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    LE PIUME DI MARCO
  
SECONDA PARTE

       Graziella e Athos Mancini

 
 

  Una “firma” postuma
Passano gli anni, passa il tempo (per noi), cambiano le nostre cose ma non per Marco, che continua a inviare i suoi messaggi, con i quali fa comprendere che egli c’è sempre e che il suo affetto e il ricordo dei suoi cari e per le persone del mondo in cui fu di passaggio e la sua presenza vicino a loro non mancano mai. Messaggi che sono poi segni straordinari, manifestazioni incredibili della sua personalità e della sua identità e prove piene della sua tuttora esistenza e della sopravvivenza che vi è dopo la morte.
Nel dicembre del 2006, trascorsi i trent’anni dal suo trapasso, il corpo di Marco è stato riesumato, come da regolamento comunale cimiteriale, e cremato ed abbiamo messo le sue ceneri sotto un albero del nostro giardino.
Davanti alla tomba di Marco avevamo fatto mettere, come avviene sempre, una lapide col suo nome e i suoi dati di nascita e di morte e, sopra, la sua fotografia in porcellana.

 

Marco Mancini

 

La "firma" MARCO trovata  sul retro della sua fotografia in ceramica posta sulla sua lapide

 

Tolto il corpo e demolita la tomba, anche questa lapide è stata levata via. Però noi non volevamo che quella immagine con il suo volto fosse gettata via e andasse persa  e così c la siamo fatta consegnare quella foto in ceramica.
Ebbene, con nostra somma meraviglia, abbiamo visto che sul dietro della ceramica e della fotografia c’era la scritto a matita il nome MARCO, il nome del nostro figliolo. Era scritto proprio così, in stampatello e con tutte le lettere in maiuscolo, leggermente digradanti, come grandezza, dall’iniziale M verso la finale O; come si può vedere dalla fotografia che ne abbiamo fatto e che viene riportata qui a fianco.
 

Ora, se teniamo presente che gli scritti a matita sono fatti di grafite, molto volatile e facilmente cancellabile, se ne deduce che non è possibile che una tale scritta, esposta alle intemperie, al sole, alla pioggia, all’umidità del cimitrero per tanto tempo – se fosse stata normale, fatta da qualcuno al momento della sepoltura del corpo trent’anni prima – potesse restare così nitida e immodificata, senza sbavature e senza sbiadire e cancellarsi, almeno in parte Inoltre, il cognome Mancini e il numero della tomba, identificatori della tomba stessa e della persona ivi sepolta, risultano scritti, a suo tempo, con inchiostro rosso; perché allora il nome sarebbe a matita?

Ma lo straordinario di questo episodio e la prova definitiva della provenienza da lui e dal mondo trascendente di quel suo nome così trovato non sta solo e non sta tanto in queste considerazioni sulla volatilità nel tempo di quella scritta, già di per sé notevoli e convincenti, quanto piuttosto nel fatto che quel nome MARCO, scritto in quel modo, costituisce una vera e propria sua "firma"; una firma che lui ha voluto lasciare e una prova di identità che lui ha voluto dare di sé. Infatti, come si vede dalla immagine riportata in alto qui di lato, il suo nome, scritto allo stesso modo, identica calligrafia e stessi caratteri, tutti in stampatello e lettere maiuscole, un po’ degradanti verso la fine, fatto anch’esso a matita, lui l’aveva già scritto in vita, è stato ritrovato sul foglio di un suo diario di scuola, dove appunto aveva inscritto in un cuore questo suo nome MARCO insieme a quello di una ragazza, LAURA, che probabilmente doveva essere un suo primo giovanile e innocente amore.. Come si può vedere dalla comparazione delle due le immagini, che riportiamo nella figura in basso qui di fianco, qui riprodotte, il nome MARCO trovato dietro la foto di ceramica e quello scritto a suo tempo da lui sul diario sono del tutto uguali.

