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LA COSCIENZA QUANTICA
E L’ESPANSIONE
DELL’UNIVERSO
LA REALTA’ È CREATA DALLA COSCIENZA
? LE PIU’ ATTUALI TEORIE DELLA MECCANICA QUANTISTICA A CONFRONTO
LE NUOVE FRONTIERE DELLA PARAPSICOLOGIA
(STESURA
COMPLETA) |
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Felice Masi |
Nuovo articolo anno
2011 |
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Nelle immagini: la Realtà vista con la coscienza
quantica.
Le illustrazioni raffigurano l'infinitamente
grande, il macroscopico astronomico e stellare, e l'infinitesimo
piccolo, il microscopico particellare subatomico
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a) La struttura - l’atomo è stato sempre
considerato come la particella solida infinitesimale, ultima e
indivisibile della materia, secondo la concezione e la visione
datane per primi dai filosofi greci Leucippo e Democrito. In tale
visuale, la materia sarebbe composta da miliardi e miliardi di
atomi, ognuno in sé invisibile per la sua piccolezza e
microscopicità, e che tutti insieme formano, appunto, la massa
macroscopica visibile della
materia. |
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Leucippo

Democrito |
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- Tale concezione rimase invariata dall'antichità
fino ai nostri tempi. Solo nel 1911 Rutheford comprese che l’atomo
non era un tutt’uno indivisibile ma era una struttura complessa,
composta da subparticelle costituite da un nucleo dotato di carica
elettrica positiva attorno a cui giravano uno o più elettroni di
carica elettrica negativa. Dal numero di elettroni dipende il tipo
di elemento chimico di cui si tratta. Questo modello Rutheford -
simile a un microscopico sistema solare, con un sole attorno a cui
girano i pianeti - rappresenta ancor oggi la configurazione
comunemente conosciuta dell’atomo.
- Anche se così strutturato in subparticelle,
l’atomo resta pur sempre un corpuscolo unitario e come tale si
comporta e si muove. Infatti si comporta unitariamente come se fosse
indivisibile – salvo spezzarlo con la fissione nucleare – per
l’attrazione tra loro esercitata dalle loro opposte cariche
elettriche, positiva del nucleo e negativa degli elettroni Tuttavia,
come meglio spiegheremo in seguito, si dovette poi riconoscere che
l’atomo si comporta anche come un’onda. La sua natura dunque è sia
corpuscolare che ondulatoria; e anzi quella ondulatoria è forse la
più importante. |
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Ernest Rutheford

Atomo
nel modello Rutheford
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Max
Planck

scala
quantica
tabella quantica |
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b) La quantizzazione - Verso la fine
dell’800 James Clarck Maxwell aveva dimostrato che le onde
elettromagnetiche (o radiazioni) – che si propagano
appunto come onde e non come un corpuscolo in moto,
costituendo con questo loro propagarsi un campo – possiedono
anch’esse un'energia. L’affermazione era esatta ma ne
sorgevano anche alcuni problemi, per risolvere i quali Max
Planck nel 1900 ipotizzò che le variazioni di questa energia
non avvenissero con continuità, secondo un continuum cioè, ma per
"scalini" o salti, per così dire, cioè secondo multipli di una unità
di grandezza che egli chiamò quanto, il cui simbolo è detto h
(quanto di energia, o meglio "quanto d'azione", perché essendo
energia è attiva, è dinamica, può svolgere una azione, ); questa
energia dunque può assumere solo i valori di 1 h, 2 h, 3 h ecc. (e
non 1, 1,∞, 2h, 2∞,3, 3∞ ecc.), come nell'allegata tabella.
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I quanti di energia di una radiazione risultano poi
collegati alla frequenza della radiazione stessa nel senso che sono
proporzionali a tale frequenza. Sorge così il concetto di
quantizzazione come modo di essere e di funzionamento
inizialmente delle radiazioni e poi, come vedremo, di tutta la
fisica nella sua accezione (livello) atomica e subatomica. Nasce
così la fisica quantica, così chiamata dal suo modo di
funzionare a quel livello di grandezze microscopiche, la dimensione
appunto degli atomi, delle particelle e delle radiazioni; a fronte
della fisica classica, galileiana e newtoniana, che con le sue
leggi, quelle normali più comunemente conosciute, regge la fisica
stessa al livello delle grandezze macroscopiche, il mondo della
nostra vita quotidiana come lo viviamo e lo percepiamo normalmente
con le percezioni sensoriali. |
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Nascerà, di conseguenza, anche il concetto di
coscienza quantica di cui parleremo più a fondo in seguito
a fronte della coscienza (consapevolezza) normale, che
è quella della razionalità normale con la quale conosciamo e
giudichiamo il nostro mondo quotidiano. La "coscienza quantica" non
sostituisce quella normale. La"coscienza normale" resta pienamente
valida per il mondo normale ed in base ad essa deve essere condotta
la vita quotidiana ma non "copre" e non scopre tutta la Realtà; per
questa occorre e soccorre la coscienza quantica. Vedremo tutto
questo meglio in seguito.
spettro visibile delle onde elettromagnetiche
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44 e 45Energia quantica e
spettro visibile. La coscienza quantica l'abbraccia tutta mentre la
coscienza normale copre solo lo spettro
visibile |
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- La fisica quantica non sostituisce quella
classica (come altrettanto la coscienza quantica non sostituisce
la consapevolezza e la razionalità normali); le due fisiche
coesistono entrambe e ciascuna di esse, con le leggi e i principi
suoi propri, del tutto diversi tra di loro, ciascuna regge la realtà
e i fenomeni fisici nel proprio livello di grandezza (micro la
quantica, macro la classica) e nel proprio campo di applicazione.
Vi sono dunque due livelli della fisica (“due fisiche”,
entrambe valide) come modo di funzionamento e come leggi e
principi applicabili; e in ciascuno di tali livelli le “cose” (i
modi di essere e di funzionare della realtà) sono comprensibili e
giustificabili solo se osservate con gli occhi delle leggi sue
proprie. Altrettanto, come vedremo, vi sono due livelli (livelli e
non modi, perché entrambi sono validi, ciascuno nel proprio campo)
di coscienza (consapevolezza) come approccio e conoscenza della
realtà, la coscienza quantica e quella della razionalità
classica. |
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c) Il "treno quantico" e la relatività
(ristretta) di Einstein |
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Adesso osserviamo la
figura qui a fianco. Vi è un treno ("quantico"), due osservatori, n.
1 a terra e . 2 sul treno affacciato al finestrino, e ci sono due
esplosioni (luminose) indicate con gli asterischi all'inizio a
sinistra e alla fine a destra del binario giallo. Vi sono poi tre
situazioni differenti, a), b), c). Nella situazione a) i due
osservatori si trovano alla stessa altezza (medesimo punto di
osservazione) rispetto alle due esplosioni e al centro di esse (a
una medesima distanza da esse). Ovviamente tutti e due gli
osservatori vedranno contemporaneamente le due esplosioni e diranno
che sono state simultanee. Ma adesso andiamo alla situazione b):
l'osservatore 1 è sempre al centro del lungo binario ma il treno col
passeggero non è ancora arrivato a tale punto; quindi l'osservatore
2 sarà invece più vicino all'esplosione di sinistra e più lontano da
quella di destra; vedrà dunque prima l'esplosione di sinistra e dopo
quella di destra: per lui non sono simultanee come invece lo sono
invece ancora per l'osservatore 1 che è sempre al centro fra le due
esplosioni. In conclusione l'osservatore 1 giurerà che le due
esplosioni sono avvenute contemporaneamente mentre l'osservatore 2
giurerà, altrettanto giustamente dal suo punto di vista, che non lo
sono state.
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Il
"Treno quantico" |
| Dunque, da un punto di vista normale (nel giudizio
comune e nella fisica classica e normale) le due esplosioni sono
contemporanee ed il tempo è una costante (è "fermo" in quell'istante
in cui avvengono le esplosioni) mentre variabile è la velocità, cioè
il "moto", con cui le esplosioni arrivano agli occhi
dell'osservatore. In realtà, invece, quando vi sono due situazioni,
due sistemi diversi (due osservatori in posizione diversa, nel
nostro esempio), cioè nella fisica quantica, la costante è la
velocità (il moto) della luce (nel limite insuperabile di 300mila
km/secondo) mentre variabile è il tempo; il tempo è relativo al
sistema di riferimento. È questo
il principio della relatività ristretta enunciato da Albert
Einstein |
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- Il livello microscopico atomico e subatomico
è quello (a) delle velocità altissime (quella della luce e quelle
sue prossime) e (b) delle grandezze infinitesimali, atomiche e
subatomiche; il livello macroscopico della fisica classica e della
nostra esperienza quotidiana, a sua volta, è anche quello (a) delle
nostre basse velocità e (b) delle nostre grandezze ampie e
grossolane, le grandezze visibili del nostro vivere
quotidiano.
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(a) In riferimento alla velocità, è merito dunque
di Einstein aver accertato che la velocità della luce, 400.000 km al
secondo, è insuperabile ed è una costante (anche per questo il suo
valore è indicato col simbolo c). Questo principio di insuperabilità
(valido in ogni caso e in qualsiasi sistema di riferimento, anche se
nella fisica classica le cose appaiono diversamente, come vedremo)
vale non solo in astratto e di per sé ma anche se riferito a un
corpo in moto. La velocità del corpo in moto , quindi, non si somma
né si sottrae (a seconda della direzione del moto di quel corpo) a
quella della luce: questo, appunto, dice il principio della
relatività ristretta di Einstein. Ma questo vale solo nella teoria
(e nella sperimentazione pratica) delle velocità altissime, cioè a
livello microscopico; mentre al nostro livello (macroscopico) della
quotidianità, delle piccole velocità umane e per la nostra fisica
classica le cose appaiono andare diversamente e le due velocità si
sommano, in più o si sottraggono in meno. |
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Albert Einstein |
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- Un derivato, a prima vista incredibile, di tale
principio di costanza della velocità (della luce) è l’assunto che il
tempo non è un assoluto, come si è sempre creduto, ma è relativo (il
tempo è solo una distorsione dello spazio, come poi si accerterà).
Nella percorrenza di una distanza da parte di un corpo in moto,
concorrono, in modo inverso tra di loro, la velocità e il tempo.
Infatti, maggiore è la velocità minore è il tempo di percorrenza.
La fisica classica afferma e nell’esperienza di vita appare (e
quindi comunemente si è sempre ritenuto) che, in tale concorso tra
moto e tempo, quello che varia è la velocità, essendo il tempo
considerato un assoluto. Per un osservatore sulla terra, un
sasso lanciato da un treno in movimento appare più veloce se
lanciato all’indietro (velocità del treno e del lancio del sasso si
sommano, infatti cade a terra più lontano dal finestrino di lancio),
sembra più lento se scagliato in avanti (cade più vicino). Dunque
cambia (o appare cambiare) il moto e non il tempo. Nella fisica
quantica microscopica e della relatività si scopre che costante è la
velocità e che è il tempo quello che cambia (nella concorrenza
inversa tra loro tra velocità e tempo). Il tempo è dunque un
relativo (cioè è la componente relativa della coppia moto-tempo)).
È questa la grande affermazione fatta da Einstein col suo
principio della relatività ristretta
(1905). |
Composizione della
materia, gli spazi interatomici
Appare simile a un
sistema solare, con immensi spazi astronomici tra una astro e
l'altro |
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- (b) Veniamo ora alla fisica delle
grandezze e vediamo come, anche qui, le cose appaiono diverse
nei due sistemi, quello microscopico atomico e subatomico (quantico)
e quello macroscopico della nostra vita quotidiana. Nel sistema e
nella fisica delle grandezze atomiche le distanze tra le
particelle, fra il nucleo e il suo elettrone ad esempio, sono
immense e lo spazio vuoto tra loro (ma non è vuoto) è molto ma molto
maggiore rispetto alle particelle stesse (rispetto al loro
diametro); cosicché la materia nella sua realtà viene ad essere
tutta “bucata” da questi spazi vuoti, con “buchi” immensi. Se
potessimo vedere la materia a tale livello, con occhio “quantico”,
da microscopio ultraelettronico, così essa ci apparirebbe: una serie
di piccoli punti separati da spazi immensi (e non una superficie
continua). Ma non è questa la nostra esperienza, nella quale noi
percepiamo la materia ben compatta, continua e piena, senza nessun
buco. |
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A questo punto, e come prima anticipazione,
possiamo gia dire (e distinguere) che la coscienza quantica è quella
che pensa (non vede ma “pensa”) e conosce e giudica la realtà a
“occhi chiusi” e con occhio quantico mentre la consapevolezza
normale quotidiana e la razionalità ordinaria sono quelle che vedono
il mondo “a occhi aperti” e lo apprezzano con la percezione
sensoriale (degli occhi). Ripeto, entrambi queste coscienze
(consapevolezze) sono valide, ciascuna nel suo livello. La coscienza
quantica a livello di pensiero, quella ordinaria e la sua normale
razionalità a livello di comportamento nella vita
quotidiana. |
Iceberg, condensazioni di acqua sparsi nel
mare |
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La conseguenza
dell’apparente continuità della materia è che, nel nostro livello
macroscopico di vita quotidiana - retto dalle leggi della fisica
classica; e quindi nella fisica classica – l’andamento delle
superfici va secondo un continuum senza limiti (e così come pure
avvengono le variazioni); il mondo ci appare e funziona in questo
modo, questa è la nostra esperienza. Nel livello microscopico
atomico e subatomico invece vige il modo di essere dell’alternanza
tra corpuscoli atomici e subatomici e immensi spazi interatomici,
come degli iceberg nel mare. Ma tutto lo "spazio", così immaginato,
in effetti, costituisce un "campo"; ed è un campo energetico, fatto
di attrazioni e repulsioni, percorso da onde, radiazioni e
condensato qua e là (come gli astri sparsi nel cielo) in particelle
corpuscolari subatomiche e atomiche(energia condensata,
"collassata"). E in tema di variazioni di questa energia vige sempre
il principio della quantizzazione, le variazioni (di energia, delle
orbite degli elettroni ecc.) avvengono per salti, l’energia procede
per impulsi, in base al principio quantico.
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| Abbiamo detto costituisce un campo, "è un campo".
È, in verità, un campo di vita.
L'energia è vita; e la coscienza che la guida - e la regge, e vi è
sotto, e vi è dentro - è consapevole, intelligente e finalistica.
Qui sotto abbiamo diverse possibili
rappresentazioni della "biosfera"; anche una goccia d'acqua è un
a biosfera. In effetti tutto lo "spazio", chiamiamolo così per
intenderci, è un campo di vita, una "biosfera". Nelle mani di
Dio, come esemplificativamente è rappresentato nell'ultima
immagine |
Tutto e ogni
ambiente è pieno di vita ed è vita |
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una goccia d'acqua è un mondo
di vita |
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Tornando alle "due fisiche" con le loro
leggi e principi, è da dire - per non dare un primato ad una di
esse; sarebbe troppo facile darlo ala fisica quantica che conosce la
Realtà nella sua essenza più ultima - che esse non si
oppongono tra di loro, l’una non esclude l’altra. Sono
complementari e ne reggono aspetti e livelli diversi, le due
dimensioni che abbiamo chiamato microscopica (quello atomico e
subatomico) e macroscopica (quello della nostra esperienza di vita
quotidiana).
d) L’atomo particella e
onda - Dei due suddetti mondi (o livelli, o
“dimensioni”) della fisica da adesso in poi noi ci occuperemo
esclusivamente di quello di livello atomico e subatomico, soggetto
ai (cioè retto dai) principi della quantizzazione e della relatività
(o costanza della velocità); lo chiameremo “la dimensione
quantica” e la fisica quantica è la fisica delle leggi che lo
reggono; tutto quello che qui di seguito diremo si riferisce ad
esse. Ne restano fuori il mondo della nostra esperienza
quotidiana (la “dimensione fisica”)e la fisica classica che, pur
nella loro relativa validità e verità, e con le sue leggi, qui, in
questo discorso, non vengono in considerazione.
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- Come si è visto, gli atomi sono delle masse
unitarie (benché composite: nucleo + elettroni) minime e
compatte; sono cioè dei corpuscoli e, sotto questo riguardo, hanno
natura e funzione corpuscolare (cioè a dire, la realtà viene”vista”
e considerata nella sua natura e nello svolgimento della sua
funzione di “realtà composta di corpi”. Più che “realtà” possiamo
chiamarla “mondo” e “universo”). Gli atomi sono unitari e compatti,
pur nel loro carattere composito, perché le cariche elettriche
opposte delle loro componenti (negativa per l’elettrone, positiva
per il protone del nucleo) fanno sì che queste si attraggono (come
le cariche elettriche di segno uguale si respingono), costituendo
una sorta di collante atomico.
le forze elettriche operanti
nell'atomo |
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forza attrattiva e forza
repulsiva delle cariche elettriche
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Tipologia di radiazione |
Lunghezza d'onda |
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Onde Elettriche |
Tra 106 e 104 m |
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Onde Radio |
Tra 104 e 10-2 m |
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Microonde |
Tra 10 e 10-3 m |
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Raggi Infrarossi |
Tra 10-4 e 10-6
cm |
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Luce Visibile |
Tra 760 e 380 nm |
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Luce Ultravioletta |
Tra 380 nm e 10-8 m |
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Raggi X |
Tra 10-8 e 10-10
m |
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Raggi Gamma e Raggi Cosmici |
Al di sotto di 10-10
m |
50 La limitatezza dello
spettro visibile |
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- Nel mondo quantico oltre questi corpuscoli
compatti e unitari che sono gli atomi vi sono le radiazioni, che
non sono corpuscoli (non hanno natura corpuscolare) ma sono
onde; sono onde di energia (e dunque hanno natura
ondulatoria) che si allontanano da una loro sorgente, cioè dalla
carica che le ha generate, e si propagano formando un “campo” (di
vibrazioni oscillanti). Tra queste radiazioni – così chiamate per il
modo “radiante”, a raggi, del loro propagarsi - le prime individuate
e studiate sono state le onde elettromagnetiche, così chiamate
perché riscontrate inizialmente nei fenomeni elettrici e magnetici,
unificati in una unica classe di fenomeni a seguito degli studi di
Maxwell (1865). Le radiazioni sono vibrazioni (o
oscillazioni) di diversa luinghezza di un campo (ovvero
costituiscono nel loro insieme un campo che vibra oscillando di una
miriade di radiazioni).
Come detto e come risulta dalle tabelle qui
accanto, le vibrazioni (e quindi il campo vibrante) possono
essere di diversa lunghezza (= energia), ognuna costituisce un
tipo di radiazione o onda. Infinite tipi di onda (onde di
lunghezza-energia diversa) coesistono tra loro, cioè vibrano
insieme nel campo (cioè nello stesso campo) e questo è
possibile perché qui, in questo campo (che non è una
molteplicità di campi) non vi è la dimensione spazio
(sintopia, da greco σύγ τοπος) |
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soldati in marcia su un ponte

