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Felice
Masi |
articolo
originale per il sito web |
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La sapienza induista
Il pensiero induista, la filosofia e la sapienza di quei
popoli - che risalgono a tempi antichissimi, precedenti la stessa
pur giustamente celebrata filosofia greca e affondano le loro
profonde radici nei riti e nelle intuizioni dei Veda,
risalenti anche al X secolo a.C. e nelle speculazioni delle
Upanishad dei secoli VI e successivi - chiamano l’Assoluto, il
Tutto (Dio, diremmo noi, solo che nella nostra teologia semitico-cristiana Dio ha carattere e natura di “persona”) con il
nome di Brahman; e con il nome di Atman indicano la
scintilla di esso che è nell’uomo.
L’Atman è uguale al Brahman, recita quel pensiero,
sono una stessa cosa - come sostanza, beninteso, e fatte le dovute
proporzioni. Noi chiamiamo quella sostanza identica con il termine
di Spirito. È famosa la risposta, riportata nella Chandogya
Upanishad, che Uddalaka diede al figlio Shvetaketu, che gli
aveva chiesto chi fosse Dio, o meglio, secondo il loro pensiero,
quale fosse la Realtà suprema. “Tat tvam asi”, “Tu sei
quello”. Ma anche la tradizione sapienziale occidentale dice la
stessa cosa, che è ben espressa nel principio ermetico “come
Sopra, così sotto”.
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 L'Assoluto ed
eterno Essere Brahman

"Io sono colui che
sono". Dio esiste consapevole ed eterno nell'universo
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A sua volta, l'ulteriore riflessione introspettiva del
buddhismo non si limita a
dare un nomen – per poterla indicare – a quella Realtà
suprema, bensì si spinge, si inoltra anche a dire qualcosa
intorno ad essa, a cercare di capire cosa possa essere, in che
consista. Non sembri presunzione questa: se Atman =
Brahman, se lo Spirito dell’uomo è una scintilla di Dio, dello
Spirito divino, ecco che l’uomo, osservando dentro di sé, scendendo
nella propria interiorità e riflettendo sul proprio Sé e sulla
propria natura più intima, può dire qualcosa anche sul proprio
padre, da cui discende, di cui è un riflesso.
Con questa osservazione e riflessione interiore, l’induismo ci dice
che l’Assoluto è Sat Cit Ananda, dove Sat indica
l’esistenza, è il fatto di esistere: l’Assoluto, dunque, è “quello
che esiste”, è qualcosa che è. Così come Dio disse a Mosè,
manifestandoglisi nel roveto ardente, “Io sono colui che è”.
Cit è la coscienza, è la consapevolezza; consiste nel fatto
di essere coscienti e di avere consapevolezza di sé e di tutto ciò che
vi è, della realtà che sta
intorno. Ananda è la beatitudine, la gioia, è il senso
che si prova nel sapere e nel vedere, nell’eternità, che si esiste e
che si è; e che si “conosce”, si sa e si sente di essere, felicità
assoluta, “Io sono”.
Con la precisazione, per comprendere meglio
questo “stato”, che esistenza, coscienza e beatitudine nel mondo
divino, nella realtà di Dio non sono tre cose separate come lo sono
nel mondo della molteplicità e dell’uomo. Sono invece un tutt’uno,
una cosa sola. L’esistere, Sat, consiste nell’avere coscienza
e la coscienza, Cit, è essa stessa l’esistere. Esistere vuol
dire avere coscienza e avere coscienza significa esistere. Esistere
ed avere coscienza sono gioia – non “danno gioia”, sono esse stesse
gioia, sono il “colore” connaturato all’esistere e all’essere
coscienti.
Nella Realtà assoluta, divina Sat e Cit sono sempre
Ananda, Esistenza e Coscienza sono sempre gioia e beatitudine.
Nella realtà dell’uomo non sempre è così, l’esistere e l’esser
consapevoli può essere talvolta anche tormento, dolore, pena; o
indifferenza e neutra incomprensione. Sembra dunque in contrasto con
i concetti di Atman = Brahman, “Tu sei quello”, “Come Sopra così
sotto”. Ma ne vedremo in seguito il perché, perché ci appare così. |
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La realtà fondamentale
Dunque la Realtà Prima è Esistenza consapevole; e così pure la
scintilla di Dio che è in noi, il riflesso di Dio che è nell’uomo è
qualcosa che è e che è consapevole (noi esistiamo, l’uomo esiste e
siamo consapevoli). La realtà fondamentale – sia la nostra che
quella divina - lo Spirito, il Brahman e l’Atman
consistono, pertanto, e constano di esistenza e consapevolezza.
Dio è consapevole di tutta la Realtà; e lo è in un unico momento
eterno e con un unico atto.
