Chiudi chiudi

L'ERRORE  NELLA  PERCEZIONE  EXTRASENSORIALE

E NELLE ALTRE FENOMENOLOGIE PARANORMALI

      Felice  Masi

    La Ricerca psichica,  Anno XI (2004)  n. 3
 

 Premessa
Negli ambienti scientifici e in quelli negatori in genere, ma molte volte anche da parte di non pochi nostri parapsicologi timorosi di sfigurare di fronte alla scienza, vi è stato spesso e vi è ancora oggi nei riguardi dei medium e dei sensitivi che venivano studiati un certo scetticismo pregiudiziale o rigorismo intimidente e inibente, specie di fronte a “bersagli” (“target”, in inglese, che è divenuto il termine tecnico) mancati e presunti errori da essi commessi e che apparivano inficiarne le capacità. Cosicché quel medium o quel sensitivo venivano sfiduciati.
Ma il vero studioso si deve domandare se questi “errori” – che pure possono esservi, errare humanum est, e non meritano quella immediata sfiducia – siano veramente tali e da cosa siano stati generati, anche un errore deve avere una spiegazione, perché proprio quello e non di altro tipo, nulla avviene a caso. Sarà bene, in proposito, comunque essere consapevoli del fatto che non sempre, nel caso di un apparente errore o fallimento del bersaglio, tale errore c’è stato veramente. Non poche volte, infatti, una più approfondita analisi del caso permette di concludere non solo che non c’è stato errore ma che anzi sono proprio le particolari modalità di quell’errore e la spiegazione di come esso è avvenuto confermano che il “target” è stato centrato, che la percezione extrasensoriale è avvenuta e che il sensitivo, anche in quel caso, si è rivelato tale. Va fatta dunque sempre una analisi approfondita dell’errore nell’ESP e questa consente molto spesso di rivalutare, o meglio, di non svalutare ingiustamente non rifiutare quel sensitivo e le sue facoltà.
La storia della parapsicologia ci fa infatti vedere quante volte, anche a fronte di tante buone prove date in precedenza e di tanti precedenti target centrati, uno sbaglio, che a una migliore analisi potrebbe anche non rivelarsi tale e non far buttare a mare un valido medium o sensitivo. Quanto accadde a Eusapia Palladino quando andò in Inghilterra per farsi sperimentare dalla S.P.R. – dove non si credeva a priori ai fenomeni fisici – insegna!  

 

         

La medium Eusapia Paladino             Ectoplasmi filiformi (qui prodotti i                                                                  dalla medium Eva Carrière)

 

 

 

 Questa grande e famosa medium italiana - che aveva dato, davanti a tanti studiosi delle più diverse nazionalità, tante prove delle sue capacità medianiche e dei fenomeni PK che produceva - nel 1895 venne invitata, per essere sperimentata, anche in Inghilterra, dove però si credeva soprattutto ai fenomeni ESP e molto poco a quelli PK. In occasione del movimento (psicocinetico) di un oggetto, si vide però che tra la medium e tale oggetto c’era come un sottile filo, una specie di capello. Tanto bastò perché la medium venisse accusata di frodare - con un capello! – e ne venissero negate le capacità. Molto probabilmente, invece, il “capello” era un filamento ectoplasmatico da essa prodotto e fuoriuscito – un ulteriore fenomeno PSI, dunque, altro che frode! – e ideoplasticamente indirizzato a spostare l’oggetto, molto probabilmente nella considerazione (e convinzione e suggestione) mentale che occorresse un filo per muovere e tirare verso di sé un oggetto. Se il fenomeno fosse stato “letto” alla luce della legge dell’ideoplastia, che regge soprattutto i fenomeni PK, si sarebbe capito il perché di quel filo e che esso imitava e "mimava" l’idea che ci volesse un filo per tirare o smuovere l’oggetto.

Primo caso: la mia casa al mare e la scala di legno

R.B.è una sensitiva molto valida, che è stata da me studiata e con la quale ho fatto notevoli esperimenti tutti riusciti (mi riservo di parlarne ancora in un prossimo articolo) nei primi anni della mia sperimentazione parapsicologica, quasi quarant'anni fà. Tra l'altro, una volta condussi con essa un esperimento di "chiaroveggenza viaggiante", nel quale le chiesi di recarsi mentalmente in una casa che io possiedo in una località di mare vicino Roma - dove lei, beninteso, non era mai stata e che non conosceva assolutamente - e le chiesi di descrivermela. Con il termine di "chiaroveggenza viaggiante" si indica  quella prova di percezione extrasensoriale (ESP) in cui il sensitivo deve descrivere per veggenza mentale un luogo o un ambiente lontano e a lui sconosciuto, nel quale si reca con un "viaggio mentale". Il sensitivo si viene così a trovare e si muove mentalmente nel posto indicatogli, ove la sua mente è stata indirizzata, e dice quello che vede e descrive il posto, come se vi fosse andato e vi stesse effettivamente con quella sua escursione psichica.