campana che suona |
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Ora attenzione a questa differenza: nelle
vibrazione normali che noi conosciamo - ad esempio quelle di una
campana che suona, quelle sonore nell’aria, quelle di un ponte sotto
il passo cadenzato dei soldati ecc. - vi è sempre un corpo che
vibra e nel quale si diffondono le vibrazioni: il corpo di
bronzo della campana, l’aria nei suoni, il ponte dove marciano i
soldati e così via. Nelle radiazioni, sia delle onde
elettromagnetiche che tutte le altre, invece, non vi è nulla che
vibra (“l’etere” che si riteneva riempisse lo spazio vuoto e al
quale si attribuiva la vibrazione si è poi constatato che non
esiste), la vibrazione è costituita dalla oscillazione
stessa, è l’energia stessa che vibra e forma un campo oscillante
(per queste vibrazioni). |
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il presunto etere che
riempie lo spazio

in
effetti si tratta di vibrazioni o torsioni dello stesso
"spazio" |
- Dunque, negli enti della dimensione quantica
possiamo trovare due tipi di natura, ben distinte tra loro, e due
tipi di funzioni: quella corpuscolare (degli atomi e delle
particelle) e quella ondulatoria (delle onde
elettromagnetiche e delle radiazioni). Senonché Einstein nel
1905 notò che nella luce (che è un’onda elettromagnetica e
dunque ha natura ondulatoria) l’onda (la sua energia) era
proporzionale alla frequenza e funzionava come nella
quantizzazione di Planck; la sua energia assumeva valori solo di
1 quanto o multipli di 1 quanto. Einstein chiamò “fotone” il
“pacchetto” di energia associato a ogni quanto dell’onda
(elettromagnetica della luce); la quale onda, così composta
da tante particelle-fotoni pari ai suoi quanti di energia”,
poteva dunque essere considerata anche come un fascio di
particelle (particelle-fotoni). Ne deriva che l’onda
elettromagnetica della luce, pur avendo questa sua natura
ondulatoria, ha anche natura corpuscolare.
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Arthur Compton |
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- Gli esperimenti fatti da Arthur Compton nel 1923
mostrarono (“effetto Compton”) che tale principio della doppia
natura, ondulatoria e corpuscolare, della luce vale per tutte le
onde elettromagnetiche in generale. Dunque le radiazioni si
comportano come un’onda ma hanno anche un comportamento (“funzione”)
corpuscolare. |
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Effetto
Compton |
Louis
V. De Broglie |
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- Partendo da tale premessa e da tali risultati,
Louis Victor De Broglie, sempre nel 1923, estese questo concetto
della doppia natura e doppio comportamento (doppia
funzione) delle onde anche alle particelle; al riguardo,
egli affermò il principio che ogni particella materiale in movimento
(come ad es. ed innanzitutto l’elettrone) ha associata una
frequenza; avendo dunque una frequenza è anche (ha anche la natura
di) un’onda. |
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Effetto De
Broglie |
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e) La quantizzazione applicata
all’atomo: l’atomo di Bohr e la formulazione di De
Broglie - il modello Rutheford di strutturazione
dell’atomo viene ripreso e meglio formulato da Bohr nel 1913. Fermi
restando il modello e il concetto Rutheford dell’atomo come
costituito da un nucleo attorno a cui ruotano uno o più elettroni,
Bohr estende all’atomo così configurato il principio della
quantizzazione già formulato da Planck. Egli sostiene che le
orbite con cui gli elettroni ruotano attorno al nucleo non possono
essere tutte quelle possibili ma possono essere solo di determinati
tipi, cioè grandezze; procedono “per salti” come nella
quantizzazione. Le particelle elettroni possono avere solo (cioè
hanno sempre) l’orbita (l’energia) di 1 quanto o di un multiplo di
quanto. Il quanto di azione (il cui simbolo è h) è una
grandezza fisica rappresentata dalla lunghezza dell’orbita per la
quantità di moto posseduta dall’elettrone in quell’orbita (e questa
grandezza corrisponde all’energia posseduta dall’elettrone). Bohr
mostra che anche per la particella elettrone la grandezza di questa
energia da essi posseduta non può essere di tutte le grandezze
possibili secondo un continuum ma va per salti e può essere,
appunto, solo di un quanto o di un multiplo di quanto.
Corrispondentemente le orbite degli elettroni non possono essere
tutte quelle possibili ma solo quelle correlative ad una grandezza
quantica. |
Niels
Bohr |
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- In questo modo il principio della
quantizzazione viene esteso anche agli elettroni. Ma l’elettrone
è (anche) una particella in movimento. De Broglie allora
affermò che questo principio esposto da Bohr valeva non solo per
l’elettrone ma per ogni particella in movimento, in conseguenza
e coe-renza del principio dell’energia associata al moto. Ma in
questo modo la particella (ogni particella dotata di moto) si
comportava come un’onda e mostrava di avere anche un carattere
ondulatorio accanto a quello corpuscolare suo proprio. Anche
l’elettrone, e quindi l’atomo, risultano così avere la duplice
natura (e funzione) sia ondulatoria che corpuscolare. Ogni atomo
viene così ad essere associato a un numero N quantico 1h, 2 h, 3
h, ecc. |
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- La natura di una particella sia corpuscolare
(come sua normale) che ondulatoria (come comportamento) risulta dal
seguente semplice esperimento: poniamo una barriera davanti a un
proiettore e in questa barriera facciamo un solo buco. Dopo questa
barriera poniamo uno schermo (avente la funzione di rilevatore e
rilevatore, sul quale cioè si evidenzierà quanto viene proiettato).
Se proiettiamo una luce, questa, dopo essere passata attraverso il
buco, si proietta sullo schermo come un punto luminoso. Ciò
significa (e dimostra) che la luce è passata come particella
(fotone) e che dunque è (si è comportata come; ha natura di)
particella. Ma se nella barriera facciamo due buchi, sullo schermo
finale non avremo più un punto luminoso (in corrispondenza del buco,
l’uno o l’altro, dove sarebbe passata la particella) ma si forma una
serie variegata di luci e ombre, segno che la particella è passata
attraverso entrambi i buchi, e che dunque è (si è comportata come;
ha natura di) un’onda. |
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Esperimento dimostrativo che
l'atomo è onda e particella |
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- Bohr mostrò anche che l’elettrone pur orbitando
intorno al nucleo (come da modello Rutheford) venendo così ad essere
una carica accelerata, non emette normalmente onde elettromagnetiche
(radiazioni). Le emette (o le assorbe) solo nel caso di un salto
quantico, salto di livello da un’orbita a un’altra, con passaggio da
un livello h a un h di livello diverso (assorbe
radiazioni per saltare a un livello maggiore; ne emette se scende a
uno minore). Non emettendo radiazioni, dunque, l’elettrone (e
l’atomo di cui è componente) si comporta come corpuscolo. In quanto
emette radiazioni, nel salto quantico di orbita, si comporta come
onda. Ed è questa una ulteriore dimostrazione della duplice natura e
funzione dell’atomo. |
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f) L’onda come onda di
probabilità - De Broglie aveva mostrato la duplice
natura, corpuscolare e oscillatoria, dell’elettrone (applicabile
all’atomo in genere), che funzionava sia come corpuscolo che come
onda. Sotto l’aspetto corpuscolare il modo di essere di tale
particella elettrone, la sua “immagine”, non poneva problemi, era
appunto un corpuscolo, una piccolissima, infinitesima
massa unitaria. I problemi sorgevano invece sotto l’aspetto
ondulatorio: era un’onda continua, piena, avente un corpo pieno
come ad esempio un’onda del mare o un pulviscolo, fatto di
un’insieme di particelle infinitesimali di polvere? O cos’altro?
Il punto circa tale modo di essere venne affrontato e risolto per
tappe dai fisici fino ad arrivare alla strana ma incontrovertibile
conclusione che si trattava solo di un’onda di probabilità;
l’elettrone come onda non era un’onda-pulviscolo, piena di
particelle, ma si risolveva in un’onda di probabilità; al pari della
vibrazione quantica che, come abbiamo visto, non ha un corpo che
vibra (come avviene nelle vibrazioni normali, di una campana,
dell’aria ecc.); altrettanto l’atomo onda non ha un corpo d’onda
ma è l’insieme delle probabilità che poi esso “si consolidi” (il
termine tecnico è “collassare”, “che collassi”) corpuscolarmente
in un modo o in un altro; ed è, questa onda, energia, è un
insieme energetico, per questa sua forza di collassare, di
risolversi in un corpuscolo, in atomo corpuscolo. |
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La
struttura ondulatoria dell'atomo come onda di probabilità. I
molteplici punti luminosi attorno al nucleo vogliono rappresentare
non una molteplicità di elettroni ma il loro diverso modo possibile
di trovarsi ed essere |
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- Dunque l’atomo come
onda è un’onda probabilistica. A tale conclusione si giunse sulla
base della seguenti considerazioni che costituiscono tre principi
della fisica: (a) il valore dell’energia della particella
dipende dalla quantità di moto e dalla posizione dell’elettrone.
(b) l’intensità dell’onda come grandezza è in funzione dello
spazio e del tempo; questo principio venne affermato da Schrödinger
nel 1926, che definì “funzione d’onda” tale concetto (tale grandezza
matematica). (c) un’onda non ha una posizione o un quantità
di moto unica (come invece ce l’ha la particella) ma queste
grandezze variano da punto a punto dell’onda.
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- Sulla base di tali
premesse – considerato cioè: che l’energia di una particella
(sia come corpuscolo che come onda) è correlata al suo moto e alla
sua posizione; che, se la consideriamo come onda, la sua intensità è
in funzione dello spazio e del tempo; che però nell’onda
non troviamo un valore unico come intensità ed energia valido per
tutta l’onda, dato che posizione e quantità di moto variano da punto
a punto dell’onda stessa – la conclusione a cui arrivò Max Born nel
1926 fu che la “funzione d’onda” (cioè l’intensità dell’onda in
rapporto allo spazio e al tempo) non rappresenta la quantità e la
distribuzione dell’energia che costituisce l’elettrone, come se
questo si decomponesse in un pulviscolo di “subelettroni”
(chiamiamoli così) e consistesse in un’onda piena fatta di tanti
subelettroni ma rappresenta la probabilità di trovare
l’elettrone (che potrebbe trovarsi in ogni punto dell’onda)
in un punto del tempo e dello spazio dell’onda stessa invece
che in un altro; la probabilità che l’elettrone in un
momento X si trovi qui o si trovi lì nell’orbita o percorso da esso
compiuto nel suo moto. Cioè ancora, l’onda (la particella
funzionante come onda) non è costituita da una quantità di
“materiale”, cioè di energia, distribuita in modo uguale e continuo
per tutta l’onda ma dall’insieme delle probabilità di trovare la
particella in un punto o in un altro dell’orbita (del suo
percorso, del suo moto). Onda di probabilità, dunque (onda come
“insieme” di queste probabilità).
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Max Born

