ORDINE E SINTROPIA, IL CANTICO DELLA
NATURA
(AVVERTENZA: Le Note sono alla fine
dell'articolo) |
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Felice Masi |
"La Ricerca psichica" anno XII,
2006,, n. 3/4 |
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Altissimu, onnipotente, bon
Signore Tue so’ le laude, la gloria, l’amore et onne
benedictione A Te solo, Altissimo, se confanno Et nullo omo
ène dignu Te mentovare Laudato sì, mi Signore, cum tutte le tue
creature
(S. Francesco Il Cantico delle
creature) |
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Ordine e disordine
A partire dall’ultimo
trentennio del secolo scorso i concetti di ordine e disordine sono
usciti dall’ambito ristretto della filosofia e della sua
speculazione (nota 1) , dove fino allora erano stati
circoscritti, per essere presi in considerazione anche dalla scienze
fisiche e chimiche, le più rigorose, con la loro concezione
positivista e determinista di base, nel respingere l’intervento di
ogni possibile azione e apporto non materialista e non causale nel
loro interno e nei loro campi di indagine (nota 2).
Tuttavia, anche in questa
prospettiva più aperta perché ineludibile, il pregiudizio
materialista permane fermo e in difesa in trincea e il concetto di
ordine viene limitato alle strutture biologiche viventi, dove è
inoppugnabile, e, al massimo, viene riconosciuto al mondo dei
cristalli - senza però poterne dare, soprattutto in questo secondo
caso, una spiegazione e una ragione. Vengono invece esclusi
dall’ambito di applicabilità di questo concetto tutti i
“corpi” Nota 3) e le sostanze materiali non
viventi Nota 4) e questo non tanto perché questi
debbano per loro natura essere nel disordine ma perché l’ordine,
come è concepito dalla scienza materialista, non attiene e non è
riferibile ad essi, che non ne abbisognano per esistere e la cui
disposizione, dislocazione e andamento sono, quindi, del tutto
casuali. Questo modo e ambito ristretto di vedere l’ordine
discendono dal modo in cui si sono formate e sviluppate, nel nostro
mondo occidentale positivista, le scienze del corpo umano (e animale
e vegetale), a cominciare dall’anatomia e dalla fisiologia per
proseguire poi con la biologia e fino alla microbiologia. E in tale
luce si rende comprensibile (ma resta
inaccettabile). |
Gli organi interni di un uccello, qui è raffigurato il
sistema di respirazione. Ogni essere vivente è un organismo
complesso, costituito da un insieme di organi tra loro coordinati
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A partire dal 1700 (prescindiamo, naturalmente, dai
precedenti studi e conoscenze greche, roma-ne e arabe), quando gli
studi e le pratiche mediche cominciarono ad avere un carattere
scientifico, si prese coscienza che gli organi e le strutture di un
organismo erano tra loro coordinati e ordinati funzionalmente e
gerarchicamente e che questo faceva di tale organismo un che di
complessivo e unitario (e vivente). C’era insomma un ordine in esso.
La vita, comunque, restava sempre conce-pita in senso materialista,
scaturente (non si sa come) da questo meccanismo complessivo così in
funzione. La scoperta del microscopio e via via di altre
strumentazioni sempre più sofisticate e l’approfondimento con essi
dell’indagine sulle strutture e microstrutture (sempre più “micro”)
or-ganiche portarono quindi alla scoperta delle cellule come unità
organiche e organizzate di base e quindi all’istologia e alla
chimica organica. Il tutto sempre strutturato secondo un ordine ma
al-tresì sempre nei termini imposti dalla connaturata visuale
meccanicista. La biochimica mostra – dice la scienza – che non
c’è alcuna differenza tra le reazioni chimiche che avvengono nella
cellula vivente e quelle della materia inerte. Senonché, nella
cellule esse portano alla vita (e, nel rapporto intercellullare e
interorganico, determinano e conservano la vita dell’organismo)
mentre nella materia inerte e inorganica ciò non avviene
(Nota 5) E il perché di questo, la scienza
materialista e meccanicista non ce lo spiega.
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C’è un ordine in biologia e nelle strutture
biologiche. Questo è innegabile e la scienza non lo nega; ma non sa
darcene una ragione e si limita a darlo per scontato, con una
ingenua petizione di principio. Ma c’è un altro ambito del mondo,
della natura dove pure l’ordine è innegabile e questa volta
ri-guarda la materia (cosiddetta) inerte e inorganica e (cosiddetta)
non vivente: è quello dei cristalli ed anche qui la scienza, la
cristallografia, si limita a prenderne atto. Nelle sostanze
cristalline le particelle componenti sono disposte in maniera
perfettamente ordinata, secondo una struttura tridimensionale
disposta a intervalli discontinui e regolari nelle tre dimensioni
dello spazio e secondo forme poliedriche varie, cubica, a
parallelepipedo, piramidale, doppia piramide con base comune e
vertici opposti e così via. Ciascuna di queste strutture costituisce
una cella (o reticolo) Nota 6) , diversa a seconda delle
varie sostanze, che si ripete uguale per tutta la massa cristallina
e sempre isomorfica (della stessa forma, tipicizzata) per la stessa
sostanza. |
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Se le strutturazioni biologiche e dei cristalli
hanno un certo ordine (si formano non a caso ma secondo un ordine,
un reticolo e obbediscono a un ordine), nessuno ordine si osserva a
prima vista negli altri corpi (liquidi, gas, solidi amorfi) e dunque
si dice che in essi la distribuzione delle particelle è
completamente disordinata. I gas sono caratterizzati da una
repulsione delle particelle tra loro e con una spinta verso
l’esterno, con moti rettilinei e rapidi del tutto caotici e
disordinati, in qualunque direzione cioè. Questa spinta repulsiva
verso l’esterno, che si attua in quei movimenti, dota potenzialmente
il gas di una grande energia e ne fa, sempre in potenza, una forza
esplosiva (Nota 7). Infatti, se il gas è ristretto in
un piccolo spazio si dice che è “compresso” e tende ad espandersi.
Se viene racchiuso in un involucro che ne impedisce l’espansione,
l’energia interna del gas – non più in potenza ma in atto perché il
gas è compresso e non può liberamente espandersi – ne determina
l’esplosione, quando questa energia supera la forza di resistenza
dell’involucro (ad esempio: un palloncino o la camera d’aria di uno
pneumatico quando vengono gonfiati troppo; una bombola di gas o,
purtroppo, anche una bomba). Viceversa, se pochissimo gas, cioè le
particelle allo stato gassoso, si trovano in uno spazio immenso,
esse si disperdono in questo spazio (Nota 8) e le
particelle le ritroviamo tutte a grandissima distanza tra di loro.
Il vuoto assoluto non esiste né è possibile realizzarlo, vi sono
sempre particelle gassose disseminate nello spazio (a parte le altre
sostanze ed essenze, disposte secondo il loro stato, con le loro
proprietà e il loro ordine). |
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L'universo è pieno non solo di corpi celesti, astri
stelle, galassie ma ovunque di pulviscolo cosmico, materia oscura e
percorso da onde di varia natura. Il vuoto non
esiste |
Ma allora questo sta a significare che anche la
distribuzione delle particelle nei gas obbedisce a un ordine:
appunto, quello della repulsione reciproca e della spinta verso
l’esterno. L’ordine è dato dalle sue proprietà, quelle che sono le
proprietà dello stato gassoso; e non può assolutamente dirsi che vi
è disordine in questo stato gassoso, solo perché i gas non
obbediscono al diverso or-dine di altre sostanze, quelle solide ad
esempio. Ogni stato ha sue regole e un suo modello di
ordine. Dunque, il gas, che non è un corpo o una sostanza solida
ma è uno stato, risponde a un ordine suo proprio, ha anch’esso un
suo ordine, correlativo alle proprietà del suo stato. La
distribuzione delle particelle di gas in un luogo, nello spazio dove
si trova e che ha a disposizione, non avviene dunque in modo
disordinato, casuale e caotico ma secondo un ordine, il proprio
ordine, certo diverso da quello dei cristalli e delle cellule e
organismi biologici e delle altre sostanze
solide. |
I vari stati, tra loro intercambiabili, in cui può
esistere la materia: solido, liquido, cristallino (neve),
aeriforme |
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Ma allora non si deve parlare di ordine e disordine
ma di diversi tipi di ordine, ciascuno relativo allo stato in cui si
trova una data sostanza, un dato “corpo”. Siamo alle solite, è il
solito errore antropocentrico e geocentrico di sempre che fa la
nostra scienza, la quale pone alla base delle proprie visuali quello
che più immediatamente appare e non l’essenza, che c’è dietro e non
traspare ai sensi. Abbiamo già detto, in altre occasioni che il
cosiddetto “irrazionale”, e la parapsicologia innanzitutto, non è
irrazionale ma è solo una diversa razionalità, che risponde a regole
diverse ma sempre a delle regole. Quello che abbiamo detto per i
gas vale anche per i liquidi e per le sostanze amorfe. I liquidi
(rectius: lo stato liquido) sono caratterizzati, al contrario che
per i gas, da una coesione delle molecole tra di loro, che le
aggrega in una massa (la massa liquida), i cui strati – al contrario
di quello che accade per le sostanze solide (cioè, di quello che è
per lo stato solido) - possono e tendono a scorrere tra di loro.
Stante questa condizione di aggregazione e coesione delle molecole
tra loro, la massa liquida non può essere compressa, è già compressa
in sé; e inoltre, per questo “scivolare” delle particelle liquide e
dei loro strati l’uno sull’altro o accanto all’altro, la massa
liquida non ha una forma stabile ma assume la forma del recipiente
in cui è contenuta Le molecole dei corpi solidi non cristallini e
amorfi, anch’esse coese tra loro, non scorrono invece l’una
sull’altra e l’uno strato sull’altro ma conservano il posto che
hanno e per questo la loro massa è solidificata in una forma.
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Anche i questi casi (“stati”), dunque, le sostanze
e i corpi obbediscono a una legge e questa legge è il loro ordine.