 

Ho condotto molte di queste prove, che sono tra le più avvincenti, e con diversi sensitivi durante la mia pluriennale attività di ricerca, tante volte con esito positivo altre volte no. Dunque, quella volta R.B., "giunta" per così dire sul posto e come muovendosi da una stanza all'altra di quella mia casa marina e all'interno e all'esterno di essa, ne descrisse in modo del tutto esatto, con le parole e aiutandosi con disegni a matita come era solita fare, gli ambienti e il giardino, ivi compresi alcuni oggetti che vi si trovavano, tra i quali ve ne fu uno (un orologio a peso del ‘600; una copia, beninteso), del tutto inimmaginabile e incomprensibile come forma per quel che fosse (tanto che la stessa R., dopo averlo disegnato, disse “vedo una cosa così, ma non so cosa può essere”). Tutto esattissimo, dunque, fino a quando la sensitiva, giunse (nella sua escursione mentale e descrizione) in un stanza dove c’è una scala in legno (che porta al piano superiore), che pure venne descritta bene. Ma da lì in poi sbagliò la veggenza di tutto il resto, tutto quello che disse e descrisse dopo in casa mia assolutamente non c'era.

        

Primo disegno (abbozzo) dell'orologio fatto   Secondo abbozzo dell'orologio

medium

 

 

                                   Disegno finale dell'orologio fatto dalla medium per ESP

 

Orologio di legno "a peso" sul modello di quelli del '600. Si noti il bilanciere a palline di piombo in alto (per regolare la velocità di marcia) e, in basso,la pietra che costituisce il peso che lo fa marciare l'orologio)  

Particolare dell'orologio: il bilanciere

Particolare dell'orologio: la pietra che fa da peso

 

 

 

 

Sottoposta la sensitiva ad analisi, risultò che essa aveva un’amica che pure possedeva una seconda casa (in un’altra zona marina) dove lei era stata e e che, dunque, conosceva e dove pure c’era una scala in legno simile a quella mia; e risultò anche che gli ambienti sbagliati, descritti dopo aver “visto” la scala, corrispondevano, in effetti, a quelli della casa della sua amica. Dunque, vista la scala analoga, nella mente della sensitiva il ricordo cosciente e quindi più forte della casa dell’amica aveva sopraffatto la più debole percezione extrasensoriale e quindi la sua mente era “slittata” su quest’altra casa. Ma l’esattezza della prima parte della veggenza e anche lo specifico motivo dello slittamento e dell’errore mostrano la riuscita della veggenza e che “l’errore non era un errore”.

Altri ambienti e particolari della casa descritti esattamente nella veggenza

Il patio esterno col pavimento a riquadri di travertino  e, davanti, le arcate

 

Il patio esterno disegnato medianicamente. Si notino i quadrati del pavimento e le colonne delle arcate

 

 

Altro particolare del giardino davanti la casa,le arcate e il patio

 

La facciata anteriore della casa, descritta esattamente dalla medium

 

 

 

La camera pranzo, pure descritta con esattezza

 

La scala interna di legno che porta al piano superiore (a partire dalla quale la veggenza fu sbagliata)

Il caso di Katia
Una compagna di scuola media di mio figlio di nome Katia, di 13 anni, era gravemente ammalata per una malattia costituzionale endocrina e ormonale molto avanzata, che ne aveva compromesso anche la crescita, era rimasta sempre piccolina. A metà dell’anno scolastico, verso gennaio, Katia si era molto aggravata e in pratica per lei non c’erano più speranze. I ragazzi, compreso mio figlio, erano rimasti molto impressionati soprattutto per il fatto che, essendo stata indetta a casa della bambina la sua festa di compleanno, la madre aveva voluto che questa si tenesse lo stesso, anche se sua figlia stava a letto debolissima e non poteva alzarsi per parteciparvi: quasi un ultimo incontro di saluto con i compagni di scuola; i quali, appunto, durante la festicciola erano andati a turno a salutarla a letto.
Dopo che mio figlio mi aveva raccontato questa storia, io ho sottoposto una foto di Katia (datami da mio figlio) alla sensitiva P.V., con la quale sperimentavo in quel periodo, e le ho chiesto di parlarmi di quella ragazza (della quale lei nulla sapeva).

