor Stanislaw Dzwisz che erano presenti, e poi sono state da loro
ricostruite e interpretate concordemente e concordemente ci sono
state riferite. Loro stessi ci hanno detto di questa estrema
difficoltà di riconoscere quello che veniva detto in quel mormorio
di parole, in quei pochi rauchi suoni emessi dal papa in stato di
incoscienza ma concordemente hanno convenuto che quelle parole erano
– che il papa aveva detto – “Vi ho cercato,
adesso siete venuti da me,
per questo vi ringrazio”.
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L'ascensione tra i Santi (nel dipinto: El Greco "Entierro del
conde de Orgaz" |
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Sempre il portavoce del Vaticano ha spiegato queste
parole – ne ha dato la “sua” lettura e spiegazione – dicendo che con
esse papa Wojtyla voleva riferirsi alle migliaia di ragazzi, i “papa
boys”, che, accorsi da tutto il mondo, riempivano la sottostante
piazza S. Pietro e pregavano per lui. Il papa amava i suoi ragazzi,
dei quali tante volte si era circondato. I papa boys amavano il loro
papa, che così tanto si era occupato di loro e li considerava la
speranza del futuro. Nulla di strano dunque - verrebbe da pensare -
che il papa, sapendo di quelle migliaia di giovani presenze verso
cui si indirizzava la sua sollecitudine, avesse rivolto a loro il
suo pensiero e le sue parole e li avesse ringraziati per la loro
presenza e per quella loro estrema dimostrazione di affetto. |
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I "papa boys" Un papa molto amato dai giovani

da un dipinto di Odilon
Redon |
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Nulla di più
improbabile, nulla di più inverosimile, nulla di più sbagliato - a
mio modesto avviso - di una tale interpretazione. Nulla di strano
"se" il papa, sapendo di quelle migliaia
di giovani presenze .... Ma il papa era in stato di incoscienza da
tante ore, nulla poteva sapere di quella folla in silenziosa
trepidazione per lui e in preghiera; se anche gliene avessero
parlato, se anche glielo avessero detto prima, quando aveva ancora
qualche barlume di coscienza, una persona in coma non poteva
esprimere delle considerazioni al riguardo. Papa Giovanni Paolo II
non aveva più avere il riflesso cosciente e non poteva parlare per
un tale riflesso cosciente; la folla e i giovani non potevano essere
oggetto di una sua attenzione, di un suo pensiero e di sue parole
consapevoli in quel momento, nello stato
di coma in cui si trovava. Neanche come risonanza subliminale di un
vocio, perché la folla, di sotto, era silenziosa. Nello stato di coma quelle parole dovevano essere invece il
riflesso e la risposta a un vissuto di
coma.
“Vi ho cercato, adesso siete venuti
da me”. A che, a chi si riferiva, cosa vedeva, a chi
parlava il mistico papa Wojtila, il mistico del "totus tuus"? Doveva
trattarsi di un qualcosa, quelle parole dovevano riferirsi a
"qualcuno" ("qualcuno" al plurale, perché le parole erano al
plurale) che stava davanti a lui, che lui “vedeva”, che era presente
nella sua mente (e non ai suoi occhi fisici), nella sua psiche, nel
suo spirito. Altrimenti, se si fosse voluto riferire ai giovani
sottostanti venuti per lui, avrebbe piuttosto detto “Li ho cercati,
sono venuti da me, li ringrazio”. |
El Greco "L'Assunzione di Maria" |
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No, no, si riferiva a qualcosa che la sua mente, nello stato
modificato di coscienza del coma, vedeva; a qualcosa che la sua
coscienza, esteriorizzata dal corpo e dai canali sensoriali,
percepiva nella dimensione diversa di quello stato di coscienza
diverso. Non poteva trattarsi che di “Esseri” immateriali,
spirituali, percepibili (solo) in stato di coscienza modificato;
Esseri di Luce - perché papa Giovanni Paolo II era stato lui stesso,
in vita, una Figura luminosa – che si erano presentati a lui in quel
momento terminale, in quel momento di crisi di passaggio. E si
trattava di “Esseri” che lui ha riconosciuto, sapeva chi erano,
erano stati l’oggetto del suo amoroso pensiero e della sua costante
ricerca durante la sua vita - altrimenti non avrebbe detto “Vi ho cercato”, “siete venuti”. “Esseri”
che erano una promessa di speranza e di gioia – perciò le sue parole
“vi ringrazio”.
