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LE
RELIGIONI MISTERICHE, LA GNOSI
E
IL CRISTIANESIMO |
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Felice Masi |
la "Ricerca Psichica" anno
VIII, 2001, n. 2 |
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Nell’antichità noi troviamo - accanto alle
religioni ufficiali e pubbliche comunemente e apertamente praticate
dalla gente, con divinità e riti e miti da tutti conosciuti e
conoscibili – anche tradizioni segrete, aperte ai soli iniziati e a
categorie di adepti, con concezioni e credenze teologiche e con
pratiche cultuali riservate, che oggi, con un termine molto in uso,
chiameremmo esoteriche, a raffronto con quelle altre
pubbliche suddette, da considerare invece ecsoteriche. Questi
culti esoterici sono quelli che vanno sotto il nome di religioni
misteriche o, più propriamente, i Misteri. Con il termine
di gnosi si intendono poi quelle filosofie e teologie, o
meglio quelle filosofie teologiche che vedono il destino dell’uomo
nella sua salvezza (sua divinizzazione e vita eterna) e che fondano
questa idea di salvezza e il corrispondente cammino salvifico nella
conoscenza (segreta) delle cose (segrete) divine. Al riguardo,
nessun dubbio può esservi che anche la nostra religione cristiana
può essere utilmente raccordata, per alcuni o molti concetti e idee
da essa espressi, a tali tradizioni. gnosi e religioni misteriche,
senza che per questo si cada in eresia; Ancora di più, ci si può
domandare se lo stesso Cristianesimo non sia anch’esso, al di là e
nonostante le condanne che ne ha fatto nei secoli, una gnosi e una
religione misterica. Io ritengo di sì e gli stessi teologi cristiani
dovrebbero coraggiosamente riconoscerlo.. |
La lettura del rituale di iniziazione (affresco della
villa dei Misteri a Pompei)

Il rito dell'ostensione dell'urna sacra nel culto dei
Misteri di Iside

Il rito orgiastico del sacrificio dell'asino nel culto
misterico di Priapo. (nek quale animale si era trasformata la ninfa
Lotis per sfuggire ai desideri di questo dio)
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I
Misteri I Misteri o culti misterici sono stati diversi
naturalmente – ricordiamo quelli greci di Eleusi, di Dioniso e
Orfici; quelli Kabiri di Samotracia, quelli traci di Sabazio; quelli
frigi di Attis e Cibele. Vi sono poi quelli italici e romani della
Magna Mater, quelli siriaci di Adone; quelli egizi di Osiride;
quelli persiani di Mithra e così via. Essi hanno tutti alcuni tratti
in comune: quelli di essere essenzialmente delle teologie
escatologiche, di essere volti ad assicurare la salvezza ai credenti
adepti, che tale salvezza consiste nella sopravvivenza alla morte e
nella promessa della resurrezione dopo di questa e che ciò è in
tutta analogia e ad imitazione di quanto accaduto in illo tempore al
Dio oggetto del culto, anch'esso morto, anzi in genere ucciso, e poi
risorto.. Già da questi tratti si può riconoscere l'analogia con il
Cristianesimo In pratica, alla base di ogni Mistero c’è la
narrazione, un Mito che racconta la storia della morte di un Essere
divino, o divinizzato dopo e a seguito di questa; una morte che è
rituale – avvenne cioè in un modo del tutto particolare,
straordinario e inusitato - e che fa assumere alla vicenda tutto un
suo significato, culminante in quella successiva resurrezione in
forma trasfigurata. Anche l'adepto deve morire alla conoscenze
religiose e cultuali usuali, ecsoteriche, per aprirsi alla
conoscenza vera, nascosta sotto il mito, esoterica, divenendo così
un Iniziato; e risorgere così alla luce della Verità, come prodromo,
prefigurazione e promessa della sua resurrezione dopo la morte
accanto al dio risorto.
Il
racconto della morte e della resurrezione dell'Essere divino è
simbolico ma soprattutto è significativo e ricco di conseguenze
salvifiche anche per l’adepto. Ciò avviene a seguito di diversi
passaggi rituali, corrispondenti ai vari momenti di quel
racconto, che l’aspirante candidato deve compiere per essere
ammesso ed entrare a far parte del gruppo cultuale. Questi sono
l’iniziazione ("battesimo"), cioè una cerimonia che sancisce
l’accoglimento del nuovo venuto nella comunità misterica e ne fa
appunto un iniziato. Vi è poi la rivelazione fattagli, e quindi la
conoscenza da parte sua, dei segreti misterici, del mito del Dio e
del suo significato. Vi è quindi l'ammissione e la partecipaione
alle cerimonie e ai riti, che rievocano e fanno rivivere la storia e
la morte mitica del Dio, il principale e il più rappresentativo dei
quali riti è costituito dall’assunzione di un cibo o di un pasto
rituale in comune, significativo dell’incorporazione del Dio - e
così della partecipazione mistica alla sua sorte e al suo destino di
sopravvivenza e di resurrezione – e anche della comunione che vi è
tra gli adepti.. Tutto questo fa dei culti misterici non solo e non
tanto una religione e un culto volti a onorare, a venerare e a
glorificare una data divinità ma soprattutto una pratica e una
promessa di salvezza (nel senso detto) per i suoi partecipanti, che,
a loro volta, in questo modo, vengono ad essere non dei semplici
fedeli religiosi che pregano e onorano il loro Dio ma degli eletti
chiamati, come lui e accanto a lui, a un destino speciale e
riservato di rinascita dopo la morte. |
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In taluni casi, come nei Misteri cabiri, i miti e i
riti sono piuttosto incentrati a rappresentare il simbolismo della
fecondità, cioè di vita, e ne sono prova gli oggetti cerimoniali
sacri che venivano mostrati (“rivelati”) ai fedeli e venivano
portati in processione e che in genere erano simboli fallici o di
genitali femminili. Ma anche qui, in definitiva e come suo
significato segreto conosciuto dai soli iniziati (a loro
“rivelato”), tutto il Mistero era nel segno e nella promessa per
essi di vita; vita anche dopo la morte e di non soggezione a
questa. |
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Vaso cabirico con la raffigurazione del mito dell'incontro
fra Ulisse e la maga Circe |
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Religioni misteriche e
cristianesimo Se dunque riassumiamo tutti questi
elementi rappresentativi e costitutivi di una religione misterica
(senza starli qui a riportare distintamente mistero per mistero, ciò
che verrebbe a superare i limiti della trattazione che ci siamo
ripromessi di fare), essi sono: a) miti tramandati sulla vicenda di
morte e resurrezione di un dio o del fondatore di quella religione;
b) partecipazione simbolica degli adepti a questa vicenda di non
morte, con promessa e certezza della sopravvivenza alla morte e di
chiamata alla resurrezione, come motivo fondante della religione
stessa e scopo di partecipazione ad essa; c) iniziazione, come
fondamento e condizione indispensabile per farne parte; d)
conoscenze segrete, rivelate ai soli iniziati e) riti e cerimonie
altrettanto segreti e riservati, ripro-ducenti la vicenda del dio;
f) pasto teofagico rituale (teofagia); g) divieto, sotto pena di
gravi sanzioni e di condanna escatologica, di rivelare questi
Misteri. . |
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Sempre dal mito della maga Circe: i compagni di Ulisse
Odisseus) trasformati in bestie |
| Come si è detto, la Chiesa cristiana ha subito e da
sempre condannato e combattuto i culti misterici: e così la
Chiesa dei Padri dei primi secoli con i diversi concili, si è
opposta alle tante e varie filosofie e teologie gnostiche fiorite
nel periodo dell'ellenismo; quella del rinascimento alle rinate
filosofie neoplatoniche e alle concezioni alchemiche; e ancor oggi
ai vari movimenti che vanno sotto il nome di New Age. Si è dunque
sempre opposta fermamente ad esse ed ha gravemente proibito ai suoi
fedeli di parteciparvi. Ciò, di certo, è avvenuto perché essa si
presentava come religione dell’unico, vero Dio e dunque come l’unica
Parola di Verità; mentre quegli altri culti si presentavano, o
meglio venivano presentati come collegati, per di più in chiave
esoterica cioè di mistero fascinoso e accattivante, al paganesimo
degli “antichi dei falsi e bugiardi” |
"Io sono la Via, la Verità e la Vita. Chi crede in me
vivrà in eterno" |
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Eppure ci si domanda se, a ben vedere, anche il
Cristianesimo non sia esso stesso un Mistero – una religione
misterica – nato per di più proprio in quell’epoca, in quei secoli e
in quell’ambiente ellenizzanti dove i Misteri appunto proliferavano.
E infatti, se confrontiamo, possiamo subito vedere che tutti quegli
elementi sopra elencati, che caratterizzano le religioni misteriche,
sono presenti anche nel cristianesimo. Al pari di quelle, la
religione cristiana è una religione di salvezza. Essa è intesa
essenzialmente ad assicurare ai propri credenti la salvezza e questa
consiste appunto nella resurrezione dopo la morte. E’ una promessa
di superamento e una negazione del fatto della morte per chi crede.
Dice Gesù a Marta, davanti al sepolcro di suo fratello Lazzaro e
prina di resuscitarlo: ”Io sono la resurrezione e la vita; chi
crede in me, anche se morto vivrà, non morirà in eterno” (Gv.