Assolutamente non si può parlare di disordine e di uno stato
disordinato. Sono tutti stati della materia – stato solido, stato
liquido, stato gassoso, stato cristallino, stato biologico – e il
concetto di “ordine” vale per tutti, si tratta solo di ordini
diversi e ogni stato ha il suo. Al limite, anche il concetto di
“stato biologico” e “stato cristallino” sono solo delle espressioni
con-venzionali ed essi fanno parte dello stato solido. E neanche il
concetto di “stato vivente” ed esseri viventi è esclusivo per loro,
perché tutto ciò che esiste è vivo, un vita con caratteristiche sue
proprie. È particolare e diversa solo la loro forma di aggregazione,
in rapporto alla funzione che debbono svolgere in quel “mosaico
vivente” che è l’universo.. Lo stato di un corpo può cambiare, un
corpo può passare da uno stato all’altro ma questo non vuol dire che
esso passi dall’ordine al disordine o viceversa. Assume solo
l’ordine di quell’altro stato. Un corpo solido cristallino
sottoposto a riscaldamento a un cero punto – a una certa temperatura
- passa allo stato liquido: è il processo di fusione. L’ordine dei
cristalli viene rotto ma viene assunto quello dei liquidi. Con un
ulteriore processo di riscaldamento la sostanza passa allo stato
aeriforme o di gas (evaporazione), con assunzione del relativo
ordine. Il passaggio da uno stato all’altro, con assunzione del
competente ordine, avviene anche in direzione opposta,
dall’aeriforme al liquido (condensazione) e dal liquido al
cristallino (solidificazione, cristallizzazione).
Cambiamenti
dello stato fisico di una sostanza si hanno anche attraverso altri
procedimenti, quando queste sostanze (questi “corpi”) vengono
sottoposte a condizioni particolari. Quando una massa cristallina
viene posta dentro un dato liquido, essa si scioglie in questo
(“soluzione”), cioè si spezzano i legami tra i singoli cristalli e
questi si disperdono nel liquido solvente. Il liquido però non deve
essere inferiore a una certa quantità, a una data proporzione
rispetto ai cristalli in es-so immersi, così da poterli accogliere
negli spazi vuoti del liquido solvente stesso (spazi vuoti che si
formano in esso, caratteristica questa dei liquidi) altrimenti
questi spazi vengono riempiti dal liquido stesso per effetto della
sua pressione. Il procedimento opposto (evaporazione del solvente)
riporta alla cristallizzazione. Con la sublimazione una sostanza
cristallina solida passa direttamente allo stato aeriforme
(gassoso), senza passare attraverso un precedente stato liquido. E
così via. Sono tutte “trasformazioni di stato”, passaggio da uno
stato all’antro ma non dall’ordine al disordine o dal disordine
all’ordine ma a un diverso ordine, quello dello stato
assunto. |
Le "nuptiae sacrae" la nascita del "bambino
celeste", il risultato dell'opus alchemico. La trasformazione, la
"mutazione" nella situazione e nello stato successivi. Illustrazione
da "la psicologia del transfert, di C.G.Jung
Un temporale. Le precipitazioni atmosferiche, nelle loro
varie forme,.costituiscono una "situazione" complessa, costituita da
più elementi in stati diversi - liquido, solido, cristallino,
aeriforme - tra loro coordinati e quindi costituenti funzionalmente
un organismo; che a sua volta è organico e coordinato con altre
situazioni e condizioni della terra (irrorazione, vivificazione
della vegetazione e degli animali, raffreddamento della terra,
ecc.), che in questo modo viene ad essere essa stessa un organismo
vivente ("Gaia")
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L’alchimia conosceva bene questi procedimenti e ne
faceva uso per conseguire i propri fini e applicava questi concetti
e questi termini in forma simbolica e criptica anche in riferimento
ai cambiamenti di stato spirituale. Vedremo anche noi, alla fine,
come tutto questo di cui stiamo parlando ha una valenza e una
ricaduta anche nel campo dello spirito e della trasformazione e
passaggio della vita dallo stato fisico a quello spirituale della
sopravvivenza. Ed è questo, dopo tutto, il motivo per cui parliamo
di questi argomenti, a prima vista inerenti alla fisica, in una
rivista di parap-sicologia e sopravvivenza
Tornando ai
passaggi di stato delle sostanze fisiche, questi cambiamenti di
stato sono del tutto normali e continui e servono acché la sostanza
stessa svolga, di volta in volta, una diversa funzione. Un esempio
per tutti: con l’evaporazione, dovuta al calore solare, l’acqua del
mare evapora e assume lo stato da liquido a gassoso. In alto, col
freddo, questo vapore (d’acqua) riassume lo stato (liquido) di
microgocce d’acqua (le nuvole), che poi si aggregano tra loro,
diventano pesanti (più dell’aria) e così precipitano a terra sotto
forma di pioggia, che irrora la terra e fa vivere la vita che è in
essa. Oppure, questa evaporazione dell’acqua, più in alto e a
temperatura ancora più bassa, assume la struttura e lo stato di
cristalli di ghiaccio, che poi, a una temperatura maggiore, si
sciolgono, perdono la struttura cristallina e assumono anch’essi
quella liquida della pioggia, che, ancora una volta, cade sulla
terra e la irrora e la fa vivere. Sono questi il ciclo e la funzione
vivificante di irrorazione dell’acqua.
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Ma se la temperatura degli strati d’aria, dove cade
in questi modi la pioggia, è ancora bassa, se aumenta il freddo, le
gocce d’acqua delle nuvole invece che cadere come tali, solidificano
in cristalli di neve e cadono sulla terra in questo stato invece che
nello stato liquido della pioggia. In montagna, dove appunto la
temperatura è più fredda, questa neve, così caduta, rinnova con
strati freschi i ghiacciai, i cui strati sottostanti più antichi, si
sciolgono in acqua per il peso degli strati soprastanti e così si
formano le falde e le vene d’acqua sotterranee e poi, uscendo
all’aperto, le sorgenti e i torrenti, che scendono a valle e vanno a
formare i fiumi. I quali irrigano la terra e, anche così, la fanno
vivere. È questa l’atra funzione, quella di irrigazione, di questo
ciclo acqueo. Da ultimo, dopo aver adempiuto a queste funzioni
vivificanti di irrorazione e di irrigazione, l’acqua (dei fiumi,
delle falde sotterranee) sfocia e torna nel mare e ne riequilibrano
l’acqua evaporata in nuvole. E così via di seguito. E questo il
ciclo completo e vivificante dell’acqua, uno dei tanti cicli della
natura - tutti vivificanti e funzionali allo svolgimento della vita
sulla Terra, anch’essa un Essere vivente (il suo nome è "Gaia") -
che avvengono attraverso cambiamenti e passaggi di stato, in cui le
varie sostanze (o meglio “la sostanza” nelle sue diversificazioni di
stato) adempiono alle varie, necessarie funzioni cambiando di stato
e assumendo lo stato più idoneo e il relativo ordine. “Più idoneo”,
nel senso che ciascun ordine è quello più adatto per svolgere, in un
dato momento del ciclo, la funzione che in quel momento è necessaria
e deve essere svolta. Ma – e con questo torniamo alla tematica
iniziale – sempre di ordine si tratta, con riferimento sia allo
stato che al ciclo, mai di disordine. Tipi di ordine diverso, questo
sì. Perché il disordine non giova al ciclo della natura e alla Vita,
anzi lo sconvolge e porta la natura stessa alla disgregazione e alla
dissoluzione, alla distruzione. Vedremo meglio tutto questo quando
parleremo di entropia. |
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Ma ,dopo il temporale, torna il sereno. E' avvenuta la
"mutazione", la situazione - dopo che quella precedente si è
estrinsecata ed ha maturato i suoi frutti - si trasforma in
quella successiva. Dopo il travaglio, l'Essere riposa, questa è la
sapienza della natura colta dalla sapienza dell'I
Ching

L'arcobaleno è il segnale che il temporale è
finito |
Informazione
Dunque, le strutture di
cui abbiamo parlato, tutte, nessuna esclusa, quando si formano,
quando nascono possiamo pure dire, vengono in essere sempre con la
stessa forma propria di ciascuna di esse; cioè, detto in altre
parole, ogni struttura quando si produce, anzi quando si riproduce,
assume sempre la forma propria del suo tipo di appartenenza; e qui
va precisato che non solo gli esseri viventi si riproducono ma tutte
le cose esistenti: l’acqua che ghiaccia forma sempre cristalli di
ghiaccio, due atomi di idrogeno più uno di ossigeno con una scarica
elettrica producono sempre acqua, cioè riproducono la struttura
“acqua” e così via. Le stesse strutture non solo sono così
isomorfe nell’ambito della propria specie, ma si comportano anche
sempre allo stesso modo, reagiscono allo stesso modo agli stimoli
dell’ambiente o ai quali sono comunque sottoposte e svolgono sempre
la stessa funzione: l’acqua del mare sotto l’azione del vento forma
le onde e determina così l’ossigenazione dell’acqua stessa, l’erba
della prateria sotto l’azione del sole si secca, brucia e forma
cenere che serve come concime per far rinascere nuova e più vigorosa
erba. L’acqua del mare sotto i raggi solari evapora e forma le
nuvole; le microgoccioline d’acqua che formano queste
nuvole (Nota 9 , ognuna di peso minimo, mosse dal
vento e urtandosi tra loro, si agglomerano in gocce pesanti che
cadono in pioggia; oppure queste microgoccioline alle basse
temperature della grande altitudine ove si trova la nuvola formano
cristalli di ghiaccio che assorbono le altre microgoccioline e si
formano anche così le gocce pesanti della pioggia. Questa, cadendo
in terra, ne scioglie i sali minerali, consentendo così alla
vegetazione di assorbirli attraverso le radici e di nutrirsi. E così
via, all’infinito. Tutto avviene sempre allo stesso modo per
ciascuna specie di struttura, sia la reazione che la funzione.
