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 I FENOMENI  "MAGICI"  PRESSO
I POPOLI PRIMITIVI
         

(parte seconda : inquadramento teoretico)

     Felice  Masi

       "La Ricerca psichica"  anno X, 2003,  n. 4
 

La teoria

Questi fatti straordinari che accadono presso quei popoli - e di cui nella precedente prima parte di questo articolo abbiamo riportata una piccola esemplificazione, ma se ne potrebbe riferire una quantità infinita – sono comunemente chiamati “fatti magici”. E’ un termine che scientificamente non dice nulla e non spiega nulla ma che risale ai primi esploratori, missionari e colonizzatori che viaggiarono per quelle contrade e vennero in contatto con essi. Furono loro che, osservandoli, diedero a quei fatti una tale denominazione, che bene esprime il senso della loro meravigliosità e incredibilità e lo stupore e anche il timore che destavano in chi vi assisteva e che non poteva non considerarli delle vere e proprie magie – da onde il nome - rifacendosi a categorie occulte dei tempi precedenti all’era moderna e razionale dei propri paesi.
Nonostante la sua mancanza di scientificità, continueremo per lo più ad usare questa terminologia “fatti magici”. Questo è opportuno per più ragioni: perché rappresenta con immediatezza e semplicità quella specifica categoria di fenomeni che avvengono presso quelle culture e ai quali vogliamo riferirci; perché con una unica denominazione li rappresenta collettivamente tutti, ad onta della loro diversità; perché esprime il senso di mistero e il sesno reverenziale che li accompagna e che suscitano, loro caratteristiche primarie.
Al di là della denominazione e dell’opportunità di utilizzarla, dobbiamo però fare uno studio e addivenire a una interpretazione su questi “fatti magici”, se vogliamo comprenderli e darcene una ragione; e, al riguardo, diciamo subito che, per quanto siano diversi tra loro (come abbiamo visto sopra) e per quanto possano apparire strani e incredibili (“magici”, appunto), essi comportano una teoria interpretativa in verità molto semplice, sintetizzabile in pochi punti.

 

Bastone magico totemico esquimese In basso "c'la balena , capostipite totemico dell'angacoq, lo sciamano esquimese. Sopra nell'ordine le sue successive generazioni o antenati totemici, fino allo spirito genitore, lo spirito interiore che dà le visioni e i poteri

 

 

Vediamo innanzitutto che alcuni di tali fatti sono costituiti da conoscenze ottenute non attraverso i sensi ma con la concentrazione o con l’interiorizzaziome del pensiero ovvero in altri modi particolari. Sono conoscenze che esorbitano dalle comuni possibilità e capacità sensoriali e che soprattutto superano le limitazioni spaziali e temporali della comune sensorialità. Diversi e tipici, particolari per ogni popolazione e cultura, sono i modi in cui queste forme conoscitive si presentano e vengono esercitate, ma in pratica si tratta di lettura del pensiero, visoni e immagini chiaroveggenti, chiaroudienze, precognizioni e premonizioni. Sono dunque quegli stessi fenomeni che da noi in parapsicologia vanno sotto il nome di ESP, percezioni extrasensoriali; solo è differente (e tipica) la forma in cui si manifestano.
Altri fenomeni invece si concretizzano in accadimenti fisici esterni , in attività dirette svolte da oggetti esterni animati o che avvengono in un ambiente esterno apparentemente animato. Sono, a loro volta, quei fenomeni stessi che in parapsicologia vengono definiti “psicocinetici”, PK; solo che qui è presupposta una azione mentale, psichica dell’uomo (o anche, nell’ipotesi spiritica, di un Essere di un’altra dimensione) sul mondo esterno, mentre nel “mondo magico” dei primitivi si pensa ad un mondo esterno animato.


In relazione a quanto sopra, come primo approccio e come ‘primo punto’ teoretico, diciamo che i “fatti magici” che avvengono e che sono stati constatati presso i popoli arcaico-primitivi sono dei fatti paranormali; altro non sono che quegli stessi fenomeni che noi chiamiamo ‘paranormali’.