La sensitiva disse all’inizio molte cose esatte: “Vedo la ragazza a scuola”, “con tanti compagni attorno”, "ma questa ragazza sta male", "sta molto, molto male" (tutto esatto); "lei non lo sa” (errato; Katia sapeva di stare male ma non fino al punto in cui era), “nessuno in casa le ha detto di questa gravità” (esatto) “ma in casa sono molto preoccupati" (esatto); "la madre piange, è disperata ma non lo dà a vedere alla figlia" (esatto); "è una brunetta" (esatto) "quando non soffre è allegra" (esatto);' "il padre è impiegato di banca... no, è in commercio... ha uno studio suo... ha a che fare con il commercio, con le banche, con i conti, va spesso in banca" (esatto, il padre di Katia faceva il commercialista e teneva le contabilità per conto di diversi esercenti di negozi della sua zona); "ha una casa grande ma vecchia" (esatto); "vedo solo il padre e la madre, non ci sono fratelli o sorelle, vedo una nonna, insomma una persona anziana" (errato. Katia aveva un fratello più grande, che però in quei giorni stava in un'altra città. Non c’erano nonni, tutti morti, a meno che la sensitiva non avesse avvertito la "presenza" in casa di una nonna defunta, affettuosamente vicina in spirito alla nipote malata e prossima a raggiungerla), "i mobili sono un po' vecchi, è una casa vecchia, non è una casa ricca, ci sono le cose usuali, un po' vecchie" (esatto, la casa era rimasta come era quando i genitori di Katia si erano sposati, non era stato rinnovato nulla)"c'è un grande pendolo, com'è grande” (errato, non c’erano orologi a pendolo nella casa) “no, non lo vedo, lo sento, sento i rintocchi forti e pesanti, per questo mi è sembrato grande, vengono dal fondo della casa, in fondo al corridoio buio ci deve essere un pendolo, ne sento i rintocchi, non mi piacciono, mi danno fastidio, vengono dal fondo della casa" (errato; ma potrebbe essere satto perché poteva trattarsi, con questa aggiunta, non di un vero orologio a pendolo e quindi di un errore ma del simbolismo di un triste evento prossimo, mi venne da pensare (a me, ma non alla sensitiva) ai rintocchi di una campana a morto e a una precognizione del suono di una tale campana, tanto più che la sensitiva disse che quei rintocchi non le piacevano senza saperne spiegare il perché), "è stata operata” (esatto), “è andata a operarsi in Francia” (esatto), “l'hanno operata a Parigi” (errato), “l'operazione l'ha lasciata molto debole” (esatto), “la sento debole, ha crisi di debolezza più che dolori” (esatto), “l'operazione non è riuscita” (esatto), “deve ripetere l'operazione, la riportano in Francia" (errato); "la ragazza sta a Roma” (esatto) “ma non è romana” (errato, Katia è nata a Roma), "ecco, anzi è il padre che non è romano" (anche questo è errato), "ma questa ragazza è molto piccola, è una nanetta, come è possibile che sia così piccola? è nana, è una nanetta" (esatto; come si è già detto, la disfunzione da cui Katia era affetta aveva impedito anche la sua crescita, era rimasta piccola di corporatura, benché non fosse proprio una nanetta).

 

A questo punto posi alla sensitiva la domanda essenziale alla quale tendevo (risultata poi fondamentale per questa teoria e tesi dell’ “errore non errore”) se la ragazza, che lei vedeva molto malata, sarebbe guarita o sarebbe morta. A questa domanda la sensitiva prima ammutolì e non sapeva rispondere, sembrava che non vedesse più nulla. Allora io, per avere una risposta e far proseguire la veggenza fino allora andata così tranquilla e liscia, aggirai la domanda, cambiandola, e chiesi “Guarda più avanti, la ragazza da grande, cerca di vederla più da grande. Dov'è? dove la vedi? c'è sempre?”.
P.V. dopo un po’ rispose che la ragazza senz’altro sarebbe guarita, non sarebbe morta perché ora, a questa nuova domanda, la vedeva più da grande, bionda (ricordiamoci che prima aveva detto “brunetta”, come Katia era veramente) scherzare allegra con i compagni di università, per la strada, vicino a dei vecchi palazzi squadrati, non troppo alti, solo quattro o cinque piani, di colore giallo chiaro, come quelli fine ‘800 di una certa via di Roma che mi ha indicato e che anche io conoscevo; aggiungendo che non si trattava proprio di quei palazzi e quella via ma che si riferiva ad essi per similitudine, come li vedeva).
 