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Il fenomeno verosimilmente accaduto a papa Giovanni
Paolo II deve essere stato uno di quelli che appartengono alla
classe fenomenica ben conosciuto dalla ricerca psichica che va sotto
il nome di “visioni sul letto di morte” oppure “visioni dei
morenti”. La letteratura sul paranormale ne descrive tantissimi
episodi e vi sono molte raccolte specializzate che parlano
specificamente di questi di casi. Molto spesso chi si trova
accanto a una persona che sta per morire ha notato – e poi ha
riferito – che il morente, ancora cosciente ovvero già incosciente,
diceva di vedere – vicino a sé, accanto al letto, per aria, nella
stanza – dei parenti o amici premorti che riconosceva e chiamava per
nome ovvero dei personaggi a lui sconosciuti - tutte figure che
nessun altro dei presenti accanto al morente vedeva - e parlava con
loro; ovvero, se il morente era in stato incosciente e non poteva
parlare, dava segni e teneva una mimica come se si vedesse o ci
fosse accanto a lui qualcuno, invisibile agli altri presenti, e
parlasse con lui. Gli stessi defunti, nelle loro comunicazioni
spirituali inviate attraverso i medium, molte volte hanno detto che,
al momento del trapasso, sono venuti ad accoglierli o comunque hanno
visto – e si sono salutati, ci hanno parlato – parenti o amici già
morti, o Esseri di Luce o Angeli o altre figure. |
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Pierre Puvis de Chavannes "Il
sogno" |
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Sono notissimi, poi, i casi di N.D.E., Near Death
Experience, in cui la persona malata o in pericolo di vita e in
condizione perimortale e spesso in coma, una volta che si è
risvegliata dal coma e si è salvata dalla morte, ha raccontato che,
in quella condizione e in quei momenti, si è visto di fronte o ha
incontrato quelle figure fantomatiche di cui si è detto (parenti e
amici premorti, Esseri di Luce ecc.), che lo hanno poi rimandato
indietro, dicendogli o facendogli capire che non era ancora giunto
per lui il momento di venire là dove stavano loro.
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Visioni (da un dipinto di Pierre Puvis de
Chavannes)
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Il fenomeno
paranormale delle “visioni dei morenti” rientra nella più vasta
categoria delle “apparizioni”, che si hanno quando viene percepita,
per via extrasensoriale, la presenza psichica di una persona che
fisicamente (cioè con il suo corpo fisico) non c’è. Questa
percezione avviene perché (quando) la mente è in uno stato di
coscienza diverso da quello normale (in cui si percepisce attraverso
i sensi) e invece percepisce direttamente con la mente le realtà
mentali. La mente percipiente e le realtà mentali percepite (Esseri
o informazioni) hanno una natura (psichica, spirituale) analoga, si
trovano su una stessa lunghezza d’onda, e così la prima può
“sentire” le seconde (e viceversa), ne avverte la presenza e
l’esistenza nel suo campo di percezione, le conosce e le riconosce e
può comunicare con loro.
L’analisi di
quanto è accaduto a papa Giovanni Paolo II mostra con sufficiente
evidenza che si sono verificati tutti gli elementi per un fenomeno
del genere: stato di incoscienza e premortale, per cui quello che
papa Giovanni Paolo ha detto non è riferibile a un elaborato
cosciente; percezione, da parte sua e in questo stato, di
"qualcosa", personaggi e figure, che hanno determinato la sua
reazione con quelle parole e che gli altri non vedevano;
riferibilità di queste parole (per il senso, anche grammaticale, che
hanno) a una presenza invisibile e non a una realtà materiale del
momento; piena corrispondenza con gli altri casi del genere di
apparizioni ai morenti sul letto di morte.