Noi uomini, a nostra volta, siamo consapevoli di noi stessi e del
mondo che esiste attorno a noi, delle altre persone e delle cose che
sono in esso; ma ne siamo consapevoli con una molteplicità di atti
di coscienza, che ci vengono dati dalle miriadi percezioni che ne
abbiamo.
Questo in prima battuta e come immediata consapevolezza; perché
l’uomo è poi anche consapevole – ha coscienza – della propria
interiorità, del proprio sentire profondo; che se anche non sono
così immediati, tuttavia anch’essi si fanno strada verso la luce
della coscienza, vengono a consapevolezza. Ma anche di questo
parleremo dopo.
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Atman "il fiore di loto" = Brahman

Io sono la vite,
mio Padre è l'agricoltore e voi siete i tralci |
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Consapevolezza e
percezioni Così stando le cose e salvo quest’ultima
osservazione, se ora rivolgiamo, in particolare, la nostra
attenzione sulla consapevolezza dell’uomo, possiamo subito
vedere (e concludere) che questa consapevolezza nell’uomo si
traduce, in definitiva, nel concetto di “percepire”,
cioè nel fatto di avere delle percezioni: vedere, osservare,
udire, sentire attraverso i sensi; e poi anche gioire,
soffrire, sentire dei sentimenti. È questa, in termini umani
la coscienza. Consiste nelle sue percezioni e dipende da
esse.
Dunque nell’uomo la consapevolezza è strettamente correlata
ai sensi e a quello che questi gli mostrano, gli fanno
percepire e sentire, gli fanno apparire.
Le percezioni e la consapevolezza dell’uomo sono correlate
non alla Realtà assoluta ma alla realtà e alla vita terrene
e agli stimoli materiali che provengono da esse; e per come
i sensi le captano, le vedono e le fanno apparire.
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L'uomo, con la Mente,
vede vede la realtà - il mondo e l'universo, solo
attraverso la mediazione e la lettura che ne danno i
sensi.
(C.D.Friedrich
"Paesaggi serale). |
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Lo Spirito “vede” la Realtà, ha
consapevolezza della Realtà in modo immediato, nella sua
Verità, nella sua vera luce e per quello che veramente
è. Nell’uomo invece la realtà viene mediata dai sensi;
essa appare all’uomo per come i sensi gliela mostrano,
per come questi la interpretano, per come essa traspare
attraverso di essi e per come questi gli fanno credere.
Abbiamo detto all’inizio che Atman = Brahman.
Nell’uomo c’è una scintilla di Dio; e questa scintilla
di Dio è lo spirito che è (anche) nell’uomo. Per questo
è detto che ”Dio fece l’uomo a propria immagine e
somiglianza”. Questa scintilla originaria, questa
somiglianza danno (anche) all’uomo gli attributi dell’
Essere e dell’esistere consapevole. E dunque, anche
nell’uomo, in quanto spirito, c’è, in particolare, la
consapevolezza (di sé e di ciò che vi è intorno a lui)
Solo che, ripetiamo, nell’uomo questa consapevolezza non
è immediata e senza veli ma è mediata attraverso il velo
(e la percezione) dei sensi. Perciò la consapevolezza
diviene in lui consapevolezza del mondo e del proprio
essere e vivere nel mondo
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La Mente
L’uomo ha consapevolezza di questo attraverso la
propria mente. La mente rende l’uomo consapevole
della realtà (nei limiti in cui può esserne
consapevole). La Mente dunque è anch’essa capacità
di consapevolezza, è sempre una capacità di
consapevolezza, ma come può averla l’uomo, è la
consapevolezza propria dell’uomo. È sempre
consapevolezza ma non è quella dello spirito, che ha
lo Spirito e che è nello Spirito. È quella immessa
in un corpo materiale, che esiste nel mondo
materiale; e che dunque “vede” (tale mondo e se
stesso) attraverso i sensi del corpo e la loro
mediazione; per come e quanto essi gli fanno vedere
e credere attraverso le percezioni sensoriali e
materiali.
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Spirito e Mente: confronto e definizione
Ecco dunque la (profonda) differenza tra Spirito
e Mente; e nello stesso tempo la loro
(profondissima) affinità: entrambi sono
consapevolezza, coscienza di ciò che esiste, di
sé e della realtà che si ha attorno. Solo che
nella Mente questa consapevolezza è mediata, è
velata, è fuorviata dai sensi e dal corpo. Ma è
giusto che sia così, perché l’uomo deve vivere e
muoversi nel mondo materiale, in un mondo che è
materiale, e la consapevolezza deve essere
adatta a questo. Deve permettere all’uomo di
esistere – cioè di vivere – in questo.