 

Odilon Redon "Il silenzio"

(per motivi di privacy riproduciamo questo quadro in sostituzione della foto di Katia)

Questa previsione era sbagliata, Katia, come ci si aspettava, morì meno di una settimana dopo. Dunque veggenza sbagliata; nulla di male, è una cosa che capita molte volte. E invece …
Richiamata la sensitiva dopo quell’infausto evento e sottopostala, al solito, ad analisi per associazione di idee (“perché hai detto così? cosa ti viene subito a mente?”), P.V., quando le fu fatto notare che la ragazza che aveva visto da grande era bionda mentre prima della ragazzina malata aveva detto che era una brunetta, richiamò immediatamente un suo fatto di vita personale. Disse che quella ragazza bionda le faceva venire a mente una sua amica di vent'anni, conosciuta una ventina di anni prima a Torino, dove era stata mandata come prima sede di lavoro (e in seguito confermò questo ricordo e la città di Torino così richiamatisi, dicendo che, a ben pensarci, anche quelle case dove aveva visto da Katia da grande erano invece le case tipiche della zona di Torino dove aveva abitato).

 

Quella sua amica era stata la sua unica compagna in quella città estranea per lei, che era sempre vissuta in una piccola cittadina della provincia di Avellino, dove era nata ed era sempre stata. Tale sua amica era morta tre anni dopo questa sua conoscenza, lasciandola sola ancora per una anno in quella città (dopo P.V. venne trasferita a Roma, dove io, per motivo dello stesso ufficio in cui lavoravamo e dei comuni interessi per la parapsicologia l’avevo conosciuta).
Questa sua amica si era ammalata di un tumore (malattia diversa da quella di Katia) e fu per questo portata a Parigi (ricordiamoci che nella veggenza la sensitiva aveva detto che Katia era stata operata in Francia; dunque esatto) a Parigi (errato), mentre in effetti era stata invece curata a Lione. Lo “scivolamento” sull’amica era dunque in agguato già da questo momento, sulla base delle situazioni simili e idee associabili “una giovane malata”, anche se di diversa età, "operazione subita" e "effettuata in Francia".
 

 

Torino

Lione

L'operazione fatta alla sua amica torinese lì per lì riuscì bene (al contrario di quella fatta a Katia) ma alcuni anni dopo ( tre anni dopo che P.V. l’aveva conosciuta, come detto) la ragazza si ammalò di nuovo e morì. 1 familiari avevano pensato anche di riportarla in Francia per operarla di nuovo (anche per Katia P.V. aveva detto "deve tornare in Francia per operarsi di nuovo", benché questo particolare della veggenza non fosse esatto) ma poi risultò che la malattia era ormai troppo avanzata e non se ne fece nulla.
La morte della sua amica fu per P.V. un grosso trauma, che così commentò il ricordo: “Perdere l'unica amica che avevo, lontano da casa”, “e poi, era una ragazza così giovane!”, "non è giusto morire così giovane, è una morte ingiusta”. Questi commenti spontaneamente aggiunti alla fine da P.V. si mostrarono poi altamente significativi ai fini dell’analisi.
 

Parigi, Notre Dame

 

Discussione del caso
Anche quella di Katia, morta da ragazzina e ancora più giovane dell’amica di P. V., aveva tutti i connotati per apparire agli occhi della sensitiva una “morte ingiusta”. La foto, il nome e la vicenda di Katia avevano dunque scatenato e richiamato alla sua mente per associazione e avevano fatto rivivere in lei il ricordo di quella sua vecchia vicenda di morte, nella quale vi era stato un suo fortissimo coinvolgimento emozionale. Vi era una grande analogia tra i due casi, due ragazze morte giovanissime, l’ingiustizia di tali morti troppo giovani, l'operazione in Francia. Tutti questi gli elementi associativi avevano favorito lo "scivolamento" della sensitiva da Katia alla storia sua e della sua amica e potevano spiegare l'errore.
 

