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 ALBERTO E I SUOI “SEGNI DI PRESENZA”

 (parte seconda)

 

      Felice  Masi

    (“La Ricerca psichica” Anno IX, 2002, n. 1)
 

Il mondo del sogno
Più volte Alberto ha mandato i suoi messaggi e i segni della sua pre-senza attraverso i sogni.
Il sogno è uno stato di coscienza modificato nel quale entriamo in rapporto con Realtà profonde psichiche, appartenenti cioè a dimensioni di natura psichica. Anche questa nostra esistenza nel mondo nella materia ha una componente psichica (accanto a quella materiale) in parte cosciente in parte inconscia; ciascuno di noi, cioè, accanto al corpo ha una psiche. Questa nostra psiche personale nella sua parte inconscia è in contatto e in comunicazione con le altre dimensioni e forme esistenziali psichiche diverse appunto; il nostro inconscio è, sotto tale aspetto, un canale di intercomunicazione. Possiamo ipotizzare, al riguardo, un campo PSI nel quale esistono queste Realtà diverse, tra le quali vi è anche la nostra mente (che affonda in esso le sue radici e dal quale può attingere notizie, messaggi e informazioni)

 

Le diverse realtà psichiche non si trovano, naturalmente, in luoghi diversi, come avviene per le cose materiali, una sta qua e un’altra là, ad esempio non è che la nostra attuale realtà psichica vivente sta “qua” e il mondo della sopravvivenza sta “là”. Nel mondo psichico non vi è spazio. Si tratta invece di stati di coscienza: quando entriamo (ci mettiamo) in uno stato di coscienza diverso (da quello ordinario), allora entriamo e contattiamo in un’altra dimensione e realtà psichica diversa da quella nostra.

 

Nei sogni, poiché siamo in uno stato di coscienza diverso, idoneo a contattare le realtà psichiche, possiamo “sognare” degli Spiriti e, in particolare, quelli di persone defunte. In effetti, però, si tratta non di un sogno/illusione ma di un incontrare; è un incontro vero e proprio della nostra mente con altre Realtà; e poiché la mente è (tra l’altro) capacità di percepire, noi nel sogno percepiamo queste altre Realtà, incontriamo, “vediamo queste altre Realtà e “parliamo” con esse.

Questi “Spiriti” che contattiamo nei segni possono essere, innanzitutto, un nostro complesso interiore. Esso è pur sempre uno “spirito” perché si è autonomizzato rispetto al nostro Io; è anch’esso psicodinamogeno e quindi spinge per esprimersi (per “parlarci” di sé, per manifestare la propria carica e le sue esigenze, per darci il suo messaggio e dirci quello che vuole),
Ma lo Spirito che sogniamo può anche essere, e il più delle volte è, non un nostro complesso e personaggio interiore ma una Individuali-tà Esistente a sé stante, distinta dal sognatore e dai suoi complessi
Queste Individualità possono essere di diverso tipo (le divinità sciamaniche, le Armonie e le Potenze, gli Angeli, gli Esseri divini; molte volte sono i nostri cari trapassati o comunque altre persone già viventi sulla terra e passate attraverso la crisi di morte, la cui dimensione di esistenza ora è appunto il mondo della sopravvivenza.
Dunque, il sogno è una delle possibili modalità (uno dei possibili stati modificati di coscienza) con cui si entra e si viaggia nel “mondo” della sopravvivenza e in cui si incontrano i cosiddetti “morti”; cosiddetti perché sono più vivi di noi, come ci dicono sempre loro stessi. Quando sogniamo un morto, dunque, in genere si tratta di un contatto vero e proprio che abbiamo con lui e non di un semplice nostro ricordo che rimuginiamo nel nostro inconscio.

   

Carlo Carrà  "Madre e figlio"

Pablo Picasso  "Chitarra"

 

Il linguaggio dei sogni (cioè usato in questi incontri psichici) non è verbale, non è costituito da parole e frasi in chiaro, come quelle che usiamo quotidianamente in vita. Il linguaggio proprio del sogno (e che il disincarnato che deve usare per potersi servire del sogno stesso per comunicare con noi) il più delle volte è simbolico e il suo significato è dato attraverso le immagini della rappresentazione onirica; deve quindi essere decifrato, interpretato.

Messaggi di Alberto attraverso i sogni
Alberto ha comunicato molte volte attraverso i sogni. I sogni su Alberto (cioè, attraverso i quali egli si è manifestato) talvolta sono stati fatti, oltre che dai suoi genitori, anche da altre persone. In casi del genere, il motivo, probabilmente, è dovuto al fatto che, in quel mo-mento, forse, era quella la via (il canale e la mente) più disponibile (emotivamente più aperto e recettivo; meglio in sintonia) mentre i diretti interessati (i genitori), chiusi nel dolore, erano più refrattari e impermeabili al passaggio dell’informazione ESP.

