Chiudi chiudi

 L'IMMAGINE FANTASTICA

DELLA MADONNA DI GUADALUPE

 

    padre François Briine

 

                                   ("La Ricerca psichica, anno XI, 2004, n. 4)
 

La storia

Il documento più importante a nostra disposizione sulla Madonna di Guadalupe è il "Nican Mopohua", scritto in nahuatl, la lingua degli aztechi, da Antonio Valeriano, indigeno colto (conosceva lo spagnolo e il latino). Questo testo sembra risalire al 1545 al massimo. E' stato tradotto in casti­gliano da Luis de la Vega e stampato nel 1649. La storia di questa manifestazione mariana si compone di un ciclo appa­rizionale, come qui appresso viene riportato.

La prima apparizione

Nel dicembre del 1531, un sabato, molto presto, tornando dalla messa, in un luogo chiamato Tepeyac, Juan Diego sentì dei canti di uccelli meravi­gliosi. Di tanto in tanto questi canti si fermavano e allora la montagna sem­brava rispondere. Poi si sentì chiamare per nome: “Juanito, Juan Diego”. Spinto dalla curiosità, osò allora avventurarsi fino alla cima della montagna. Là vide la santa Vergine, Madre di Dio, che lo attendeva. Ella gli chiese di recarsi dal vescovo per raccomandargli di costruire in quello stesso luogo una chiesa dove Ella avrebbe potuto ricevere le preghiere e confortare le sofferenze dei suoi figli terreni. Juan andò dal vescovo e riferì il messaggio ricevuto ma questi lo liquidò in fretta dicendogli di “tornare un altro giorno”; ora non aveva tempo, un'altra volta l'avrebbe ascoltato più a lungo.

 Seconda apparizione

 Lo stesso giorno Juan Diego tornò sul luogo dove aveva visto la Madre di Dio e le raccontò del rifiuto del vescovo. Le spiegò che, se veramente vo­leva che il vescovo accettasse la sua richiesta, era meglio che si servisse di una persona più importante di lui. Ma la Madre di Dio insistette: “No, ho scelto te: torna domani dal vescovo”. Juan promise di tornare la sera del giorno dopo con la risposta del vescovo. La domenica presto Juan andò alla messa e subito dopo il vescovo, che questa volta lo ascolta, lo interroga e alla fine gli dice di chiedere alla santa Vergine un segno. Subito dopo la partenza di Jnan Diego, gli manda dietro dei servitori con l'incarico di spiarlo. Costoro però finiscono per perdere le tracce di Juan e allora tornano dal vescovo mettendolo in guardia contro Juan Diego e dicendo di non aver veduto più lui né la Santa Vergine, che lui diceva di aver visto.

 

Terza apparizione

Juan Diego porta la risposta del vescovo la domenica sera. La Madre di Dio gli dice allora: “Torna domani, lunedì, molto presto. lo ti darò il segno richiesto dal vescovo”.Ma la domenica sera, tornando a casa, Juan scopre che suo zio é grave­mente ammalato. Questi lo supplica di andare al più presto a cercare un medico e quindi il lunedì mattina Juan Diego non può andare dalla Vergine; invece va a cercare un medico per suo zio e torna con lui a casa per curarlo. Ma il lunedì sera lo zio sta peggio e gli dice: “Sto morendo; vammi a cercare un prete a Tlatilólco”.

Quarta apparizione

Il martedì mattina, molto presto, Juan Diego parte per Tlatilolco e, per evitare di passare per il luogo dove aveva visto la Madre di Dio, che avrebbe potuto trattenerlo di nuovo, prende un'altra strada. Ma è tutto inutile: Lei lo aspettava poco distante, proprio in mezzo alla strada. Juan Diego cerca di giustificarsi e spiega l’urgenza di quanto gli aveva chiesto suo zio, promet­tendole però che avrebbe fatto in seguito ciò che Lei gli ha domandato. Ma la Madre di Dio lo rassicura sulla sorte di suo zio e gli dice di andare sulla collina e raccogliere tutti i fiori che troverà e di tornare a Lei a mostrarglieli.

E' il mese di dicembre, normalmente in questa stagione sulla collina non ci sono che sassi. Invece arrivato lassù Juan trova il prato coperto di fiori meravigliosi, freschi e pieni di rugiada. Ne mette più che può nel suo man­tello e corre a mostrargli alla Santa Vergine. Lei ne prende qualcuno, rimette tutti gli altri nel mantello di Juan e lo rimanda di nuovo dal vescovo.