Ma è proprio lo specifico “errore” commesso – era stata richiamata per associazione proprio quella storia di morte, da lei vissuta e vissuta con grandissima partecipazione d’animo, e non un’altra qualsiasi cosa – mostra che vi era stata invece una esatta percezione (di morte) e una sovrapposizione delle due analoghe situazioni, con slittamento dall'una all'altra di esse.
Nel meccanismo dell'associazione di idee l’associazione e lo slittamento da una situazione a un’altra, da un pensiero e un'idea a un altro avvengono, e qui sono avvenute, quando tali due situazioni e idee sono emozionalmente assimilabili tra loro o significativamente collegate tra loro; è il principio della "sincronicità" scoperto e affermato da Jung. Ma la vicenda dell’amica torinese era stata una vicenda di morte. Perciò anche adesso, nel caso di Katia, doveva essere stata percepita una vicenda di morte. Percezione, dunque, veridica.
Di queste due situazioni, il ricordo del proprio vissuto (la morte dell’amica torinese) era però un contenuto cosciente ben presente e chiaro alla mente di P.V., dunque più vivido e forte in lei, mentre la visione della vicenda di Katia era una percezione labile, evanescente, risalita faticosamente dall’inconscio, come sono tutte le percezioni E.S.P. I contenuti coscienti sono, per il livello conscio, ben più forti di quelli che giacciono nell’inconscio. Questo spiega perché, assimilate due situazioni, il ricordo cosciente associato che sopravviene sopraffa e si sostituisce all’altro analogo ma di natura E.S.P.; spiega perché, nel nostro caso, il ricordo dell’amica aveva sopraffatto ed aveva sostituito la percezione veggente avuta su Katia.
 

Lo slittamento della sensitiva era avvenuto d'improvviso quando le era stato chiesto se Katia sarebbe vissuta o morta. A questa domanda, la sensitiva aveva avuto delle percezioni (su Katia) che però l’avevano fatta scivolare (per analogia, emozionalità e associazione di idee) sulla sua vecchia storia. Ma questa sua vecchia storia era una storia di morte e della morte ingiusta di una ragazza in giovane età. Dunque, se vi sono stati tale associazione e tale slittamento, anche quest’altra storia, quella di Katia, doveva essere una storia di morte. La sensitiva perciò doveva aver percepito che Katia sarebbe morta. Percezione esatta.
Ma allora, perché aveva detto che Katia sarebbe vissuta e che la vedeva più da grande, tra gli amici dell’Università, tra quelle case (di Torino)?
 

 

G. Moreau "La Parca e l'Angelo della morte"

Anche qui la spiegazione è psicologica e non è difficile. P.V. aveva dunque percepito (in ipotesi) la morte di Katia (dato che era stato richiamato il ricordo dell’amica morta). Ma questo ricordo le rinnovava una grande sofferenza, avrebbe voluto che tale morte non ci fosse mai stata. E così immediatamente sono scattati i meccanismi di difesa della censura e della rimozione del ricordo e così ha "cancellato" la morte. Il ricordo dell’amica morta e il trauma personale subito (perdita dell’unica amica che aveva fuori casa, morte ingiusta per una persona così giovane) erano troppo forti per lei e le davano una grande sofferenza. Perciò, avvertita per E.S.P. l’informativa della prossima morte di Katia e identificatala con quella dell’amica per la similitudine delle due vicende, immediatamente l'ha censurata,rimossa e cancellata: P.V. non vuole soffrire di nuovo, anzi non vorrebbe mai aver sofferto e allora, a tal fine, ha negato e cancellato quella vecchia sofferenza, ha voluto vedere l'amica viva, cresciuta (anche dopo che lei era venuta a Roma), felice e studentessa universitaria tra tanti altri giovani. E così ha impedito (ha tentato di impedire) al ricordo di tornare alla alla luce della coscienza e di rinnovarle la sofferenza.

Il mondo psichico, il mondo del pensiero è un mondo "magico" - dove ciò che voglio avviene; e, viceversa, ciò che cancello, ciò che rimuovo e non faccio risalire alla coscienza, ciò che nego non esiste, non accade, non è mai accaduto - ecco che, negando il fatto spiacevole che dà dolore, con ciò stesso il fatto è cancellato e non accade. La sensitiva nega la morte di Katia perché così non avviene, non è mai avvenuta neanche la morte della sua amica torinese. E così non soffre. Non ha mai sofferto. O meglio, non risale alla coscienza e non si rinnova, con la visione della morte di Katia, la sofferenza per la morte della sua amica. Perciò P.V. chiude gli occhi davanti alla notizia, percepita per E.S.P., della morte di Katia e la sostituisce con quella di una ragazza felice a 18 anni, circondata da amici e felice, magari anche innamorata, fra quelle case squadrate e classiche di Torino: come avrebbe voluto vedere la sua amica.
 