Questa uniformità può sembrare una cosa ovvia e avente una valenza
meramente oggettiva, si tratta di cose – si dice - e del normale
andamento delle cose. Ma è troppo semplicistico ri-solvere, anzi non
risolvere così la questione e rimane la domanda: chi glielo ha
insegnato alle “cose”, come e quando hanno appreso questo
comportamento così uniforme? Allora proviamo piuttosto ad
esprimere diversamente quel concetto “tutto avviene sempre allo
stesso modo” e a dire e a constatare che ogni struttura di fronte a
determinate situazioni si comporta sempre allo stesso modo, cioè
porta in sé incorporata la memoria genetica del comportamento che
deve tenere e di quello che deve fare. Come un bravo soldatino al
quale sono stati dati inizialmente degli ordini e che poi, quando se
ne dà l’occorrenza, quando ne ricorre il caso, si ricorda di questi
ordini e li applica. |
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Memoria genetica. Ricordo. Comportamento.
Sono concetti e affermazioni molto impegnativi e normalmente sono
applicati solo alle strutture biologiche (viventi e animate). E
invece ora vediamo che esse si rendono applicabili anche alle
“cose”, a tutte le strutture fisiche (cosiddette inanimate), di
qualunque tipo e specie e in qualsivoglia stato fisico si trovino.
Se le cose stanno così, allora ecco che noi cominciamo a guardare
con occhio diverso alle cose. Si tratta veramente di “cose”? Vi
è dunque incorporata in ogni cosa (in ogni struttura) esistente una
memoria genetica sul da farsi, su quello che deve fare e come
reagire agli stimoli e alle condizioni dell’ambiente e come e in che
forma riprodursi. Ma questo dovrebbe essere anche lapalissiano per
chi non è accecato dal verbo fisicista e materialista; abbiamo detto
“cosa esistente” e questo vuol dire che ogni cosa che c’è (cioè,
quando c’è) ha il dono dell’esistenza, è stata chiamata
all’esistenza, porta in sé il dono dell’essere Nota
10). E in questo “essere” è insita, è impressa la sua norma
comportamentale, di più, la sua "individualità" con il codice del
suo essere.: nulla di straordinario e di
eccezionale. Proseguiamo. Dobbiamo allora altrettanto concludere
che, sempre in ogni cosa esistente, c’è consapevolezza profonda e
automatica della struttura che è e di quello che deve fare, una
consapevolezza di sé e del proprio Essere. Certo, non la
consapevolezza che ha l’uomo ma una consapevolezza diversa, diversa
di qualità, di grado. Ma sempre consapevolezza è, se una cosa tiene
un comportamento specifico e non un altro, ciò vuol dire che
nell’intimo del suo essere è a conoscenza della propria natura, sa
chi è, sa di sé, della funzione che deve svolgere e della reazione
che, a fronte di uno stimolo e in determinate occasioni, deve
tenere. Questo sapere profondo di sé, questa “consapevolezza” è una
caratteristica dell’esistenza, è un dato dell’esistere, è
connaturato al fatto stesso di esistere. |
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Seme in germoglio. Il seme porta connaturata in sé
l'informazione comportamentale di come e quando deve aprirsi e
dell'essere a cui dve dare la vita

Il germoglio è già la pianta "in nuce" e porta in sé
l'informazione dell'essere che dovrà sviluppare
La crescita e lo sviluppo avvengono secondo un memoria
genetica di sé
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Alcune delle possibili strutture dei cristalli. Ogni
cristallo è composto di "celle" che riproducono la stessa forma,
Ogni cella si riproduce e si moltiplica nella medesima forma,
sviluppando così il complesso cristallino che, dunque, è un
organismo vivente che si riproduce e che ha memoria genetica.. Ogni
singola specie di cristallo si riproduce sempre nella propria
specifica forma, diversa da quella degli altri cristalli; vi è
dunque nei cristalli una memoria genetica della specie (a cui
appartiene)

Un bellissimo cristallo di berillo. A prima vista non
appare, ma questo "essere" è una ordinata armonia e simmetria di
celle sovrapposte
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Memoria genetica incorporata nelle cose - che,
d’ora in poi, non chiameremo più “cose” ma “strutture
dell’esistente” ovvero “struttura esistente” (Nota 11),
ovvero ancora “corpi esistenti” e, per brevità, “corpi”. Oggi però
non si parla più di “memoria genetica”, si preferisce e si usa il
concetto di “informazione”. Questo concetto dà più l’idea che la
“memoria” è parte integrante della forma della “cosa”, fa parte del
suo essere. La forma di quell’essere non è solo il suo aspetto
(esteriore) ma anche quel contenuto interiore (memoria genetica). È
informato così. Avendo quell’informazione connaturata alla sua base,
all’occorrenza funziona e reagisce in quel dato modo.Anche, e
soprattutto, nel riprodursi. All’interno (nell’interiorità) di
ogni struttura dell’esistente vi è dunque una “informazione” che la
fa muovere e secondo la quale si muove; cioè a dire, che la anima.
Ogni struttura, ogni cosa è a-nimata. Informazione di identità, di
riproduzione, comportamentale, insomma conoscenza e informazione del
tassello che è nel mosaico dell’universo. E con questo concetto,
“mosaico dell’universo”, torniamo ai concetti precedenti di ordine e
disordine. È l’informazione, che anima e che è l’anima di ogni
struttura, che fa di questa un che di ordinato nell’universo e
rispondente all’ordine dell’universo; e sono le informazioni
connaturate agli “esistenti” ciò che dà ordine all’universo e che fa
dello stesso universo un Essere ordinato e animato. E vivente,
perché l’ordine che informa le sue strutture (i tasselli del suo
mosaico) gli permette di esistere e di vivere, è quello che glielo
permette. Ancora oltre: poiché, in verità, è Dio che dà
l’esistenza, l’informazione e l’ordine sono l’espressione e i
rappresentanti di Dio nell’universo. Dio anima le strutture e
l’universo dandogli un’anima, cioè mettendo nel loro profondo, nel
loro cuore “l’informazione” circa ciò che ognuno di essi è e ponendo
con ciò una base d’ordine tra le strutture e nell’universo, che
consente ad esse di esistere, di
vivere. |
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I principi della termodinamica e
l’entropia Il nostro mondo è il mondo del divenire, tutto
avviene attraverso delle trasformazioni (Nota 12 ) , in
un’infinità continua di trasformazioni – trasformazione di una cosa
in un’altra, di un “corpo” in un altro, da uno stato (fisico) a un
altro, da un modo di essere fisico (“struttura fisica” e “sistema
fisico”) a un altro. Da una causa avviene un effetto, o una
molteplicità di effetti, i quali, a loro volta, diventano cause di
altri effetti e così via di seguito all’infinito, in un infinito
"divenire". L’effetto è la trasformazione della causa, è la causa
che è divenuta un’altra cosa. Queste trasformazioni sono anche
una trasformazione di energia, trasformazione di un “corpo
-energia”in un altro, da quella (del corpo (Nota 13),
del sistema) iniziale a quella (del corpo, del sistema) finale;
insomma, il risultato del lavoro di trasformazione. La prima
legge della termodinamica parte dal principio dell’equivalenza tra
energia e lavoro - l'energia può essere trasformata, e utilizzata,
in lavoro - e da quello della conservazione dell’energia; e
afferma che in un sistema (chiuso), nel passaggio (attraverso una trasformazione) da uno
stato a un altro, da un modo di essere (delle cose) a un altro, la quantità
complessiva di energia presente (contenuta) nel sistema alla fine
(dopo la trasformazione) è uguale a quella che era presente nel sistema
all'inizio (prima della trasformazione). Attenzione però: quella
complessiva, perché quella utile (riutilizzabile per un
ulteriore lavoro di trasformazione) sarà inferiore, per il secondo
principio della termodinamica, che veniamo subito a vedere. Il secondo
principio della termodinamica parte da quello precedente e dalla
constatazione sperimentale che in queste trasformazioni una parte
dell'energia serve per il lavoro (di trasformazione) fatto e va
dispersa in calore (inutile); per cui, come abbiamo detto sopra,
l'energia utile, riutilizzabile per un ulteriore lavoro di
trasformazione sarà inferiore.
Nella sostanza e detto in parole povere, in una
trasformazione è impossibile trasferire tutto (tutta
l'energia) nel risultato utile finale e una parte dell'energia
capace di "lavorare (di consentire ulteriori trasformazioni) va
dissipata (in calore). Proprio in
base a questi principi il moto perpetuo è impossibile proprio
perché una parte dell'energia va continuamente dispersa in questo
modo, si devono
vincere le resistenze, tra cui la forza di attrito. Comunque, la
conclusione principale è che a forza di queste dispersioni di
calore, a un certo punto non ci dovrebbe più essere energia da
trasformare in lavoro (per fare ulteriori trasformazioni).
Il terzo principio della
termodinamica, infine, ci dice che la direzione di questa
dissipazione di energia è irreversibile, non si può andare in senso
inverso, dalla dispersione di energia alla "ricostituzione di un
capitale" energia. E questo principio trasforma quel "non ci
dovrebbe più essere", di cui sopra, in "non ci sarà più"
energia per fare ulteriore lavoro |
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Da queste leggi e constatazioni nasce il concetto
di entropia, che fa riferimento alla degradazione che un sistema
subisce a seguito delle trasformazioni che avvengono in esso e delle
connesse dispersioni di energia in calore inutile: dunque l’entropia sta a
indicare il grado di disfacimento e di disordine subito da un
sistema in seguito alle trasformazioni avvenute in esso. Alla fine,
sarà la fine, la morte, per quel sistema. Ricordiamo qui che
ogni corpo, ogni "esistente", e anche l'Universo, costituisce
un sistema. E così, ogni corpo, ogni "esistente, e anche l'Universo"
per il principio di entropia ha un destino di morte. L’osservazione
di studio ha, dunque, permesso di constatare che in un sistema l’insieme
delle trasformazioni che avvengono in esso, considerate
complessivamente, portano sempre a un aumento dell’entropia, cioè
del degrado del sistema stesso, e mai a una sua diminuzione. La conseguenza
è che a un certo punto tutto sarà omogeneizzato in un calore inutile
di base e che, non essendoci più energia utile, non potranno più avvenire trasformazioni. Ma quando non
avvengono più trasformazioni, cessa il divenire, che è “la vita”, il
modo di essere della materia. Giunto a questo massimo grado di
entropia, il sistema, “quel corpo” – ricordiamo ancora una volta che
con questo termine indichiamo ogni esistente in sé considerato –
quello che esso specificamente era finisce, quel dato sistema muore,
perché non può più operare (non possono più avvenire) le
trasformazioni che lo facevano essere quello che era, un mondo in
divenire.