 

Il nome Marco , scritto da lui in vita nel suo diario scolastico

 

 

Confronto diretto tra la scritta  MARCO  trovata sul retro della fotografia in ceramica posta sulla lapide e il suo nome scritto quando era  in vita

E’ da aggiungere, a completamento dell’episodio, che tre sensitive, alle quali è stata mostrato quel nome così scritto dietro la foto, hanno concordemente affermato – pur non sapendo nulla l’una dell’altra – che esso (cioè quel nome a matita posto sul retro della ceramica) vi era stato impresso dallo stesso Marco la mattina dell’esumazione.
Certo, per gli scettici che non credono nella medianità e nelle capacità dei sensitivi di comunicare con l’aldilà, queste dichiarazioni e parole non significano e non dimostrano nulla e tante sono le obiezioni che essi sarebbero pronti a sollevare. Per noi, invece, tali dichiarazioni, forse di per sé sole insufficienti,hanno invece un grande valore, perché fanno da complemento e da completamento dell’episodio, acquistano forza e sono convalidate dalle considerazioni sopra fatte e, a loro volta, danno loro forza e le convalidano; sono, per così dire, “l’anello di congiunzione” della spiegazione. Fanno capire che Marco, al momento della esumazione del suo corpo, ha voluto dare un segno della sua presenza e della sua partecipazione, come se ci avesse voluto dire “mamma, papà ci sono sempre, io sono quì”, attraverso quella sua firma uguale a quella che aveva fatto quando era in vita.
 

 Ancora altre piume
Il 19 settembre 2006 il nostro primogenito, Fabrizio, fratello di Marco ha trovato un grande piuma turchese – era lunga 16 cm. – nel sottopassaggio della stazione del comune di  Cortona . In quel luogo, un sottopasso ferroviario, naturalmente non vi sono abitazioni, negozi o altro da cui possa essere uscita una tale piuma.

Il giorno successivo 20 settembre, sempre Fabrizio ha trovato un’altra lunga piuma (17 cm.), questa volta di color viola, in tutt’altro luogo e precisamente nel posto dove era avvenuto, tanti anni prima, l’incidente mortale di Marco. Anche questo, dunque, un segnale dal significato molto chiaro.

Un altro giorno, mi ricordo che io (Graziella) avevo messo sul fuoco del gas della cucina una pentola con dell’acqua e sale per cucinare; poi per un po’ me ne ero dimenticata, cosicché l’acqua bollendo era fuoriuscita e si era riversata sul piano della macchina a gas. Ebbene - come si può vedere dalla foto che subito ne ho fatto e che viene riportata qui a fianco - l’acqua salata, riversandosi nel piano dei fornelli, ha formato su di esso una macchia della forma precisa di una piuma, mentre inspiegabilmente tutto il resto del piano è rimasto pulito;non ne è rimasto sporcato come avrebbe dovuto essere.,  come appare dalla foto. Eppure l’acqua uscita fuori avrebbe dovuto riversarsi su tutto il piano di cottura perfettamente orizzontale e sporcarlo tutto! Le piume sono un segno di Marco, come sappiamo, e dunque quello voleva essere ancora un altro segnale della sua presenza.
Voglio aggiungere che quel giorno era ospite in casa mia una mia cara amica, che di lì a qualche giorno avrebbe dovuto subire una operazione abbastanza a rischio e che poi è riuscita bene. Non so se debbo interpretare quel disegno inviatomi da Marco oltre che come un segno della sua presenza anche come una rassicurazione e buon auspicio per quella mia amica e per quella sua prossima operazione. Dentro di me sono portata a pensarlo ma non voglio esagerare; comunque il segno di presenza c’è stato e questo è già di per sé abbastanza.
 