 

Odilon Redon "Pegaso e il drago"

Tutto questo mostra anche come i meccanismi della psicologia – associazione di idee, censura, rimozione, negazione ecc. – sono presenti e operano pienamente e identici anche nel mondo della parapsicologia. E vi operano anche quelli della “condensazione” – le due figure di Katia e dell’amica sono state unificate tra loro e vengono a formare una sola immagine – e quelli della mascheratura e del “simbolismo”come è stato, in questo caso, per i rintocchi della campana a morto trasformati in quelli di un orologio a pendolo. Ma, come pure sempre avviene per queste censure e  mascherature, la copertura della verità e la censura, avvengono solo in modo imperfetto, sono goffi e facili da scoprirsi: infatti i rintocchi del "pendolo" sono cupi e pesanti, vengono da un profondo buio (di un corridoio che non si vede) che non si vuole vedere, destano disagio e sentimenti spiacevoli; tradiscono cioè la vera verità censurata. 
Ma in tutto il mondo psichico avviene così e sapere questo, conoscere queste modalità di funzionamento della mente e i suoi meccanismi aiuta a capire meglio anche il mondo delle percezioni ESP e anche degli accadimenti PK; la conoscenza  dei meccanismi della psicologia è uno strumento indispensabile nel bagaglio del parapsicologo. Se, nell’esperimento che abbiamo raccontato, ci fossimo fermati prima dell’analisi, se ci fossimo fermati e accontentati del "contenuto apparente" senza ricercare un possibile "contenuto occulto" - cosa che lo psicologo e lo psicanalista e lo psicoterapeuta non fanno mai - se ci fossimo fermati e limitati a dire “la sensitiva ha sbagliato, perché ha detto che Katia sarebbe vissuta e l’ha “vista” viva a da grande mentre era invece prossima alla morte”, avremmo fallito clamorosamente la ricerca e non avremmo appreso e saputo nulla dei meccanismi sottostanti ma presenti e operanti nella veggenza di P.V. su Katia; e presenti, in agguato in tutte le visioni paraoniriche dell'ESP e della PK .


 

L'errore (della mente) nella PK (negli esperimenti e produzioni PK)

Il problema dell'errore apparente e che merita di essere analizzato e approfondito per capirne più esattamente il significato(perché potrebbe trattarsi di un "non errore" ovvero potrebbe portare a conclusioni di studio diverse da quelle a prima vista apparenti) sorge anche nei fenomeni psicocinetici; anche qui il modo di manifestarsi del fenomeno va ben interpretato se si vuole capire bene tale fenomeno e comprendere quello che accade; ed occorre evitare troppo facili e ingenue spiegazioni, discendenti dalla prima apparenza del fenomeno stesso, o scetticismi e rifiuti assolutistici che tali ingenue prime apparenze possono suscitare.  Il caso del ricercatore psichico e metapsichista inglese Crawford e delle sue "leve psichiche" - analogo del resto a quello dei presunti "fili fraudolenti" degli esperimenti inglesi di Eusapia Palladino, di cui abbiamo parlato all'inizio, e  che ne determinarono l'ostracismo da parte della locale S.P.R. - è molto significativo al riguardo.

 

Le "cantilever" di W.J Crawford

William John Crawford era un fisico inglese che però - cosa piuttosto rara - credeva anche nei fenomeni paranormali e in tale ambito sperimentava soprattutto nel campo della psicocinesi (movimenti e spostamenti telecinetici), della levitazione degli oggetti (in contrasto con la legge fisica di gravità) e dell'ectoplasmia. Condusse la sua sperimentazione soprattutto con la mediun Kathleen Goligher, principale esponente del cosiddetto "circolo Goligher", un "cerchio medianico" composto dalla sua famiglia, le sue sorelle e il padre.