11, 25-26) (1). “Questa è la volontà del Padre che mi ha mandato,
che colui che conosce il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna
ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno” (Gv. 6, 40).
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La predicazione e l’insegnamento di S. Paolo,
pietre basilari della costruzione della religione cristiana, sono
tutte fondate sulla credenza e nell’esortazione a credere e sulla
promessa della resurrezione “Ora se Cristo non è risorto è vana
dunque la nostra predicazione e vana è pure la vostra fede. Anzi...
saremmo falsi testimoni di Dio perché contro Dio avremmo
testimoniato che Egli ha resuscitato Cristo, mentre non l’avrebbe
resuscitato se i morti non risorgono; perché se i morti non
risorgono neppure Cristo è risorto. Se Cristo poi non è risorto, la
vostra fede è vana e voi siete ancora nei vostri peccati. E quindi
anche quelli che si sono addormentati in Cristo sono perduti ”
(1 Cor. 15, 14-18) (2); “Non vogliamo, o fratelli, che voi
rimaniate nell’ignoranza riguardo a quelli che sono morti, affinché
non abbiate ad affliggervi come i pagani, che non hanno speranza. Se
infatti noi crediamo che Gesù è morto ed è resuscitato, dobbiamo
pure credere che Dio, per mezzo di Gesù e insieme a lui prenderà con
sé tutti quelli che sono morti in Cristo... Poiché il Signore
stesso, al segnale dato dalla tromba dell’Arcangelo... discenderà
dal cielo e, per prima cosa, risorgeranno i morti in Cristo; poi
noi, i viventi, i superstiti assieme ad essi saremo rapiti sulle
nubi per andare ad incontrare il Signore, così saremo per sempre con
Lui. Consolatevi, dunque, scambievolmente con queste pa-role” (1
Ts. 4, 13-18) (3)). Ma riteniamo che non sia necessario riportare
ulteriori citazioni testuali sul punto di questa prima concordanza.
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Icona del Battesimo di Gesù. In alto la fiamma dello
Spirito Santo, simbolo anche della sapienza divina |
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L’iniziazione è anch’essa richiesta come condizione
necessaria per essere ammessi a far parte dei fedeli (della
“Chiesa”) e per essere chiamati alla salvezza. L’iniziazione è
quel complesso di cerimonie e riti che consentono di entrare in una
associazione chiusa o in una gruppo particolare, dal quale gli altri
sono esclusi o comunque non ne fanno parte. Essa rappresenta il
passaggio dell’individuo da una condizione e da uno status
precedenti ad un altro tutto nuovo e i suoi riti e il loro
simbolismo stanno appunto a significare questo passaggio, la morte
del vecchio individuo (morte iniziatica) e la sua entrata in una
nuova vita. Sono riti di iniziazione, nella religione cristiana,
il battesimo - nel quale il bambino è rappresentato da appositi
padrini, per l’ingresso nella comunità e per gli impegni che gli si
richiedono - e la cresima - attraverso la quale l’individuo, ormai
adulto e consapevole, conferma responsabilmente quell’ingresso
(volontà di far parte) e quegli
impegni. |
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Il battesimo fu istituito dallo stesso Gesù (Mt.
28, 19; Mr. 16, 16; Gv. 3,5 ) (4) ed è solennemente riaffermato
nella pronuncia di fede del Credo. Viene impartito nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, è un impegno di rinunzia al
nemico di Dio, Satana, e cancella il peccato originale. Costituisce
figli adottivi di Dio e segna dunque la nascita dell’uomo nuovo,
partecipante alla Chiesa di Cristo. La cresima conferma tutto
questo ed è perciò chiamata anche confermazione. Il rito,
antichissimo, trova la sua origine nell’imposizione delle mani da
parte degli Apostoli (At. 8, 17: 19, 6; Eb. 6, 2) (5), comporta una
più completa elargizione della grazia dello Spirito Santo, già
ricevuta nel battesimo. Il rito è quanto mai significativo:
l’imposizione delle mani sta a significare la trasmissione della
grazia e la promessa e concessione della vita eterna e della
resurrezione futura; il crisma o unzione col segno della croce con
l’olio consacrato conferma e suggella l’appartenenza alla Chiesa di
Cristo. Come si è detto, vi è tutta una tradizione, una storia,
un mito intorno alla morte e sacrificio del dio o della dea
celebrati nel culto misterico; questa tradizione e storia fondano la
religione e il culto e ne sono all’origine e alla base. La vicenda
del dio o della dea sono la rivelazione della verità (verità che
alla morte iniziatica è seguita la resurrezione, una verità di Vita
dunque e anzi condizione necessaria per questa), una verità
conosciuta dai soli adepti (rivelata solo a loro) e dunque segreta,
perché sconosciuta o non compresa (“velata” dal mito e dai simboli)
da tut-ti gli altri. Questa Rivelazione è contenuta in Libri Sacri o
tramandata attraverso il racconto del mito. I riti, le cerimonie, le
processioni celebrati periodicamente in particolari date o occasioni
riproducono questa vicenda del dio (o della dea) e ne sono la
riaffermazione e l’atto di fede |
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La resurrezione di Cristo
(miniature) |
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La vicenda di Gesù
Cristo narrata nei Vangeli e riaffermata solennemente dai fedeli nel
Credo corrisponde puntualmente a tutto questo. Si intenda bene, non
vogliamo con ciò dire che anche quella Figura e quella narrazione
sono un mito. Noi crediamo veramente che Dio, con suo figlio Gesù
Cristo è entrato nella storia, in attuazione di un archetipo –
attestato da tutte quelle precedenti credenze – di attesa
messianica. Vogliamo invece solo far notare tutte queste
corrispondenze che, a nostro avviso e secondo la tesi qui affermata
avanti, portano a concludere che il Cristianesimo è una religione
misterica. Il mito da sempre portato avanti dai Misteri va
perciò inteso come archetipo da sempre intuito e ricercato dagli
uomini, come aspettativa messianica presente nei loro cuori; come un
presagio che a un certo punto si è realizzato concretamente nella
storia e si è fatto realtà. Dio si è fatto uomo e Bodhisattva.
Anche la resurrezione dei suoi fedeli avviene e viene concessa a
somiglianza di quanto avvenne a Gesù figlio di Dio e rappresenta una
compartecipazione alla sua sorte, alla sua figura e alla sua
assunzione nel divino e nella Vita (“in cielo”). Anche qui non si
possono negare, mutatis mutandis, le profonde analogie della
religione cristiana con i Misteri. Abbiamo già visto, dalle parole
di Gesù e dall’insegnamento di S. Paolo, che si risorge in Cristo,
che la resurrezione di Cristo è pegno e fondamento della
resurrezione degli uomini, che la resurrezione dei morti avviene
perché Dio è il Dio della vita che, come ha sottratto il Figlio alla
morte - con la resurrezione, appunto – altrettanto farà con coloro
che credono in Lui
I riti misterici
comprendono sempre, come momento fondamentale, l’assunzione di cibo,
la partecipazione a un pasto in funzione di teofagia e simbolici di
essa. Mangiare il corpo del dio vuol dire partecipare e possedere le
sue virtù (a cominciare da quella della liberazione dalla morte e
della resurrezione). L’eucarestia istituita da Cristo (“Gesù
prese del pane, lo benedisse, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli
e disse: ‘Prendete e mangiate, questo è il mio corpo’; poi prese il
calice, rese le grazie e lo diede loro dicendo: ‘Bevetene tutti,
perché questo è il mio sangue del nuovo testamento, il quale sarà
sparso per molti in remis-sione dei peccati”: Mt. 26, 26-28; Mr.
14, 12; Lc. 22, 19) (6) e che sin dagli inizi costituisce un momento
mistico fondamentale della vita ecclesiale (in comune) cristiana, si
presenta in piena linea con quanto sotto l’aspetto della teofagia
veniva praticato in quei riti e in quei culti. Essa riproduce in
simbolo - in un contesto di comunione di tutti i partecipanti e come
loro momento comunitario altamente simbolico (il pasto, con tutte le
valenze che ha questo atto) - il sacrificio redentore di Gesù ed è
pegno della sua promessa di resurrezione. Ne è il ricordo
(“memoria”) e ne è la sua attualizzazione – il ricordo e il
sacrificio con l’eucarestia sono cioè resi attuali. Ma soprattutto,
attraverso il mistero della transu-stanziazione - della
trasmutazione del pane nel corpo e del vino nel san-gue di Gesù –
questa assunzione dentro di sé, questo “cibarsi” del corpo e del
sangue di Cristo (“Questo è il mio corpo... questo è il mio
sangue”) significa il santificarsi in Lui e con Lui ed attua la
sua promessa ed è il dono da Lui concesso di partecipare alla sua
sorte (di vita eterna)
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Due immagini di Krishna. Krishna, incarnazione del di
Vishnù, è un esempio di bodhisattva, il salvatore che, pur non
essendo più soggetto a reincarnarsi, scende volontariamente sulla
terra per aiutare gli uomino nella loro liberazione

Raffigurazione del dio Mithra, inviato di Ahura Mazda, il
sommo Bene, per la salvezza degli uomini (rappresentata con il
simbolismo dell'uccisione del toro, il cui sangue lava e purifica)
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Conoscenze segrete e
divieto della loro divulgazione. Non vi è dubbio che tutto questo vi
fosse nel Cristianesimo primitivo, nel Cristianesimo delle
catacombe, non fosse altro che per timore delle persecuzioni, sia
come timore personale che come timore che il virgulto potesse
avvizzire o essere sradicato. Certo, a fianco del “segreto” c’era
anche, importantissima, la predicazione, espressa simbolicamente nel
“Quo vadis?” rivolto a S. Pietro da Gesù a lui apparso sulla
via Appia. Questo motivo presente nel Cristianesimo, di non voler
essere né tanto meno restare un movimento iniziatico elitario, è
effettivamente un notevole aspetto differenziale del Cristianesimo
stesso rispetto alla tradizionali religioni misteriche. Ma non è
tale da sopraffare tutte le altre congruen-ze che abbiamo visto e
che ne informano la struttura. Vedremo meglio questo aspetto quando
parleremo più appresso di gnosi e gnosticismo.