Entropia e
sintropia. Scambio energetico.. Passaggio e trasformazione di
stati fisici. L'energia-calora del fornello in basso riscalda e fa
bollire l'acqua della pentola soprastante Non tutta l'energia-lavoro
però viene utilizzata. Una parte si disperde in calore della
pentola, a sua volta ceduto all'ambiente. L'energia-calore
dell'acqua che bolle trasforma l'acqua in vapore Anche qui non
tutta l'acqua che bolle diviene vapore, una parte del calore-lavoro
è ceduto all'ambiente. Il vapore raffreddandosi nell'aria-ambiente
più freddo, si ritrasforma in goccioline d'acqua liquida, Anche qui,
in tutti questi passaggi, la "morte" in uno stato è solo una
trasformazione e passaggio a un altro stato, ad un altro tipo di
vita .
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Questo "otto volante" e le "montagne russe" del lunapark sono
una rappresentazione perfetta dell'entropia e della sintropia. Il
carrello consuma (degrada) la propria energia cinetica mano a
mano che sale sulla rampa. Questa energia si annulla sulla cima
("morte"; entropia finale) ma questo non è la fine del ciclo,
L'equilibrio instabile della vetta determina la ricaduta in giù del
carrello che riacquista energia cinetica (fase di sintropia)per fare
un'altra rampa di salita, una ulteriore fase ("vita") del ciclo
complessivo La morte non è dunque una fine ma è una condizione
di equilibrio instabile, con passaggio a un'altra fase
del complessivo ciclo esistenziale
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Tiziano. Le età dell'uomo

Una stella nella fase finale di
"Supernova". Il collasso dell'universo e la sua morte termica (per
sopravvenuto esaurimento di energia-calore.lavoro). Ma è davvero la
fine?
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Facciamo l’esempio più espressivo, anche se più
banale, quello dell’uomo – ma il discorso vale per ogni esistente,
anche per un sasso. Quando non possono più avvenire in lui, nel suo
corpo le “trasformazioni” (le funzioni vitali coordinate) necessarie
per la sua vita, quando in quel suo corpo l’entropia ha raggiunto il
suo grado massimo, l’uomo, il suo corpo, muore. Continueranno,
certo, le trasformazioni, ci saranno, certo, altre trasformazioni in
quel corpo (quelle della corruzione cadaverica, scusate la crudezza
dell’espressione), ma queste sono un’altra cosa, riguardano il corpo
inerte, il cadavere (e la sua restituzione alla natura) e non
l’Uomo, non il “sistema Uomo”, essere terreno vivente e animato,
formato da corpo + spirito; questo non può più funzionare e quindi
non esiste più come tale. Esisterà altresì (verrà ad esistere) il
"disincarnato", l'essere che vive nella dimensione spirituale, ma
anche questo è un'altra "cosa" rispetto al precedente uomo terreno.
Parleremo in seguito della sopravvivenza.
Ma il massimo sistema è l’universo; ebbene
l’entropia ci dice che anche questo, anche il “sistema universo” va,
ineluttabilmente, verso la morte termica. Finirà. Sarà un ammasso
inerte, perché non essendoci più calore da trasformare in lavoro non
potranno più esserci trasformazioni, non sarà più possibile il
divenire. Questo ci dice Clausius (14) e questo ci dice
la scienza fisica anche attuale, in base alle sue osservazioni,
considerazioni, deduzione e conclusioni materialiste. La nostra
scienza teorizza la fine e la morte, rassegnata a queste. A ben
vedere, non tiene neanche conto di quello che essa stessa dice
altrove, “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Con il secondo principio della termodinamica e con l’entropia essa
adesso invece ci dice che, alla fine, tutto si distrugge(rà) e che
l’universo finirà. Noi la pensiamo diversamente e, del resto, è
ovvio, perché abbiamo concezioni spiritualiste.
Il fisico e matematico
tedesco Rudolf Julius Emanuel Clausius, uno dei padri della
termodinamica, teorizzatore dell'entropa e della inevitabilità della
"morte termica" dell'universo
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La sintropia Ma le cose non stanno
precisamente così e la morte termica dell’universo la morte e la
fine del “Tutto Esistente” non penso che ci sarà. Perché se le
trasformazioni sono il divenire, il “divenire”, complessivamente e
unitariamente considerato, è l’Essere. E l’Essere non muore. Non c’è
opposizione tra Divenire e Essere, checché ne dicano Eraclito e
Parmenide e la filosofia. Se guardiamo all’interno dell’Essere e ci
immergiamo nella Vita, vediamo una tumultuosità di trasformazioni,
di "mutazioni" di "cose", di "corpi", di sistemi, di stati, di
situazioni; ma, al di là di questi, c'è c’è la
vitalità. Se guardiamo alla totalità del cerchio che racchiude
tutto questo tumulto e ci astraiamo dal tumulto stesso, se guardiamo
solo alla sfera in cui quel tumulto è racchiuso, ecco che il tumulto
è scomparso, non c’è più e davanti a noi, vediamo, abbiamo solo
quella sfera, immobile, o meglio, più che immobile è permanente e
vibrante, una sfera di Totalità che vive. Vive del suo essere ed è
l’Essere. Il Divenire non è lineare ma è circolare, è una eterna,
continua, infinita ripetitività e l’Essere è il suo insieme che
vive. Non c'è contrasto tra essere e divenire, Eraclito e Parmenide
avevano entrambi ragione, solo che vanno unificati. Il divenire è il
modo di apparire e di esistere, il modo di essere dell'Essere. L’Essere
è la Vita ed è eterno, è permanente, e il Divenire è l’altra sua
faccia ed è la vita, il vivere. E allora anche il Divenire è eterno
e permanente, è un gioco eterno e permanente, all’infinito. Non ci
può essere entropia in senso assoluto neanche nel Divenire, perché
finirebbe anche l’Essere.
All’interno dell’Essere, nel
Divenire, nelle trasformazioni dell’universo, se da un lato ci sono
la degradazione e il decadimento dell’entropia - come dicono
Clausius e i fisici ed hanno ragione perché l’energia è necessaria
perché le trasformazioni abbiano luogo e il divenire proceda
(15)e perché in questo lavoro delle trasformazioni c’è
dispersione di calore - tuttavia a fronte ci deve esse-re, c’è anche
un apporto (un riapporto) di energia e di
forza-lavoro, perché l’Essere e con esso il suo Divenire - e le
trasformazioni dei “corpi” che ci sono in esso e di cui l’Essere
consta e vive - possano essere permanenti. Apporti di nuova energia
che vengono ai “corpi” dall’esterno di essi – all’interno c’è il
decorso dell’entropia - ma sempre dall’interno dell’Essere
complessivo; anzi è l’Essere che dà questi apporti energetici che,
riequilibrando la degradazione entropica, permettono al sistema di
continuare ad esistere. Permettono al vecchio "corpo" e sistema di
continuare ad esistere attraverso e nel nuovo corpo e sistema,; e
così al sistema complessivo di permanere nell'esistere. Ed è questa
la sintropia, come principio opposto e complementare a quello
dell’entropia, speculare ad essa, la sua controfaccia.
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L’esempio più ovvio, quasi banale, ma anche più
immediatamente espressivo, lo troviamo ancora una volta nell’uomo e,
più in generale, negli organismi viventi, e ci è dato dal
metabolismo, che è quel complesso di reazioni chimiche che
consentono all’organismo stesso di vivere. Nel metabolismo infatti,
da un lato c’è la fase del catabolismo, cioè il “consumo”,
l’utilizzazione da parte dell’organismo di proprie cellule e la loro
trasformazione in energia e calore (perché l’organismo stesso possa
compiere un lavoro) ovvero in altre cellule (e così l’organismo si
sviluppa); ma, a fronte, c’è la fase dell’anabolismo, cioè l’apporto
energetico con il quale l’organismo stesso prende dall’esterno delle
sostanze (“mangia”) che trasforma e così ricostituisce l’energia
consumata. È l’insieme delle due fasi permette all’organismo di
vivere e di esistere; se non “mangiasse”, se non ricostituisse
l’energia consumata, se non ci fosse questo nuovo apporto energetico
sintropico, dopo pochi giorni finirebbe, “morirebbe di
entropia”.
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L'Uovo cosmico, mandala e simbolo alchemico del Tutto.
Simbolo anche dell'inscindibile binomio entropia - sintropia. Al
centro c'è il fulcro e la fonte della sintropia. Gli involucri
esterni sono la manifestazione e la vita, utilizzazione entropica
dell'energia sintropica che sempre si rinnova e rinnova la
vita |
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Coesistenza
degli elementi che formano un tutto armonico e collaborante. E' il
principio alla base dei concetti di organismo, organismo vivente e
vita

Ma la vita non è immobilità, è divenire, alla sua base ci
sono le "mutazioni". La montagna si frantuma in rocce e sassi, i
sassi si trasformano in terra, che ospiterà l'humus, dove nasceranno
gli esseri viventi. In effetti, tutto vive

Il simbolo cinese dello Ying e dello Yang, i due principi
e opposti maschile e femminile. E' dalla tensione degli opposti che
avvengono le "mutazioni" e che si snoda il divenire, la
manifestazione |
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In natura, di fronte di
un consumo di energia c’è sempre un riapporto di energia, perché il
discorso fatto sopra per gli organismi viventi vale per tutti gli
esistenti, per tutti i “corpi”, per ogni “sistema” (Nota
16). Le onde del mare, muovendosi, consumano energia (e
producono energia, che, se ne trovassimo il modo, potrebbe anche
essere utilizzata e sarebbe energia pulita); ma alla lunga non si
potrebbero più formare e non ci sarebbero più onde (e così il mare
non sarebbe più ossigenato e gli organismi marini non potrebbero più
vivere) se non ci fossero dal suo esterno l’apporto e la
ricostituzione energetica da parte del vento, dovuta all’azione del
vento. La natura conosceva l’energia eolica ben prima di noi e che
noi inventassimo le pale e le ventole per sfruttare tale energia e
produrre l’elettricità. Il ghiaccio di un ghiacciaio in
profondità, nei suoi strati più bassi, a causa del peso degli strati
so-prastanti, si scioglie e si trasforma in acqua (e così si formano
le falde sotterranee, che poi danno luogo alle sorgenti e ai fiumi
che irrigano la terra). Ma il ghiaccio (e le sorgenti e i fiumi e
l’irrigazione) non durerebbe a lungo (fase catabolica e
dell’entropia) se non ci fosse, sempre dall’esterno (del sistema
“ghiacciaio”) la fase anabolica dell’apporto di altra neve d’inverno
e il formarsi di nuovi strati, che sostituiscono quelli che si sono
sciolti; e che, a loro volta, dopo centinaia o migliaia di anni
arriveranno in profondità e si scioglieranno in acqua. È la
variabile imprevista dell’azione dell’uomo che, determinando
l’aumento della temperatura terrestre, aumenta l’entropia, i
ghiacciai si ritirano sempre più e questo è un bel guaio perché
interferisce negativamente con il ciclo vitale dell’acqua. Ma la
natura sa come difendersi. Un qualunque sasso esiste come tale,
immobile, apparentemente senza vitalità, ma poi, sotto l’azione del
gelo e del caldo si spacca, si frantuma; ed è questa la sua vita.