Lo Spirito, di per sé, è il Sat – Cit
divino e immediato, che poi è con ciò stesso
Ananda, gioia, beatitudine, perché
l’esistere consapevole non può che essere tale
quando vive – quando è – alla lu-ce della
verità. Lo Spirito è l’esistere consapevole e
felice nella luce della Verità. Lo Spirito che
esiste ed è consapevole nella Verità e della
Verità eterna non può che essere felice,
gioioso, è gioia esso stesso.
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Le percezioni
sensoriali colorano la realtà per l'uomo e gli
consentono di vivere nel mondo.
(O.Redon
"Ritratto di Violette Heymann |
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La Mente è la stessa cosa
– un “esistere consapevole”; una
consapevolezza e coscienza di sé e di ciò
che è intorno - ma immessa in un corpo e che
vive in un mondo materiale. E che dunque
vede e sente attraverso la mediazione e il
velo dei sensi; attraverso le percezioni
dategli dai sensi.
Per questo la Mente e l’uomo, che vede e
sente attraverso di essa, vedono le cose per
come queste appaiono – per come queste gli
vengono fatte apparire – dai sensi. E in
base a queste percezioni e “letture” della
mente l’uomo si determina nel suo far e nei
suoi comportamenti; o meglio, la Mente in
base a queste sue interpretazioni fa
determinare l’uomo nel suo agire e nelle sue
risposte.
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La Maya tra illusione e realtà
Le cose e il mondo per come vengono così
visti, per come appaiono dai sensi, per
come vengono interpretati dalla Mente,
non sono dunque la Vera realtà, sono
apparenza e illusione, sono Maya, come
ci dice l’insegnamento induista, essendo
Maya la divinità che nasconde la realtà
con il suo velo e dietro il velo della
loro apparenza (del loro modo di
apparire alla mente e alle sue
percezioni).
Sempre per questo motivo (dell’apparenza
all’uomo della realtà attraverso la
mediazione e l’interpretazione che ne
danno i sensi) anche i sentimenti che
prova la Mente - i sentimenti che la
Mente ci fa provare – non sono sempre e
solo Ananda, gioia e beatitudine.
Possono essere anche dolore e
sofferenza, o anche noia e indifferenza
o tanti altri ancora, perché l’apparenza
sensoriale delle cose che ci vengono
fatte vedere e vivere, il mondo e il suo
modo di essere e il nostro vivere in
esso possono essere, cioè apparirci,
anche negativi.
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La
Maya circuisce e illude l'uomo con il
suo abbraccio, la sua lusinga e i
suoi veli
(G.Moreau
"Edipo e la Sfinge")

Talché
l'uomo resta immerso e sperduto in un
mare di nebbia
(C.D.Friedrich
"Il viandante nella nebbia") |
In effetti, il
nostro mondo e le cose che sono in
esso, ciò che di esso vediamo non
sono solo una pura illusione,
inconsistente. Sono anche una
realtà, sia pure relativa. Nel
momento in cui vivo in questo mondo,
esso è reale: pienamente reale. Se
batto la testa al muro me la rompo.
E alla fine muoio. Muoio a questo
mondo ma, anche se vado ad esistere
in un altro mondo, cesso di esistere
in questo mondo. Questo mondo dunque
per me (relativamente a me) esiste
ed è effettivamente reale quando e
finché vivo e sono consapevole in
esso e di esso.
Per questo motivo anche il dolore e
la sofferenza, la noia e
l’indifferenza – al pari della gioia
– sono reali; sono per me ben
percepibili e reali, quando - fin
quando - vivo sulla terra.
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LA SOPRAVVIVENZA NEL MONDO
EGIZIO
I diversi Piani
dell'universo: il mondo di
lavoro dell'uomo, il mondo della
sopravvivenza, il mondo divino.
Il pensiero e la cultura
dell'antico Egitto sono quelli
che soprattutto e meglio hanno
espresso l'idea della
sopravvivenza
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La
sopravvivenza
Sempre a motivo di questa
ambivalenza e Maya, in bilico
tra realtà e apparenza , l’uomo
terreno che vive nel mondo col
corpo materiale esiste, sì, ed è
ben reale. Ma non è certo questa
la sua Realtà vera e definitiva
e non è questo l’uomo nella sua
essenza. La mente ci fa credere
questo (fa credere questo
all’uomo materialista e scettico
positivista). L’uomo materiale e
il suo corpo, che vivono in
questo mondo, sono una realtà ma
solo relativa. Relativa a questo
mondo e al vivere in esso.
L’uomo nella sua essenza è
spirito: lo Spirito che è dentro
e dietro di lui, lo Spirito che
egli “è”. In quanto “è” non può
cessare di essere, di esistere.