Erwin
Schroedinger |
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Questa affermazione e questo principio sono
rivoluzionari perché rappresentano il crollo a livello di fisica
quantica del principio deterministico, che è fondamentale nella
fisica classica, dove si afferma che tutto è rigorosamente e
ineluttabilmente causale, cioè determinato da una causa, ed è quindi
astrattamente prevedibile prima, come in una macchina (come
vorrebbero il positivismo e la scienza materialistica). Non è
infatti possibile determinare causalmente, in astratto e prima di
effettuare una specifica concreta osservazione, la posizione e il
moto dell’elettrone; prima e in astratto possiamo darne solo
una valutazione statistica, in base a come solitamente in quei casi
accade. La realtà, quello che accade non è una realtà
causale ma è una realtà statistica. Le cose vanno
causalmente in un dato modo, producono cioè quel determinato effetto
solo statisticamente, nella realtà dei grandi numeri, a livello
macroscopico, nel nostro livello umano di osservazione ma non a
livello microscopico, a livello atomico e subatomico, a livello
quantico. |
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La
legge di causa-effetto è frutto solo di una "visione
grossolana" e probabilistica, fondata sulla legge dei grandi numeri
e di quello che solitamente avviene, ma non regge più a livello
quantico |
I1
principio di Indeterminazione. Immaginiamoci questa figura non come
una molteplicità di uccelli diversi ma un solo uccello nelle diverse
posizioni e moto/velocità di volo in cui può
trovarsi |
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g) Il principio di
indeterminazione - Strettamente collegato al
concetto che l’onda della particella è un’onda di probabilità (ma
non un’onda “piena” con subparticelle-pulviscolo diffuse per tutta
l’onda) è il principio di indeterminazione. Se l’onda non
è un’onda piena di particelle (minicariche di energia) ma
consiste di una particella in movimento (minicarica di
energia) che si trova nel campo dell’onda ma non si sa dove né con
che carica energetica (intensità vibrazionale) ne deriva che quella
particella in movimento (cioè energetica) non ha una sua posizione
definita nell’onda (nello “spazio” dell’onda) ma vi è solo la
probabilità che in un dato momento sia (osservata) qua o là nel
campo dell’onda stessa. Solo dopo l’osservazione la sua posizione
(“dove” spazialmente era in quel momento) risulta definita; prima
dello studio la posizione può esserne prevista (definita) la
posizione solo per grandi numeri, a livello statistico, per come
avviene (come accade) la maggior parte delle volte, cioè in genere.
La posizione della particella è quindi indeterminata dunque nel
campo dell’onda. |
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Anche la velocità della particella (e dunque la sua
intensità) non è definita in quanto queste si modificano, sono
diverse nei vari punti del campo dell’onda (nei vari momenti, nel
“tempo”) e quindi corrispondentemente varia nei diversi punti del
campo (nel “tempo”) la velocità. In conclusione, la particella in
movimento non ha dunque una posizione e una velocità (intensità)
definite né nello “spazio” (nel campo) né “nel tempo (nei vari
momenti) e questa mancanza di determinatezza viene chiamata
indeterminazione. |
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Vediamo meglio. Nel
1927 il fisico Werner Heisenberg scoprì che la fisica
quantistica per la natura probabilistica delle sue leggi comportava
notevoli limiti alla conoscenza dello stato effettivo di un sistema
atomico. Secondo la fisica classica un corpo in movimento può essere
sempre suscettibile di misurazioni quantitative circa la sua
velocità e la sua posizione; su questo, nessun dubbio, è esperienza
quotidiana. Heisenberg, sulla base delle scoperte realizzate in
quegli anni dai suoi illustri colleghi come de Broglie, Bohr e
altri, suppose invece che a livello subatomico la velocità e la
posizione di una particella in movimento siano sempre del tutto
indeterminati, non possono cioè essere definite con
precisione. Tale principio, detto di indeterminazione,
afferma in particolare che quanto maggiore è l'accuratezza nella
misurazione della posizione di una particella subatomica, tanto
minore lo è quella della velocità e viceversa. Infatti,
l'interazione degli strumenti di misurazione con la realtà
microscopica del mondo subatomico da misurare (e così misurato)
determina una perturbazione che incide sulle variabili oggetto di
misurazione e quindi sui risultati della misurazione stessa; e per
questa perturbazione la posizione della particella viene a risultare
del tutto indeterminata e viceversa. Sotto questo aspetto è
importante precisare che la limitazione nella possibilità di
determinare esattamente la posizione e la velocità di una particella
non è l'effetto della sola interazione del mondo fisico o
macroscopico nella realtà atomica o subatomica ma è piuttosto una
proprietà intrinseca della materia che di desume dall'analisi della
struttura atomica della stessa, sulla base dei principi della fisica
quantistica che furono studiati e scoperti all'inizio del XX secolo
e che fin qui abbiamo enunciato nelle loro linee principali. Si
deve quindi concludere dire che in nessun modo è possibile misurare
e preventivamente calcolare e conoscere che in un dato istante una
particella subatomica abbia una posizione e una velocità
determinati.
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Effetto dell'indeterminazione
osservando l'elettrone in
diversi istanti, si ottiene una traiettoria per zig zag, come nella
figura di sopra. Se ne deduce che, prendendo l'elettrone in un dato
momento (cioè in una sua possibile posizione), ne rimane pur sempre
indeterminata la traiettoria; e quindi in effetti la posizione e il
moto ne sono indeterminabili |
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- Abbiamo parlato, a
proposito di questa indeterminatezza, di “spazio” (indeterminatezza
del punto dell’onda ove la particella in movimento si trova) e di
“tempo” (indeterminatezza della velocità di moto in un dato momento
dell’onda); ma abbiamo subito corretto e precisato questi termini,
spazio e tempo, con il più esatto termine “campo”. Questo perché nel
campo non vi sono né spazio né tempo, vi è appunto un campo,
costituito tutt’insieme dall’energia vibrazionale (di onde di
diversa intensità); ma abbiamo anche voluto usare i termini “spazio”
(punto dell’onda, posizione in essa della particella) e “tempo”
(momento) per dare meglio una immagine quasi visiva del concetto di
indeterminatezza e di quel che volevamo dire.
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- Come sopra
detto, il principio di indeterminazione venne particolarmente
studiato da Werner Heisenberg (il quale nel 1927 diede anche il
principio matematico di misura di questa indeterminazione, che qui è
superfluo riportare) accertando che la possibilità di conoscere
con precisione la posizione della particella è inversamente
proporzionale a quella di conoscere la sua velocità; e
viceversa.
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Werner
Heisenberg |
Gioco
del tennis

Palla di tennis in volo; prima di vederla
concretamente non possiamo sapere in che punto del campo
è |
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- Per una più immediata comprensione di questi
concetti di onda di probabilità e principio di indeterminazione,
possiamo fare l’esempio e il paragone con un campo da tennis e una
partita di tennis. Il campo e il singolo percorso che la palla dopo
la singola battuta fa su e giù per tale campo costituiscono l’onda.
La palla è la particella dell’onda (la quale particella è una carica
di energia, quindi si autolancia, non ha bisogno dei due giocatori
che la scagliano con la racchetta; peraltro, il giocatore potrebbe
essere la “coscienza quantica” di cui parleremo appresso). Con
riferimento al singolo lancio della palla, prima del lancio non
possiamo sapere in quale punto del campo la palla si troverà in un
dato momento dopo il lancio e durante lo stesso, né quale percorso
essa farà lungo il campo (la sua traiettoria, cioè). Tutto dipenderà
dalla forza (corrispondente alla energia che la particella ha in
quel momento indeterminato in cui viene in considerazione) e
dall’angolatura (corrispondente al luogo indeterminato in cui la
particella si trova) data alla palla dal giocatore con il colpo
della racchetta. Solo alla fine del gioco o almeno dopo la caduta
della palla a terra nel singolo lancio e a seguito dell’osservazione
fattane, possiamo dire dove stava la palla in un dato momento, quale
percorso ha fatto, dove è caduta a terra ecc. Prima del lancio vi è
solo la probabilità che la palla si venga poi a trovare in un punto
o in un altro del campo e che faccia un percorso o un altro.
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Se però ci riferiamo a
tutti i lanci dell’intera partita o a tutte le partire di un certo
giocatore (legge dei grandi numeri) possiamo dire, statisticamente,
dove sta (dove probabilmente starà) la palla e quale (probabilmente
) è il suo percorso, in base a come in genere gioca quel tennista,
in base a quello che con lui solitamente avviene.
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- Ma se se osserviamo il campo da tennis non in
tutta la sua ampiezza, come il grosso rettangolo verde che è, ma lo
osserviamo tutt'assieme come la riga azzurra con la palla al centro
in volo come è nell'immagine qui accanto (cioè ci immaginiamo il
campo verde tutto racchiuso complessivamente in quella riga
azzurra), allora possiamo sapere e dire già prima dove sta la palla
e quale è il suo percorso. Stanno inevitabilmente, come si vede
nella figura, lungo “quella riga azzurra” (che racchiude e
sintetizza in sé tutto il campo). Avviene allo stesso modo nella
fisica classica, nella razionalità ordinaria e nella nostra vita
quotidiana (rispetto alla fisica quantica e alla coscienza
quantica), dove per il modo di essere della nostra esperienza
(sensorialmente formatasi e condizionata) e per il modo di
funzionare dei nostri sensi vediamo non il campo intero in tutta la
sua larghezza e ampiezza ma lo vediamo complessivamente e
tutt’assieme (cioè, in definitiva, allo stesso m odo che per il modo
di essere dei nostri sensi vediamo la materia come compatta, a
superficie continua e non vediamo gli atomi e i “buchi
interatomici”); vediamo cioè solo a un livello complessivo e
statistico; cioè grossolano. |
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Visione
sintetica unitaria del campo e del gioco di tennis
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B) La coscienza quantica e
l’espansione dell’Universo |
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Abbiamo parlato dell’atomo, cioè del “mondo”, cioè
dell’oggetto. Adesso parliamo della coscienza quantica, cioè del
soggetto. Con l’avvertenza che, come poi vedremo, questa distinzione
fra soggetto e oggetto a un certo punto diventano del tutto
evanescenti, sembrano svanire; sono le due facce di una stessa
medaglia, due nature e due modi di
funzionare. |
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a) il principio di indeterminazione
+ l’onda probabilistica + la spaziotemporalità - Il
principio di indeterminazione ci dice che prima dell’osservazione o
del calcolo non è possibile determinare (insieme) la posizione e la
quantità di moto della particella, cioè dove questa si trovi nel
campo dell’onda e l’energia-velocità che essa ha in un dato momento.
Questa indeterminatezza si riferisce all’atomo onda e, più in
generale, alle particelle in movimento. Stante questa
indeterminatezza, si conferma che anche sotto questo aspetto
l’onda è solo un’onda di probabilità, nel senso di probabilità
(a) di trovare la particella (cioè, che la particella sia) in un
punto o in un altro dell’onda; e (b) dell’energia di cui essa
è dotata, dato che essa può avere nei diversi momenti quantità di
moto e quindi grandezza di energia diverse. |
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una possibile
rappresentazione d'assieme dell'onda probabilistica atomica e
dell'indeterminatezza quantica |
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- vi è dunque per l’atomo un momento – che
però non è un momento temporale ma è un suo modo di essere, un
aspetto, uno stato – probabilistico, in cui è caratterizzato da
una molteplicità (e una conseguente indeterminatezza) di
possibilità circa la posizione e il moto-energia della
particella; è questo il suo momento (aspetto o stato)
ondulatorio, quando cioè l’atomo ha natura di onda e funziona
come onda. Di queste diverse possibilità se ne realizza una e
allora l’atomo acquista natura corpuscolare e funziona come
corpuscolo. - possiamo esprimere questo concetto in forma
intuitiva e immaginativa dicendo così: quando l’onda di
probabilità (l’indeterminatezza della vibrazione energetica e la
posizione dell’elettrone), “si solidifica”, si concretizza (per così
dire; il termine tecnico è “collassa”) in un dato modo rispetto
ai molti possibili rispetto alle sue probabilità, quando si
determina in uno dei sensi possibili, quando una di quelle sue
possibili probabilità si attua, allora l’atomo diviene corpuscolare
e poi “forma massa”; cioè insieme agli altri accanto a lui,
orientati e “solidificatisi” nello stesso senso; forma una massa di
sostanza uguale, la massa di un dato elemento chimico. È
questo il (momento del) passaggio dell’atomo (del suo
stato; della sua natura; del suo funzionamento) da ondulatorio a
corpuscolare, da oscillazione e campo oscillante di energia a
materia e forma corporea, secondo la formula E = mc². In
questo modo l’atomo assume natura e viene a funzionare in modo
corpuscolare, da oscillatorio che
era. |
|
- Ed è questo già un primo punto in cui la realtà
funziona non più causalmente (in base al principio di
causalità) ma in base al principio di significatività (che si
sostituisce, nel determinare i fatti successivi, a quello di
causalità). Infatti, il collassare di più atomi in una forma
corpuscolare analoga per “formare massa” (di un dato elemento
chimico) risponde non alla causalità ma a una significatività,
“simile a me”, per formare appunto un “corpo”, una certa quantità
significativa e finalisticamente utile di una certa sostanza. Il
collasso delle probabilità (in un modo o nell’altro)è operato dalla
coscienza quantica; la quale dunque già si vede, come prima
caratteristica, che funziona non causalmente ma
finalisticamente in base a una significatività dell’operato.
Possiamo chiamarlo anche "scelta", cioè, in definitiva, libero
arbitrio. |
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finalismo (simbolo
alchemico)