   

La Madonna di Guadalupe

I servitori lo fanno attendere. Lui resta in piedi, a testa bassa. Loro nota­no allora che Juan regge qualcosa e si avvicinano per vedere che cosa. Scor­gono dei fiori e tentano di prenderne qualcuno ma invano: i fiori sembrano incollati o ricamati nel mantello di Diego. Ciononostante da essi emana un gran profumo. I servitori allora ne vanno a parlare al vescovo, il quale fi­nalmente, compreso il “segno” che aveva chiesto e che gli era stato inviato, lo fa entrare e lo ascolta. Juan Diego racconta tutta la sua storia e alla fine, come prova dell'autenticità del suo racconto, svolge il mantello. Con sua grande sorpre­sa vede il vescovo cadere in ginocchio davanti a lui: dietro ai fiori, che sono caduti a terra, il vescovo ha visto sul mantello l’immagine della Madre di Dio.

Al rientro a casa, Juan viene informato che anche lo zio ha visto la Santa Vergine, che lo ha guarito.Da allora il mantello di Juan Diego con l'immagine della Madonna viene collocato in un santuario appositamente costruito sul luogo delle apparizioni ed è oggetto di un grande culto devozionale ed è meta di pellegrinaggi.

 Le ricerche condotte  

 1) Il tessuto

Il mantello di Juan Diego è chiamato indifferentemente nei testi che rac­contano del prodigio “tilma” o “ayate”. Ma la tilma è spesso fatta di cotone e il mantello di Juan Diego esposto nel tempio non è così. L’ayate invece è un tessuto più povero, tratto dal filo dell'agave, con una trama molto lenta. Si dice che 1’ayate è refrattaria e resistente alla polvere, agli insetti e all'umidità. In compenso però è un tessuto fragile, che dura al massimo 20 anni. Nel diciottesimo secolo furono fatti confezionare due ayates simili a quello di Juan Diego, uno in agave e l'altro di "iczotl", perché si era ancora in dubbio sulla vera natura del tessuto. Si fecero dipingere sulle due stoffe delle copie dell’originale. Ma molto presto le due copie si deteriorarono e andarono distrutte con il passare del tempo. Invece il mantello sacro è tutto­ra là, integro.

Bisogna anche considerare che durante 116 anni l'immagine della Ma­donna di Guadalupe è rimasta esposta nel santuario e al culto liberamente, senza essere protetta da un vetro o da altra protezione. Solo a partire dal 1647 è stata protetta con un vetro, composto da due pezzi. Successivamente, nel 1866, venne protetta da una lastra di vetro fatta di un unico pezzo. Oc­corre ancora sottolineare che la regione ove si trova il santuario con il sacro mantello dipinto è una regione ricca di laghi, ove avvengono frequenti inon­dazioni, vi sono molti insetti e ciononostante l’immagine ha resistito. Ha re­sistito anche alle lame, ai ceri, agli ex voto, alla biancheria e agli scapolari che la gente per devozione veniva a strofinare sull'immagine.

E ancora, nel 1791, nel pulire la cornice d'argento, un po' della sostanza detersiva cadde sull'angolo superiore destro della tela. L'acido avrebbe do­vuto corroderla; apparvero invece soltanto alcune macchie giallastre, che poi, con il passare del tempo, sono scomparse da sole, a poco a poco.

E ancora, nel 1791, nel pulire la cornice d'argento, un po' della sostanza detersiva cadde sull'angolo superiore destro della tela. L'acido avrebbe do­vuto corroderla; apparvero invece soltanto alcune macchie giallastre, che poi, con il passare del tempo, sono scomparse da sole, a poco a poco.

Il 14 novembre 1921, durante la rivoluzione antigovernativa, che aveva assunto forti tinte anticlericali, una bomba, nascosta in un mazzo di fiori, esplose ai piedi dell'.altare, proprio davanti al mantello di Juan Diego. Il marmo dell'altare andò a pezzi, i vetri delle case tutt’intorno si ruppero, ma la lastra del vetro protettivo dell'ayate sacro restò intatta e così anche la tela con l'immagine.

2) L'Immagine

Il 7 maggio 1979 Jody Brant Smith e Philip Serna Callagan, entrambi membri della NASA, hanno fatto delle fotografie all'infrarosso dell'Immagine della Madonna di Guadalupe. Smith è un professore di filo­sofia della scienza e dell'estetica e fa parte di una équipe internazionale di esperti in sindologia, la scienza che ha per oggetto. lo studio della Sindone di Torino. Callagan, a sua volta, è esperto di pittura.