Poi si trasforma in terra, poi vengono l’humus, i semi e la
vegetazione e così il suo ciclo, anch’esso vitale, si compie. Anche
qui, alla lunga, milioni anni, non ci sarebbero più sassi se dalla
montagna e dalle rocce spaccate per gli sbalzi di temperatura non ne
cadessero degli altri (e tutto rimanesse arida roccia),
ricostituendo la riserva di sassi da trasformare in terra e humus e
consentendo al ciclo di riprendere.
Dunque, se c’è, ed è
indubitabile, il decadimento, la fase della disorganizzazione e
della dissoluzione (di un sistema) cioè l’entropia, a fronte c’è
anche, ed è altrettanto indubitabile, la fase dell’apporto e della
ricostituzione energetica dall’esterno, e questa è la
sintropia.
Consumo energetico e ricostituzione energetica:
c’è equilibrio ed è questo il ciclo. Entropia e sintropia; c’è
compensazione e bilanciamento. Ma allora dovremmo essere immortali;
eppure così non è. O almeno, così non appare, così non sembra
essere. Perché il dato della comune esperienza è che, alla lunga, si
muore e che il “corpo” , ogni corpo (Nota 17),
muore. |
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Sviluppo e morte di
un “corpo”. Differenziazione e complessificazione. “Quel”
corpo muore, è vero, ma in effetti si trasforma in un’altra cosa,
diviene un altro sistema strutturale e in questa nuova forma
continua ad esistere. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si
trasforma. Lo dice la scienza. Ed è qui che viene in considerazione
la sopravvivenza; ma, come detto, parleremo più
appresso.
Sintropia vuol dire anche differenziazione e
complessificazione. L’esempio più immediato ci viene ancora una
volta dall’uomo; è il processo embrione - feto – organismo animale,
ma questo è solo l’esempio di maggior evidenza perché il discorso
vale, in modo consimili, per tutti gli orga-nismi viventi e per
tutti i “corpi” e le cose esistenti. Dopo la fecondazione,
l’ovulo rapidamente si suddivide in due cellule, poi in quatto, poi
in sedici e così via: è il processo di cariocinesi. È un processo di
differenziazione ed useremo questo termine, perché è riferibile a
tutti gli esistenti e non solo a taluni di essi (gli organismi
animali). Sintropia vuol dire anche differenziazione. Perché il
ciclo di esistenza di un “corpo” è nel senso e nella direzione di un
suo sviluppo e questo avviene attraverso una moltiplicazione e una
differenziazione delle sue componenti elementari (cellule)..
Dall’uno al molteplice, ed è questo il processo di sviluppo e
crescita di un “corpo”. Gli apporti energetici dall’esterno della
sintropia sono, dunque, non solo nel senso oggettivo di
controbilanciare in un “corpo” l’entropia e così farlo continuare ad
esistere (a “vivere” il suo tipo specifico di vita) ma anche nel
senso nobile del suo svi-luppo. E questo è amore verso quel “corpo”
– la sintropia è mossa da una spinta d’amore - per-ché consente ad
esso di non rimanere allo stato elementare ma di crescere, divenire
adulto e poter svolgere un ruolo. Sintropia vuol dire anche
complessificazione. Un “corpo” con lo sviluppo non solo cresce
differenziandosi e moltiplicandosi in più cellule ma queste non sono
tutte uguali né casuali, non si forma un ammasso di cellule informi
o caotiche e basta. Quello che si forma e cresce è un com-plesso
funzionale e organizzato. Ognuna di queste cellule (o ogni gruppo di
esse) è destinata a svolgere una diversa funzione (sulla base
dell’Informazione di cui è portatrice) ed è coordinata con le altre,
così da cooperare e collaborare tra loro ai fini della possibilità
dello svolgimento delle reciproche funzioni o per lo svolgimento di
una comune funzione superiore Viene così dato un significato a
quel corpo, svolgere la funzione che esso è, può essere se stesso. E
(anche) questo dà un senso non solo fisico-oggettivo ma addirittura
regale ala sintropia, all’apporto energetico dall’esterno che da
essa viene. E questo pure è amore verso quel corpo, ancora una volta
si mostra che la sintropia è mossa da una spinta d’amore (che le sta
alle spalle e l’ha introdotta nell’universo come uno dei suoi
cardini funzionali) verso quel “corpo”, verso tutti i “corpi”, che
non solo sono stati chiamati all’esistenza ma viene data loro anche
la libertà di essere se stessi.
Ritornano, inoltre, i
concetti di ordine e di informazione, dei quali abbiamo parlato
all’inizio, e ne risulta che la sintropia è profondamente
incardinata su di essi.
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La nascita della vita
Il seme, il fiore e la pianta. Dall'apporto energetico
nascono la diversificazione e la complessificazione che sono
alla base della vita. Ma "apporto energetico" significa sentropi.,
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Ma, abbiamo detto che un “corpo” non è immortale,
nessun corpo lo è. Proseguiamo a osservare il suo processo di
sviluppo. A un certo punto, inizia la decadenza, la curva da
ascendente e di crescita diventa discendente di senescenza di
degradazione. I legami tra le diverse componenti in cui il corpo si
era differenziato e complessificato cominciano a deteriorarsi
L’apporto funzionale di taluna di esse componenti verso le altre è
insufficiente o addirittura negativo. La componente, la parte,
l’organo non più alimentati e energizzati nel modo e nella misura
necessari si deteriorano e, a loro volta, funzionano male o non
funzionano più e fanno funzionare male o non fanno fun-zionare più
anche le altre parti, le altre cellule, gli altri organi. Tutto
questo decadimento avviene in progressione sempre più geometrica e
gli apporti energetici controbilanciano sempre meno e sempre peggio
le necessità energetiche e l’entropia prevale sulla sintropia. A un
certo punto, la differenziazione e la complessificazione da che
erano un valore diventano un peso, diventano negative. La
complessificazione da che era organizzazione diviene
disorganizzazione, la differenziazione diviene “reductio ad unum”,
riduzione alle poche parti ancora funzionanti, come soldati
sconfitti e decimati che si ritirano in un ridotto per l’ultima
difesa. Entropia, in opposto a quello che era la sintropia, vuol
dire proprio questo, disorganizzazione e riduzione al minimo
funzionale. Alla fine, “quel corpo”, che era la risultante unica di
quei due nobili processi di differenziazione e complessificazione,
non ce la fa più a funzionare come tale d come “se stesso”, non può
più “essere se stesso”, non può più essere quella ricchezza
funzionale significativa che era. Cessa quindi di esistere come
tale. Muore. Muore davvero? |
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Marc Chagall "Il
violinista". "Tu sei quel che io fui, io sono quello che tu
sarai" Il divenire della vita e dell'universo nel gioco sintropia -
entropia
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L'unita nasce dalla molteplicità e dalla diversità.
L'ambiente palustre è l'habitat del cinghiale ed fa tutt'uno con
esso. Sono un insieme coordinato., Molteplicità e diversità sono
solo apparenza, al di là di esse vi è l'Essere Uno. Ma sono anche la
bellezza meravigliosa dell'arcobaleno dell'universo

Vi è una simbiosi perfetta tra gli uccelli
acquatici, il cielo ove si muovono con le ali, il fiume e i suoi
pesci, le erbe alte che sono a riva, che permettono di nascondersi e
di fare il nido e offrono altro alimento. Il finalismo è alla base
di questa molteplicità |
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La sintropia come evoluzione e finalismo.
Ma se ben osserviamo, il processo di differenziazione e
complessificazione, il processo di sviluppo e crescita è anche un
processo di evoluzione. L’embrione diviene feto. Il feto diventa
l’infante e poi il ragazzo; e poi l’uomo adulto Un “corpo” allo
stato iniziale non è la sessa cosa di quello che è negli stati
successivi e adulti, è qualcosa di più. Qualcosa che può svolgere
sempre meglio la propria funzione, la funzione per la quale è stato
chiamato ad esistere. Dall’asilo si va alle elementari, poi alla
scuola media, al liceo, all’università; ognuna di tali scuole, (la
persona che ha superato ciascuna di tali scuole) non è identica alla
precedente ma è qualcosa di più. L’acqua di una sorgente non è
la stessa cosa di un torrente, né questo lo è del fiume in cui
confluisce né questo lo è del mare: ognuno di essi è qualcosa di più
evoluto, che meglio adempie alla funzione di irrorare la terra. Il
sasso che esce dalla terra non è la stessa cosa della montagna poi
emersa e questa non è la stessa cosa del vulcano che erutta lava e
del successivo monte ripieno di vegetazione e di vita. Ogni volta è
qualcosa di più. Tutto questo mostra che vi è un finalismo nello
svolgimento di questi modi di sviluppo. Un “finalismo” che dirige
questo sviluppo, tutte le varie tappe, tutte le trasformazioni sono
coordinate in vista di un fine da conseguire, in vista di un
risultato e di una completezza conclusiva – che conclude e da un
senso complessivo a quel processo di trasformazioni e di sviluppo e
ai “corpi” che vi provvedono. Le trasformazioni e le tappe
“successive” non sono l’effetto di una causa (che è a monte) – come
è la regola nel mondo fisico e della materia – ma sono trascinate,
sono fatte scatu-rire e scattare, sono poste da una causa finale,
cioè da fonte di scaturigine di effetti, che è a valle, che è alla
fine del processo e dello sviluppo. Le (successive) tappe e
trasformazioni non sono successive ma sono precedenti rispetto alla
causa che le origina e da cui esse si originano; ma soprattutto non
sono “effetti” (di una causa precedente) ma sono “stati” precedenti
e minori di questa causa finale, di questa fonte di scaturigine, che
li contiene già in nuce e in potenza in sé e che li origina ex
post.