Crawford era appunto ( cioè "il suo difetto maggiore era quella di essere") un fisico e quindi riteneva di poter applicare e spiegare anche i fenomeni psichici con principi psichici, sì, ma analoghi a quelli fisici. Per di più si era in piena epoca neopositivista e sostanzialmente materialista e dunque a quell'epoca non pochi studiosi del paranormale, credendo in questo e nei suoi fenomeni, frammischiavano però i due campi, quello psichico e quello fisico, e cercavano di applicare (cioè di spiegare e così far accettare) i fenomeni psichici con leggi psichiche ricalcate sulla base di quelle fisiche.

      

 

La medium Kathleen Goligher

 

Il fisico Crawford conosceva bene la legge fisica della "leva", cioè che si può spostare e alzare un oggetto, anche molto pesante, facendo leva su di esso con una "leva", un'asta poggiata su un sostegno centrale, alla cui estremità finale è posto l'oggetto da sollevare mentre all'estremità iniziale è esercitata la forza (con le mani o con un apparecchio).

Egli accettava, sulla base di tutta la ricerca psichica e della relativa letteratura e avendolo anche riscontrato nella sua ricerca, il fenomeno e il principio dell'ectoplasmia - l'ectoplasma è una sostanza amorfa e malleabile, emessa dal corpo del medium, che viene plasmata psichicamente nella forma che assume dalle idee della mente. Riteneva e pensava quindi che i sollevamenti e gli spostamenti telecinetici degli oggetti, constatati tantissime volte e indubitabili, avvenissero in modo analogo, in base alla legge della leva, grazie a una leva ectoplasmatica emessa e fuoriuscita dal corpo del medium, che assumeva la forma di una leva e ne svolgeva la stessa funzione.

 

Il principio fisico della "leva", nelle sue tre espressioni. La "cantilever" ipotizzata da Crawford  doveva far riferimento alla prima o alla seconda di tali modalità

Seduta a materializzazione con la medium K. Goligher. Da suo corpo fuoriesce materia ectoplasmatica filiforme, che tende a conformarsi come un braccio di leva

 

Crawford diede il nome di "cantilever"  a questa leva ectoplasmatica; Ed ebbe modo di constatare, fotografare e far rilevare anche ad altre persone che partecipavano alle sue sedute, che effettivamente con la sua medium Kathleen Goligher si formava ed operava una tale formazione ectoplasmatica a forma di leva.

Tale concezione della leva psichica come causa e modalità dei movimenti telecinetici fu accolta anche da altri ricercatori dell'epoca, ad esempio dal ben noto studioso Schrenck Nőtzing, ma poi venne abbandonata perché se ne riscontrò l'inconsistenza. Eppure la fantomatica (è proprio il caso di dirlo!) "cantilever" era stata osservata e fotografata! Ma allora il principio della leva psichica come causa della telecinesia è esatto o no?   

 

Gli "arti addizionali" del prof. Bottazzi

Analogamente avvenne col prof. Filippo Bottazzi, illustre docente di fisiologia presso l'Università di Napoli. Nell'aprile/maggio del 1907 condusse importanti esperimenti PK con la medium Eusapia Paladino nell'asettico e controllatissimo suo laboratorio universitario, con l'uso di inoppugnabili strumentazioni scientifiche, quelle dell'epoca ma pienamente valide; e con la partecipazione di altri uomini di scienza e docenti universitari, attenti osservatori e di spirito critico.

In una stanza del laboratorio stavano gli sperimentatori e la medium. Nel "gabinetto medianico", costituito dal vano porta di tale stanza, ampio perché le pareti erano molto spesse, era posto un tavolo con sopra le apparecchiature che agivano sulle strumentazioni di registrazione con grafici, che invece erano poste nella stanza successiva. La porta di comunicazione fra queste due stanze era sempre chiusa a chiave e nella seconda stanza non c'era nessuno, solo gli apparecchi registratori. Il vano porta del cosiddetto gabinetto medianico - con la porta verso l'altra stanza chiusa a chiave, come detto - era chiuso con tende nere mobili verso la prima stanza, dove c'erano gli sperimentatori e la medium. Questa stanza era debolmente illuminata ma ci si vedeva a sufficienza; invece il gabinetto medianico - chiuso da un lato con le tende e dall'altro con la porta - dove erano le strunentazioni era al buio, ma non c'era nessuno: gli studiosi controllavano all'inizio e poi chiudevano la porta a chiave. Ma anche durante la seduta si poteva intravedere, quando le tende si aprivano parzialmente, mosse psicocineticamente dalla medium, che non c'era nessuno, nessuno era entrato, né avrebbe potuto entrare, di nascosto.       