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Il "passaggio del fiume" è una delle tipiche visioni
N.D.E. (da un dipinto di Arnold Bőcklin)
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Dunque, tutto lascia ritenere che papa Giovanni
Paolo II abbia avuto una visione del genere nel momento della sua
morte. Del resto, i casi di fenomeni paranormali – tipici, come
tipologia del fatto accaduto, a quanto già conosciuto, studiato e
catalogato dalla parapsicologia - che avvengono in corrispondenza
con il trapasso di un papa non mancano. E così, è noto che quando
morì Palo VI, l’orologio della sua stanza suonò da solo, come
riferì, a suo tempo, il suo
segretario. |
S. Alfonso Maria de' Liguori |
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S. Alfonso de’
Liguori stava nel suo palazzo ad Arenzo, nell’allora Regno di
Napoli, quando d'improvviso, stava seduto su un seggiolone, cadde in
torpore di sonno e vi rimase immobile per ventiquattro ore. Nello
stesso tempo fu visto in Vaticano vicino al letto di papa Clemente
XIV, che era malato, e gli prestava assistenza. S. Alfonso si
risvegliò da quel torpore alle sette del mattino del giorno dopo,
proprio nel momento in cui il papa era morto.
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Un sacerdote, Gaetano Dall’Olio, che era anche
professore presso l’Università di Bologna, una notte dell’agosto del
1921 sognò un suo antico insegnante, che da tempo era morto. Questi
nel sogno, tra le altre cose, fece una predizione, gli disse che
papa Benedetto XV, allora regnante, aveva nominato il cardinale
Achille Ratti, che presto sarebbe stato il suo successore, perché il
papa sarebbe morto tra il 20 e il 25 del gennaio successivo. Il
giorno dopo, Gaetano Dall’Olio raccontò il sogno a diversi sacerdoti
della sua parrocchia, che sono stati dunque i testimoni del racconto
e del fatto. Effettivamente, Benedetto XV, che allora stava ancora
bene, morì il 22 gennaio seguente e gli successe proprio il
cardinale Ratti col nome di Pio XI |
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papa Benedetto XV (monumento funebre in
S. Pietro, opera dello scultore P.Canonica)

Achille Ratti, papa col nome di Pio
XI |
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Ma la domanda che più
sentiamo urgerci dentro è chi possano essere stati quegli Esseri di
Luce che sono comparsi a papa Giovanni Paolo II sul suo letto di
morte. Questo rimarrà un mistero, nessuno ce lo dirà mai; e forse
non è neanche lecito domandarselo, curiosare. Ma un indizio, uno
sì, lo abbiamo. Una possibile (e che a noi piace) risposta su
queste visioni si può avere mettendo
insieme la sua devozione e quelle sue ultime parole. Queste sono
state “Vi ho cercato…”. Chi ha cercato, a
chi si è sempre rivolto papa Wojtyla? Quale la sua invocazione, il
suo richiamo, a chi lui si affidava, in chi soprattutto confidava,
specie negli ultimi tempi, quando sentiva tutta la gravità della sua
malattia? Ci tornano a mente - non possono non tornare a mente
- a questo punto e a questo proposito, quelle altre sue parole
“Totus tuus” che sempre sono state il suo
viatico, il suo "affidarsi".
E poi chi potevano essere
gli altri Esseri di Luce – perché il papa, nelle sue parole “Vi ho
cercato, siete venuti, vi ringrazio” parlava al plurale -
soprattutto Chi poteva essere l'altro Essere di Luce che accompagnava
la Figura del “Totus tuus”? Fermiamoci alla domanda.

Icona della Madonna, "Madre di Dio, in trono
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Icona "Madonna, Cristo trionfante e
angeli"

El Greco "L'Assunzione in cielo di Maria"

El Greco "il
Redentore" |
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A parte queste ultime considerazioni, che restano
delle pure illazioni, dei presentimenti che ci lasciano senza fiato,
per tutto il resto penso che quanto ho sopra detto basti per
ritenere che l’interpretazione sopra data alle parole del papa e
l’ipotesi avanzata di una sua della presumibile "visione sul letto
di morte" siano qualcosa di più, di molto di più di una semplice
congettura.