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Questa ultima caratteristica di conoscenze e
ritualità segrete, che abbiamo vista presente anche nel
Cristianesimo dei primi secoli e che aveva delle limitazioni già
allora, venne poi meno definitivamente quando esso divenne, con
Costantino, religione ufficiale e religione di Stato e i cristiani
poterono uscire allo scoperto. Ma questo perché una religione
ufficiale e di Stato è anche una religione pubblica e questo
significa dismettere il carattere esoterico e acquistare quello
ecsoterico. Ne guadagna la teologia sistemizzata, il dogmatismo
dottrinale e catechistico, l’ordinamento e l’organizzazione a
gerarchia; e magari anche il potere temporale. Ma certo ci perde il
Mistero e il sentimento intimo, mistico, profondamente presente nei
seguaci, di partecipazione comunitaria. Questo senso e questo
aspetto di “Mistero” però non muoiono mai, ad onta delle
ingabbiature e incasellature, delle cristallizzazioni e
incrostazioni dogmatiche e scolastiche. Ma, al solito, precipitano
nell’inconscio e lì rimangono latenti; riemergono invece
periodicamente alla luce, talché, mutuando dal termine
“psicodinamico”, potremmo dire che tutto questo è
“spiritualdinamico”; più semplicemente il Sacro, in quanto è Vita, è
dinamismo di per sé. Tornano alla luce, questo senso e questi
aspetti di Mistero, attraverso i grandi mistici, i grandi eretici (o
presunti tali), i gruppi e i movimenti ecclesiali comunitari
particolari (in genere malvisti dalle gerarchie e spesso anche
qualificati come sette e in tal visuale perseguitati). La
religione cristiana - almeno quella delle origini, quale trapiantata
con l’innesto paolino nell’impero romano; e forse anche tutt’oggi -
è dunque un Mistero? Lasciamo agli altri la risposta, noi qui
abbiamo voluto soltanto sollevare il problema; abbiamo espresso una
teoria ed esposto delle considerazioni di
raffronto. |
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IL NEOPLATONISMO
FIORENTINO DEL '500, DI CUI SANDRO BOTTICELLI E' STATO L'ESPONENTE
PITTORICO, RAPPRESENTA UNA TIPICA FORMA DI ESOTERISMO CRISTIANO, A
CAVALLO TRA L'ORTODOSSIA ESTERNA MANIFESTA (E SOSTANZIALE) E UN
COSIDDETTO NEOPAGANESIMO SEGRETO, ESOTERICO E
NASCOSTO) |
La Natibità |
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La nascita di Venere
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La Deposizione |
La calunnia |
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La primavera
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La Madonna del
magnificat |
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Lo
gnosticismo Precisiamo subito che quando si parla di
“gnosticismo” non si tratta di una specifica religione, storicamente
e organicamente unitaria, cioè di “una” religione bensì si fa
riferimento ad una serie - a una molteplicità - di dottrine
teologiche, cosmologiche, soteriologiche e filosofiche che sono
fiorite in un periodo che va dagli inizi dell’era cristiana, o poco
prima, fino a circa tutto il IV° secolo d.C (7). ; che si
sono diffuse, a partire dall’area dell’Asia minore, in tutto il
bacino mediterraneo dell’impero romano ellenizzato (8) ; che
avevano alcune concezioni dottrinali e idee base in comune - che
vedremo appresso, brevemente - senza che per questo venissero a
formare insieme o confluissero in una religione unica. Elemento
comune di queste dottrine gnostiche era anche il riconoscimento
della figura storica e divina di Gesù Cristo, come figlio di Dio e
Salvatore, inviato dal Padre per ripristinare il regno della luce e
della verità e il trionfo del bene sulla terra; e questo le ha poste
prima in contatto e confronto e poi in contrasto con il
Cristianesimo, che rivendicava sia la sua primogenitura sia la
genuinità e la purezza del suo insegnamento, contro ogni tentativo
di appropriazione e di contaminazione. Una serie di dottrine
diverse (anche se con molti elementi in comune), abbiamo detto. Vi
sono così quella di Simon Mago e i Simonidi, degli Ofiti, quelle di
“maestri” come Basilide (e i Basilidiani), Carpocrate e suo figlio
Epifanio, Valentino e la sua scuola valentiniana. Abbiamo inoltre il
mandeismo e, tra le più importanti, il manicheismo.
Ciò che accomuna le varie
dottrine gnostiche sono un complesso di concezioni teologiche e
cosmologiche - che, pur diversamente formulate da ciascuna, tutte
condividevano come idee-base - e, soprattutto il principio della
gnosi come principio di salvezza. Vediamo le prime, parleremo più
avanti della gnosi. |
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Concezioni teologiche e
cosmologiche dello gnosticismo Innanzitutto dallo
gnosticismo viene affermato un rigido dualismo Bene e Male, principi
irriducibili tra loro. Bene è lo Spirito infinito e ingenerato, Dio,
il Padre. Male sono la materia e il mondo e il loro creatore, il
“Demiurgo”, un Essere che, pur emanato e procedente dallo
Spirito infinito di Dio, gli è inferiore e degenerato, nel senso che
ha minori capacità. Sentendosi dunque simile per origine (essendo
una sua emanazione) e volendo imitarlo, il Demiurgo ha dato luogo,
con la creazione, alla materia e al mondo, che però sono imperfetti,
limitati – come lo è lui rispetto al Padre – e perciò soggetti alla
sofferenza e alla morte. Il mondo viene perciò visto, in questo
dualismo, in chiave assolutamente negativa e opposta (anche come
intrinsicità e volontà) al Bene. Male è dunque anche il corpo
dell’uomo, nel quale è imprigionata e soffre la sua anima, che è una
scintilla dello Spirito divino catturata dal Demiurgo, il quale,
nella sua ambizione di fare un essere che fosse a immagine sua e a
somiglianza di Dio, ha creato l’Uomo, un corpo materiale dotato di
Spirito.
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Il Demiurgo e il fuoco creativo (disegno
alchemico)

Altra raffigurazione alchemica del
Demiurgo |
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Appartiene invece al regno dello Spirito e del
Bene, l’anima (dell’uomo) imprigionata nel modo che si è detto, nel
corpo. Tutta la storia della Salvezza per lo gnosticismo è quindi la
vicenda della liberazione dell’anima da questo imprigionamento e del
suo indefettibile ritorno nel Regno dei Cieli e riacquisto del suo
status originario di appartenenza. Una storia che si concluderà con
la venuta del Messia, nelle gnosi ebraiche precristiane, e che si è
già conclusa con la venuta di Gesù, nelle gnosi
cristiane. Accanto a questo fondamentale dualismo, con
distinzione tra Bene e Male, condanna inappellabile del corpo e
storia della Salvezza, altro punto comune delle dottrine gnostiche è
quello dell’emanazionismo, come modo di procedere da Dio
delle successive realtà, in opposto al creazionismo. E’ il
Demiurgo che crea, come “modo di generare”, e che ha creato
appunto il mondo e l’Uomo (Adamo). La Spirito infinito non crea
(“con le mani”, starei quasi per dire) ma da lui emanano
(fuoriescono per qualità naturale e intrinseca, come i raggi di luce
escono dal sole) altre Realtà, a lui successive ma a lui anche
inferiori. Si passa così dall’ingenerato (Dio infinito e
incomprensibile) al generato (le altre Realtà divine, i cosiddetti
eoni) ma questi hanno, come si è detto, uno status e una
condizione inferiori. Emanano a coppie di Esseri (dette
Sizigie), uno maschile (Anthropos) e l’altro femminile
(Sophia, cioè Sapienza; ricordiamoci di questo nome, è
importante), così da poter a loro volta generare (non nel modo
umano, beninteso, ma sempre come emanazione). Abbiamo così una serie
di esseri divini (gli Eoni in coppie di Sizigie come
si è detto) che nel loro insieme costituiscono il Pleroma, la
pienezza del mondo divino e spirituale. |
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Le Emanazioni divine (disegno cabalistico)

Due coppie di Sizigie divine (disegno
cabalistico) |
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Senonché, uno di questi Eoni femminili - una
Sophia-Sapienza poco saggia nonostante il suo nome e la sua natura -
si accende d’amore per la materia, nella quale sprofonda, dimentica
della sua natura celeste. Nasce così il Demiurgo, con il suo
orgoglio di figlio degenere, che vuole prevaricare il Padre celeste
creando il mondo e l’uomo, con tutto quello che segue (9)
. Dallo Spirito infinito di Dio procede dunque tutta una
molteplicità di Eoni, gerarchicamente emanati e ordinati nel
Pleroma, ai quali corrispondono, nell’universo del Demiurgo e suoi
alleati nel male, gli Arconti, una gerarchia di esseri da lui
generati insieme alla Sophia decaduta e divenuta Ignoranza (Non
conoscenza). Questa Sophia-Ignoranza in alcuni testi testi è
chiamata anche Zoè, la Grande Madre; il Cosmo è la creatura sua e
del Demiurgo e così tra i primi degli Arconti da loro generati vi
sono lo zodiaco, con i suoi Segni, e i pianeti.