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Il tempo è, così, apparentemente invertito. La
causa sta dopo l’effetto, viene dopo. In realtà, non viene invertito
il corso del tempo, vi sono invece due tipi di processi ed è questa
confusione terminologica che determina la confusione mentale e la
difficoltà nel modo di concepire e di com-prendere le cose. Sono i
termini che ci fanno ingannare. Noi siamo abituati ai termini (e
ai correlativi concetti) derivati dalla fisica, soltanto i quali
conosciamo e che abbiamo sempre conosciuto. Dobbiamo innanzitutto
cambiare la terminologia e poi le idee si chiariranno. Il termine
“causa”, messo (utilizzato) nell’espressione “causa finale” non va
troppo bene, anche se usato fin dal tempo di Aristotele, perché fa
pensare a un effetto, che viene necessariamente dopo,
successivamente; e questo “successivamente” fa pensare al tempo; e
questo sconvolge le idee, il “dopo” non può venire prima del
“prima”.. Come detto, non dobbiamo parlare di causa finale ma di
“fonte di scaturigine”; non dobbiamo parlate di effetto ma di
“stato” o anche “fase”: Non dobbiamo parlare di decorso del tempo ma
di “processo”. Il tempo non si inverte, è il “processo” che può
essere in un senso (dalla causa all’effetto) o in un altro (dalla
fonte di scaturigine verso gli stati precedenti, per attrazione di
questi da parte di quella). È il processo che è bidirezionale, di
due tipi, uno causale e l’altro acausale finalistico (Nota
18). Quello del primo tipo e suo proprio della fisica, quello
del secondo tipo è suo proprio della Vita I processi fisici sono del
primo tipo, quelli vitali del secondo tipo. Ma – abbiamo anche
detto e confermiamo – nel mondo e nell’universo tutto è vivente,
tutti i “corpi”, tutti gli esistenti, tutto ciò che esiste è vivo.
La stessa Terra è un essere vivente, secondo l’ipotesi Gaia
(Nota 19) . Ma allora, anche nel mondo fisico ci dovrebbe
essere, dovrebbe valere in ogni caso il processo di secondo tipo,
quello finalistico della Causa che, a valle; pone i mattoni della
propria costruzione . E così è., perché i due tipi di processo,
quello causale e quello acausale finalistico, non sono alternativi
ma sono complementari e convivono nei “corpi”, in tutti i “corpi”,
in tutti gli esistenti e ne reggono le trasformazioni. Il processo
causale regge le trasformazioni fisiche e chimiche, che avvengono
secondo le loro leggi. Lo sviluppo vitale, lo svolgersi della vita
avviene in modo acausale finalistico. Tutto qui, non c’è
contraddizione filosofica. |
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Sintropia, in definitiva, significa soprattutto
evoluzione. La ricostituzione energetica (nel processo vitale) e
la trasformazione vitale non significano immobilismo, un equilibrio
immobile, sia pure in una condizione ottimale; la trasformazione
avviene sempre, anche nei momenti in cui sembra che prevalga
l’entropia, nella direzione del conseguire e dell’essere, dopo, un
“qualcosa di più”, qualitativamente non certo quantitativamente. La
sintropia non è qualcosa di solo orizzontale ma è soprattutto in
asse verticale, è ascesa. E questo fa superare, ancora una volta e
stavolta definitivamente, alla sintropia la sua dimensione fisica e
le dà un senso e un significato spirituale, nel senso di
arricchimento, di chiamata ad essere qualcosa di più, qualcosa che
collabora sempre meglio all’Opera. Il principio di sintropia è il
principio della Vita come l’entropia è il principio non della morte
ma della materia, di un modo di essere (mortale, ma nel senso di
trasformazione, di "mutazione") della materia . Nella Vita e nei
processi vitali vi è una “causa finale” che attrae, che ci attrae,
che attrae tutto, ogni “corpo” verso la realizzazione di sé nella
sua completezza e totalità, in tutta la sua “rotondità (quella
condizione che C. G. Jung, in riferimento all’uomo, lui era uno
psicologo, chiamava “l’Uomo rotondo”). Non dimentichiamoci che
l’apporto energetico per la trasformazione e l’evoluzione – la
spinta sintropica - viene sempre dall’esterno, un esterno che nella
normalità dei casi e apparentemente viene dallo stesso mondo fisico.
Ma che, a una osservazione più approfondita, a una meditazione
filosofica e nei momenti essenziali, appare venire da un esterno
veramente Esterno, da una “dimensione altra” eppure in comunicazione
osmotica, "che respira insieme" con la nostra. |
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L'evoluzione è la legge luminosa
che è alla base dell'universo spirituale
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Il processo naturale di sviluppo: Inizio, Fine,
Rinnovamento, Palingenesi Il processo naturale di sviluppo
dell’universo e dei “corpi” in esso esistenti è un processo di
crescita evolutiva e proprio per questo nel suo decorso vi è un
“Inizio”; vi è un momento finale e vi è poi un momento
“Rinnovamento” (Nota20) e vi è il momento
o meglio la nuova fase e il nuovo ciclo della “Palingenesi”
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"L'evoluzione" in uno
stupendo disegno automatico della medium Milly Canavero, pervenutole
attraverso il suo Spirito "il Fiore" (di cui vediamo il
logo-firma in basso a sinistra) |
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L’Inizio. Quali potenzialità straordinarie, incredibili, piene
di futuro e quali capacità energetica e sintropica maggiori vi sono
che non in un ovulo in attesa di fecondazione, cioè della spinta
ester-na data dallo spermatozoo? E quali potenzialità e quale spinta
sintropica straordinarie vi sono anche in una montagna vulcano che
emerge dalle acque del mare ed eruttando fuoco e lava darà poi luogo
a una terra piena di vegetazione, di fauna, di vita! Quali
potenzialità e quale capacità sintropica incredibili vi sono in un
piccolo seme , che dorme sottoterra, cullato dalla bruma autunnale e
dalla neve dell’inverno, in attesa della spinta esterna sintropica
del sole e dell’acqua che lo sveglieranno a primavera! E quanta
potenzialità e quanta freschezza di spinta energetica vi è nelle
gocce d’acqua che trasudano sottoterra e che poi si riuniscono e
zampillano in una sorgente, formano rivoli e cascate e torrenti, che
poi portano al fiume e, attraverso falde sotterranee irrigano e
vivificano la terra. L’inizio, silente in sé – il seme che dorme
sottoterra; l’ovulo in attesa; la roccia in bilico sulla montagna -
in realtà è un’epopea, un poema lirico, un canto di vita. Dopo
l’attesa, vi sono l’apporto e la spinta energetica dall’esterno e
quindi nasce la vita, con le sue trasformazioni e lo sviluppo, la
differenziazione e la complessificazione; e lo “svolgimento del
ruolo”, la vita.
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Marc Chagall
"Donna incinta". E' l'inizio della vita. L'Inizio è il massimo
della spinta della sintropia ma anche l'inizio
dell'entropia |
Albrecht Dürer "Il
cavaliere la morte" |
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La Fine. Dopo
un’alternanza di spinte e fasi entropiche e sintropiche, da ultimo,
inevitabilmente le prime prevalgono. Quello che sembrava
invincibile, quello che sembrava il simbolo della Forza, della
Potenza, del Vigore e di una Pienezza immortale ora giace a terra
distrutto. Disorganizzazione e ritorno all’indifferenziato. Il fiume
maestoso confluisce nel mare e lì si disperde. La terra opulenta è
divenuta un arido deserto, improduttivo e battuto dal vento.
L’albero nato dal seme e che era una vigorosa quercia, una sequoia
che sfidava i secoli ora è un pezzo di legno rinsecchito, che tende
in aria grottesco i suoi moncherini oppure è un tronco fradicio che
giace per terra. L’uomo è disteso immobile e gelido sul letto di
morte, in casa c’è silenzio, in ospedale lo hanno nascosto dietro
una tenda per nascondere la sconfitta. L’entropia celebra il suo
trionfo, ha prevalso e ha inferto il suo colpo mortale.
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Il Rinnovamento
Ma si finisce davvero? Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si
trasforma. Non lo diciamo noi, la dice la scienza. Lo sentiamo nel
nostro profondo che è proprio così. E lo sente l’anima dei popoli e
il suo cantare con i miti di palingenesi. Nell’universo nato dal
Big Bang, i suoi pezzi scagliati nello spazio, gli astri, le stelle,
i corpi celesti, si allontanano da quel punto centrale di esplosione
con velocità sempre maggiore, perché la velocità di allontanamento è
proporzionale alla distanza, così la distanza di questi corpi
celesti, tra di loro e da quel punto iniziale, aumenta sempre di più
(espansione dell’universo), come mostra l’effetto Doppler sulla
luce, con lo spostamento verso il rosso nello spettro delle stelle e
delle galassie. La velocità di allontanamento aumenta sempre più,
fino a raggiungere e superare la velocità della luce, e allora
questi corpi celesti non si vedranno più, perché la loro distanza
sarà maggiore, e sempre di più, della velocità dei raggi luminosi da
essi emessi. Ma senz’altro cambieranno anche consistenza, stato
fisico, perché a quella velocità la materia non può più essere tale,
diviene energia, quanti di energia e onde elettromagnetiche e
particelle subatomiche, o chissò che cols'altro e in chissà quale
stato. Io direi che tutto confluisce in un punto – dove erano già
confluiti anche gli astri collassati in un “buco nero” - un punto
che non occupa spazio ma è solo una carica infinita di energia. Un
punto non spaziale ma come carica di energia, una carica energetica
infinita, incommensurabile, inesprimibile, inimmaginabile.