 

La piuma color turchese trovata dal fratello Fabrizio

La piuma color viola trovata sempe dal fratello Fabrizio

La macchia  a forma di una piuma formatasi sul piano dei fornelli dopo la  fuoriuscita dell'acqua dalla pentola

Il portachiavi col ciondolo a forma di pesce trovato da Fabrizio

Marco in vita col suo ciondolo a forma di pesce

Particolare della foto di cui sopra. Il ciondolo a forma di pesce, ripreso dalla immagine precedente

 

 

 Il ciondolo e il portachiavi
Ed ecco un altro episodio di presenza del nostro Marco e segno della sua costante partecipazione alla nostra vita e alle nostre vicende familiari, che evidentemente considera ancora anche sue.
Il 21 settembre 2006, il giorno successivo a quello del ritrovamento, da parte del fratello Fabrizio, della seconda piuma, quella viola, di cui si è detto sopra, sempre Fabrizio ha trovato un portachiavi attaccato a un ciondolo a forma di pesce, di colore turchese – uno dei colori preferiti da Marco,come sappiamo – con delle righe rosse; lo riproduciamo qui a fianco.

Ebbene, quel pesce del portachiavi era del tutto identico a un altro ciondolo che Marco usava portare al collo, come si può vedere da quest’altra fotografia. Anche La maglietta indossata da Marco è di colore turchese, il colore del cielo. E questa forse la spiegazione della sua preferenza per tale colore? Forse un sua presagio inconscio? Sappiamo, è stato più volte notato che chi va incontro a un tale, immaturo destino, sa inconsciamente di questa sua sorte e lo esprime, lo erutta fuori con simboli non compresi. Del resto, da piccolo, quando si ammalava, diceva che sarebbe morto giovane; il suo spirito già sapeva!
A proposito di questo ciondolo trovato, volendogli dare una interpretazione e un nome, sotto l’aspetto della fenomenologia paranormale, potrebbe essersi trattato di un apporto. Ma non è questa classificazione fenemenologica che qui interessa, l’importante e quello che ci commuove è questa nuova manifestazione e questo ulteriore ricordo di sé che Marco ha voluto inviare a suo fratello e a noi tutti.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Confronto: Marco col ciondolo, il portachiavi col pesce e la piuma turchese, colorre preferito da Marco

 Altri messaggi
Marco “ha parlato”, cioè si è presentato, molte altre volte attraverso la scrittura automatica di diversi sensitivi interpellati da noi. Ebbene,  non poche volte quella sua scrittura automatica si concludeva proprio con quella sua "firma" tipica MARCO, scritta al solito modo che già conosciamo, in lettere maiuscole e in stampatello, digradante verso la lettera finale O. Altre volte il messaggio datoci per scrittura automatica conteneva quel nome, scritto in quel modo, nel corso del testo. Tutto questo senza che il sensitivo sapesse niente di quella modalità di scrittura del nome di Marco. Si osservi, ad esempio, il messaggio, riportato qui di lato, che dice "MARCO faccio fatica"e che riporta anche il disegno dei suoi fiori, tipico di lui (di cui si dirà meglio appresso).

Ecco un esempio di questi messaggi, rilasciato attraverso un sensitiva di Pesaro, nel quale egli dice: “Sto bene grazie. E sono contento. Contento per voi. E spero di essere sto utile. E adesso vado. Ciao. MARCO”.
Questo messaggio, come si può vedere, è scritto con una calligrafia un po’ infantile, da ragazzo adolescente, quale era appunto Marco; una calligrafia che non è assolutamente quella femminile e di persona adulta, come è quella normale, propria della sensitiva che ha tracciato il messaggio.
 