Il Cosmo è una creazione imperfetta del
Demiurgo |
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Il Demiurgo e la creazione dell'uomo

Il Cosmo è la creazione illusoria del Demiurgo (Salvador
Dalì "Sogno") |
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Viene creato poi l’Uomo Adamo, nel quale geme ed è
prigioniera l’anima, come si è detto. Ma l’anima è scintilla di Dio
ed è Luce; dunque per la Salvezza e la Liberazione si tratterà
perciò di ridestare il ricordo e la nostalgia di questa luce. A
questo provvede la conoscenza (la gnosi, appunto; gnosi in greco
significa conoscenza), cioè il riconoscimento della propria vera
origine e del-la propria natura divina. La gnosi, questa “goccia di
luce”, è sempre rimasta nell’uomo ed è essa la salvifica. L’uomo si
salva con la cono-scenza. Questo, com’è noto, lo dicevano già
Pitagora e i pitagorici ben prima dello gnosticismo. I diversi
testi gnostici descrivono, nella dimensione metafisica e metastorica
del racconto, questo riconoscimento-liberazione in modi vari e
secondo escamotages diversi, che non staremo qui a raccontare.
Comunque vi è l’invio, da parte di Dio Padre e del Pleroma, di una
Luce potentissima nel profondo degli Inferi – così è considerata la
terra! – che risveglia dal sonno dell’ignoranza la piccola scintilla
di sé che è pur sempre rimasta presente nell’uomo. Nelle versioni
primitive (e più ellenizzanti) questa Luce era una Madre Celeste, la
Pistis Sophia (Fede-Sapienza), opposta alla Zoè, la Madre terrena.
Altrove questa figura viene chiamata “Ricchzza di Luce” oppure
“Ricordo del Pleroma”. In seguito, presso testi successivi, con
riferimento ai fatti storici e fuori dalla metafisica e dalla
metastoria, questo avviene con l’invio sulla terra di Profeti e
Bodhisattva vari. Con il cristianesimo questa Madre-Luce è Maria, la
madre di Gesù, luce di salvezza. |
Cristo, visto come Luce e Logos

Maria, la Madre celeste,vista come la Sapienza divina
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Adottando infatti, il modello gnostico, i
Vangeli gnostici e le religioni cristiane gnostiche che ne sono
derivate riprendono in pieno questo concetto di conoscenza come
fonte di salvezza, solo che la vedono e la collocano in Gesù Cristo,
figlio di Dio e Logos (nel suo insegnamento). Il Risveglio
della Luce, la conoscenza e la liberazione salvifiche sono dati
dalla parola di Gesù, il divino Maestro. Il discorso gnostico
diventa così ambiguo, perché da una lato conferma e non recede dal
principio che la conoscenza ci dà la salvezza e che la salvezza è
nella gnosi ma; d’altro lato, dice anche che è Cristo-Logos che ci
salva. Insomma gli gnostici cristiani cercano di salvare, più che
l’uomo, “capra e cavoli”, come dice un noto proverbio. In questa
premessa ne discende e diviene comprensibile anche quell’altro
concetto gnostico, a cui abbiamo già accennato, che identifica la
Madre Celeste con Maria, madre di Gesù, uno dei cui titoli è proprio
“Sedes sapientiae” (in opposto a Eva, la prima donna, la peccatrice
madre degli uomini, che ha travolto questi generandoli nella
materia. Il peccato originale è, dunque, questa generazione nel
mondo). Approfondiremo in seguito questi
concetti.. |
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Dopo il dualismo e l’emanazionismo, il terzo
concetto affermato dallo gnosticimo, sul quale le varie dottrine
gnostiche pure concordano, è la distinzione degli uomini, (nel cui
corpo materiale l’anima è in esilio sulla terra), in tre categorie:
gli spirituali o “perfetti” (detti con termine greco pneumatici)
(10) nei quali la perfezione (la gnosi) è innata e il destino di
salvezza predestinato. Vengono poi gli psichici (11), che con
l’istruzione (con l'insegnamento e il conseguimento della gnosi, se
la perseguono e hanno la volontà di raggiungerla) possono
raggiungere anch’essi la salvezza. Gli ilici, infine,(12) , che sono
costituiti unicamente da componenti carnali o che comunque rifiutano
la gnosi o non credono in essa, che sono destinati, dopo la morte,
alla distruzione (corruzione del corpo). Dunque lo gnosticismo è una
dottrina e una concezione elitaria, aristocratica per così dire: non
tutti sono chiamati alla salvezza ma solo ad alcuni, pochi o tanti
non importa, è dato di salvarsi. |
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Il destino dell'uomo
nel mondo: i Perfetti, im alto, dotati della gnosi,si salveranno.
Gli psichici, che guardano in alto, possono salvarsi. Gli ilici, che
guardano solo il basso e alle cose della terra, non si
salveranno |
|
L’uomo porta dunque impresse in sé le
caratteristiche della propria natura costitutiva pneumatica,
psichica o ilica. Questo determina anche il suo destino dopo la
morte e quello escatologico finale. La gnosi, attraverso gli
insegnamenti segreti e i riti rivelati, consente di ricevere e
accogliere la Grande Madre, la Luce potentissima, il Salvatore -
come vogliamo diversamente chiamare l’inviato del Padre celeste -
cioè di acquisire quella conoscenza della verità e quella
consapevolezza della propria vera origine natura divina, che sono
salvifiche. Coloro che così si salvano, dopo la morte sfuggono
alla corruzione mortale del corpo e ascendono ai piani celesti, i
cui guardiani, al pronunciamento da parte di questi delle parole
segrete (“magiche”) che solo la gnosi consente a loro di conoscere,
aprono le porte e consentono l’accesso, uno dopo l’altro, ai vari
piani, sempre più in alto e sempre più addentro nei diversi,
successivi cieli. I perfetti risalgono direttamente al Pleroma;
coloro che sono appesantiti da deficienze varie devono prima
purificarsi nei purgatori. Quelli che non hanno avuto la gnosi sono
ricacciati in basso, di nuovo in nuovi corpi. Lo gnosticismo crede
dunque anche alla trasmigrazione delle anime.
Alla fine dei tempi viene il giudizio finale.
Satana (Samael) sarà precipitato nel fondo degli abissi
dall’arcangelo Michele. Gli eletti, coloro che prima o poi con la
gnosi si saranno salvati, vivranno nel paradiso della Luce. Gli
altri, che non si sono salvati, andranno incontro alla distruzione
definitiva. |
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I
Perfetti sono desinati al giardino dell'Eden, alla Vita eterna
(P.Puvis de Chavannes £La Speranza")

Gli Psichici con la purificazione potranno
salvarsi
(P. Sérrusier "Notre Dame des Fortes)

La distruzione finale, la Non-Vita, attende gli ilic, i
materialisti, i che non si salvano dalla fine propria della materia
(G.A.Sartorio "Diana d'Efeso e gl
schiavi") |
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Il
principio della gnosi Riassumendo dunque, prima di
andare aventi nel confronto col cristianesimo, il principio
essenziale che caratterizza lo gnosticismo è che la salvezza si
acquista attraverso la conoscenza, la gnosi; e questa consiste nel
riconoscimento e nell’acquisto della consapevolezza, da parte
dell'uomo, della propria natura e origine divina. E’ la gnosi che
ci salva: è questo il punto ed è il principio filosofico e
teologico su cui concordano e che accomuna tutte le
diverse dottrine attraverso le quali lo gnosticismo si è
storicamente manifestato, le quali varie dottrine poi si
diversificano tra loro nelle descrizioni mitologiche e cosmologiche
che come sopra per comodità abbiamo riassunto. Dopo quanto è
stato detto nei paragrafi precedenti, ritengo che non occorra
aggiungere altro. L’illuminazione personale, derivante dalla
conoscenza delle verità divine segrete, rivelate e riservate ai
fedeli adepti della religione, è l’unica che conta ai fini della
salvezza; tutto il resto, la fede e le opere buone, non hanno
importanza. Anche dopo la morte quello che rende docili i
guardiani delle porte celesti e che consente di penetrare nei
diversi cieli è il ricordarsi, anzi la conservazione della
consapevolezza di questa propria natura divina.. E’ questo della
gnosi salvifica l’elemento che permette in qualche modo di
accomunare allo gnosticismo anche altre dottrine filosofiche e
religiose che, dal punto di vista della storia della filosofia e
delle religioni, non ne fanno parte, come le dottrine pitagoriche e
l’ermetismo, con il suo libro più noto, il Poimandres. E così è
pure per le dottrine magiche delle antiche religioni egizie, che
trovano un qualche motivo in comune con lo gnosticismo nella
credenza che, dopo la morte e di fronte alle divinità
dell'oltretomba, la pronuncia delle formule magiche – contenute nel
Libro dei Morti - era la chiave che consentiva al defunto di
superare i guardiani delle porte dell’aldilà ed entrare nella vita
posterrena. Ma è tempo di venire al confronto con il
cristianesimo.