Incomprensibile per noi, adesso. Dunque una dimensione diversa.
Anzi, un Mistero come è un mistero inesprimibile, inimmaginabile)
come lo è Dio. Da questo punto, da questa Energia
incommensurabile e incomprensibile, una nuova esplosione cosmica, un
nuovo Big Bang. E di qui un nuovo ciclo, entropia e sintropia. Una
nuova, rinnovata vita in un nuovo universo, ma diverso in
un’Altra Dimensione. |
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Un quadro di Pablo
Picasso, da lui titolato "L'evocazione",, che rappresenta molto
benela vita e il mondo della sopravvivenza che c'è dopo la
morte |
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La scena
spettacolare e di fuoco dell'eruzione di un vulcano

La "scara di fuoco", il fiume di lava che fuotiesce dal
vulcano e modifica l'ambiente. Sembrerebbe che dopo nulla può più
nascervi, nulla può più crescervi, che la vita ne sia cancellata per
sempre

In effetti, col tempo tutto si modifica. La lava,
frantumandosi, diviene un ottimo terreno per molte coltivazione. La
montagna di fuoco diviene un monte innevato, fonte di riserve
d'acqua. E' tutta una rinascita e una nuova vita
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Palingenesi. Un
nuovo ciclo, una nuova vita, un nuovo universo, sì, ma non gli
stessi di quelli di prima. Quelli di prima non ci sono più; e nulla
di nuovo può essere uguale al precedente, non sarebbe Nuovo. Il
Nuovo è palingenesi, nasce dal Fuoco della distruzione del
precedente, nella creazione vi è sempre evoluzione, vi è ascesa
verso l’alto, qualitativamente, nel cammino di realizzazione di sé e
di attrazione verso la Causa finale e dell’essere e dell’attuare se
stessi.
Quando la sintropia supera l’entropia finale dello
stato precedente, la sua spinta energetica e l’apporto energetico
(perché avvenga la trasformazione del Rinnovamento e della
Palingenesi) vengono veramente dall’esterno, da una dimensione
esterna e porta l’Essere rinnovato nello stato di questa dimensione
esterna. Vi è un cambiamento di dimensione, si passa a far parte di
una diversa dimensione esistenziale. Ora quel “corpo” è una cosa
diversa. Ma questo, a ben vedere, avviene anche nelle normali
trasformazioni materiali. I cristalli di ghiaccio non sono la stessa
cosa, non hanno lo stesso stato dell’acqua in cui si sono
trasformati dopo che il ghiaccio stesso si è sciolto, dopo questa
sua fase entropica finale; né lo è qualunque altro cristallo sciolto
in una soluzione; prima anch’esso era allo stato solido cristallino,
ora ha lo stato e lo statuto di un liquido, un “modo di essere” (una
dimensione esistenziale, con sue leggi specifiche) completamente
diverso. E altrettanto l’acqua o una sostanza solida svaporata o
sublimata in uno stato aeriforme, ora sono in uno stato diverso
(quello gassoso) da quello in cui erano prima. E i peli della pecora
che vivono sulla sua pelle non sono la stessa cosa di un maglione di
lana indossato da un ragazzo.

Un idilliaco paesaggio dove era già un mare di fuoco.
Il cratere del vulcano ora è un lago, tutt'intorno fiorisce la
vegetazione e pulsa la vita |
Il "big
bang", la nascita dell'universo |
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Una
"protosteslla" |
La sopravvivenza. Mentre il corpo giace a terra ormai
abbandonato, si apre ora la visione del nuovo mondo spirituale
(Pierre Puvis de Chavannes "Le fanciulle e la
morte") |
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La sopravvivenza Qui parliamo più
specificamente dell’uomo. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto
si trasforma, lo dice la scienza. Se è questa la legge universale,
se è questo il principio di sintropia che regge l’universo, che
inquadra il Divenire in trasformazione all’interno dell’Essere; se
l’apporto di energia dall’esterno che lotta e vince contro
l’entropia e compie l’Opera divina di trasformazione in qualcosa di
più evoluto, come potrebbe innanzitutto l’Uomo, la cosa più preziosa
dell’universo e che Dio ha creato, ma poi anche una qualunque
“cosettina”, l’ultima e la più umile del mondo, come potrebbe,
ripeto, finire? Per sempre? Essere nullificata, annichilita? È
contro lo stesso principio e la stessa Potenza della
creazione. |
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Il mondo della sopravvivenza
(Ker Xavier Roussell "Festa campestre")
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Nulla si crea.
Quello che poi, ala nostra “morte”, uscirà alla luce, già esiste,
c’è già ora. Lo Spirito è stato creato ab initio. L’anima, lo
Spirito sono nell’uomo già adesso. Lasciatelo dire non solo ai preti
di tutte le religioni ma anche a un vecchio parapsicologo che ha
visto e sperimentato, già adesso, sulla terra, tanti fenomeni
paranormali ESP e PK, cioè mentali e non materiali, prodotti
dall’uomo sensitivo, dalla sua mente (accanto a quelli spirituali
che invece provengono dall’Altra Dimensione). Sono fenomeni (detti
psicobiodinamici) della stessa natura di quegli ultimi e non
provengono certo dalle capacità sensoriali del corpo ma da quelle
profonde dell’anima, pure in lui insite già adesso.
Nulla si distrugge. Quando
il corpo dell’uomo muore, la farfalla esce alla Luce del
Giorno (Nota 21) . Questo ce lo dicono non solo i
preti, ce lo dice non solo l’esperienza concreta con i fenomeni
medianici, indubitabili, che ci vengono dalla dimensione post mortem
e dai tanti, tantissimi messaggi che i trapassati ci inviano dalla
loro nuova dimensione di esistenza e nei quali ci dicono che sono
vivi, che esistono sempre in un’altra nuova dimensione, che dopo
morti si sono ritrovati, con loro sommo stupore, sempre ben vivi.
Questo ce lo dice anche la stessa fisica, con la sintropia e con i
suoi principi di apporto energetico dall’esterno e di evoluzione. Ed
è anche la conclusione della scienza proprio con quel suo principio
“nulla si crea ecc.”. Quando l’entropia avrà vinto sul corpo
umano, quando vi è la degradazione e disorganizzazione etiopica
definitiva di quell’organismo che è il nostro corpo, quando vi sarà
la dissoluzione e il dissolvimento di questo “sistema” uomo, allora
per l’Uomo vi sarà, avviene ancora un’altra trasformazione, vi è
ancora un apporto energetico dall’esterno (dall’esterno del corpo e
dal suo Es-sere spirituale, che appartiene a un’altra dimensione,
quella dello Spirito) e vi sarà la trasformazione da Essere materia
+ Spirito in Essere Spirito immateriale. Questo riguarda, beninteso
e co-me abbiamo detto, l’Uomo cioè l’Essere Spirito + materia, che
vive sulla terra. Perché, per quanto riguarda il corpo-materia,
questo subisce altre trasformazioni – sempre per apporti esterni, da
parte dei batteri – e ritorna alla natura. Il fiume e l’acqua, dopo
tanti percorsi - falda, sorgente, ru-scello, cascata, torrente –
ritornano al mare. Anche il Fiume ritorna al
Mare.