 

Il messaggio di cui si parla qui a fianco

Altro messaggio di Marco, di cui si parla qui di lato

Il fiore tipico di molti messaggi di Marco

Il messaggio con la "firma" MARCO di cui si parla qui di fianco

 

Ma soprattutto il messaggio di cui ho parlato sopra presenta due altre caratteristiche, di cui parleremo meglio appresso, e cioè quel disegno di fiore, riportato di lato verso la fine, e il trattino verso l’alto finale delle lettere minuscole “o”, quando le parole che terminano con tale lettera (vedi, ad esempio, le parole “Sto”, “sono”, contento”, “spero”, ecc.) che caratterizzavano appunto la calligrafia di Marco quando era vivo. Riproduciamo qui di fianco un particolare del messaggio in cui è ben visibile il caratteristico fiore,

Anche in quest’altro messaggio, del quale riportiamo solo lo stralcio finale, da lui inviatoci nell’agosto del 1981 attraverso la scrittura automatica di una sensitiva di Fiesole, il nostro ragazzo si è firmato in quel modo, MARCO; ed a questo riguardo debbo precisare che in quel tempo ancora non eravamo in possesso e non conoscevamo quel foglio di diario, di cui si è detto, nel quale egli aveva scritto il suo nome (e “si era firmato”) in quel modo. Solo in seguito, trovato il diario, ci siamo accorti di questa somiglianza.
 

 

Altrettanto, anzi, ancor più straordinaria è l'immagine di sé, perfettamente somigliante, inviata da Marco a una sensitiva e da lei ricevuta e riprodotta per disegno automatico, insieme al messaggio, da lei ricevuto sempre per automatismo scrivente.

Il messaggio - scritto nel modo che sappiamo caratteristico di Marco, in lettere in stampatello maiuscole; e che nella riproduzione qui fattane è parzialmente tronco a destra, perché ricavato da una fotocopia che non ricopriva l'intera immagine - dice: "Cari, miei cari, ciò malgrado (malgrado la mia dipartita, probabilmente; n.d.C.) vi sono sempre vicino. Vorrei dirvi tante cose, mi capireste? Forse sì Vi dico soltanto che un giorno forse anche la scienza riuscirà a capire ciò che oggi comprende soltanto un solo sentimento: L'AMORE.   Bacioni MARCO".

                   

 

Un altro segno ancora. Eravamo nel 1991, il giorno dell’Epifania, il 6 gennaio, quando una nostra amica ha trovato in un sua agenda il messaggio che .viene riprodotto qui di fianco. L’immagine non è pulita ma è molto ombrata perché è stata tratta da una fotocopia che all’epoca venne fatta di quella pagina. Come si può facilmente leggere, il messaggio dice: “Ti auguro pace e bene, Marco”. È da dire che in quei giorni questa nostra amica era molto in ansia perché temeva per la salute della figlia, sulla quale le avevano dato notizie non troppo rassicuranti. Tutto poi si risolse bene e dalle parole di questo breve messaggio appare subito che Marco voleva appunto, rasserenare quell’ansia materna.
Questa amica ci ha poi portato questo messaggio in quanto l’ha subito attribuito al nostro ragazzo - sapeva infatti dei messaggi inviati da lui.
Uno scritto così, che nessuno aveva fatto e che così misteriosamente era comparso sulla sua agenda l'aveva fatta subito pensare a un fenomeno paranormale e a un intervento dell’altra dimensione. D’altra parte quella nostra amica non conosceva né aveva familiarità con altre persone che avessero quel nome Marco, l'unico che conoscevano con quel nome era il nostro ragazzo. .

Da un punto di vista fenomenologico e come classificazione - per quanto possa interessare questo aspetto, si deve essere trattato di un fenomeno di “scrittura diretta”, in quanto lo scritto si era formato da solo su quella pagina dell’agenda; da solo, cioè senza l’intervento di una mano umana o guidata dall’aldilà (o espressione da una frazione autonomizzatasi dell’inconscio o personalità seconda dello stesso scrivente nei casi non trascendenti ma psicopatologici), come avviene nei casi più ricorrenti - di alcuni dei quali ho sopra parlato,di scrittura automatica o di scrittura ispirata
 

 