Il cristianesimo, lo
gnosticismo e la gnosi: confronto La Chiesa cristiana
ha sempre combattuto con fermezza, senza tregua né fare sconti
contro lo gnosticismo, condannandone duramente e definitivamente le
dottrine in diversi concili. Tutti i Padri della Chiesa sia greci
(13) che latini (14) sono stati inesorabili al
riguardo e anzi i testi gnostici - o meglio i loro frammenti, prima
del ritrovamento di alcuni di quelli originali, avvenuto solo di
recente, tra la fine del sec. XIX e gli inizi del XX - ci erano
conosciuti solo attraverso le loro opere che li riportavano per
contestarne le tesi (“adversus hereses”). Dunque, a prima vista,
rigetto totale. Eppure...
|
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Nel titolo dell'articolo e anche ora in quello di
questo paragrafo abbiamo parlato di gnosi e non di gnosticismo; e
questo non per nulla. Sono infatti questa distinzione e questo
riferimento specifico che ci consentono di condurre il discorso
sulla similitudine che vi fu tra le due ideologie, al di là della
loro opposizione, Ricordiamo ancora che, a proposito degli
elementi caratterizzanti lo gnosticismo, abbiamo distinto tali
elementi in due gruppi: le concezioni teologiche e cosmologiche e il
principio della gnosi. Quanto alle prime (concezioni teologiche e
cosmologiche), senza dubbio, il cristianesimo – quello genuino, nato
dalla fusione o meglio dall’incontro (15) tra l’iniziale
Chiesa di Gerusalemme e il successivo insegnamento paolino e non
quello di talune sue eresie, come le scuole di Basilide, di
Valentino, di Carpocrate - nulla ha a che vedere con esse, anzi il
suo pensiero e il suo insegnamento sono esattamente all’opposto,
fondandosi sul testo e sull'insegnamento della Genesi dell'Antico
Testamento ebraico e non su concezioni
ellenizzanti. |
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La bellezza voluttuosa e ambigua della ricerca della
conoscenza attrae e conduce l'uomo verso la gnosi (G. Moreau
"Galatea") |
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Il cristianesimo, come tutte le religioni di
origine semitica delle quali fa parte, crede nell’esistenza di un
unico Dio Bene, dunque un unico Principio, e rifiuta recisamente
ogni idea dualistica. Dio è uno solo, non vi sono due principi in
lotta tra loro, il Bene e il Male. Satana, il Nemico, non è un
principio duale a fronte di Dio Bene ma è soltanto un Angelo ribelle
e decaduto, anche lui creato da Dio come tutti gli altri angeli e
come tutte le creature. Inoltre, sempre per il cristianesimo
genuino, Dio non è neanche un Principio astratto, come lo vorrebbero
intendere gli gnostici, gli ermetici, i plotiniani con i loro
concetti di Assoluto, Uno e simili a cui ricorrono, ma è uno
Spirito, cioè è Persona. Altresì viene respinta ogni idea di tipo
emanazionista; il cristianesimo, sempre come tutte le religioni
semitiche, è rigorosamente creazionista. Dio ha creato ex nihilo il
mondo, l’uomo e tutte le creature (compresi gli Angeli fedeli o
ribelli). L’idea di creazione comporta e impone concettualmente una
diversità assoluta ed essenziale, uno iato incolmabile tra Creatore
e creato, tra l’essere Dio e l’essere creature. Da Dio non emana
nulla, neanche il Figlio – che è generato (ma non creato, come
recita il Credo) - e neanche lo Spirito Santo, che, sempre come
recita il Credo, è Signore e dà la vita - e che dunque, per questa
sua signoria, cioè supremazia e capacità di dare la vita, cioè di
infondere l’essere, dunque di creare, è parte (come terza Persona
della Trinità, in un modo per noi uomini incomprensibile) e non
emanazione di Dio Uno e Trino creatore (16) . La Divinità,
il divino è dunque costituito dal solo, unico Dio, nelle sue tre
Persone paritetiche del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e
non da un insieme, cioè da un Pleroma, di esseri divini, emanati
successivamente e gerarchicamente ordinati (anche come possesso,
sempre meno pieno, della divinità). |
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Corpo e anima: uno o due? Dio o il Demiurgo li ha creati?
((G. Moreau "Edipo e la Sfinge") |
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Venendo poi all’uomo, il corpo e l’anima, secondo
la dottrina cristiana, costituiscono insieme l’essere umano, tutti e
due sono parti essenziali di lui. L’essere uomo è dato da questo
insieme anima + corpo. Corpo e anima, dunque, non sono, come
vorrebbe lo gnosticismo, due parti di natura essenzialmente diversa
e opposta - il primo "fabbricato" dal Demiurgo e facente come lui
parte dell’ordine del Male e la seconda, emanata da Dio,
appartenente all’ordine della Luce e del Bene - messe insieme,
“assembla-te” nell’essere uomo. Né, tanto meno, l’uomo è Male,
prodotto di un principio o da un personaggio negativo e ribelle, il
Demiurgo appunto, nel quale questi ha incarcerato una scintilla di
Bene, che è l’unica destinata, “chiamata” a salvarsi. Per il
cristianesimo autentico l’uomo, il mondo, la creazione tutta sono
opera di Dio e, proprio in quanto tale, sono Bene; anche il corpo lo
è, chiamato a salvarsi, risorgendo nel giorno del giudizio finale.
|
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Per la teologia e la filosofia cristiane, l’anima
non è una scintilla divina imprigionata nella materia ma da essa
sostanzialmente distinta; è invece un qualcosa (un principio di
vita, di esistenza, di “essere”) che, immesso (“insufflato”) in un
corpo di materia, lo nobilita, lo eleva, fa tutt’uno con esso e così
lo rende a immagine (in quanto persona, dotato di individualità) e a
somiglianza (in quanto Spirito, esistente, dotato di “essere”) di
Dio suo creatore. Il corpo ha dunque anch’esso una sua nobiltà
originaria, derivata dall’origine (opera di Dio insufflata di
Spirito) insopprimibile ed eternamente concessale. Proprio per
questo non è affatto destinato prima alla corruzione (con la morte)
e poi, se condannato, alla distruzione finale ma, come detto, sarà
resuscitato alla fine dei tempi. Per il Cristianesimo, l’uomo,
risorto alla fine dei tempi, verrà ad esistere,eletto in paradiso o
dannato nell’inferno con corpo e anima e non solo come anima.
Per il cristianesimo è perciò ancor più inconcepibile una
distinzione degli uomini in categorie a priori e caratterizzate per
natura innata, destinati alcuni, i "perfetti", alla salvezza (senza
alcun merito personale), altri predestinati e dunque bisognosi di
purificazione (gli “psichici”) e altri ancora (gli “ilici”)
condannati tout court alla perdizione. Tutti sono chiamati alla
salvezza, dice l’insegnamento cristiano, tutti possono salvarsi,
eventualmente attraverso un preventivo purgatorio. Il cristianesimo
non è dunque una religione elitaria e aristocratica ma è
profondamente egualitaria. |
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Se dunque il cristianesimo non ha nulla a che
vedere con le concezioni (teologiche e cosmologiche) gnostiche, del
tutto diverso è invece il discorso che va fatto per quanto riguarda
il secondo degli elementi caratterizzanti sopraindicati, la gnosi;
in ordine cioè al principio della gnosi salvifica, della conoscenza
che salva. Per la verità, anche qui, a prima vista, sembra
esservi opposizione fra i due insegnamenti e le due dottrine.
Innanzitutto, per lo gnosticismo è la conoscenza che dà la salvezza,
mentre per i cristiani solo Cristo ci salva, la salvezza è solo in
Cristo. Nella fede in Cristo (Rm. 3, 22) e soprattutto nella carità,
nelle opere buone fatte in nome e per amore di Cristo (1 Cor. 13,
2). Inoltre, sempre per lo gnosticismo, ci si salva da soli,
l’uomo può salvarsi da solo percorrendo il cammino della conoscenza,
arrivando all’illuminazione e al riconoscimento, attraverso le
dottrine segrete, della Verità (circa la propria origine e natura
divina). Per il cristianesimo nessuno si salva da solo, sarebbe
orgoglio e superbia, proprio il peccato dell’Angelo decaduto. E’
Cristo che ci salva, solo in Cristo possiamo salvarci – solo
attraverso Cristo e la sua mediazione possiamo arrivare al
Padre. |
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Il Volto Santo di Lucca.