 

Il fisiologo prof. Filippo Bottazzi

 

In queste condizioni di controllo rigorosissimo furono ottenuti e verificati con le apparecchiature scientifiche predisposte, durante le otto sedute che si tennero, straordinari effetti psicocinetici (spostamento e rovescamento di oggetti e tavoli, apparizioni di braccia, mani, dita, visi ectoplasmatici; toccamenti da dita e mani, carezze, impronte digitali su cera molle, gonfiamento e spostamento delle tende nere del gabinetto medianico e tanti altri). Il suono dei campanelli di controllo, i grafici degli apparecchi registratori, le correnti elettriche che scatavano e altro, tutte queste registrazioni di effetti, che avvennero e furono trovate e constatate nella seconda stanza sugli apparecchi di registrazione, attestavano che le apparecchiature (poste nel gabinetto medianico) erano state messe in azione. Per PK perché nessuno le aveva toccate.

Ebbene, per farla finita, il prof. Bottazzi al termine di questi esperimenti e nella relazione che ne fece, arrivò alla conclusione, in base alle osservazioni sue e degli altri presenti partecipanti, che questi movimenti PK erano determinati da arti addizionali ectoplsmatici (mani, dita, bracci) che fuoriuscivano, cioè che erano stati visti fuoriuscire ("gemmavano", è il termine da lui usato) da corpo della Paladino e poi vi rientravano. Questi art addizionali erano stati visti quasi sempre da lui e dagli altri presenti; altre volte erano invisibili ma, in base a quegli altri precedenti, si poteva ben presumere che il fenomeno avvenisse allo stesso modo.

Dunque, non più leve ectoplasmatiche né fili per tirare ma ... arti addizionali ectoplasmatici. Ma il prof. Bottazzi era un fisiologo e non un fisico come Crawford    

 

Levitazione di un tavolo durante una seduta con Eusapia Paladino

 

A spiegazione di questo "mistero", diciamo che si tratta, anche in questi casi, di quello che abbiamo chiamato "errore non errore". Questo errore non errore spiega anche qui quello che è accaduto, cioè il fenomeno (PK questa volta) che c'è veramente stato. Il principio della leva psichica ectoplasmatica deve aver effettivamente operato (e la cantilever si è formata) negli esperimenti di Crawford e così pure gli arti addizionali nel caso di Bottazzi, ma questo perché loro così pensavano e così dunque si sono conformati il fenomeno e l'ectoplasma in base a queste loro idee. E' un errore pensare che il principio della leva o quello degli arti o altri sia la legge generale alla base alla quale avvengono (tutti e sempre) gli spostamenti psicocinetici e volerli spiegare in questi modi. Come sarebbe altrettanto un errore ritenere a priori fraudolenti gli esperimenti di Crawford e di Bottazzi e le performances della Goligher e della Paladino e le relative fotografie e registrazioni, come affermano molti scettici, solo perché queste formazioni di cantilever o arti ectoplasmatici non si sono più verificate e non sono state più state osservate e non sono state confermate  in altri esperimenti di altri studiosi.

Ma non è un errore perché in quel caso con Crawford e la Goligher e nell'altro caso con Bottazzi e la Paladino le cose devono essere andate senz'altro, così in base al principio di ideoplastia che regge non solo le formazioni ectoplasmatiche ma tutti i fenomeni paranormali, compresi quelli PK di cui qui stiamo parlando. Ed è un "non errore" che spiega e ci consente di capire meglio e di comprendere e quindi di accettare come avvengono questi fenomeni di ectoplasmia e di telecinesi.

È da ritenere che basilarmente sia solo la forza psichica, di per sé informe e indifferenziata, a produrre le modificazioni psicocinetiche nella materia e nel suo stato materiale che essa trasforma, atteggiandosi di volta in volta tale forza nei modi “pensati”, cioè conformi alle idee, della mente del gruppo o di quella dominante in esso. Analogamente avviene presso le popolazioni arcaico-primitive, ove il fenomeno “magico” (che è un fenomeno paranormale culturalmente conformato) avviene, ad opera dello sciamano o dello stregone medium nelle forme e dopo i riti tradizionali, cioè conformi ai modi archetipici di pensare, di quella comunità.

 

© COPYRIGHT 2006

Tutti i diritti riservati

RICERCA PSICHICA & FELICE mASI

Chiudi chiudi