Per questo anche la morte in
questo mondo è Maya ed è una
realtà solo relativa. E c’è
invece la sopravvivenza (alla
morte fisica). La mente può non
farci credere a questa, vorrebbe
negarci, toglierci anche la
speranza. Ma lo Spirito, la
conoscenza e l’intuizione che
abbiamo dallo Spirito, ci dicono
che la sopravvivenza c’è.
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Il mistero e il passaggio
oscuro della morte |
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Il rito
dell'imbalsamazione (da
parte del dio Anubi)
simbolo del passaggio alla
vita aldilà |
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L'uomo si avvia ed esce
così incerto e timoroso,
sulla strada del nuovo mondo |

L'anima liberata
ora s è resa consapevole
del cammino che fa e
della nuova vita |
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Il viaggio sulla
barca di Ra. Ci sono
Anubi, il dio
accompagnatore e Thot
che peserà l'anima sulla
bilancia della giustizia |
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La meta finale, alla
presenza di Osiride, il
sovrano dell'aldilà. In
alto c'è Ra, il Sole, il
Padre, l'Assoluto
ineffabile |
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E con
questa considerazione, da
ultimo e per concludere,
veniamo quanto abbiamo detto
più sopra, sciogliendo la
riserva che avevamo fatto (“
l’uomo è poi anche
consapevole – ha coscienza –
della propria interiorità,
del proprio sentire
profondo; che se anche non
sono così immediati,
tut-tavia anch’essi si fanno
strada verso la luce della
coscienza, vengono a
consapevolezza. Ma di questo
parleremo dopo”).
Anche se in questo mondo e
in questa vita è la Mente
che con le su percezioni e
interpretazioni percettive
che ci dirige, ci fa muovere
e ci dà le consapevolezze,
tuttavia lo Spirito, la sua
fiamma, ci sono sempre
ardono nel nostro profondo,
nella nostra interiorità. E
da lì ci parlano. Ci dicono
e ci fanno capire, ci fanno
intuire che c’è anche altro,
oltre a questo mondo e a
questo nostro corpo e vita
materiali; oltre alle
percezioni e consapevolezze
che ci vengono dalla mente.
Ci fanno capire che ci sono
anche lo Spirito e la vita
spirituale. E che c’è una
sopravvivenza alla morte
fisica. Perché lo Spirito è
eterno e non può morire
|
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Ma l'uomo ha in sé l'Atman,
il soffio del Brahman.
L'uomo è Spirito e figlio
del Padre; e, pur sotto i
veli dell'apparenza, della
Maya, delle percezioni della
Mente, è pienamente
consapevole, nel profondo
del Sé sa, della Realtà,
della Verità |
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Nasce
da qui l’uomo filosofo,
l’uomo teologo, l’uomo
del sogno bellissimo
della mitologia e dei
simbolismi arcani. È il
Sacro che spinge
e si fa udire dal
profondo; che nella
nostra interiorità ci
incalza e ci rende
inquieti, insoddisfatti
del solo mondo. E’, è l’Atman,
la scintilla di Dio che
è in noi, è la sua
nostalgia del ritorno
alla casa del. Padre,
alla propria Casa.
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L'UOMO: LA
MENTE E
LO SPIRITO
LA MENTE E LE
SUE PERCEZIONI
SENSORIALI |

Le immagini
della Mente e le
percezioni dei
sensi sono il
sonno e il sogno
di un dormiente
(A.Seon "Il
lamento di
Orfeo") |
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La vita
dell'uomo e le
immagini della
Mente sono Maya
e sogno
(G.Moreau
"Elena
glorificata") |
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Il vivere
dell'uomo si
dipana tra la
Maya e
l'illusione
delle passioni (F.Rops
Pornokrates") |
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La vita
dell'uomo sulla
terra sorretto
dalla Mente è
però lavoro e
dolore
esperienza e
evoluzione (P.
De Chavannes "Il
povero
pescatore")
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L'uomo è
incontro
e
imparare
insieme
(H. Le
Sildaner
"La
domenica") |
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L'uomo è
dare la
vita, è
collaborare
e
compimento
dell'opera
divina (G.Moreao
"8Orfeo"),
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L'uomo è
la
vittoria
finale
sull'illusione
dei
sensi)G.Moreau
"Il
giovane
e la
morte") |

Il Cammino,
inevitabile per
l'uomo, verso il
Sacro, sulla via del
Sé profondo, porta
l'uomo alla
conoscenza della
Realtà, alla Verità
(P.Serusiér
"Notre Dame des
Fortes") |
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La Riflessione
dell'uomo pensoso lo
porterà alla
conoscenza della
Realtà, della Verità
(O.Redon
"Ritratto di Ari
Redon") |
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La Visione è la
coscienza della
Realtà
(G.Moreau
"L'apparizione") |
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