Il sole e la luna rappresentano la conoscenza, la forma a
croce del Cristo rappresenta la morte (iniziatica), la salvezza e la
resurrezione |
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Senonché dobbiamo
chiederci: che cosa è la fede in Cristo – cioè il credere che in lui
è la salvezza, di arrivare alla salvezza attraverso di lui,- se non
un modo conoscere il vero che ci salva, una modalità attraverso cui
avere una conoscenza salvifica (grazie alla sua parola e al suo
insegnamento)? “Io sono la Via, la Verità e la Vita”, ha detto
Gesù. E’ Lui dunque - la sua parola, il suo insegnamento - la via
per conseguire la Vita – la vera vita, la vita senza la morte, la
vita eterna; dunque la salvezza; così come è Lui la Verità - la
conoscenza vera, del Vero; ed è sempre Lui la Vita - la salvezza
dalla morte, dalla corruzione, dalla perdizione.
La Via – la strada
giusta e il cammino da compiere - che porta alla vita eterna passa
attraverso la verità e il suo segreto sta nella conoscenza della
verità e nel seguire la verità. Occorre conoscere e seguire la
verità per avere la Vita, per salvarsi. Conoscere la verità e
seguirla significa conquistare la Vita.
Attraverso Cristo e la
sua parola si ottiene la conoscenza della verità; e con questa –
conoscendo e seguendo questa - si ottiene anche la Vita. Si può
dunque dire che anche per il cristiano e per l'insegnamento
cristiano la via della conoscenza è la via della salvezza; e che la
via della salvezza sta nella conoscenza. Ricordiamo che la
conoscenza è la gnosi (i due termini indicano, nelle loro due
diverse lingue, la stessa cosa) e traiamone le conseguenze.
Certo, una differenza
c'è. Abbiamo detto conoscere e seguire. Conoscere e seguire
la verità, conosce e seguire la parola di Cristo. La parola di
Cristo insegna e ci fa conoscere, oltre alla verità, anche la
speranza e la caritas. La vera fede comprende anche la
speranza e la caritas. Se si conosce la verità e si è
convinti che è la verità si opera anche nel senso da essa indicato.
Si crede anche che il proprio futuro è bene (speranza)e si opera per
il bene degli altri (caritas).
Se si
conosce (la verità) ma non si opera (nel senso fattoci conoscere
dalla verità) non c'è vera conoscenza. Se si pensa di salvarsi solo
per il fatto di conoscere, di avere la conoscenza (della verità)
senza comportarsi in conformità della verità, c'è solo presunzione.
C'è solo senso di superiorità - io conosco e tu no; io mi salverò e
tu no - aristocratico ed elitario. Questo era proprio dello
gnosticismo o di alcuni settori di esso.
Ma lo gnosticismo (le
religioni gnostiche; le teorie e i miti specifici delle teologie e
delle filosofie che storicamente vanno sotto quel nome) non è la
stessa cosa della gnosi. La gnosi, abbiamo detto, è la concezione,
in senso generale, che la conoscenza vera e illuminante ci dà la
salvezza. Alla luce di tale definizione e distinzione, lai
differenza tra cristianesimo e gnosi viene ad essere più apparente
che reale. Infatti, pèr il cristianesimo la parola di Cristo -
identificata con la conoscenza del vero - e la fede in Cristo danno
la salvezza; dunque anche per il cristiano è la conoscenza del vero
(identificata con la parola di Cristo) quello che ci salva. Per cui,
in definitiva, il cristianesimo è anch'esso una forma di gnosi, è
una religione basata sulla gnosi. Vediamone, qui di seguito, con più
precisione gli elementi..
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...e la Luce risplende tra le tenebre
....e la Luce venne nel mondo (C.D. Friedrich
"Neubranderburg")) |
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Gli
elementi di gnosi nel Cristianesimo Così stando le
cose, il Cristianesimo, nonostante la sua opposizione totale e
frontale storicamente fatta avverso lo gnosticismo, si presenta
anch’esso come una religione fondata sulla gnosi. Il Vangelo
secondo Giovanni, in particolare, appare tutto informato a questa
linea di una gnosi cristiana, di una conoscenza salvifica; una
conoscenza data, sì, dalla parola di Cristo ma pur sempre una
conoscenza: Leggiamo in Gv. 1, 1-9: “In principio era il Verbo ed
il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio... In lui era la vita e
la vita era la luce degli uomini” La Vita (la vita eterna, la
non morte, la resurrezione; la salvezza, insomma ) sta, dunque,
nella luce – nell’illuminazione interiore, nella conoscenza -, dice
Giovanni, che poi prosegue: “E la luce risplende fra le tenebre
ma le tenebre non l’hanno ricevuta... (Giovanni il Battista)
venne... per rendere testimonianza alla luce. La luce, quella
vera, che illumina ogni uomo venne al mondo”
|
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C.D.Friedrich "Croce nella montagna" |
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Le parole di quest’ultima frase sono chiarissime.
Certo, qui Giovanni si riferisce alla venuta al mondo di Gesù
Cristo; ma le parole che egli usa ("la luce venne nel mondo")
richiamano subito a mente i concetti gnostici circa la Luce
potentissima, la Madre Celeste, la Pistis Sophia
inviata, venuta sulla terra per salvare l’uomo. Cosicché il Vangelo
di Giovanni - così diverso dagli altri tre, quelli sinottici -
appare portare nel suo intimo un segreto esoterico, quello di voler
conservare una linea di continuità, di voler fare da raccordo tra il
cristianesimo e la gnosi, tra il cristianesimo e le tante altre
illuminazioni e profonde intuizioni interiori che fiorirono in quei
tempi. In quel periodo la Luce di Dio stava per scendere nel
mondo, stava per entrare nella storia; ci fu allora tutta
un’esplosione, qua là, di questi bagliori della verità, filosofie,
dottrine, insegnamenti L'archetipo della discesa della luce, il
presagio della venuta del Messia, sempre presente nel fondo del
cuore degli uomini e nell'inconscio collettivo in quei tempi, brillò
in tutta la sua potenza. E anche il Vangelo di Giovanni con le sue
parole così misteriosofiche aderisce appieno a tale archetipo, ne
conserva il ricordo e lascia trasparire il segreto di una sua
concordanza di fondo con quei bagliori, con quelle intuizioni, con
quelle dottrine
.Del resto, nell’insegnamento della Chiesa
cristiana, sin da primi Padri, la fede si è sempre accompagnata alla
conoscenza e viene completata da essa. “Intellige ut credas,
crede ut intelligas” dice S. Agostino; e S. Anselmo “Fides
qærens intellectum”. La fede è strettamente collegata alla
conoscenza del vero e non può prescindere da essa. Fede e conoscenza
procedono insieme, costituiscono un binomio inscindibile. La
conoscenza del vero porta alla fede, come altrettanto, nel
procedimento inverso, la fede porta alla conoscenza del vero, alla
gnosi: alla "Luce" di cui parla il Vangelo di Giovanni.
|
|
Per il cristianesimo la parola di Gesù ne è
l’anello di collegamento e la chiave. E' questa sua parola quello
che salva e questo perché credere in Gesù e nella sua parola - la
fede, cioè - ci dà la Verità, la conoscenza del vero, ci illumina, è
la Luce Tra i Padri, Origene soprattutto fa notare
che i Cristiani hanno ricevuto il dono non solo della fede ma,
attraverso lo Spirito Santo, anche quelli della sapienza e della
scienza. Nel suo scritto "Contra Celsum" si legge. “La
Sapienza divina, che è distinta dalla fede, è il primo dei carismi
di Dio;... il secondo... è quello che chiamano conoscenza (gnosi);
il terzo, poiché bisogna che anche i più semplici vengano salvati,
... è la fede. Per questo S. Paolo ha detto <all’uno sarà dato
dallo Spirito il discorso della sapienza, all’altro quello della
conoscenza, all’altro quello della fede> (1 Cor. 12,
8-9)”. |
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I “segni” della gnosi sono
“l’inconscio segreto” del cristianesimo Tutto questo
profondo “segreto” del cristianesimo - questa sua seconda e segreta
anima esoterica, il suo essere una religione di gnosi - traspare qua
e là nei secoli in tante manifestazioni, in mille piccoli sintomi,
inavvertiti ma ben presenti, anche se poi si affretta a nascondersi,
a tornare latente e nel buio, quasi avesse paura di farsi vedere, di
farsi notare troppo; di essere accusata di eresia e di incorrere
nell’Inquisizione. Tanti ne sono i segni e facciamo un esempio
per tutti, la pittura. L’evento della Pentecoste (figg. 34 e 34
bis), tanto per cominciare, con la discesa dello Spirito Santo su
Maria e sugli apostoli adunati nel cenacolo: Lo Spirito Santo –
terza persona della Trinità, Dio stesso dunque, in uno dei suoi modi
di essere, simbolo proprio della sapienza divina e dell’infusione
della conoscenza e che tanto ci ricorda gli eoni (34) dello
gnosticismo, anche se non è propriamente tale – sta a
rappresentare l’importanza che sapienza e conoscenza hanno nella
religione cristiana. E’ dopo questo avvenimento e questa infusione
di sapienza che gli apostoli si fanno missionari e diffondono nel
mondo il messaggio evangelico, la Buona Novella, la Verità, la
conoscenza salvifica, fonte di Vita eterna. “Apparvero a essi
quindi come delle lingue di fuoco separate e si posarono sopra
ciascuno di loro. Sicché tutti furono ripieni di Spirito Santo e
incominciarono a parlare lingue diverse, secondo che lo Spirito
Santo dava ad essi di esprimersi”. “Parlare lingue diverse” in
questo contesto sta a rappresentare, secondo la migliore
interpretazione della Chiesa, non tanto un fenomeno paranormale di
xenoglossia quanto il carisma sapienziale del parlare, rispondere e
trattare alla pari con tutti, secondo le necessità di ognuno e del
caso; non solo dunque con la gente del popolo e le persone semplici,
quali erano anche loro, gli apostoli, ma anche con filosofi,
sacerdoti, letterati e altre persone superiori di cultura con cui
avessero avuto a che fare: come S. Paolo, che parlò agli efesini e
al poi mondo fig: 34 ter) . E per questo occorre una sapienza
infinita. |
|
Icona della Pentecoste

Altra icona della Pnteecoste. Ivolti estatici guardano
allaLuce in alto

S. Paolo, "l'apostolo delle genti". La sua predicazione
diede una dimensione universale alla Chiesa di Gerusalemme
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Se noi osserviamo le raffigurazioni sacre della
Pentecoste, possiamo notare come al centro della cerchia dei
personaggi, raccolti nel cenacolo e in attesa dell’evento, c’è la
Vergine Maria, la Madre di Dio come pure è chiamata (18) ; ed
è su di essa che la fiamma (o la colomba, a seconda delle
raffigurazioni) dello Spirito Santo discende innanzitutto e in tutta
la sua pienezza, mentre sugli altri apostoli si posano delle
semplici,più piccole lingue di fuoco. Questo particolare della
rappresentazione iconografica non è casuale, è invece emblematico e
di grande importanza perché sta a rappresentare come la Sapienza
anche nel cristianesimo, in alcuni suoi momenti e in talune pieghe
del suo pensiero, si presenta con risvolti al femminile(fig.35). Un
femminile divinizzato dalla discesa dall’alto dello Spirito, che da
un lato, in coppia con lui, può ricordarci le Sizigie dello
gnosticismo. Ma che soprattutto; in questo suo essere femminile ci
richiama alla mente la figura (e la concezione gnostica) della
Sophia (fig. 35 bis).