Due mandala, simboli della
significatività. Il finalismo e la significatività sono alla
base della coscienza quantica
|
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- Ho detto, a proposito del collasso dell’atomo da
ondulatorio a corpuscolare, “diviene” (corpuscolare); ho detto
“passaggio da… a…”; si tratta, naturalmente, di un divenire e di un
passaggio non temporali ma coesistenti (come le due facce di una
stessa medaglia) e neanche spaziali (e qui diversamente da come
accade per la medaglia, le cui due facce sono su due piani spaziali
diversi) ma “non locali” (vedremo in seguito il concetto di “non
località”). Si tratta di due modi di essere della natura dell’atomo
e del suo modo di funzionare che (co)esistono entrambi.
|
|
b) la nascita
dell’Universo - Come l’atomo onda, luogo di energia,
collassa in atomo corpuscolare, altrettanto possiamo ipotizzare un
punto infinito e infinitesimale di energia inimmagilmente compressa
esistente con tale natura e funzione fuori dallo spazio e dal tempo
che collassa col Big Bang in Universo materiale, questo che
conosciamo e in cui viviamo. - Nasce in questo modo il nostro
Universo spazio-temporale, il cronotopo, come universo fenomenico.
Nasce dal Big Bang che è l’esplosione o collasso del punto
infinitesimale e infinito (non so definirlo meglio) aspaziale e
atemporale di energia iniziale. Infinitesimale perché non occupa
spazio e, nello stesso tempo, di infinita energia perché tale è il
suo campo e tale è la sua forza, al di fuori di ogni dimensione
spaziale. |
|
- È questo il Big Bang, che però non avvenne illo
tempore, miliardi di anni fa ma avviene sempre nel collassare
continuo, eterno (del campo) degli atomi onda (dell’energia cioè) in
atomi corpuscolari (cioè in fenomeni). O meglio avviene fuori del
tempo, ma poi inizia il tempo (e lo spazio; nasce il cronotopo); e
allora, in questo senso, è anche giusto dire che il Big Bang avvenne
miliardi di anni fa, cioè in una data temporale, in riferimento alla
nascita dell’Universo. E da allora prosegue sempre sotto l’aspetto
di collasso di atomi e di Universo che si espande (nel tempo e nello
spazio); sotto l’aspetto di campo di energia vibrante fuori della
spazio e del tempo che si esprime (acquista natura e funzione) e si
manifesta anche in modo e in forma materiale spaziotemporale.
|
|
il
Big Bang inizio dell'universo spaziotemporale; l'esplosione e
vibrazione dell'energia |
"l'anima
illuminata" secondo il mistico tedesco Jacob
Boehme |
|
- Più sopra,
enunciando il principio di indeterminazione di Heisenberg e con
l’esempio della partita da tennis, abbiamo visto come, stante il
carattere meramente probabilistico dell’atomo onda, non è possibile
di sapere (calcolare, determinare) prima dell’osservazione e dello
studio concreti quale è la posizione o quale è la velocità della
particella, cioè dove sta in un dato momento del suo moto e quale è
l’energia di questo moto. Se solo dopo l’osservazione e lo studio
possiamo sapere come è collassato un atomo, quale probabilità si è
realizzata, allora ne deriva che sono l’osservazione e la coscienza
(“Coscienza quantica”) quelle che ci danno la rappresentazione di
ciò che è avvenuto e anzi che danno forma, e quindi formano, a
quanto accade. “Quanto accade” esiste in quanto esiste dentro la mia
coscienza, che ne ha la rappresentazione; e così “quanto accade”
viene in definitiva a identificarsi con il contenuto della nostra
esperienza; quello che vediamo come oggettivo e all’esterno
svanisce, si scioglie nelle nostre rappresentazioni soggettive. È la
coscienza che crea la realtà “fenomenica” (“che appare”, da φαινειν,
apparire). E questo non è fantascienza, questo lo dice la scuola
(“Il Gruppo”) di Copenaghen, fondata da
Bohr. |
è il sognatore che
crea la realtà dei suoi sogni (Marc Chagall "Il poeta
sdraiato") |
|
- Chiamiamo Coscienza quantica la coscienza
che così osserva e che così realizza la realtà, facendo precipitare
le molte probabilità possibili dell’onda energetica in uno dei suoi
modi possibili. Essa è, come coscienza, consapevolezza e conoscenza.
Ma è una consapevolezza e ci dà una conoscenza (della Realtà)
completamente diverse da quelle normali, dateci dall’apprezzamento
del nostro mondo quotidiano fatto con la normale razionalità e con i
sensi nello stato ordinario di coscienza e dalla fisica
classica.
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|
c) la coscienza
quantica - Nasce così il concetto di “Coscienza
quantica”, che è la coscienza che funziona in modo e a livello
quantico cioè, non secondo le modalità che ne sperimentiamo e
che conosciamo ordinariamente nel nostro livello macroscopico di
vita quotidiana; ma a livello e nei modi propri delle
microscopiche grandezze quantiche, atomiche e subatomiche; a livello
di intelligenza, di consapevolezza e di perce-zione non sensoriale
corporea ma intellettiva e matematica; insomma, a livello della
differenza che c’è tra fisica quantica e fisica classica. Ma le
caratteristiche differenziali complete fra i due tipi di coscienza e
dei loro modi di conoscere saranno specificate meglio e in modo
completo alla fine di questo paragrafo, dopo aver completato il
discorso sulla coscienza quantica, - Molte sono le concezioni
espresse dai fisici quantici riguardo alla coscienza quantica e i
modelli da loro proposti; non staremo qui a enunciarle tutte, non è
questa la sede, sarebbe troppo lungo e potremo eventualmente farlo
in un’altra occasione e in un altro articolo; qui parleremo solo
della più importante e più nota tra esse, che è quella avanzata dal
cosiddetto “Gruppo (o Scuola) di Copenaghen”. - Con la
denominazione di “Scuola (o Gruppo) di Copenaghen” vengono
indicati alcuni fisici che si raccolsero presso l’Istituto di fisica
teorica, fondato a Copenaghen nel 1920 da Niels Bohr. Ne facevano
parte, oltre a Bohr, Max Born, Paul Dirac; Pasqual Jordan, Werner
Heisenberg, Wolfgang Pauli. Si trattava, come si vede, dei maggiori
nominativi della meccanica quantistica di quell’epoca, che, insieme
ad altri scienziati ricercatori e teorici esterni al Gruppo ma in
piena collaborazione con esso (Louis Victor, Erwin Schrödinger e De
Broglie) portarono avanti quella nuova formulazione della scienza
fisica; |
|
- Il modello di coscienza quantica di cui
parliamo venne proposto soprattutto da Niels Bohr e Werner
Heisenberg nel 1927. Partiva dai concetti teorici di meccanica
quantistica (che abbiamo già illustrato) dell’atomo come onda di
probabilità che collassa in atomo corpuscolare e che tale collasso
avviene a seguito della osservazione fattane da un osservatore o
della sperimentazione di uno sperimentatore; i risultati
sperimentali confermavano tali concetti. Così stando le cose, la
deduzione inevitabile ne era che queste concezioni teoriche e della
loro conferma sperimentale collegavano quei dati relativi al
collasso dell’atomo – il risolversi delle probabilità dell’onda in
una di esse, concretizzandola in un corpuscolo - alla coscienza
(dell’osservatore o dello sperimentatore), quale ente capace
(titolare della capacità) di osservazione e sperimentazione; con la
conclusione, altrettanto inevitabile, che è la coscienza che fa
collassare l’atomo dalla sua funzione d’onda in quella corpuscolare.
In base a questo modello interpretativo è dunque la Coscienza che
realizza la Realtà; la realizza in forma di atomo corpuscolare a
livello microscopico ma, a livello macroscopico, in forma di
fenomeni, perché la Realtà a tale livello è una realtà fenomenica,
fatta cioè di modelli che appaiono nel mondo e “si danno” alla
Coscienza che li osserva (fenomeni, appunto; da φαινειν, apparire).
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rappresentazione alchemica della Coscienza
quantica |
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"Crea e osserva",
rappresentazione alchemica (Athanasius Kircher) |
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La Coscienza dunque crea i fenomeni e con essi
la Realtà (con l’osservazione); ma è sempre la Coscienza li osserva
(dentro di sé). La Coscienza che opera così (manifestandosi nei
fenomeni attraverso il collasso dell’onda in una delle probabilità
di cui l’onda stessa è portatrice) sarebbe, sempre
nell’interpretazione della scuola di Copenaghen, una proprietà
immanente della Realtà. - Schrödinger, che collaborava sia
pure dall’esterno con quel Gruppo, non approvò questo ulteriore
portato della sua teoria sulla funzione d’onda, ritenendola una
estensione di ordine metafisico. A sua volta Einstein rigettò questa
interpretazione dicendo che “Dio non gioca ai dadi”, intendendo dire
che la creazione non può nascere casualmente e in base a delle
probabilità. Vedremo in seguito come si risponde a questa obiezione.
- Con riserva di questo chiarimento, accettiamo
l’interpretazione di Copenaghen, secondo cui è la coscienza che con
l’osservazione fa collassare l’atomo onda in atomo corpuscolo; e
fatta così nostra questa concezione, ripartiamo da essa e la
portiamo avanti. È dunque una proprietà (una capacità) della
Coscienza quella di far precipitare le molteplici possibilità
dell’atomo avente natura d’onda (di probabilità) in uno di tali
molteplici modi (probabilità) possibili, concretizzandosi e
realizzandosi (realizzando la sua natura) in corpuscolo materiale e
in materia; e altrettanto la Coscienza quantica conosce e sperimenta
osservando (dentro di Sé?) la propria
opera. |
|
- La Coscienza (che così fa collassare la
Realtà e poi la osserva) è Pensiero. Infatti: (a) il
Pensiero è energia: è il livello (siamo al momento) di onda di
probabilità e della sua vibrazione di energia; (b) il
Pensiero-energia pensa: siamo al momento del collasso d’onda” (o
del Big Bang nel collasso di livello universale); (c) con questo
collasso il pensiero diviene “pensato”: siamo al livello (al
momento) di atomo corpuscolare, di materia, di fenomeno, di Universo
in espansione nello spazio e nel tempo; d) la Coscienza, che in
questo modo ha creato la Realtà, l’osserva anche (dentro di sé); ma
così osservandola la proietta fuori di sé, all’esterno e la rende
oggettiva: ne ha e ne fa la sua esperienza come mondo oggettivo.
- Questo è (dovrebbe essere) il processo. Ne risulta,
sintetizzando, che ciò che si è concretizzato, la realtà realizzata
- il corpuscolo e la materia e con essi il mondo e l’Universo,
insomma la Realtà materiale - in effetti e a ben vedere in
definitiva è un qualcosa che appare all’osservatore e che
esiste nella mente dell’osservatore; esiste perché esiste nella
mente dell’osservatore. L’oggettivo svanisce nel soggettivo,
è il trionfo dell’idealismo filosofico sul realismo. - Ma io
direi piuttosto, “sembra svanire, sembrerebbe il trionfo”.
Perché quello così realizzato dalla coscienza e
dall’osservatore, con l’osservazione (dopo l’osservazione) si
è oggettivato (ha assunto natura e funzione di “cosa osservata”)
ed ora ha una sua realtà, si è staccato dall’osservatore e
dall’osservazione ed ha acquistato una dignità sua propria. È stato
realizzato e ora è una realtà, è stato concretizzato e ora è una
cosa concreta. Qualcuno dirà che permane l’ambiguità, che rimane
l’interrogativo. Io rispondo di no, ricorre sempre la doppia
natura (e funzione), coesistono i due modi di essere, atomo onda
di probabilità e di energia e atomo corpuscolo. E la Coscienza
quantica è il centro di tutto ciò, sia come creare, sia come
osservare (ciò che è stato realizzato), sia come avere e fare
esperienza sia come conoscere e
comprendere. |
|
- Con questo i momenti che definiscono la Coscienza
quantica - cosa è, cosa intendiamo con essa – diventano tre. Accanto
ai due che già conoscevamo – creazione della realtà (collasso) e sua
osservazione (esperienza) – si aggiunge quello del conoscere e
comprendere profondamente. Solo la Coscienza quantica può
conoscere il mondo quantico. Solo osservando con i parametri della
Coscienza quantica e applicando i principi della meccanica quantica
possiamo comprendere la Realtà nella sua dimensione quantica. Solo
la Coscienza quantica può arrivare a conoscere se stessa. La
coscienza normale, che conosce attraverso i parametri e i dati
sensoriali e che giudica con i principi della razionalità normale e
della fisica classica non lo può; o meglio, non lo può finché non ha
le intuizioni e non applica i parametri quantici, finché non osserva
con “occhi quantici”, come hanno fatto i fisici d’avanguardia del
secolo scorso di cui abbiamo parlato. - In conclusione, la
Coscienza (nella sua accezione e denominazione “quantica”) a) crea
la Realtà dal minimo atomo corpuscolare all’infinito universo in
espansione; b) la osserva e così osservandola la concretizza, la
rende esterna a sé e oggettiva; c) ma la Coscienza quantica è anche
quella consapevolezza e forma di conoscenza che conosce e apprezza,
cioè “vede” la Realtà nel suo diverso modo di essere
quantico. |
|