Il messaggio di Marco di cui si parla qui di fianco (sopra) e un particolare dello stesso, con la scritta "pace e bene" (sotto)

In questa scrittura il nome “Marco” non è scritto tutto in stampatello e a caratteri maiuscoli, come era negli altri casi di cui si è parlato. Si nota tuttavia un’altra caratteristica che ci riporta anch'essa al nostro Marco e a cui abbiamo già più sopra accennato, perché sappiamo che essa era propria del suo modo di scrivere in vita. Mi riferisco a quella zampetta rivolta verso l’alto,contenuta nella “o” finale del suo nome; .e ad essa possiamo accostare anche l’analoga zampetta, sempre della lettera "o",(non usuale se non negli scritti infantili) che accompagna e con cui inizia la parole “auguro”.
Questa ed altre caratteristiche sono state ben rimarcate in una perizia grafologica a cui sono stati sottoposti questi messaggi di Marco, una perizia che ha evidenziato le somiglianza di questi messaggi tra loro e con la scrittura che egli aveva in vita.
Ne parliamo subito qui di seguito.
 

 I messaggi di Marco all’analisi grafologica
I messaggi inviati da Marco dalla sua nuova dimensione esistenziale e ricevuti per il tramite di sen-sitive diverse attraverso la scrittura automatica o anche talvolta per scrittura diretta sono stati da noi sottoposti ad esame grafologico a confronto sia tra loro sia con la grafia che Marco aveva e-spresso già nei suoi pochi anni di vita Questa analisi grafologica è stata effettuata da una nota e-sperta grafologa, aperta anche alle problematiche del paranormale (né poteva essere diversamente visto l’argomento della sopravvivenza che vi era coinvolto), la dottoressa Elisabetta Settembrini, che ne riferisce, accanto ad altri casi, in una sua pubblicazione (E. Settembrini Grafologia e psicologia edizioni Mediterranee, Roma).
In questo libro la Settembrini riferisce (pagg. 255 – 257) che tra i casi più interessanti da lei esa-minati vi era quello presentatogli da noi coniugi Mancini in riferimento, appunto, al nostro ragazzo così immaturamente scomparso e che poi si era ripresentato, come abbiamo già detto, attraverso la scrittura automatica di alcune sensitive.
Ci erano dunque pervenuti, tra l’altro, alcuni messaggi di Marco grazie alla sensitiva N. G. M. e così noi portammo alla suddetta perita grafologa, perché ne facesse l'esame, un campione di messaggio di Marco, che avevamo avuto attraverso tale sensitiva.
 

 

Il libro "Grafologia e psicologia" della perita grafologa Elisabetta Settembrini nel quale si parla, tra l'altro, del caso di Marco 

Qui lasciamo lil racconto  alla stessa Settembrini. Essa dice che era stata colpita “dai fiori che precedevano le parole del ragazzo nello scritto automatico”. Decise allora di recarsi da un’altra sensitiva, M., una giovane molto brava che lei conosceva bene perché la seguiva da molti anni e aveva analizzato molto materiale da lei prodotto per scrittura automatica. La Settembrini aveva una grande fiducia nelle capacità di conoscenza extrasensoriale di questa sensitiva, in quanto essa in questo modo (per scrittura automatica) aveva ricevuto e scritto una gran quantità di messaggi e comunicazioni, che per il linguaggio usato, i contenuti e informazioni date non potevano essere riportati a lei, essa non li possedeva e superavano le sue possibilità..
Recatasi, dunque da M., le chiese di mettersi in contatto con il nostro Marco e di averne un messaggio. La Settembrini precisa che la sensitiva M. sapeva di Marco solo che era nostro figlio – ci eravamo infatti conosciuti in precedenza – ma che nulla sapeva e nulla lei le aveva detto di quel fiore che spesso compariva nei messaggi del ragazzo e di altre particolarità grafiche, come ad esempio il nome scritto in stampatello, che vi aveva notato.
 