Già pochi giorni dopo il passaggio di Alberto all’altra dimensione, un amico dei suoi genitori, che tempo prima aveva perso anche lui un figlio, ha sognato per due volte il sacerdote, anche lui trapassato, che in vita era stato, nella parrocchia, la guida spirituale di un gruppo di ragazzi di cui facevano parte anche questi due. La prima volta il sacerdote, nel sogno, sorrideva, la seconda volta invece piangeva fortemente. Da notare che in precedenza quel signore, pur avendo perduto il figlio, non aveva mai fatto sogni del genere, su quel sacerdote o su suo figlio.

La prima volta il sacerdote, nel sogno, sorrideva, la seconda volta invece piangeva fortemente. Da notare che in precedenza quel signore, pur avendo perduto il figlio, non aveva mai fatto sogni del genere, su quel sacerdote o su suo figlio.
Forse quel sacerdote “di là” egli continuava ad essere la guida di Alberto (o di entrambi i ragazzi) o forse era la guida che aveva accolto e custodiva Alberto che simbolicamente aveva assunto nel sogno quella veste per far riconoscere la funzione che svolgeva. Presentandosi nel sogno voleva parlare di Alberto perché il sognatore inconsciamente fa questo collegamento e ne va subito a parlare al suo amico, il padre di Alberto; altrimenti non ce n’era motivo.

Restano da spiegare il perché del sorriso, prima, e del pianto, dopo (che rappresentano quello che il sacerdote-guida voleva dire ed è venuto a dire). Si può azzardare l’ipotesi che il sorriso del sacerdote, nel primo sogno, aveva una funzione rassicurante (“sta nella luce, sono io con lui”) e così il sognatore, che lo ricollega ad Alberto, riceve il messaggio senza censurarlo. Da sveglio però egli ricollega la figura del sacerdote/ guida del grup-po con i due ragazzi morti; e allora, da un lato va a parlare del sogno al padre di Alberto; da un altro lato, nel secondo sogno, l’immagine ritornata dello stesso sacerdote, richiama alla mente del sognatore la consapevolezza di Alberto e della sua morte e, di conseguenza, anche della morte di suo figlio; e allora il pensiero del sognatore è sopraf-fatto dalla propria sofferenza e sostituisce questo suo messaggio di sofferenza al vero messaggio (che ci resta ignoto) e si sostituisce ad esso; di qui, il pianto.

 

Piero del Pollaiolo "Tobiolo e la sua guida l'arcangelo Gabriele

Carlo Carrà  "Natura morta metafisica"

  Continuano i sogni da parte di amici: evidentemente la morte di Alberto aveva fatto molta impressione e aveva reso le persone emotivamente disponibili. Sempre pochi giorni dopo il funerale, una amica di Simonetta, la madre cioè del ragazzo, sogna di trovarsi in un ambiente dove tutto è bianco, anche i divani, insieme a lei c’erano Simonetta ed Alberto. Alberto vuole andare via e non parla con sua madre; l’amica comune lo convince a fermarsi ma ecco che si apre una porta di legno scuro e appare una donna robusta, forse la nonna paterna di Alberto, anch’essa morta, si vede una luce abbagliante e Alberto va via.
Il significato del messaggio è sufficientemente chiaro. Alberto non può più restare sulla terra, se qualcuno volesse trattenerlo viene subito “richiamato” e deve andare via. La porta di passaggio (che rappresenta il momento della morte e l’ignoto) è scura ma, l’ambiente in cui subito dopo si entra è un ambiente di luce. La sala bianca iniziale con i divani, per associazione, fa venire alla mente della narratrice l’idea di una clinica o della sala d’aspetto di una clinica con i divani. Il riferimento, probabilmente, è dovuto ad una associazione morte/ malattia (anche se Alberto non è morto di malattia); oppure è rappresentativo della fase di recupero delle energie (il cosiddetto “sonno restauratore”) che, secondo molti messaggi, è la prima condizione in cui ci si trova quando si arriva di là.