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ULTERIORI
CONSIDERAZIONI
In relazione all’articolo
sopra riportato, il lettore Marco Buti ha inviato un
commento come segue, prospettando la possibilità che nel
fatto avvenute e nelle parole del papa possa essersi
verificato un altro tipo di fenomeno paranormale e cioè non
tanto una”visione sul letto di morte” di tipo N.D.E. ma una
o.o.b.e. (“out of body experience”, esperienza
extracorporea), una cosiddetta “proiezione astrale”. Ecco
quanto ci ha scritto:
<<Ho letto la
pubblicazione relativa al Papa Giovanni Paolo II ed alle sue
ultime parole pronunciate in punto di morte ed in coma e mi
sono chiesto se quanto affermato dai prelati non fosse poi
effettivamente corretta come affermazione. Premetto che
anche io mi interesso in questo campo e non mi ritengo uno
scettico e ne tanto meno un guru. Premesso questo, che
allontana subito dei pregiudizi che potrebbero alterare la
mia interpretazione dei fatti, mi sono chiesto se quelle
affermazioni erano intrise del significato “viaggio
astrale”, ossia se il Papa avesse potuto riflettere e
parlare in viva voce semplicemente perché stava in quel
momento sorvolando la folla sterminata dei “suoi ragazzi“.
Le dico questo perché non
mi sembra che dalle sue osservazioni (puntualmente
dettagliate e corrette), vi sia stata contemplata anche
questa opportunità, che tra le altre dovrebbe esserlo poiché
rientra, a mio avviso, tra quelli che oggi vengono definiti
comunemente “fenomeni paranormali”.
Non intendo dire che i
prelati avessero carpito questo di significato, ossia che il
Papa stava sorvolando a folla in quel momento chiaramente,
ma che nella loro semplicità quelle parole avessero un
fondamento proprio perché il papa in questo presunto viaggio
astrale vedeva e parlava ai suoi ragazzi come se fossero
vicini a lui “Vi
ho cercato, adesso siete venuti da me, per questo vi
ringrazio”.
Questo è quello che io personalmente ho immaginato potesse
essere successo tra le varie fenomenologie possibili>>.
Le nostre
considerazioni in merito a questa sua ipotesi alternativa
sono state positive nel senso di una sua possibilità;
abbiamo però richiamato il fatto che in ogni fenomeno
paranormale la sua interpretazione deve appoggiarsi su una
analisi psicologica del fatto, che mostri i motivi
psicologici su cui tale interpretazione si fonda. Ecco la
nostra risposta:
<<La possibilità che quelle parole pronunciate da papa
Giovanni Paolo II siano riferibili a una "visione in punto
di morte" - un tipo di fenomeno di cui c'è una ricchissima
casistica nella letteratura parapsicologica - e cioè
all'accoglienza del morente da parte di Esseri di Luce - su
cui pure riferisce abbondantemente la letteratura sulle
N.D.E. - è, appunto solo una (mia) ipotesi.
Ma altrettanto valida può essere l'ipotesi che avanzi tu,
circa una possibile o.o.b.e. (proiezione extracorporea) -
fenomeno anch'esso molto conosciuto e affermato in
parapsicologia nel caso di persone in coma o altro stato di
stress - in cui il papa avrebbe percepito psichicamente la
folla di ragazzi raccolti nella piazza S. Pietro con
l'attenzione e l'emozione a lui dirette; si tratta di
trovarne, in una analisi del fatto accaduto e della
situazione, i possibili elementi fondanti.
La mia ipotesi si basa sull'elemento fondamentale della
devozionalità preponderante e sempre affermata in vita da
quel papa, espressa nel suo motto "totus tuus".
Infatti, come per ogni fenomeno paranormale, occorre fare
una attenta e approfondita analisi del fenomeno stesso per
accertarne, dalle modalità, la fonte e il significato. Si
tratta comunque sia per la mia che per la tua
interpretazione di una spiegazione molto più valida di
quella ufficiale, per la quale le parole del papa - in stato
di coma!! - sarebbero derivate da percezioni coscienti
normali (di quello che gli riferivano i presenti al suo
capezzale circa la folla nella piazza)>>.
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