Ed ecco qui di lato, uno stralcio dell messaggio ricevuto da M. - dopo essersi immessa in contatto con lui, come richiestole; e, a fianco, uno stralcio del messaggio da noi ricevuto dalla sensitiva N.G.M., interpellata da noi. Si nota subito che in entrambi questi messaggi vi è quella caratteristica molto importante dei messaggi di Marco (e comune anche ai suoi scritti in vita) relativa alla lettera “o” con la zampetta verso l'alto, di cui abbiamo già parlato.
Ma, a questo specifico riguardo, lasciamo parlare la stessa perita grafologa, la quale fa notare che “in entrambi i messaggi oltre al particolare dei fiori ce ne è un altro” che li fa rassomigliare e cioè, appunto, “il trattino finale delle o che si riscontra“ nei messaggi ricevuti da entrambe le sensitive e che era anche “tipico di Marco bambino e adolescente come si può vedere” da uno scritto di Marco in vita, che viene ri-prodotto nel libro e che anche noi riproduciamo qui a fianco.
Osserva la perita grafologa “Non è possibile ipotizzare che quel tratto nelle (due scritture) automatiche (delle due diverse sensitive) sia casuale” “esso acquista invece importanza maggiore se s pensa che esso è anche presente nelle comunicazioni che da Marco giungono al medium Demofilo Fidani tramite scrittura diretta”. Demofilo Fidani è stato un  medium romano molto conosciuto, ora deceduto, del quale sono ricordate molte importanti produzioni medianiche ad effetti fisici (scritture dirette, voci dirette,, levitazioni, apporti) oltre alle comunicazioni ricevute e fatte per voce a incorporazione e per scrittura automatica.
Riproduciamo qui di lato, riprendendolo sempre da quel libro della Settembrini, lo scritto ottenuto da quel medium (per scrittura diretta e non scrittura automatica),  in cui si nota chiaramente quei trattini finali della o, caratteristici di Marco e non certo conosciuto da Fidani.

   

 

Il messaggio inviato da Marco alla sensitiva N.G.M. e quello inviato alla sensitiva M., messi a confronto e che mostrano le analoghe caratteristiche relative alla lettera "o"., ripreso dal citato libro di Elisabetta Settembrini

 

 

Il messaggio di Marco ricevuto dal medium Demofili Fidan, ripreso sempre dal citato libro di Elisabetta Settembrinii

Conclude Elisabetta Settembrini: “Questo caso è stato variamente commentato; alcuni credendo di sminuirne il valore hanno detto che ero stata io a trasmettere alla sensitiva M. (la medium di cui si è detto sopra, conosciuta e sperimentata più volte dalla Settembrini)  ciò che avevo in mente (cioè telepaticamente). Se così fossero andate le cose, questo confronto dimostra che la trasmissione del pensiero (cioè la telepatia) è una realtà tangibile e che forte è la capacità ricettiva della giovane sensitiva”.
È giusto che la grafologa, per stretto rigorismo scientifico, si mantenga in questi limiti, dicendo che, al limite, potrebbe essersi trattato di telepatia. Tuttavia, al di là di questo suo giusto rigorismo, da tutto il suo racconto e da tutte le sue parole traspare in tutta chiarezza che anche essa, sotto l'aspetto invece umano crede che, in questi messaggi e con queste caratteristiche, le cose vadano ben più in là di una semplice trasmissione telepatica del pensiero da mente a mente.
Noi, che non siamo costretti entro il recinto di quelle per lei giuste remore, pensiamo e siamo convinti e lo scriviamo che tutto quanto - questi molteplici episodi e messaggi inviati dal nostro Marco e quelle caratteristiche comuni che si ritrovano nei vari scritti da lui inviati e ricevuti dai sensitivi - mostra e anzi dimostra che quei messaggi vengono proprio dal trascendente e dal nostro ragazzo

 

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