Una suggestiva
raffigurazione alchemica dell' "occhio che vede" - la nostra
Coscienza quantica - del mistico Jacob
Boehme |
La
Coscienza, il "Sole nero", ...

... è Una

anche se poi si sdoppia, nel conoscere, la
Coscienza quantica e la conoscenza spaziotemporale |
|
- Vista normalmente, conosciuta e apprezzata con le
normali percezioni sensoriali e con la razionalità ordinaria, la
realtà ci appare come il nostro mondo quotidiano, è il nostro mondo
quotidiano, una realtà fenomenica, spaziotemporalmente dimensionata,
retta dai principi della fisica classica galileiana e newtoniana; e
così ne abbiamo esperienza. - La Coscienza quantica come
consapevolezza, come modo di conoscere e apprezzare la Realtà
“lavora”, cioè, appunto, conosce e apprezza, e “approccia” la Realtà
con i parametri del tutto diversi da quelli della coscienza e
consapevolezza normali; ne indichiamo i principali. a) vede e
conosce a livello delle grandezze microscopiche atomiche e
subatomiche (per cui vede la materia bucherellata dagli immensi
spazi interatomici) e non delle nostre normali grandezze
macroscopiche (per cui la materia appare liscia e continua); b)
altrettanto vede i processi, soprattutto energetici, a livello micro
e così vede che in realtà essi avvengono per impulsi, per salti
(quantizzazione) e non nella continuità, “senza salti” come non
venivano visti i “buchi”, come appare normalmente; c) il moto viene
considerato a grandezze di velocità pari a quella della luce (per
cui nel rapporto velocità/tempo è il tempo che varia e non la
velocità, che a quel livello di grandezza è costante; mentre a
livello delle nostre basse velocità il tempo “è” – ci appare –
l’elemento costante e la velocità è variabile); d) la consapevolezza
e la coscienza normali il rapporto di causalità come legame fra due
eventi (principio di causa ed effetto); nel mondo quantico non vi è
il principio di causalità ma quello di significatività e quello del
finalismo; e così altrettanto la Coscienza quantica vede e fonda su
questi parametri il rapporto che lega e fa accompagnare tra loro due
eventi: due enti esistenti nella Realtà quantica si rapportano tra
di loro perché attratti emozionalmente, acqua con acqua,terra con
terra, aria con aria, fuoco con fuoco. Vi è dunque un libero
arbitrio e non determinismo; e) la coscienza normale vede le realtà
(le cose) nelle loro dimensioni spaziali e temporali e si atteggia
di conseguenza nei comportamenti da tenere; la Coscienza quantica
osserva la Realtà nella sua unità di fondo, senza dimensionamenti
spaziali e temporali e tenendo conto di tutti quegli altri modi di
essere sopradetti; di conseguenza per conoscere il proprio mondo non
fa uso della normale razionalità che è esperienziale (connaturata e
condizionata dall’esperienza) ma comprende intellettualmente e per
operazioni matematiche; e) la coscienza normale conosce e valuta (le
situazioni) con la (secondo la ) razionalità, frutto dell’esperienza
(questa frutto, a sua volta, della statistica, per cui quello che
normalmente e il più delle volte accade diviene, per la sua
grossolana esperienza, “così accade, quello è l’effetto”); la
Coscienza quantica conosce (la Realtà) con operazioni e modelli
matematici e con intuizioni illuminative.
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|
- abbiamo così differenziato – abbiamo posto in
evidenza che esistono – due tipi di coscienza, come consapevolezza e
modo di conoscere la Realtà e come modo di avere un approccio con
essa; e che di conseguenza e corrispondentemente vi sono anche due
descrizioni (scienze con leggi, principi scientifici) di essa: la
coscienza normale quotidiana e la Coscienza quantica; parimenti e
corrispondentemente, nella conoscenza della Realtà vi sono (la
Coscienza può avere) due forme di approccio, quello della fisica o
meccanica classica galileiana e newtoniana (conoscenza del mondo) e
quello della fisica o meccanica quantistica (conoscenza della
Realtà). Il mondo non è la Realtà ma ne è l’apparenza
fenomenica. - Ora, attenzione! con riferimento alle due fisiche
(ai due modi di approccio della Coscienza alla Realtà per averne una
conoscenza) non è che l’una sia quella vera e l’altra sia sbagliata
o addirittura falsa, non è che l’una sia valida e l’altra no, che
l’una sia quella nuova, destinata a sostituire (o che addirittura ha
ormai sostituito) l’altra vecchia e sorpassata. Le due forme di
coscienza e di conoscenza, le due scienze sono entrambe valide e
attuali, ciascuna nel proprio livello ed entrambe sono da seguire e
quelle da applicare, a seconda dell’approccio da avere con la
realtà. Nella vita quotidiana, nel muoverci nel mondo, di fronte
alle cose materiali che sono spaziotemporali dobbiamo far uso della
coscienza normale e vale la fisica classica e il mondo è come da
questa descritto. In questo caso, sono le (sole) forme di approccio
necessarie ed utili. Non possiamo far uso, nella vita quotidiana,
della Coscienza quantica né applicare i principi della fisica
quantistica, come se lo spazio, il tempo, l’entropia non ci fossero
perché noi siamo e le cose del mondo sono nello spazio e nel tempo,
conformati ad essi e condizionati dal secondo principio della
termodinamica; e perché percepiamo con i sensi del corpo e per come
questi ci fanno vedere e sentire; perché ci guidano l’esperienza, i
“precedenti” conosciuti. |
|

Questa miniatura, ripresa dall'opera "Splendor
Solis" dell'alchimista Salomon Trismosin, sec. XVI, può benissimo
illustrare le due anime dell'uomo e i due suoi possibili modi di
approccio alla realtà, quello quotidiano normale e quello interiore
profondo. E' una bella rappresentazione alchemica ed ante litteram
della nostra Coscienza quantica |
Come
Sopra, così sotto |
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Invece, nel voler conoscere, anzi comprendere la
Realtà, come è profondamente, nel suo livello microscopico, al di là
di quello macroscopico e grossolano dell’apparenza fenomenica
sensoriale, se vogliamo avere una conoscenza intellettiva e una
comprensione spirituale finalizzate all’essenza e non all’utile e
necessario vitale, allora qui interviene la Coscienza quantica e
dobbiamo ricorrere alla meccanica quantistica. Due livelli
entrambi validi e veri ciascuno nel proprio ambito, quello
dell’utilità e necessità per condurre la vita e quello della pura
conoscenza e della pura consapevolezza. - Siamo nel campo della
scienza eppure più sopra abbiamo usato la parola “spirituale”. A noi
le implicanze metafisiche non ci fanno paura; e così, tornando alla
obiezione di Einstein e sciogliendo la riserva allora fatta,
rispondiamo che Dio, o comunque la Potenza che si manifesta e opera
attraverso la Coscienza quantica, non gioca ai dadi perché sceglie.
Tra le molte probabilità possibili, quella in cui l’onda (di
probabilità) collassa, realizzando la realtà corpuscolare e
l’universo fenomenico, non è una probabilità qualunque, a caso ma è
frutto di una scelta. È la scelta (fatta dalla Coscienza) è fatta in
base a dei valori. Dio non gioca ai dadi. Opera finalisticamente
e nel senso della significatività nel collasso dell'atomo e nel Big
Bang creando l'Universo e l'uomo, Essere cosciente e intelligente
fatto a sua immagine e somiglianza. |
|