Un mese circa dopo il trapasso, la mamma e la sorella di un amico di Alberto lo sognano allegro e sorridente mentre dice di “non toccargli le cassette di Baglioni”. Si procede ad analisi per investigare sul significato del “materiale” del sogno. Le canzoni di Baglioni piacevano molto ad Alberto, soprattutto quella intitolata “Non avrai”, in cui il cantante racconta della gioia provata quando ha avuto un figlio. La canzone da lui preferita in assoluto però – dicono i genitori - era “Il vagabondo che son io”, di Maurizio Vandelli, in cui si parla di un giramondo che “soldi in tasca non ne ho ma lassù mi è rimasto Dio”. Anche qui, è chiaro il senso del messaggio – attraverso la “chiave” del riferimento alle canzoni che amava – è abbastanza chiaro. Da un lato (canzone di Baglioni), Alberto parla della gioia per una nascita, la sua nuova nascita. Dall’altro (canzone di Vandelli) parla del suo vagabondare ora nel cielo, anche se ha perso quello che aveva sulla terra, lassù gli è rimasta la compagnia di Dio.

Alcuni mesi dopo, nel settembre del 1998, Alberto appare in sogno a una sua amica, ma non parla. Il giorno dopo il padre di questa donna muore. Si tratta di una informazione precognitiva: Alberto dice tutto con la sua presenza, non parla, parla per lui la sua figura. Tuttavia, possiamo anche ipotizzare che si tratta invece di una precognizione chiaroveggente ESP della stessa sognatrice. Questa pre-conosce la notizia della prossima morte di suo padre, la censura e la trasforma (solo così può passare a livello cosciente) nel simbolismo della persona di Alberto che è morto.

Giorgio De Chirico  "La torre rossa"

 

Questa volta è Simonetta che sogna il figlio. Le sembra di essere all’entrata del Granicolo (una collina e parco pubblico di Roma) con una sua collega d’ufficio. Sulla sinistra c’è un banchetto che vende rollini fotografici. Simonetta vuole fotografare questa sua amica, perché è molto elegante. Ed ecco che sente arrivare Alberto con il motorino; stranamente egli porta il casco sulla testa (in genere non lo metteva mai, commenta Simonetta). Appena arriva e si ferma, il lampione, che prima si era spento, si riaccende di una luce abbagliante e Alberto domanda alla mamma se ha saputo niente dal dottore della sua ferita alla testa, riportata in un incidente stradale avuto col motorino.
Qui gli elementi onirici significativi, che consentono interpretare il sogno e di “leggere” il messaggio sono tanti. Il Gianicolo è un posto elevato, immediatamente al di sopra della città sottostante, Roma - che si distende ai suoi piedi e che da lì si può osservare dall’alto - ma ne fa ancora quasi parte.

Un tale ambiente fa subito pensare (e ne è una raffigurazione) ad un primo livello di un mondo superiore, immediatamente soprastante a quello terreno sottotante ma non ancora completamente distaccato da esso e che da lassù si può ancora osservare. Simonetta entra (con questo sogno) in questo nuovo ambiente, che non è molto lontano dal nostro (come è il Granicolo vicino, anzi dentro, Roma) e vuole vederlo, farsene un’idea, vedere come è, averne una raffigurazione (questo significa l’immagine “a sinistra vi è un banchetto con i rollini fotografici”; con questi si può fotografare quel mondo). La collega elegante che Simonetta vorrebbe fotografare è anch’essa una intuizione e la sensazione di quel mondo superiore, anzi di “un’anima bella”, lei stessa come anima oppure uno spirito di quel luogo, che l'accompagna in questa visita. Come vi è entrata, ecco che Alberto corre per farsi vedere. Alberto è in cima ai suoi pensieri, come sua madre lo è per Alberto. Così, quando Simonetta entra in quella dimensione, i due entrano in sintonia tra loro e si percepiscono e comunicano insieme. Alberto arriva a modo suo, irruente e giovane (con la moto): si fa vedere così per far sapere di essere ancora e di sentirsi così. Porta però il casco, per far vedere che è protetto ed è in condizioni di sicurezza, come se volesse dire alla madre di non aver paura, lui è al sicuro, non c’è pericolo. Quando Alberto arriva, il lampione, “all’entrata del Gianicolo”, che prima, per un attimo si era spento (il buio del momento della morte, quando gli occhi si spengono alla luce terrena), subito si riaccende di una lu-ce abbagliante, molto più potente, che vuole raffigurare quella del mondo di luce in cui lei è entrata.
Alberto poi domanda alla mamma se ha saputo di quello che gli è accaduto (il simbolismo usato della “ferita alla testa per l’incidente stradale” è una rappresentazione automatica, richiamata per associazione con l’immagine di poco prima del motorino). Con queste parole e con questo simbolismo, Alberto le fa sapere che la "ferita" che si è fatto, cioè il un danno accadutogli, - la sua dipartita - non è una cosa grave).