In proposito e in questa e altre analoghe
raffigurazioni,, è notevole pure notare l’importanza che il
femminile assume anche nella religione cristiana. Di questa carica,
di questa potenza sapienziale viene investita innanzitutto la
Madonna, la Madre di Dio, quasi ad indicare un suo primato e una
spettanza sua propria. “Nel grembo della madre è la Sapienza del
Padre”, viene pure detto. Un tratto matriarcale, un vero "fossile
vivente", residuo di archetipi religiosi dominanti tra le antiche
popolazioni del bacino del Mediterraneo orientale, che pure
ritroviamo tuttora sotterraneamente qua e là nella religione
cristiana e apertamente in quella di rito ortodosso
orientale. |
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Icona della "Madonna del segno". La Madre di Dio porta il
Logos nel suo grembo, E' in pratica una raffigurazione della
Sophia
Altra icona della "Madonna del segn" Il "segno" è
l'indicazione del ruolo |
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Voglio ricordare in
proposito come una mostra monotematica di icone russe - tenuta
quaqlche anno fa (nel 1999) sotto il titolo di “Sophia, la Sapienza
di Dio” proprio in Vaticano, nel “braccio Carlomagno” del
colonnato del Bernini - ha mostrato ed ha confermato una volta di
più la sussistenza di questo ed altri archetipi profondamente
nascosti, esistenti in seno al pensiero cristiano.
Il cristianesimo è
sorto, sì, come nucleo iniziale, dalla Chiesa di Gerusalemme. di
origine ebraica e semitica e dunque improntata a un pensiero
patriarcale, ma ha profondamente risentito anche dell’epoca e
dell’area geografica in cui si è di diffuso, che erano intrise del
pensiero ellenizzante. Il pensiero e l'insegnamento romano paolino
hanno poi riportato al maschile la religione cristiana ufficiale,
nel suo livello cosciente e di superficie.
Questi femminili e matriarcali sono archetipi -
comportanti, non lo si può negare, una certa qual ambiguità di fondo
- che corrono lungo i due binari e i due filoni di pensiero di cui
abbiamo parlato: quello della Sapienza-Sophia, potenza divina
salvatrice (attraverso la gnosi), vista appunto al femminile; e
quello della religiosità matriarcale orientale, che vede (e sente, e
trova) il divino non in un atto maschile creatore (come vogliono il
pensiero religioso semitico prima e poi quello cristiano) ma in una
forza generatrice e nutrice (“la Madre degli uomini”; “la Madre di
Dio”; la Madre Terra), cioè al femminile.
|
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Ricordo ancora un'altra delle icone che si sono
potute ammirare nella mostra di cui ho detto sopra, intitolata
proprio “Sophia, Sapienza divina” (fig, 36). Il quadro è dominato da
una figura androgina (volto femminile, corpo maschile), purpurea
(colore regale), incoronata e alata, che siede sopra uno scranno
pure regale. Questa figura è iscritta in un cerchio, segno della sua
autonomia cosmica. Dietro e in alto (simbolo dell’ascendenza e della
sua provenienza), c’è il Padre (Dio Padre) con le braccia aperte,
segno che quella creatura divina discende da lui. Attorno, in alto,
angeli. In basso, ai lati della figura divina dominante, a sinistra
la Madonna, a destra Giovanni il Battista. Vi è dunque una ambigua
ma evidentissima distinzione tra questa figura divina - che è al
femminile - e quella della Madonna, tale da non farle
confondere. E' quella figura divina l'archetipo a cui accennavamo.
Questa icona richiama
quell'altra classica della Deesis (19) , senonché qui
al posto del Cristo c’è questa figura della Sophia, circoscritta
nella sua trascendenza, quasi fosse un eone. |
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fig. 36 |
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Analoga è la raffigurazione nell’icona di cui alla
fig. 37. Questa Madre di Dio-Sophia, assisa su uno scranno
primaziale, tiene sotto i suoi piedi il mondo: il Padre, dunque, lo
ha consegnato a lei. La sua figura è più luminosa delle altre e
tutta la rappresentazione è incentrata su di essa; dunque è
attraverso questa immagine luminosa della Sapienza-Conoscenza che si
arriva al Padre, è lei che ci fa conoscere il Padre (che le sta
dietro). Appare così evidente la natura immediata e diretta del suo
rapporto con il Padre (“emanazione”) e il primato che ne ha in suo
nome. A raffronto di questa Figura centrale e accentrante su di sé
tutta l’osservazione, anche la Madonna storica (la madre di Gesù)
appare come figura laterale, creaturale (al pari del Battista). Il
Figlio è iscritto nel seno di questa Madonna laterale, e questo pare
il segno di una generazione o emanazione ancora successiva,
cosicché, a una lettura complessiva del quadro, è veramente forte la
tentazione di ricollegare tutto questo alle idee gnostiche degli
esseri divini (“eoni”) successivamente ordinati in scala
discendente. Questa seconda raffigurazione 37 ci ricorda
ancora di più la rappresentazione della Deesis; ma allora, proprio
per questo, altrettanto di più ci colpisce il fatto che il Figlio –
“generato e non creato” – qui è stato sostituito al centro della
scena dalla Sophia. I due pensieri teologici quello cristiano e
quello gnostico, a prima vista discordanti e incompatibili, in
effetti lo sono solo in apparenza: il raccordo è dato dalle già
menzionate parole di Gesù “Io sono la Via, la Verità la
Vita”. |
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fig. 37 |
fig.
38 |
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fig. 39 |
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Ma la raffigurazione che più ci fa pensare (e
ci rende inquieti) su questo ambiguo rapporto di scontro/rigetto, da
un lato, e collateralità/contaminazione, dall'altro, tra
cristianesimo e gnosi è proprio la raffigurazione iconica della
"Madonna del segno" di cui abbiamo già parlato, che porta iscritto
nel seno il Figlio e altre sue raffigurazioni con diversi altri
titoli e simbolismi. Al riguardo, si osservino innanzitutto le
figg.40, 41 e 42. In queste c'è veramente la "nostra" Madonna, la
madonna "tradizionale" cristiana: quella che guarda con la tenerezza
di una madre suo figlio Gesù (fig. 40 "Madonna di Vladimir o della
tenerezza"), quella dal viso doloroso perché già ne conosce e soffre
per il suo destino di passione, mentre il figlio - che normalmente
guarda a sua madre con amore - qui volge il capo spaventato verso
angeli, in alto a destra e sinistra, che portano i segni della sua
crocifissione (fig. .41 "Madonna della passione"), e anche quella
che comunque ce lo indica come la via, il Vangelo, da seguire (fig.