L'Universo
astronomico |
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L'Universo psichico
(neuroni) |
|
L'Universo nella visione
alchemica |
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- Il concetto di Coscienza quantica è l’ultima
acquisizione dei fisici quantici (e, di conseguenza, della fisica
quantica), una conquista clamorosa e di grandissimo impatto
(soprattutto quella del Gruppo di Copenaghen) a fronte delle pur
valide – valide, più sopra lo abbiamo riconosciuto, ma limitanti e
incaute se diventano assolutiste e vengono fatte valere come tali -
affermazioni della fisica classica e delle comuni affermazioni della
scienza ufficiale. Apre su più vasti orizzonti e dopo aver
abbattuto, nel suo arrogante assolutismo, il principio di causalità,
sulle sue rovine, demolisce anche il concetto di una oggettività
assoluta, il Moloch del positivismo filosofico e del materialismo,
da sempre pietre angolari del mondo scientifico. Apre a favore di un
maggior ruolo del soggetto (maggiore e non esclusivo; abbiamo già
detto e riconosciuto la validità di entrambi gli approcci, cosa che
non fanno la fisica classica e la scienza ufficiale, con il loro
materialismo e positivismo filosofico). Ne viene rivalutata la
filosofia dell’idealismo e ci si riavvicina e riconcilia con un
pensiero di tipo metafisico, che non viene considerato più come una
cosa aliena, quasi come un “U.F.O.”, diremmo.
|
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L'Uovo filosofale,
raffigurazione alchemica dell'Atto iniziale al centro della
creazione e delle due Realtà. L'Imperatore. In alto il Carro solare,
il Macrocosmo; in basso il mondo dell'uomo, il microcosmo
|
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d) Le due Realtà -
coesistono dunque due realtà: 1) una realtà in potenza, il mondo
delle Idee, fatta di probabilità, non dimensionata
spaziotemporalmente (ma coesistente tutt’insieme sotto l’aspetto
cronologico e topico), di livello quantico (come modi di
conoscibilità e livello di consapevolezza) e di livello energetico
cioè sintropico (come capacità realizzatrice); 2) una realtà in atto
(quella della “probabilità” realizzata, tra le molte possibili), ed
è il mondo fenomenico che conosciamo con la coscienza razionale e in
cui viviamo, risultato della probabilità scelta ed attuata. È una
realtà dimensionata spaziotemporalmente, di livello non quantico ma
classico normale (come conoscibilità, interpretazione e misurazione
e consapevolezza) e di livello entropico. - questa duplice natura
e duplice aspetto della Realtà corrisponde nel suo livello minimo
(microco-smico) ai due aspetti (modi di essere e di funzionare)
dell’atomo: ondulatorio e corpuscolare. Lo abbiamo appunto chiamato
anche microcosmo, a fronte del livello macrocosmico (o) macrocosmo,
che è il nostro mondo, sensorialmente apparente e che conosciamo
razionalmente. A questo proposito, va però subito notato e precisato
che tali due termini, microcosmo e macrocosmo, sono qui adoperati in
modo invertito rispetto a come vengono generalmente intesi:
normalmente (da un punto di vista esoterico) per Macrocosmo si
intende il Mondo “di Sopra”, quello superiore e divino, e con
Microcosmo ci si riferisce al mondo “di sotto”, quello umano. Qui,
all’opposto, il microcosmo è il mondo dell’interiorità, dell’anima
mentre il macrocosmo è il mondo esternalizzato. |
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Altra bella raffigurazione
dell'Uovo filosofale con la Sapienza
ermetica |
|
- il rapporto tra
queste due Realtà (tra questi due modi di essere dell’unica Realtà)
non è spaziotemporale (nel senso che “prima” temporalmente e “là”,
in un altro spazio c’è la Realtà in potenza e il mondo
probabilistico delle Idee; dopo e “qua”, nel nostro spazio, c’è,
viene il mondo attuato). Il rapporto tra le due Realtà è
dall’interno e dall’interiorità (dell’anima, del Pensiero, delle
Idee, delle probabilità) verso l’esterno e la (loro)
concretizzazione esteriore. Cioè, le due Realtà non vengono
temporalmente prima l’una e dopo l’altra né spazialmente sono una in
un luogo e l’altra in un altro. Bensì esistono insieme, sono
coesistenti in un eterno loro rapportarsi sincronico (σύν χρόνος,
tempo insieme, da non confondere con sincronicistico) e sintopico
(da sintopia, σύν τόπος, luogo insieme, da non confondere con la
sintropia, di cui parleremo appresso). - Abbiamo anche detto che
il nostro mondo, è una realtà fenomenica: l’universo sorto dal Big
Bang è fatto di fenomeni. Ne consegue, in riferimento alla prefata
coesistenza delle due Realtà, che vi sono (dobbiamo distinguere) il
fenomeno e l’anima del fenomeno. “L’anima del fenomeno” è la sua
interiorità, è l’Idea che poi si attua nel fenomeno concreto; che si
attua, cioè, nella dimensione spazio-temporale come fenomeno. E
sostanzialmente, riportandoci al mondo quantico e atomico, la Realtà
fenomenica spaziotemporale è costituita dall’attuarsi
corpuscolarmente di una delle molteplici probabilità portate
dall’onda cioè contenute in potenza nell’atomo, nel suo aspetto e
momento energetico oscillatorio |
|
"Utriusque Cosmi", "il
discorso sui due Cosmi" di Robert Fluidd, alchimista del xvii sec.
Il microcosmo in basso altro non è che una proiezione dell'occhio e
della visione di Dio. Una bella intuizione della Coscienza
cosmica |
|
e) Spazio e tempo -
Da questi concetti espressi circa lo spazio e il tempo, da questo
loro modo di essere e di presentarsi, viene a risultare che spazio e
tempo non sono categorie apriori a sé stanti (come voleva Kant),
come se fossero due contenitori vuoti e di per sé esistenti entro ì
quali si espandono l’universo e i suoi fenomeni, man mano
riempiendoli. Lo spazio e il tempo sono invece proprietà, qualità,
modi di essere del fenomeno e dell’universo, che li caratterizzano e
li conformano. Come ha dimostrato Einstein con la sua teoria della
relatività ristretta, variabile (quello che varia) è il tempo (che è
una curvatura dello spazio) e non il moto (la velocità del moto), ed
questo contrariamente a quanto affermato dalla fisica classica. Solo
nella maya, nell’apparenza del nostro livello macrocosmico, solo
nella fisica classica, nella fisica delle (nostre) piccole velocità,
il tempo e lo spazio funzionano in modo diverso. - in quanto
proprietà e modi di essere dell’universo fenomenico insorto dal Big
Bang, spazio e tempo sono iniziati “dopo” di questo (un “dopo” non
temporale ma consequenziale)
f) la
sintropia - Parlando di energia e di momento
energetico si arriva così alla sintropia, il concetto esposto e il
principio scoperto da Luigi Fantappié. Anche questo concetto e
principio di sintropia va inquadrato e va compreso alla luce di
tutto quanto sopra detto circa il mondo quantico e circa l’atomo
avente funzione e natura sia di onda di probabilità che
corpuscolare; atomo ondulatorio che risolve le probabilità della sua
onda in forma corpuscolare dimensionata spaziotemporalmente. - La
sintropia si presenta come principio simmetrico ed opposto a quello
di entropia. Sappiamo che l’entropia regge tutto il mondo fisico ed
è propria dei fenomeni e dei processi fisici, che sono
spazio-temporali e sono retti dal principio di causalità; e già
questo ci dice che la simmetrica sintropia si dovrà senz’altro
riferire alla simmetrica e contrapposta Realtà prefisica e
prefenomenica del mondo in potenza, fatto di Idee e di probabilità
- L’entropia sta ad indicare quel progressivo degrado cui sono
soggetti e vanno incontro tutti gli “esistenti” del mondo fisico –
tutti i ciò che esiste nel mondo fisico - a mano a mano che si
sviluppano e vanno avanti nel tempo dal passato verso il futuro
(attraverso il presente); a mano a mano, cioè, che in tali esistenti
avvengono quei fenomeni e processi di trasformazione (con consumo di
energia) in cui consiste la loro esistenza e il loro sviluppo.
Questo progressivo degrado discende inevitabilmente in base alla
seconda legge della termodinamica in quanto in una trasformazione da
causa ad effetto – cioè nelle modificazioni che avvengono in un
esistente fisico e in ogni esistente fisico, nel che consiste
appunto il loro processo di sviluppo - non tutta l’energia che vi
era inizialmente in quel “corpo” al momento di quel suo fenomeno
causale di trasformazione si ritrova poi nell’effetto (dopo quella
trasformazione cioè); ma una parte di essa si disperde in calore
inutile; cosicché da una trasformazione a un’altra, nel procedere
dello sviluppo e dell’esistenza fisica di quel corpo fisico (e di
tutti i corpi fisici), da una causa-effetto a un’altra, da ultimo
non vi sarà più energia per ulteriori trasformazioni e cesserà così
il divenire di quel corpo (e di tutti i corpi fisici), nel che
consiste e che costituisce la sua (la loro) esistenza fisica. Ogni
esistente fisico è destinato così alla omogeneizzazione e
appiattimento e a morire; e anche l’Universo finirà per “morte
termica”. Questo dicono la seconda legge della termodinamica e il
principio di entropia. |
|
- Ma a fronte di questo principio di entropia vi è
quello di sintropia, che è un principio di apporto di energia e la
cui funzione essenziale consiste quindi nella ricostituzione
energetica in opposto e simmetricamente al degrado portato
dall’entropia. - Un’altra caratteristica differenziale fra i due
principi (quello entropico e quello sintropico) è che nei fenomeni
entropici il tempo scorre normalmente, come usualmente lo
conosciamo, dal passato verso il futuro (attraverso il presente).
Nei fenomeni sintropici, invece – come fa rilevare il matematico
Luigi Fantappié che per primo parlò di sintropia e ne studiò e mise
in luce i modo di essere – il tempo scorre all’inverso, dal futuro
verso il passato. In tali fenomeni la causa (che determina lo
svilupparsi e il procedere di un processo fenomenico) sta nel
futuro; e dal futuro chiama a sé (attrae) e produce come fine da
raggiungere lo sviluppo di quel processo. Nel futuro, infatti, vi
come un modello che attrae a sé – e dunque causa – la formazione (lo
svilupparsi, il divenire adulto e completo, il raggiungimento della
pienezza) di un dato esistente fisico. Per questo diciamo che
(constatiamo che) la causa in questi processi, sta nel futuro (e non
nel passato) e da là attrae a sé, come detto, e conforma
finalisticamente il processo di questo sviluppo. Chiamiamo perciò
questo tipo di causa “attrattore” e “causa finale” . Ad esempio:
(l’immagine, l’Idea di) un individuo adulto futuro (e di un
qualunque organismo vitale adulto) chiama a sé (come attrattore) ed
è la causa (causa finale) dello sviluppo di quell’organismo, cioè il
succedersi dei fenomeni attraverso cui quell’organismo diviene
adulto e raggiunge la sua pienezza e forma adulta finale:
dall’embrione (o dal seme, o dall’uovo) al feto, al neonato,
all’uomo o all’altro animale o vegetale adulto. |
|

Forme ed energia nell'universo: due galassie a
spirale; sono delle una contrazione dello spazio
|
Forme ed energia
nell'universo: forze elettriche ("campi") attrattive e repulsive
delle particelle subatomiche
|
|
- dunque, il tempo della sintropia scorre
all’inverso, dal futuro verso il passato; dal futuro attrae a sé
(causa finale) l’effetto completo e perfetto da realizzare. In
effetti però, osservando meglio, non è il tempo (la direzione del
moto del tempo) che scorre all’inverso. Il tempo nell’ambito della
sintropia non c’è, qui le dimensioni temporali del mondo fisico
fenomenico entropico sono tutte insieme, coesistono; non si può
dunque dire che “l’effetto realizzato”, l’organismo nella sua
completezza e pienezza già esiste nel futuro e da lì attrae a sé le
varie fasi della realizzazione. La direzione del moto nella
sintropia va intesa invece nel senso di sviluppo, di evoluzione di
quel corpo, dalla sua Idea e dal suo modello alla sua attuazione
completa attraverso le sue fasi di graduale crescita; il moto e non
il tempo scorre quindi dall’interiorità (dove è l’immagine, l’Idea
di quel corpo ma non ancora la sua pienezza e completezza fenomenica
in atto) verso l’esterno, verso una realizzazione esteriore (dove
quell’Idea, quella potenzialità si va a realizzare fisicamente e
spaziotemporalmente). Il moto, lo scorrere è dall’anima del fenomeno
verso la sua realizzazione esteriore spaziotemporale completa. -
Possiamo dunque parlare di fenomeno (fisico, realizzato, in atto) e
di “anima” o interiorità del fenomeno (da cui il fenomeno
scaturisce; dove quel fenomeno è in potenza); e, in questo ambito,
il luogo della sintropia viene ad essere questa interiorità dove
esiste il “modello” da cui il fenomeno scaturisce. Ma sintropia
significa apporto di energia; è dunque dalla sua interiorità, dal
profondo dove il fenomeno vibra in potenza che viene l’energia che
realizza il fenomeno stesso e tutta la Realtà, che è fenomenica,
nella sua forma fisica, fenomenica e spaziotemporale. Il luogo
dell’energia, il “centro di sintropia” si trova – riassumendo tutto
quanto fin qui detto – nell’Idea, nel Pensiero, nell’atomo
ondulatorio. È questa “l’anima energetica” del fenomeno (e
dell’atomo corpuscolare). |
|
- Nel fenomeno distinguiamo dunque queste due sue
forme, questi suoi due momenti, non temporali ma come modi di
essere. Questo ci richiama subito a mente la doppia natura, i due
modi di essere e di funzionare dell’atomo: come onda di probabilità
e come particella corpuscolare. La deduzione logica che ne discende
è che l’atomo-onda di probabilità, il suo momento oscillatorio e
vibratorio probabilistico, l’atomo come onda di energia corrisponde
al fenomeno in potenza, all’interiorità e all’Idea del fenomeno; ed
è sede e fonte di sintropia. L’atomo corpuscolare (in cui delle
molte probabilità se ne è realizzata una) e la “massa” (di materia),
che si è realizzata con l’orientamento di una molteplicità di atomi
tutti in uno stesso dato senso, corrisponde al fenomeno in atto, al
mondo spaziotemporale e fenomenico, soggetto al principio di
entropia; ma continuamente energizzato nel suo svolgersi, nel suo
divenire da una forza sintropica proveniente dal suo profondo, che
restaura il degrado entropico. Così l’atomo-energia assume natura
e funzione corpuscolare: è il Big Bang, “passaggio” e non momento
temporale, cambiamento di natura e di funzione. L’energia si
solidifica in materia secondo la formula E = mc². Nasce la forza di
gravità. Nascono lo spazio e il tempo. Nasce il cronotopo
dimensionato spaziotemporalmente. Dal Pensiero, dall’Idea,
dall’Abisso primordiale nasce il fenomeno e nasce il mondo. La
Coscienza pensa e crea l’Universo. La Coscienza pensa e l’universo
diviene Realtà (materiale e fenomenica), si realizza e si espande
nello spazio e nel tempo. Ed è sempre la Coscienza – ora
immedesimatasi nel mondo; soggettivatasi con corrispondente
oggettivizzazione del mondo – che osserva il mondo e lo osserva come
esterno e fuori da sé. |
Il
processo di fissione divide, separa. Si spacca l'atomo
spezzandone(con un neutrone) la forza unitiva (che è il principio
della realtà) e si inizia un analogo processo moltiplicativo in
successione, liberando energia
Il "fungo atomico" ne è
la conseguenza
|
|
g) il momento
distruttivo - Spaccando l’atomo, con la
fissione, per avere energia, si riportano la materia e
l’atomo allo stato primordiale energetico; è un momento disunitivo e
distruttivo ed è un momento e un processo opposto a quello
creativo, di unione, di fusione, di “amore” diremmo. E
infatti con la fissione siamo alla bomba atomica e all’energia
atomica fonte di radiazioni e di inquinamento ambientale. La
fissione è un momento di distruzione e di morte che va in direzione
opposta a quello della creazione e della vita, che è, appunto,
quello della fusione nucleare. E infatti, le reazioni nucleari
che avvengono nel sole, che ci dà luce, calore e vita, sono quelle
da fusione (nucleare). Anche su questo occorre riflettere e
chiamo a meditare. |
|
Il
processo di fusione invece unisce (e dà inizio anche esso a un
processo moltiplicativo in successione)