Segnali e messaggi PK
Poco tempo dopo il ritrovamento del corpo di Alberto, Claudio e Simonetta stavano parlando del figlio e dell’accaduto con due amici. Improvvisamente tutti, anche i due amici, sentono provenire, da un angolo della stanza dove Alberto era solito mettere il suo telefonino per ricaricarlo, una voce metallica che “biascica” delle parole incomprensibili. Incomprensibili sono state le parole, precisano i due genitori, ma che si trattava di una voce era indubitabile.
Come categoria parapsicologica, il fenomeno costituisce una “voce diretta”. Simbolicamente e come messaggio da interpretare, esso è caratterizzato da due elementi: a) il telefonino è uno strumento strettamente personale; b)che è uno strumento con cui si parla da lontano e senza fili; c) la sua ricarica avviene quando è scarico e non si può più parlare. Ora, se “leggiamo” il messaggio in base a questi elementi, esso sta a significare (con esso Alberto dice) che a) è proprio lui che sta parlando (”telefonino personale”), b) che parla da lontano e senza fili, cioè non è una comunicazione normale (“telefono”); c) che sta imparando e si prepara a parlare di nuovo (”ricarica”).

Poco dopo il suo ritorno dalla Sardegna (dove era stato ritrovato, e lui aveva riconosciuto, il corpo di Alberto) il padre, Claudio – del quale possiamo immaginarci il dolore! - stava seduto sul divano, quando d’un tratto ha sentito la pressione di una mano sulla spalla. Immediatamente ha pensato ed ha compreso (segno di empatia e di ESP) che si trattava di Alberto.

 

  

Pablo Picasso  "Evocazione"

Sottoposto ad analisi (interrogato con domande a bersaglio specifico circa l’accaduto), Claudio ricorda, per associazione di idee, che su quella stessa spalla una volta Alberto gli diede un pugno; voleva scherzare ma invece gli fece male – Claudio è piuttosto minuto di corporatura. Il messaggio, attraverso questa associazione di idee, sta dunque a significare che Alberto fa riferimento a quell’episodio (anche come segno di identificazione) per dire al padre che, dove una volta e come una volta gli fece male, ora gli fa una carezza.

Un’altra volta, sempre Simonetta ha sognato il funerale di un marinaio e dietro c’era una madre che piangeva. Proseguendo nel sogno, dopo questa scena, vede suo fratello disperato perché era successo un incidente al cognato (cioè a Claudio, il marito di Simonetta). Sveglia-tasi e impressionata, Simonetta si rivolge mentalmente ad Alberto per chiedergli se veramente il sogno e l’incidente si riferissero a Claudio e di darle un segno come risposta. Subito dopo, Simonetta si accorge che i nodi che aveva su una sua catenina non c’erano più, si erano sciolti da soli.
L’interpretazione di questo sogno ci dice che la donna che segue il funerale di un marinaio è la stessa Simonetta; il riferimento al funerale e al marinaio sono incontrovertibili. Interviene però un meccani-smo di censura contro la sofferenza che le arreca questo pensiero e questo ricordo così personalizzati e allora Simonetta sogno mon vede sé ma vede una terza persona (“non sono io, è un’altra”). Al ricordo del figlio, Simonetta teme anche a suo marito possa succedere qualcosa (questo spiega la seconda parte del sogno) e chiede aiuto al figlio che la rassicura con quel segno concreto psicocinetico che le invia, scioglie i nodi delle catenina, i nodi dei suoi dubbi.
In questo episodio sono importanti soprattutto questa componente psicocinetica dei nodi della catenina che sono stati trovati sciolti. Questi “nodi sciolti” sono un simbolo di rassicurazione: di fronte ai timori della madre. Perciò il sogno è di Simonetta, frutto dei suoi pensieri, del ricordo sempre presente del figlio e dei timori per il marito; ma il fatto fisico PK dei nodi sciolti è opera ed è un messaggio di Alberto.

   

Domenico Fetti  "La malinconia"

Altri fenomeni psicocinetici (PK)
Mentre Claudio trascriveva un messaggio inviato da Alberto, un orologio da tavolo, racchiuso in una cornice d’argento, che era appartenuto ad Alberto, al quale era stato regalato da un amico, è caduto a terra da sopra il televisore dove era collocato. Il televisore con l’orologio stava accanto alla finestra, che però era chiusa e non c’era alcuna corrente d’aria. La tenda davanti alla finestra, che era leggerissima, inesplicabilmente si era gonfiata, aveva sovrappassato, senza farlo cadere, un altro soprammobile, che stava pure sul televisore e davanti all’orologio, ed aveva fatto invece cadere l’orologio. Nonostante la caduta sul pavimento da oltre un metro e messo di altezza, né il vetro dell’orologio si è rotto né la cornice d’argento è rimasta minimamente ammaccata.
Il messaggio è di identificazione (l’orologio era di Alberto), è un segno di presenza (Alberto mostra di sapere quello che Claudio sta facendo) ed è un fenomeno PK.