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Il fisico e
matematico Luigi FANTAPPIE' |
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Un po’ di storia Il concetto
(fondamentale, una pietra miliare nella storia del pensiero umano)
di "sintropia" (Nota 22) è stato introdotto nel
campo della fisica - ma ben vedere, piuttosto nel campo della
filosofia della scienza – dal matematico (Nota 23)
e filosofo della scienza italiano Luigi Fantappié,
professore presso l’Istituto nazionale di alta matematica
dell’università di Roma. Nel campo della filosofia della scienza,
tre sono le sue teorie e i suoi lavori essenziali (e tra loro
complementari), la Teoria unitaria del mondo fisico e biologico, la
Teoria dei modelli di universo e la Teoria del nuovo concetto di
esistenza. La prima, in particolare, riguarda il “principio di
sintropia”e venne da lui esposta per la prima volta (Nota
24) il 3 novembre 1942 in una seduta presso l’Accademia
delle scienze di Madrid. Venne poi presentata, rielaborata e
sviluppata, nel 1944 all’Accademia d’Italia. Punto di partenza
è, ancora una volta, la distinzione e il riconoscimento di una
dualità di cause, la causa efficiente o causa causante e la causa
finale, un concetto che nella storia del pensiero umano risale ad
Aristotele. nticipate. |
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La fisica, però, ordinariamente, rifiuta
recisamente il concetto di causa finale, perché invertirebbe il
decorso del tempo e contrasta con l’osservazione del comune
andamento dei fenomeni Tuttavia, la fisica quantistica e la
meccanica ondulatoria, che sostanziano la faccia più attuale della
fisica, modificano i discorso e l’approccio e parlano di onde (che
scaturiscono da una sorgente) e distinguono, quanto al loro
andamento, in onde divergenti – che vengono dopo la sorgente e sono
a valle di essa - e di onde convergenti – che invece si manifestano
nella realtà, affiorano in modo visibile e formato nella realtà
prima della sorgente, verso la quale convergono. A ben vedere, il
primo tipo di onde corrisponde alle classiche cause causanti e il
secondo tipo a quella che da sempre viene chiamata causa finale. Ma
il discorso, condotto in quest’altro modo, viene accettato e si
parla quindi, per le prime onde, di potenziali ritardati – le
potenzialità della sorgente si manifestano dopo, a valle della
potenza da cui scaturiscono (la causa) – e per le seconde di
potenziali anticipati – in cui le potenzialità (che convergono a un
risultato) sono esse che risalgono verso la loro sorgente, verso la
potenza che le genera e dunque vengono prima di essa, sono a
monte, |
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ENTROPIA e
SINTROPIA Nascita, fine
e rinascita dell'Universo
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Una
galassia allo stato iniziale, la nascita dell'universo. Con la
nascita la SINTROPIA porta i suoi frutti ma inizia anche il processo
di degrazione dell'ENTROPIA |
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La Via
Lattea, un universo completo e multiforme, allo stato formato A
questo punto anche l'ENTROPIA comincia prevalere
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Il sole, una stella allo stato formato |
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I pianeti del sistema solare, un sistema planetario
allo stato formato |
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La Terra, un pianeta vivente, allo stato
formato
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Morte di
una galassia. Un "buco nero", dove precipita la materia e il
pulviscolo e i residui stellari. Il processo dell'ENTROPIA è al
grado massimo |
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La rinascita dell'universo. Sullo sfondo di un "buco
nero", tutto un (nuovo?) pulviscolo cosmico comincia a riempire lo
spazio. La SINTROPIA dà i suoi frutti |
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Nascita di una nuova stella. La materia cosmica si
raccoglie attorno a un nucleo incandescente centrale. Fase di
SINTROPIA
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Luigi Fantappié, con la sua Teoria unitaria,
interviene in questo discorso e diatriba e, tagliando decisamente la
testa al toro, come si dice, riporta il fenomeno al centro
dell’osservazione e dell’applicabilità delle due diverse e opposte
soluzioni; parla di fenomeni ritardati e fenomeni anticipati,
rispetto alla loro causa e scaturigine. Proprio quello che la fisica
classica cercava di evitare ed esorcizzare, rifiutando anche
semplicemente, nei fenomeni, l’idea di una causa
finale. Fantappié dice dunque che i fenomeni della natura non
sono tutti uguali come tipologia e né sono tutti retti dal principio
causale. Distingue invece due classi di fenomeni, quelli
corrispondenti ai potenziali ritardati, e osserva che sono retti dal
principio di causalità (causante), da quello di riproducibilità
(sono riproducibili in laboratorio) e da quello di livellamento,
tendono a una omo-geneizzazione finale in base al secondo principio
della termodinamica. Accanto a questi vi sono anche i fenomeni
corrispondenti ai potenziali anticipati, che obbediscono invece a un
principio finalistico e inoltre sono irriproducibili in laboratorio
– perché la loro causa è nel futuro e non esiste ancora, perciò è
impossibile (a noi, che siamo indietro nel tempo) agire su di essa,
facendone scaturire le potenzialità (Nota 25)
– e seguono, nel loro sviluppo, un principio di
differenziazione e complessificazione, tendono cioè non
all’omogeneizzazione ma alla molteplicità. I fenomeni del primo
tipo, dice Fantappié, sono i fenomeni fisici e sono stati da lui
chiamati fenomeni entropici, perché soggetti al principio di
entropia. I fenomeni del secondo tipo, dice sempre Fantappié, sono
quelli della biologia e della vita e sono stati da lui chiamati
fenomeni sintropici, in quanto opposti a quelli soggetti al
principio di entropia. Nasce così il concetto e il principio di
sintropia, come opposto e complementare a quello di entropia e al
decorso unidirezionale verso la degradazione dell’universo da essa
teorizzato; principio di sintropia che è quello che regge questa
seconda classe di fenomeni. |
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l concetti e principio
di sintropia, così intuito ed esposto da Ligi Fantappié, ha
suscitato molto interesse e molte discussioni nel mondo scientifico
ed ha anche conseguito molti riconoscimenti e riformulazioni – il
che è giusto e conforme al procedere del pensiero scientifico. Non
vi è stata però, da parte della scienza, quell’acclamazione generale
e quel riconoscimento ufficiale e magari un premio Nobel, che pure
meritava. Il fatto è che cozzava frontalmente contro alcuni principi
pietrificati di una certa ottusità accademica, che rifiuta a priori
le idee di finalismo, causa finale, inversione del decorso del
tempo (Nota 26) . Diverse sono state quindi le
teorie, le speculazioni, le riformulazioni che su di esso si sono
innestate. Non possiamo citarle tutte, ricordiamo solo alcune delle
principali osservazioni avanzate da alcuni importanti studiosi.
Il prof. Ugo Rodanò mette ben in luce che il finalismo
così riconosciuto con il principio di sintropia apre grandi
orizzonti nel pensiero scientifico, sui quali la vecchia fisica
meccanicistica aveva chiuso il sipario e lascia intravedere, dietro
i fenomeni della vita, una Mente insita in essi e che ad essi
sovrintende. Per G. Bosio il discorso di Fantappié mostra
che anche il secondo tipo di equazioni ondulatorie, quelle dei
potenziali anticipati, hanno un valore oggettivo e ci fanno vedere
un’altra parte della realtà, che coesiste con questa più
ordinariamente conosciuta. Il prof.Armando Ganzerli pone
in rilievo che, come il principio di relatività di Einstein unifica
il tempo allo spazio, mostrando che anch’esso è una grandezza
dimensionale, così quello di sintropia di Fantappié mostra che il
tempo esiste non solo come “decorrere” ma anche come totalità, con
un duplice, possibile andamento nel suo interno. Ne risulta altresì
che, accanto alle realtà fisiche, rette da leggi fisiche e da forza
fisiche e con tendenza entropica, ci sono e si giustappongono le
realtà vitali, la Vita, rette da leggi diverse, finalistiche, e da
forze vitali, con tendenza sintropica.
Il
fisico austriaco Erwin Schrödinger, uno dei padri della
meccanica ondulatoria, evidenzia che i fenomeni vitali e la Vita
tendono a superare le leggi puramente causali, meccaniciste e
statistiche; e tendono a sostituire al disordine naturale un ordine
autoregolato. Egli altresì rileva che, sempre nei fenomeni vitali e
nella Vita, hanno grande importanza gli scambi energetici, in
contrapposizione alla degradazione incombente dell’entropia. Questo
lo portava alla teorizzazione del concetto di entropia negativa –
che ci ricorda molto da vicino la sintropia di Fantappié – con la
con-nessa capacità di accumulare ordine e regolarità all’interno dei
sistemi vitali, anche qui in contrapposizione la tendenza al
disordine dei sistemi fisici.
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Salvatore ARCIDIACONO |
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Un altro grande studioso italiano della sintropia è
stato il prof. Salvatore Arcidacono, docente di chimica a
Catania, di recente scomparso. Fondamentale è, sotto questo
riguardo, la sua opera "Ordine e sintropia, la vita e il suo
mistero" (ed. Studium Christi, Roma, 1975). Egli sostiene che
non vi sono due classi di fenomeni antitetici, quelli entropici,
retti dall’entropia e soggetti alle sue leggi del degrado, del
disordine e della tendenza al livellamento: e quelli sintropici, che
la sintropia governa attraverso i principi di differenziazione,
organizzazione e finalismo. Per Arcidiacono i due principi,
dell’entropia e della sintropia, operano entrambi all’interno del
fenomeno (di ogni fenomeno) sia fisico che biologico. Solo che in
alcuni, la quasi totalità di quelli fisici, prevale il principio
entropico - e lui li chiama fenomeni entrosintropici, prima viene
l’entropia poi la sintropia, questa seconda si limita a contrastare
un effetto immediato della prima, che però, alla lunga, prevale.
Sono questi, per Arcidiacono, i veri fenomeni, ai quali egli riserva
questa denominazione. |
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Vi sono invece altri “fenomeni” – quasi tutti
quelli biologici, ma anche molti fisici – che Arcidiacono considera
come antifenomeni e li chiama fenomeni sintroentropici. In essi
prevale la com-ponente sintropia, la forza della sintropia con tutti
i suoi addentellati, tendenza all’ordine e alla vita. Vi sono i
momenti e i passaggi di entropia, tuttavia poi è la sintropia che
prevale. Salvatore Arcidiacono ci dà gli esempi di alcuni
fenomeni (caratterizzati da una prevalenza entropica e dalla
tendenza al disordine e alla dissoluzione dello stato iniziale) e
dei corrispondenti antifenomeni (caratterizzati, viceversa da una
tendenza all’esistenza e alla organizzazione). Tra quelli fisici
egli ricorda come fenomeno la soluzione (lo scioglimento dei
cristalli nell’acqua o nell’altro loro specifico solvente) e come
corrispondente antifenomeno la cristallizzazione (la formazione di
cristalli, di ghiaccio o neve per raffreddamento dell’acqua, o di
cristalli di un sale per aumento della densità di quel sale nel
solvente). Analoghi, nel campo delle sostanze solide, sono il
fenomeno della fusione e l’antifenomeno della solidificazione.
L’evaporazione dell’acqua è pure un fenomeno, che ha il suo
antifenomeno nella cristallizzazione dell’evaporato in gocce di
pioggia o cristalli di ghiaccio (nelle nuvole) o nella condensa per
raffreddamento |
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Arcidiacono comunque evidenzia che mentre in campo
fisico gli antifenomeni sono una ristretta minoranza rispetto ai
fenomeni, in campo biologico la quasi totalità delle trasformazioni
che avvengono sono antifenomeni, fenomeni cioè sintroentropici. Non
mancano, però, anche qui quelli dell’altro tipo. E così, se
consideriamo il metabolismo – del quale, peraltro, noi qui abbiamo
già parlato – in esso abbiamo il momento entrosintropico, a
prevalenza di entropia, che è la fase catabolica, distruttiva; e il
momento sintroenropico, a prevalenza di sintropia, che è la fase
anabolica (costruttiva)
Ma, a questo punto, domando io, se è
la sintropia che prevale in questi fenomeni della Vita e se è la
sintropia che caratterizza la Vita, come è possibile che, invece,
alla fine prevalga la morte? Sarebbe una contraddizione in termini.
Veramente allora quella della sopravvivenza è la giusta ed
unica risposta che possiamo darci sull’interrogativo che questa
contraddizione ci pone ed è la sola soluzione in linea con i
presupposti e i postulati della sintropia.
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Laudate et benedicete il
mi’ Signore Et regratiate et serviate cum grande humilitate.
(S. Francesco Il Cantico delle
creature) |
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