Il Sole, fonte di
vita. È centro ed è luogo di processi di
fusione |
|
h) la sintopia, il principio di non
località e “l’entanglement” Non c’è causalità ma
significatività - Abbiamo visto come nella
dimensione della fisica quantistica, dell’atomo-onda e così pure
nella sintropia – in buona sostanza, nel mondo delle Idee e
nell’anima da cui scaturisce il fenomeno – non vi è il tempo.
Quelle che per noi sono dimensioni separate, il passato, il
presente e il futuro, che scorrono dall’una all’altra, sono
un tutt’uno, un unicum; è un mondo sincronico (σύγ χρονος) dove
vi è una sincronia degli stati temporali (da non confondere con la
sincronicità, che equivale a significatività, ne abbiamo parlato a
proposito della non causalità). - Altrettanto, non vi è in
quel mondo la dimensione spazio: la Coscienza (quantica) (il
Pensiero che osserva le sue Idee) e la sua vibrazione
(che è l’energia dell’atomo-onda e il luogo della sintropia) non
occupano un posto, non sono in un luogo preciso – questo ci
ricorda il principio di indeterminazione – e non si estendono su una
superficie o meglio per un volume, come invece avviene con l’atomo
corpuscolare e con il fenomeno realizzato e con l’Universo tutto.
Parliamo, al riguardo, di sintopia, σύγ τοπος (da non
confondere con la sintropia, σύγ τροφή, di cui si è parlato più
sopra). È dunque tutto al contrario o meglio è uno stato tutto
diverso di quanto avviene nel mondo materiale – nel mondo,
appunto, dell’atomo corpuscolare – dove ogni oggetto e ogni fenomeno
che avviene si estende su tre dimensioni spaziali, lunghezza,
larghezza e altezza (oltre che su una dimensione tempo) e occupa uno
spazio-volume (oltre ad avere una durata); ne ha bisogno per
esistere. La dimensione spaziale (al pari di quella temporale) per i
corpi fisici e per i fenomeni è una condizione ad essi connaturata e
un modo di essere esistenziale indefettibile, talché ne deriva il
principio di impenetrabilità dei corpi, nello spazio occupato da un
corpo non vi può stare nello stesso tempo un altro corpo. -
Strettamente connessi con la sintopia sono il principio di “non
località” e il conseguente suo effetto, il cosiddetto
“entanglement”. Essi sono propri della fisica (“meccanica”)
quantistica e la caratterizzano, in opposto al principio di località
proprio della fisica (“meccanica”)
classica. |

Il sistema solare
e il nostro mondo sono il "luogo" della spaziotemporalità e del
principio di località |
|
- Il principio di “località” ci dice che un atto
di influenzamento esercitato su un oggetto A non può agire ed avere
effetti su un altro oggetto, B, separato da A. Se vogliamo agire
su B dobbiamo svolgere una azione su di esso (direttamente o come
riflesso di quello esercitato su A) per influenzarlo in un qualche
modo. L’azione su A, quindi, non può avere effetti su B spazialmente
separato da A. E tuttavia nel campo della fisica quantistica e
delle particelle accade (e possiamo constatare) invece che
due particelle uscite da uno stesso processo ma poi separatesi
(e procedenti in un processo ognuna per suo conto) per quanto così
separate rimangono in un qualche modo in rapporto tra di loro,
nel senso che una azione esercitata su una di esse ha effetti e
per di più istantanei anche sull’altra. La seconda particella
(B), benché ora separata e non oggetto diretto dell’azione,
reagisce anch’essa e contemporaneamente allo stesso modo
della prima (A) sulla quale è stata esercitata l’azione. Le due
particelle reagiscono entrambe e nello stesso momento all’azione
esercitata su una sola di esse, si comportano come se fossero due
fratelli gemelli. Questo non sarebbe possibile né ammissibile
secondo i canoni della fisica classica proprio per il prefato
principio di località in quanto per potersi avere un tale
influenzamento istantaneo (cioè per la propagazione dell’effetto
influenzante da A, su cui è stata esercitata l’azione, su B, su cui
tale azione non è stata esercitata) si richiederebbe una velocità
istantanea, superiore a quella della luce; e questo sappiamo che non
è possibile. Per questo il principio di non località venne sempre
rifiutato da Einstein. Eppure avviene così, questo comportamento
“gemellare” è una realtà constatata e
verificata. |
|
Questo contemporaneo e contestuale
influenzamento di due particelle nate da una stessa sorgente ma
aventi due processi distinti è chiamato con termine inglese
“entanglement”. Un rapporto, quello tra le due particelle,
che sembrerebbe – attingendo per un parallelismo alla parapsicologia
– quasi “telepatico”. Ovvero mentale, psichico, spirituale. Vedremo
in seguito che questi accostamenti hanno una loro ragion d’essere.
La non località e l’entenglement possono essere collegati anche
con il principio di indeterminazione, di cui si è detto più sopra.
- Come si è detto, Einstein, pur nel suo genio, non
accettava, non ammetteva il concetto e il principio di
non località nella considerazione che non può esservi una
velocità maggiore di quella della luce, che è un valore limite e
costante come lui stesso aveva dimostrato (con la teoria della
relatività ristretta). |
|
Questo è esatto; senonché, a ben vedere, il
principio di non località e l’entaglement non implicano e non
affermano affatto che vi sia un influenzamento (istantaneo) tra
due particelle distanti (spazialmente) tra di loro; si parla
solo di particelle separate (nel processo in corso per loro)
e non di particelle distanti tra loro, una in un luogo e l'altra
andata, dopo la separazione, e che si trova, dopo la
separazione, in un altro luogo. Questo (la
"separazione")significa soltanto che le due particelle hanno avuto
un processo diverso dopo essere nate da una stessa sorgente e non
significa che hanno percorso e stanno percorrendo due traiettorie
(spaziali) diverse; questa è solo l’apparenza dell’esperimento.
Con queste premesse, il dubbio e l’obiezione di Einstein (e
dei fisici classici) si risolvono alla luce del concetto di
sintopia. Non vi è una dimensione spaziale in quel mondo
energetico-ondulatorio, perciò tra le due particelle non vi è una
distanza spaziale (da superare), esse sono in uno stesso luogo,
anzi in un non-luogo, diverso è solo il processo che seguono
nell’esperimento. Non essendovi tra loro distanza spaziale da
superare, non viene in considerazione neanche il concetto di
velocità, né quella della luce né un’altra, e cade
l’obiezione di dover superare la velocità della luce. Ritorna
invece il parallelismo con la telepatia e con il mondo
(psichico-emozionale) dei gemelli.
La
Sapienza ermetica, il nostro Sé |
|

Il dr. Jekill e la sua ombra, mr. Hyde
Il non-luogo è
anche il mondo dell'anima

Piero
del Pollaiolo "Tobiolo e l'angelo
Raffaele |
|
i) il Big Bang e l’espansione
dell’Universo - Ritorniamo ai concetti di spazio e di
tempo. Come abbiamo detto, lo spazio non è un contenitore
vuoto a sé stante e preesistente rispetto all’universo,
ai corpi celesti e a tutto ciò che esiste nel quale questi
via via, col trascorrere del tempo si espandono, ampliandosi
sempre più e occupandone una porzione sempre più grande. Il tempo
anch’esso non è uno “spazio di durata”, una “lunghezza di
durata” a sé stante e a priori di cui ne percorriamo, ogni giorno
e ogni anno, un pezzo. Tempo e spazio cioè non esistono
in sé al di fuori della materia né sono categorie a priori rispetto
ad essa, come voleva il filosofo Kant. Sono, invece, proprietà e
modi di essere della materia e delle cose materiali, dall’atomo
corpuscolare a tutto ciò che esiste. All’inizio (ma è un
inizio non temporale; facciamo una metafora temporale solo per dare
una migliore comprensione immaginativa) possiamo pensare a un
punto di energia infinitesimale e nello stesso tempo immenso,
infinito, in modo aspaziale, nel modo della sintopia. Un punto
di energia, concentrato e potentissimo. Questo punto e questo
luogo (un luogo non luogo) carico di energia vibra –
vibrazione di Pensiero? Pensiero che vibra? – ed allora (ma è ancora
un “allora” non temporale) l’energia esplode, “collassa, il
Pensiero si realizza, si attua ed è il Big Bang, il “grande
collasso”. L’atomo onda collassa in atomo corpuscolare,
assume natura e funzione corpuscolare ed appare come corpuscolare:
ed ecco che col collasso di miliardi di miliardi di atomi (ma
non è un numero che avviene è una qualità che avviene) nasce
l’Universo fenomenico. Il Pensiero si realizza (o
“sogna”?) e attua materialmente quello che pensa. O forse,
più semplicemente, osserva quello che pensa, quello che pensa gli
appare davanti e lui (la Coscienza) lo contempla, lo vive e lo fa
vivere. Sono concetti di tipo soggettivistico, come quelli della
filosofia idealista. Siamo nella filosofia ma siamo anche, come ben
si vede, in pieno in quello che dice la Coscienza quantica, la
Coscienza che crea la Realtà. Un creare che, alla fine fine,
potrebbe anche essere un semplice “pensare e osservare dentro di
sé”, vedere (consapevolmente, un “vedere” fatto di consapevolezza)
le proprie Idee, avere consapevolezza dell’oggetto dei propri
pensieri; forse un “sognare”. |
|
- Nasce contestualmente anche la forza di
gravità, come forza di attrazione tra le parti (al principio è
un’attrazione delle particelle di polvere cosmica tra loro),
affinché possano esistere le cose complesse e funzionali
(“organiche”). La forza di gravità nasce anche come opposto alla
forza espansiva dell’esplosione del Big Bang, che altrimenti avrebbe
gettato allo sbaraglio nell’infinito cosmo le particelle iniziali,
senza possibilità di esistenza di cose e di un mondo organico e
organizzato, atto, tra l’altro, a ospitare la vita. L’equilibrio tra
le due forze, di espansione e di gravità, determina le orbite degli
astri e fa sì, tra l’altro, che questi non cadano l’uno sull’altro
ovvero che non si allontanino tra loro all’infinito.
- Possiamo aggiungere, a questo riguardo e come
osservazione filosofica, che la forza di gravità (e la colla atomica
delle cariche elettriche opposte, per cui le particelle atomiche
restano unite) sono un principio di unione e vita proprie
dell’universo fisico e dell’atomo corpuscolare. Il corrispondente –
la forza corrispondente a quella di gravità – nel mondo della
Coscienza quantica sono l’amore e la fusione; sono la sincronicità e
i significati. La sincronicità (di cui ha parlato per primo
C.G.Jung), è il principio – la “forza” – che fa emergere insieme le
“cose” aventi una significanza tra loro: (acqua con acqua, terra con
terra, aria con aria, fuoco con fuoco). |
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L'inizio: nubi
stellari

la nascita: protostella

La
fine: Supernova, collasso stellare
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- Un Pensiero finalistico – interiore alla
Coscienza quantica – determina l’evoluzione non casuale
(non darwiniana ma, appunto, finalistica) finalizzata
dell’universo e delle specie. Un Pensiero che dallo stato di
onda di probabilità (oscillazione di energia sincronica, sintopica e
sintropica) trae in essere (realizza e si realizza; pensa e osserva)
l’atomo corpuscolare e tutto l’esistente fenomenico, l’universo in
cui viviamo. - Coscienza quantica, energia, onda di probabilità,
esplosione (collasso) Big Bang, atomo corpuscolare (assunzione della
natura e della funzione di atomo corpuscolare). Iniziano lo spazio e
il tempo (come modo di essere e di esistere dell’atomo corpuscolare
e dei suoi aggregati), nasce la forza di gravità attrattiva (come
fondamento degli agglomerati di atomi, corpi organici capaci di
ospitare la vita) simmetricamente e a bilanciamento di quella
repulsiva dovuta a quell’esplosione iniziale e fondamento
dell’espansione dell’universo. Questo dovrebbe essere
(dovrebbe essere stato) il processo. Ma prima
ancora, non in senso temporale ma nel senso di “a fondamento”
vi erano il Pensiero e la Vita (il Sat Cit Ananda
dell’induismo). - E poi venne vita (di diverso tipo e grado,
immessa, insufflata nei diversi corpi organici capaci di ospitarla),
vita consapevole, scienza, filosofia, riflessione. Il pensiero
ritorna su se stesso e si contempla. È il Ritorno. |
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La fine e il Ritorno; immagine di un Buco
Nero