 

Caspar David Friedrich "Croce in montagna"

 

Un amico di Alberto ha avuto un incidente col motorino ed è caduto, ma non si è fatto niente; per fortuna, aveva in testa il casco, che normalmente non indossava; se l’era messo poco prima perché aveva visto una pattuglia della polizia. Tornato a casa, non ha trovato, sulla mensola della sua camera dove avrebbe dovuto stare, la fotografia di Alberto, che lui aveva messo lì insieme a quella di un altro amico; adesso vi era solo la foto di questo amico. Più tardi, ha trovato la foto di Alberto sotto il cuscino, ma lì nessuno ce l’aveva messa.
L’interessato ha interpretato il fatto, inspiegabile, come un segnale di Alberto, per dirgli che lo aveva aiutato in quell’incidente. La cosa è plausibile, vista la coincidenza di tale incidente con la scomparsa della fotografia.
Clara Costantino è una nota sensitiva di Roma, che con le sue doti, da ai parenti di persone morte messaggi inviati ad essi dai loro cari. In un primo messaggio arrivato attraverso di lei, Alberto ha fatto sapere ai suoi genitori che “in quella che fu la sua dimora” si sarebbe fatto sentire attraverso i profumi.
Così è stato: una sera, uscendo dalla cucina e passando davanti alla camera di Alberto, Simonetta ha sentito un forte profumo di viole e di rose. Incuriosita e pensando che si trattasse di una sua immaginazione, la donna è ritornata in cucina e poi di nuovo davanti alla camera di Alberto; e ha ripetuto questo percorso per più volte. Ogni volta ha sentito quel profumo. Ha chiamato anche Claudio, che ha sentito anche lui il profumo, “nonostante che egli abbia poco olfat-to”, come precisa Simonetta. Quando poi, per l’ultima volta, ha ripetuto l’esperimento, il profumo era talmente intenso che l’ha fatta tossire per almeno dieci minuti. Sembra quasi, a quest’ultimo proposito, che Alberto abbia voluto dire alla madre: “Ma insomma, ci credi o non ci credi?”

Qualche tempo dopo, Claudio e Simonetta hanno sentito lo stesso profumo nella cripta di p. Pio, nella chiesa del suo convento a S. Giovanni Rotondo, dove erano andati per una gita. Simonetta ha sempre affidato Alberto alla protezione di p. Pio e anche un’altra sensitiva, tempo prima, le aveva detto che p. Pio portava per mano Alberto. Ricordiamoci anche che nel fine settimana in cui è successo il dramma di Alberto, i suoi genitori avevano in programma un viaggio proprio a S. Giovanni Rotondo, alla tomba di p. Pio e non vi erano più potuti andare per quanto era accaduto.

Simonetta mi ha fatto anche vedere dei nodi da marinaio che, inspiegabilmente, le si formano continuamente sui lacci delle scarpe. Deve tagliare questi lacci così annodatisi perché altrimenti non si può togliere le scarpe; ma più li taglia e più i nodi si riformano di nuovo (Simonetta conserva questi lacci, dopo averli tagliati). Un fatto così personalizzato (nodo da marinaio) costituisce, oltre che una manifestazione di sopravvivenza, soprattutto una “prova di identità” (e di presenza), come ne sono riferiti tanti altri nella letteratura parapsicologica. Anche questo è un fenomeno PK.

 

p. Pio stigmatizzato

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci fermiamo qui, altri episodi simili, altrettanti straordinari pur nella loro “piccola apparenza”, sono accaduti a Claudio e Simonetta, segno del ricordo e dell’affetto che anche Alberto conserva vivi dall’altra parte ove adesso esiste. Abbiano riferito questa storia per la sua deli-catezza, per la sua importanza, per mostrare cosa sono, quali sono e quanti sono i“segni di presenza”, semplici a vedersi e invece straor-dinari per il loro significato, che ci vengono inviati dall’altra dimen-sione dalle persone che amammo e che ci vollero bene. Basta solo farci attenzione e ci rassereneranno e ci riempiranno il cuore di gioia.

 

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RICERCA PSICHICA & FELICE mASI

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