Queste fotografie rivelano che l'immagine ha sofferto per essere stata ritoccata a più riprese da alcuni pittori, che hanno creduto bene di abbellirla con il loro talento; infatti i raggi d'oro, le stelle del mantello, i pizzi, sono delle aggiunte posteriori. Persino il viso e le mani della Madre di Dio hanno sofferto di questi ritocchi. La luna sotto i piedi della Vergine e la cintura della sua tunica sono anch'esse delle aggiunte, malfatte ma di origine ancora più antica. Infatti quei dettagli si trovano già nella descrizione di Nican Mo­pohua e sono dunque anteriori al 1550. Un fatto molto notevole è che queste aggiunte hanno già cominciato a deteriorarsi, mentre tutto quello che appar­tiene alla immagine primitiva sembra aver conservato tutta la sua freschezza.

Durante la rivoluzione messicana, in piena persecuzione antireligiosa, le autorità responsabili del santuario, temendo per 1'ayate, ne fecero fare alcu­ne copie fedeli e misero l'originale al sicuro, in presenza di testimoni giura­ti. Sfortunatamente si è approfittato ancora di questo periodo di turbative per fare altri nuovi ritocchi al viso dell’immagine portata via, fuori dal santua­rio; questo tra il 1926 e il 1929. Nel giugno 1929 l'immagine originale è fi­nalmente tornata al suo posto.

Nel 1936, con l'autorizzazione del vescovo, sono state prelevate due fi­bre del tessuto, nella parte dipinta con l’immagine, e sono state consegnate ad un chimico tedesco di fama, Richard Kunh. Più precisamente, questo chimico ha avuto a sua disposizione una fibra colorata di rosso e una di co­lore giallo. Il risultato dell'analisi effettuata è stato categorico: non si tratta di sostanze coloranti naturali conosciute di origine minerale, vegetale-.o ani­male ma di sostanze di origine completamente sconosciuta. Ricordiamo che Richard Kunh ha avuto il premio Nobel per la chimica nel 1938.

Queste conclusioni del resto sono state confermate dagli esami di Jody B. Smith e Philip Callagan. Il blu del mantello, che appartiene all'immagine primitiva, è costituito da pigmenti sconosciuti. Il rosa della tunica è di una luminosità totalmente inspiegabile e di un pigmento sconosciuto. Il viso e le mani, nelle loro parti originali, sono dipinte con pigmenti sconosciuti.

3) Gli occhi

Nel 1929 Alfonso Marcué, fotografo ufficiale della basilica antica, ha notato, su una semplice fotografia in bianco e nero da lui stesso scattata, che negli occhi della Vergine c'era un riflesso molto netto; sembrava rappresen­tare un uomo con la barba. Ma poiché quella era l'epoca delle persecuzioni antireligiose, non era proprio il momento di parlarne. Passata la bufera politica, le au­torità religiose continuarono a tacere, forse un po' turbate dall'idea di un esame scientifico che avrebbe potuto rivelare i ritocchi ai quali avevano cre­duto bene di procedere.

Il 29 maggio 1951 J. Carlos Salinas Chavez, esaminando al microscopio una foto in bianco e nero che gli era stata fornita, scopre di nuovo questo personaggio barbuto nell'occhio destro della Santa Vergine e poi lo ritrova anche nell'occhio sinistro.

Il 27 marzo 1956, un nuovo esame viene compiuto da Javier Torroella Bueno, oftalmologo, che conferma la cosa. Il 23 giugno 1956 Rafael Torja Lavoignet conferma ancora questa sco­perta e nota al tempo stesso, con sua grande meraviglia, che le pupille degli occhi sembravano incavate, profonde, proprio come accade con gli occhi veri, cosa che invece non avviene mai con una foto o in una pittura.

 

Il volto e gli straordinari occhi della Madonna di Guadalupe

Ma la cosa più stupefacente ancora, veramente straordinaria, è che si scopre che l'effetto oftalmico cosiddetto Purkinje-Samson si verifica anche ed è pienamente rispettato in questi riflessi. Si tratta di un fenomeno di otti­ca scoperto soltanto alla fine del 19° secolo da due ricercatori, il primo po­lacco e il secondo francese e uno indipendentemente dall'altro, a Breslau/Wroslaw (Breslavia) e a Parigi.

In base a questo fenomeno, un og­getto convenientemente illuminato e situato nei limiti di distanze precise, si riflette tre volte nell'occhio umano: due volte a diritto e una volta a rove­scio, con proporzioni diverse oggi ben conosciute. Ora, questo fenomeno si ritrova, ed è stato perfettamente osservato, in uno dei due occhi della sacra Immagine; per l'altro occhio probabilmente la distanza è troppo grande.