42, "Madonna oghiditria") . Si osservi poi la fig. 43. Madonna
del segno. appunto. Quel suo “contenere in sé” il figlio Dio e poi
la regalità e solennità della sua espressione, con gli angeli
laudanti e al suo servizio intorno affermano un suo primato. Questo
quadro sembra dire che, prima ancora del Dio suo figlio e "dietro"
(per così dire) di Lui c’è questa misteriosa “Madre". In
questa figura veramente la Divinità si presenta come “Madre di Dio”
e “Grande Madre”, cioè in chiave matriarcale. Ci ricorda tanto quel
misterioso “Spirito della Valle”, quel “Vuoto”, che
sta dietro e prima di ogni cosa, da cui parla il Tao The King, il
teso sacro del taoismo (20). Tutte le dottrine
sapienziali si ritrovano tra loro, nei loro simbolismi, nei
loro oscuri parlare. |
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fig. 40

fig. 41

fig. 42
fig. 43 |
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Ma infine vediamo ancora come in una ulteriore
icona (fig. 44) il Figlio addirittura è iscritto non più nel seno
della Madonna, come è nella rappresentazione della "Madonna del
Segno", ma in quello della Sophia, che lo porta avanti a sé e lo
mostra, proprio come un simbolo di salvezza da accogliere. Il
Figlio, portatore di Verità salvifica e Verità salvifica lui stesso,
(“Via, Verità e Vita”), discende, emana dalla Madre della Sapienza,
dalla Conoscenza, questa è la sua vera (segreta, esoterica)
ascendenza. Maria è solo la madre terrena di Gesù, ne è la madre
sotto l’aspetto pubblico ed ecsoterico: questo sembra essere il
messaggio del quadro. Nella stessa icona, l’insieme di angeli
raccolti intorno a questa Sophia (che ci mostra e ci dà la Luce del
Vero, il Figlio) appare, a sua volta, sottintendere l’idea di un
Pleroma cosmico piuttosto che una consueta natività di Betlemme.
Sotto l'icona ci sono un pensiero e una rappresentazione fin troppo
apertamente gnostici. |
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fig. 44 |
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Residui e contaminazioni di antichi modi di
pensare, archetipi di altre religiosità, certamente estranei al
nocciolo del cristianesimo e perciò ufficialmente dichiarati eretici
e rigettati ma che appaiono sopravvivere e sfuggire talvolta dalle
maglie e dal rigido controllo di una ferma ortodossia e che vengono
alla luce periodicamente e occhieggiando qua e là tra le pieghe di
un pensiero indubbiamente complesso. In conclusione, la religione
cristiana ci appare essere una religione di tipo misterico, con
ampie venature anche di elementi gnostici. La discussione è
aperta.
Bibliografia Raffaele Pettazzoni I Misteri. Saggio di
una teoria storico-religiosa, Lionello Giordano, ed., Cosenza,
1997 Henry Charles Puech (a cura di) Storia delle
religioni, vol. 8°, Gnosticismo e manicheismo, Laterza, Bari,
1977 Nicola Turchi Le religioni dei Misteri nel mondo
antico, Fratelli Melita, Genova, 1987 G. R. S. Mead
Gnosticismo e cristianesimo delle origini, Fratelli Melita,
Genova, 1988 Ernesto Buonaiuti Lo gnosticismo, storia di
antiche lotte religiose, Fratelli Melita, Genova, 1987 Manlio
Simonetti (a cura di) Testi gnostici cristiani, Laterza,
Bari, 1970 Etienne Gilson La filosofia nel Medioevo. Dalle
origini patristiche alla fine del XIV° secolo (cap. 1° I Padri
greci, Cap. 2° I Padri latini), La Nuova Italia, Scandicci
(Firenze), 1973 Giovanni Bonanni (a cura di) Il Pimandro
di Ermete Trimegisto, Atanor, Roma, Le Garzantine
Enciclopedia delle religioni, Garzanti, Milano, 2000 Le
Gerzantine Enciclopedia della filosofia, Garzanti, Milano,
1999
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NOTE
(1) Gv, sta a indicare il
Vangelo secondo Giovanni
(2) Cr sta ad indicare la 1^
lettera di S.Paolo ai Corinzi
(3) Ts indica la 1^ lettera di S.
Paolo ai Tessalonicesi (La città di Tessalinica è l'attuale città
greca di Salonicco
(4) Mt sta ad indicare il
Vangelo secondo Matteo. Mr indica il Vangelo secondo Marco
(5) At sta ad indicare gli
Atti degli apostoli. Eb indica la 1^ lettera di S.Paolo agli
ebrei.
(6) Lc insica il Vangelo
secondo Luca
(7) Per la
verità, alcuni autori cristiani e anche diversi studiosi attuali
fanno risalire le filosofie e le dottrine gnostiche a diverso tempo
prima di Cristo e alle sette ebraiche degli Esseni, dei Samaritani,
degli Ebioniti e degli Elkesiti. Taluni studiosi vi fanno rientrare
addirittura l’insegnamento di Pitagora e dei pitagorici e quello
dell’ermetismo egizio (anche se la figura di Ermete Trismegisto è
piuttosto mitica e se gli scritti della raccolta che va sotto il
nome di Corpus Hermeticum risalgono a non oltre il III° sec. d.C.).
Quanto alla fine dello gnosticismo, il termine che abbiamo posto
riguarda l’Impero romano d’Occidente e il mondo della Chiesa romana.
In oriente invece se ne hanno invece ancora tracce nell’VIII° sec.
d.C. nel mondo bizantino e m Mesopotamia. La religione mazdea poi è
tuttora vivente, sia pure come piccola enclave nel mondo islamico
del sud dell’attuale Iraq; quanto alla religione manichea, essa era
ancora presente, nei sec. IX° e X° d.C., legata anche alle vicende
politiche locali, nelle regioni a cavallo tra l’Iran e il Turkestan
attuali, ai confini della Cina. Tuttavia lo gnosticismo vero e
proprio è quello del periodo definito nel testo dell’articolo
(8) Ma anche
verso oriente, come si è visto nella nota precedente, nelle aree
dell’Armenia, della Mesopotamia, della Persia, della Parthia, della
Battriana e della Ossezia (corrispondenti, queste ultime due,
all’attuale Asia centrale russa)
(9) Questa
vicenda, così riassunta, è tratta dal Libro segreto di Giovanni, un
papiro trovato in Egitto nel 1895 (pubblicato solo sessant’anni
dopo), ma, nella sua sostanza e al di là delle tante varianti
secondarie, corrisponde al pensiero, alla dottrina e al racconto
anche degli altri testi gnostici.
(10) Da
pneuma, che in greco significa “respiro”, "soffio" e dunque anche
“spirito” (11) Da psichè, che in greco significa
anima (n.d.A.) (12) Da ilè, che in greco significa
materia
(13) Ireneo,
Ippolito, la scuola di Alessandria con Clemente, Giustino, Atenagora
e lo stesso Origene, anche se quest'ultimo fu in sospetto di eresia;
e poi i Padri di Cappadocia Eusebio, Gregorio il Teologo, S.
Basilio, Gregorio di Nissa, Nemesio; e ancora Dionigi, Giovanni
Damasceno
(14) Tertulliano,
Arnobio, Lattanzio, S. Ilario, S. Ambrogio, S. Agostino
(15)
Opera, direi, dello Spirito Santo (o della “Sophia”, direbbero gli
gnostici)
(16) Faccio
presente che, dicendo queste cose e pur credendo personalmente in
esse, nel momento in cui le offro qui al lettore lo faccio
oggettivamente e non le affermo come verità filosofiche assolute in
sé e per tutti valide ma che mi limito a riportare l’insegnamento
della dottrina cristiana, perché di questa sto parlando
(17) Come si è
già detto nel testo, gli Eoni nello gnosticismo sono Esseri
divini, emanazioni che procedono da Dio, e intermedi fra lui e gli
uomini. Nel loro insieme costituiscono il pleroma, cioè la
“pienezza di Dio”. Procedono per coppie, dette sizigie,
maschile + femminile, la prima sizigia generata da Dio le altre
dalla sizigia precedente. Essi hanno una natura divina (al contrario
dell’uomo che non ha questa natura ed è fatto di materia; l’anima è
una scintilla divina, essenzialmente diversa e imprigionata nel
corpo) che possiedono in misura sempre decrescente man mano che
discendono in emanazioni successive, sono gerarchicamente
sottordinati a Dio e tra di loro.
(18) Parleremo
appresso della valenza di questo appellativo
(19) La
Deesis o Intercessione è una tipica rappresentazione iconica
con il Cristo al centro e ai lati la Madonna e S. Giovanni Battista
in atteggiamento di preghiera, che intercedono presso di lui per
l’umanità
(20)
Vengono infatti qui a mente alcune enunciazioni del Tao Te
King: “Lo Spirito della Valle non muore: è chiamato <la
femmina misteriosa>. La porta della femmina misteriosa è la
radice del cielo e della terra”. Qui il cielo è il dio creatore,
la terra è la sua creazione. Ma il misterioso “Spirito della
Valle” è ancor prima.”. Il Tao è vuoto ma inesauribile nell’uso e
non trabocca mai. Com’è profondo! Sembra l’Avo di tutte le cose...
Io non so di chi sia figlio: sembra anteriore al Sovrano
celeste”. Anche qui sembra esservi una misteriosa “Madre”,
un “Vuoto da cui tutto trabocca” ancor prima di Zeus, il re degli
dei. Indubbiamente il Sacro che è nel cuore e nell’intuizione degli
uomini ha matrici e profondità, ha archetipi e modi di sentire
uguali in tutto il mondo
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