Uscita dal Buco Nero, il nuovo Big Bang e
di nuovo la polvere stellare |
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i) Coscienza e Realtà
fenomenica - Sembra proprio, dunque, che sia la
Coscienza che crea la Realtà fenomenica, cendo esplodere l'atomo nel
suo collasso da ondulatorio a corpuscolare determinando nel Big Bang
il venire in essere e l’espansione dell’universo. Se è così, la
fisica quantica ci apre le porte, a noi, “quelli della
parapsicologia”; così come la fisica classica ci aveva
osteggiato finora e ci rimuove tuttora. In parapsicologia, anzi,
siamo dei precursori, già si conoscevano l’effetto osservatore e
l’effetto sperimentatore, che ora la fisica quantica scopre. Già da
tempo noi avevamo osservato e sapevamo che il fenomeno paranormale è
influenzato dall’osservazione che l’osservatore ne fa e dalla
sperimentazione che fa lo sperimentatore. E che esso spesso si
atteggia, in tutto o in parte, in conformità delle aspettative dei
partecipanti all’esperimento (e alla “seduta”) o di chi lo promuove;
soprattutto per quanto riguarda la fenomenologia PK. Il pensiero
influisce su ciò che accade. - E così, a questo punto e con
questa premessa si giustifica ed appare esatta (e conforme a quanto
sostiene la scuola di Copenaghen) l’ipotesi (avanzata dai fisici
quantici) che nel mondo quantico è la Coscienza, è il pensiero che
fa collassare l’atomo-onda in atomo corpuscolo; che fa collassare e
attuare l’onda di probabilità dalle sue molteplici possibilità e
potenzialità in una di queste; che risolve l’indeterminatezza e
solidifica l’energia della oscillazione dell’onda in un atomo
corpuscolo, poi in una molecola, poi in un corpo, insomma in un
fenomeno che appare. |
un paesaggio di
Caspar D. Friedrich |
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- Era sempre Einstein che non
accettava e contestava anche questa interpretazione e
ipotesi dicendo che “Dio non gioca ai dadi”; intendendo dire
che il creato non può avvenire a caso, realizzando, a caso come
avviene nel gioco dei dadi, una probabilità (dell’onda) invece che
un’altra. Ma anche questa obiezione non regge; si risolve nella
risposta che nel collasso da onda a corpuscolo non vi è un lancio di
dadi e poi “come va, va”; vi è invece una scelta, tra le diverse
probabilità possibili, circa quella che si vuole realizzare e che si
realizza; vi è una scelta e non una casualità in ordine all’atomo
corpuscolare da attuare e attuato tra le molte probabilità
dell’onda; la Realtà prodotta non è casuale ma è quella voluta e
scelta; e questa scelta viene fatta, io ritengo e me la
spiego, in base a dei valori .Il primo dei quali è innanzitutto
l’Amore. È l'amore che opera
e che si mostra nel trasfondere – nel fatto che è stato trasfuso -
nella creatura e nel creato la vita, e con essa il pensiero e la
consapevolezza, realizzando l’atomo corpuscolare e la materia. A sua
immagine a somiglianza; e ponendo le basi per il Ritorno.
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m) I fenomeni paranormali alla luce
dei (e inquadrati nei) concetti di cui sopra - Siamo
alla fine di questo lungo discorso. Tornando daccapo, a quello che
dicevamo all’inizio, si può ora sciogliere la domanda che ci eravamo
posta: come si raccorda tutto questo con la parapsicologia e i
fenomeni paranormali, che sono l’argomento di cui tratta questo
sito; e perché ne parliamo qui. Il motivo sta nel fatto che il
fenomeno paranormale messo a raffronto con le risultanze e le
conclusioni, che abbiamo fin qui visto, a cui giunge la
fisica quantica, mostra di trovare in esse una piena corrispondenza,
un inquadramento, una giustificazione e una validità (una dignità)
scientifica. La fisica quantica ci dice (a) che la realtà, il
mondo e l’universo, sono una realtà fenomenica; (b) che tale realtà,
i suoi fenomeni, sono una realtà realizzata (con l’osservazione)
dalla Coscienza quantica; e di tutto questo ci spiega in che senso e
perché. Il fenomeno paranormale (a) è anch’esso un fenomeno, (b) ed
è anch’esso un prodotto della mente, dell’anima umana incarnata o
spirituale disincarnata. La parapsicologia e la ricerca psichica ci
spiegano in che senso e perché. Quindi la fisica quantica ci
interessa per tale raccordo che trova con la teoria, la conoscenza e
lo studio della parapsicologia. Ma vediamo ancora meglio.
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Caspar D.
Friedrich "Viandante su un mare di nebbia" |
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- Abbiamo visto che l’atomo di natura ondulatoria –
che è un’onda di probabilità e una vibrazione di energia - collassa
in atomo di natura corpuscolare, dando così luogo alla realtà
materiata; e che tale collasso e cambiamento di natura e funzione
avviene a seguito dell’osservazione (o della sperimenta-zione) di un
osservatore (o dello sperimentatore). La realtà, dunque, è una
realtà osservata (e così prodotta) da un “osservatore”, che è la
Coscienza quantica. La realtà così realizzata da tale Coscienza
appare pertanto essere una “realtà osservata” ed ha quindi natura di
“fenomeno” (φαινειν, apparire) cioè un qualcosa che “appare”, che
“si dà” all’osservatore e alla coscienza. - di conseguenza, anche
tutto l’universo è una realtà fenomenica, cioè è costituito da un
insieme di fenomeni (intesi nel senso di cui sopra) in espansione
nello spazio e nel tempo a seguito del collasso Big
Bang. |
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- abbiamo altresì visto che il fenomeno insorge da
una sua interiorità profonda - dove ne giace l’Idea insieme a tante
altre possibilità. Consideriamo e abbiamo chiamato tale interiorità
“anima del fenomeno”, dove l’Idea esiste come fenomeno in potenza,
in attesa di essere esteriorizzata divenendo così (acquistando così
natura di) fenomeno in atto; quindi tutto – dall’atomo al fenomeno,
fino all’intero Universo – ruota e converge attorno al concetto di
una realtà fatta di fenomeni che innanzitutto sono (giacciono,
esistono) in potenza, come possibilità, in una Interiorità dinamica,
che è anche una vibrazione di energia. |
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G. Seurat schizzo
(idea primordiale) per il dipinto "Cavallerizza acrobata al circo"
(particolare) |
G. Seurat
Particolare del dipinto compiuto della "Cavallerizza
acrobata" |
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Ma poi, proprio per
questo suo dinamismo ed energia intrinseca, da questa Interiorità,
trabocca e si esteriorizza (collassa all’esterno) come fenomeno in
atto (realtà avente natura fenomenica) e come Universo. Ed è la
Coscienza profonda, inconscia che opera questo collasso, da (Idea)
“in potenza” a (fenomeno) “in atto”; ed è sempre la Coscienza che
l’osserva, che osserva quanto operato, che “ne ha consapevolezza”,
che “ha consapevo-lezza” dell’Universo. Il Pensiero profondo pensa
il fenomeno e così la Realtà e i fenomeni si attuano; si attuano
davanti alla Coscienza che li osserva; e che li guida nel loro
svolgersi, nella loro evoluzione non darwiniana ma finalistica,
intelligente; non “giocando ai dadi” - come abbiamo detto che
obietta-va criticamente Einstein - ma in base a dei valori e a dei
fini che vuole conseguire.
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- conclusivamente, il fenomeno è una realtà
esteriore che avviene e si manifesta all’esterno, nel mondo,
sgorgando dall’anima interiore; la Coscienza quantica, che è la
consapevolezza sconosciuta profonda, l’erutta fuori e la
realizza. - tutto questo vale – “così è” - per i
fenomeni normali e per il mondo attorno a noi. Ma tutto questo vale
pienamente anche e innanzitutto per i fenomeni paranormali;
altrettanto per essi le cose stanno esattamente così. Infatti il
fenomeno paranormale - che è anch’esso un fenomeno, un qualcosa che
“appare”, che “si dà” e avviene nel mondo - altrettanto come ogni
altro fenomeno, collassa e “appare”, cioè affiora in forma fisica,
nel mondo provenendo dall’interiorità, dall’anima a seguito di un
Big Bang emozionale. Vi è un pieno parallelismo, una piena
coincidenza. |
Pierre Puvis de Chavannes "Il
sogno" |
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- Vediamo meglio. Il fenomeno paranormale
emerge e “si dà” nel nostro mondo materiale spaziotem-porale
come prodotto dell’anima (nostra o di una Entità spirituale
disincarnata, per chi come me ci crede), cioè di una interiorità
non spaziotemporale. Costituisce l’attuazione concreta in forma
dimen-sionata spaziotemporalmente di una idea, di un pensiero del
profondo dove quel fatto è in potenza (e vi è come possibilità e
probabilità che poi, quando ne insorgono le motivazioni e le
condizioni di natura emozionale, si attua). È chiaro il
parallelismo col binomio costituito dal mondo quantico e dal mondo
fenomenico (normale) esterno che ne scaturisce: anche qui l’atomo
corpuscolare è l’attuazione in forma spaziotemporale di una
possibilità dell’atomo onda di probabilità adimensionale; e il
fenomeno con dimensioni spaziotemporali scaturisce da una propria
interiorità in cui esso esiste in potenza e in modo non
spaziotemporale. |
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- Più precisamente,
il fenomeno ESP è una percezione che ha la nostra mente.
Affiora e porta alla luce del nostro livello cosciente le
conoscenze di un profondo inconscio dove la consapevolezza non
ha limiti spaziali né temporali (perché nell’inconscio tali
dimensioni non vi sono); proprio come avviene per l’onda quantica .
- Ma quando questa percezione dell’anima (cioè
extrasensoriale) affiora (“collassa”) nella
coscienza diurna e quotidiana della consapevolezza normale, tale
percezione assume tutte le forme, le caratteristiche e i modi di
rappresentarsi degli altri pensieri, percezioni e sensazioni
normali. Le rappresentazioni che abbiamo e con cui si presentano
alla nostra mente queste percezioni extrasensoriali sono del tutto
uguali a quelle sensoriali (visive, uditive, tattili, odorifere,
emozionali). Le percezioni profonde dell’anima diventano (collassano
in un) fenomeno (percettivo). Proprio come avviene per l’atomo onda
di natura ondulatoria che, quando collassa, si attua come atomo
corpuscolo cioè come materia infinitesimale normale; e nel Big Bang
quando l’energia iniziale collassa in Universo fenomenico (fenomeni
normali).
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la
magia del pensiero ("Jean Moreau "Apparizione")
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La sensitiva russa
Nina Kulagina solleva per psicocinesi una pallina da ping
pong
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- A loro volta, i fenomeni paranormali PK
consistono, appunto, in un fenomeno, cioè in un fatto fisico che
appare nel mondo (fenomeno, da φαινειν = apparire) e che, come tutti
i fenomeni, “si dà” alla nostra osservazione, accade davanti a noi;
e del fenomeno ha tutte le caratteristiche, la fisicità, le
dimensioni spaziotemporali ed è soggetto all’entropia. Affiora nel
mondo come concretizzazione spaziotemporale e in forma fenomenica di
un pensiero e da una emozione del profondo di un’anima non
spaziotemporale. Anche qui tutto avviene come nel passaggio di
natura dell’atomo, da ondulatoria energetica a corpuscolare; e come
avviene per il fenomeno (normale) e la realtà fenomenica, dall’idea
interiore di essi avviene poi la loro attuazione. |
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Alexander Calder "Onda
rossa" |
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- Dunque,
sintetizzando, il fenomeno paranormale (ESP e PK) promana da
un’Idea profonda, da un inconscio psichico o spirituale
adimensionale ed energetico che si attua in rappresentazioni
percettive (ESP) e in fenomeni fisici (PK) spaziotemporali ed
entropici.
Né più e né meno
(niente di più e niente di meno) di quanto e come avviene
per i fenomeni normali (nel mondo dei fenomeni normali) per come
li analizza e li dispiega la fisica quantica.
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- È infatti
esattamente così che avviene nel mondo della meccanica
quantica, ove a fronte di un’onda di probabilità di natura
energetica – una oscillazione di energia e di probabilità – vi è
(cioè l’onda si risolve e si attua in) una particella corpuscolare.
Infatti: |
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a) L’atomo onda essendo vibrazione senza un corpo
vibrante ed essendo indeterminazione ma solo probabilità è non
spaziotemporale; e in quanto energia è il luogo della sintropia. Vi
è corrispondenza con l’anima emozionale che è fuori dello spazio e
del tempo e dalla cui energia emozionale può scaturire (quando se ne
danno le condizioni) il fenomeno paranormale. Forse sono una stessa
cosa. b) L’atomo corpuscolare, essendosi “consolidate” le
probabilità dell’onda in una particella, ha dimensioni spaziali e
temporali ed è il luogo dell’entropia. Ciò appare più evidente se si
pensa non più a un atomo singolo ma alla molecola di un dato
elemento chimico e poi a una massa (di molecole) di tale sostanza
(in cui gli atomi si sono solidificati nel medesimo modo
corpuscolare, quello di quell’elemento chimico). Così è pure il
fenomeno paranormale che si manifesta nel nostro mondo dimensionato
spaziotemporalmente e soggetto all’entropia. |
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Materializzazione ectoplasmatica di uno pseudoarto.
La materializzazione, come tutti i fenomeni PK essendo fenomeni
fisici sono soggetti alle leggi della fisica, e così anche a quelle
dell'entropia. Alla fine l'ectoplasma decade, in genere si riassorbe
nel corpo del medium altre volte si scioglie perdendo la forma e
scompare |
| - La sintropia, la fisica
quantica, la coscienza quantica, la non località, l’entanglement
sono dunque le nuove frontiere della parapsicologia. I fenomeni
paranormali (sia i fatti percettivi ESP che gli effetti fisici PK)
al pari di tutti gli altri fenomeni sgorgano da un’Idea, da un
Pensiero, da una Energia, che è la vibrazione di una emozione
dell’anima. Vi è nel profondo dell’anima un “campo” non
spaziotemporale e indeterminato di energia e di probabilità, che si
determina (“collassa”) in fenomeno (paranormale) a fronte delle
situazioni emergenti e dell’emozione connessa alla situazione
concretamente insorta. Ma, emergendo nel mondo spaziotemporale,
anche la vibrazione dell’anima così determinatasi e scaturita assume
la natura e la funzione di fenomeno fisico conformato
spaziotemporalmente ed entropicamente, come è per il mondo di cui
entra a far
parte. |
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