Nuove verifiche di questo fenomeno incredibile sono state compiute negli anni successivi, nel 1958, nel 1975, nel 1976 e via di seguito; in tutto più di venti volte, e sempre con risultato positivo. Gli occhi dell’immagine della Madre di Dio di Guadalupe riflettono dunque una figura di fronte, come se fossero degli occhi vivi!

A partire dal febbraio 1979, José Aste Tonsmann ha intrapreso un altro tipo di studi, assolutamente fantastici. Il lavoro abituale di José A. Ton­smann consiste normalmente nel captare le immagini della terra inviate dai satelliti e a “digitalizzarle” per renderle leggibili. Lavora con un microden­simetro che gli permette di distinguere 1600 punti su un millimetro quadra­to. Per certi dettagli, arriva fino a 27778 punti per millimetro quadrato. A sua volta, ognuno di questi punti può in seguito essere ingrandito fino a 2500 volte. Si capisce facilmente che con sistemi del genere i risultati che si possono raggiungere sono assolutamente straordinari.

 

Facendo uso di questa sua metodica, il professor Tonsmann ha proceduto ad un esperimento di verifica singolare ma molto semplice. Ha fatto fotografare gli occhi di sua figlia mentre guardava diritto davanti a sé e così è ri­uscito effettivamente ad individuare, col suo metodo, quello che lei vedeva nel momento in cui veniva scattata la foto.

Usando lo stesso sistema con l'immagine della Madonna di Guadalupe, fotografandone gli occhi e procedendo a quegli ingrandimenti, si è potuto constatare una cosa assolutamente stupefacente: negli occhi della sacra im­magine sono stati scoperte progressivamente diverse figure come un india­no, un francescano, sulla guancia del quale sembra scorrere una lacrima, un giovane contadino, che si tiene la mano sulla barba in atteggiamento di gran­de perplessità, un altro indiano a torso nudo e in atteggiamento di preghiera, una donna dai capelli crespi probabilmente una serva negra del vescovo, un altro uomo, una donna con dei bambini, altri francescani ecc...

Ancora una volta perviò risultava che l'immagine del dipinto, un occhio cioè solo dipinto, rea­giva proprio come l'occhio vero, di una persona viva!

Al cospetto di tali fenomeni, il termine prodigio non è certamente troppo audace. Se si ammette che dietro a tutto questo ci sia un’intenzione religiosa e che questo sia un segno inviato dall'Alto per sostenere la nostra fede vacil­lante, io credo che veramente si possa parlare di “miracolo”.

E' certamente un segno preparato da lungo tempo per noi dalla misericordia divina.A completamento di tutto quanto sopra, possiamo ancora aggiungere i seguenti particolari:

- il riflesso in questione si trova sull'iride degli occhi e questa ha un dia­metro di appena 7 o 8 millimetri; si può dunque immaginare quanto siano micrometricamente piccole le figure riscontrate, individuabili solo attraverso la digitalizzazione e l'ingrandimento di cui si è detto;

- l'uomo barbuto individuato come riflesso nell'iride dell'Immagine do­veva trovarsi a 30 o 40 cm. dagli occhi della Vergine, in base ai calcoli che è possibile effettuare;

 

 

 

Il santuario della Madonna di Guadalupe

- la digitalizzazione permette in questo modo di recuperare dettagli per­duti per i nostri occhi, passati cioè subliminalmente e pressoché inosservati oppure dimenticati. L'occhio dell'uomo, per esempio, può distinguere fra 16 e fino a 32 sfumature di grigio; il microdensimetro arriva fino a 250. Si può dunque ben immaginare quante sono le cose che il nostro occhio “vede”, cioè registra, e che invece noi non vediamo coscientemente; e che invece in questo modo possono essere evidenziate. Il loro riflettersi sulla retina e poi gli artifici della digitalizzazione, dell'ingrandimento e della fissazione fatta­ne sulla pellicola fotografica ce li rende visibili e li conserva per sempre.

- conclusivamente, sembra che negli occhi della Vergine sia conservata tutta la storia dell'indio Juan Diego. L'ipotesi è che la Vergine S. Madre di Dio stesse nella stanza al momento dell'incontro tra lui e il vescovo ma, naturalmente, invisibile. Sarebbero la sua immagine, ma anche i riflessi dei suoi occhi invisibili, ad essere effigiati sull'ayate.

 

Chiudi chiudi