 Sempre dalla narrazione dei fatti magici constatati e fattane dai nostri osservatori occidentali, si evince che essi vengono prodotti (possono essere prodotti) non da un rappresentante qualunque della comunità ma sempre e solo ad opera di alcuni individui speciali, diversamente denominati nelle diverse aree etno-geografiche ma che, per comodità e tecnicamente per la teoria, possiamo riunire sotto l’unica denominazione di “operatori magici”.
Parleremo specificamente e più diffusamente degli operatori magici nell’apposito capitolo che in seguito dedicheremo ad essi. Qui vogliamo solo richiamare l’attenzione sul fatto che, anche in questo caso, le modalità che caratterizzano i fatti magici appaiono analoghe a quanto avviene da noi.
Anche da noi infatti occorre una persona particolare perché possa essere prodotto un fenomeno paranormale ed è il medium o il sensitivo. Certo, l’operatore magico non è la stessa cosa del medium, ne vedremo poi le sostanziali differenze; ma qui ci interessava sottolineare questa paritetica necessità dell’intervento di una persona particolare affinché il fatto magico (paranormale) poossa accadere..

Beninteso, anche presso i popoli primitivi accadono, “si danno” i fenomeni spontanei, che accadono cioè senza essere prodotti volontariamente dall'aoperatore magico - come da noii dal medium. Qui però, al solito, questi fatti sono interpretati in chiave di animistica (parleremo più appresso del "pensiero animista), in chiave cioè di "un mondo esterno animato" (dagli Spiriti) e che si manifesta di per sè e interviene  “sponte sua”. nel nostro mondo


Come secondo approccio e ‘secondo punto’ teoretico diciamo che i ‘fatti magici’ sono fenomeni di percezione ESP o di produzione PK operati da una persona a ciò deputata o che comunque ne ha le capacità ovvero fenomeni provocati di loro volontà da Spiriti esterni

 

 

Sciamano australiano accanto ai graffiti magici

Sempre dagli episodi riportati, abbiamo anche visto che, affinché l’operatore magico possa avere le sue percezioni extrasensoriali o possa produrre i fenomeni, egli deve ricorrere a talune formalità oppure si devono prima realizzare alcune condizioni, che lo mettono in grado di entrare in contatto con l’altra realtà e di averne la sensibilità e i poteri.
Ingestione di droghe, masticazione di radici o erbe, contenenti principi attivi psichedelici: - come lo yaye nella Columbia, il peyotl e la mescalina tra gli indios pueblos del Nuovo Massico, l'ahyahuasca nelle regioni amazzoniche, lo huanto nell’Equador, ecc. (Nota: Tutto questo ci ricorda le pozioni, i filtri magici e le erbe a cui ricorrevano da noi “le streghe” nei loro sabba; residui di ritualità magiche celtiche e pagane, demonizzate con l’avvento e il sopravvento del cristianesimo; n.d.A.) - e così pure recitazione di formule tradizionali e incantesimi; aspirazione di fumi e vapori; canti, danze, e suono di tamburi e altri strumenti ripetuti ossessivamente (come meglio vedremo parlando della cerimonia sciamanica); concentrazione e astrazione della mente dal mondo circostante; compimento di atti rituali tradizionali; sottoposizione del corpo a pratiche dolorose e torture (per sfuggire alle quali la coscienza si allontana dalla sensibilità e dalla realtà ordinaria) ed altri sistemi.
Qui il parallelo con quello che avviene nel nostro mondo occidentale è con lo stato di trance del medium: anche lui per produrre e avere le sue fenomenologie paranormali deve prima realizzare questa condizione.

Sciamano (amazzonico) in trance

   

Sciamanismo con trance visionaria da fumo (assunzione di sostanze vegetali allucinogene). Amazzonia

 

 

"Conduttrice di preghiera", Filippine. Sciamano donna che raggiunge la trance e la visione attraverso la meditazione e la preghiera. Visualizza gli spiriti e opera guarigioni.Sincretismo cristiano spiritico

Anche per questo aspetto, le ritualità tradizionali e magiche dei primitivi e la trance medianica non sono la stessa cosa se non per lo stato modificato di coscienza   (Nota: Consistente nel distacco dell'attenzione dal presente, nell'indirizzare la stessa verso la realtà diversa attuandola nella propria interiorità e nella conseguente emersione di questa realtà alla coscienza - fenomeni ESP - e all'esterno - fenomeni PK; n.d.A.)  che in entrambi i casi si realizza. a) innanzitutto le ritualità magiche sono sempre tradizionali cioè tipicizzate in stereotipi predeterminati per ciascuna cultura: si fa sempre così e da sempre per ottenere quegli effetti. b) basilare è il fondamento che esse hanno nel meccanismo della suggestione e di un correlativo condizionamento di tipo pavloviano: la comunità – operatore, destinatario della magia, tutti i partecipanti – tutti credono fermamente nell’operatività magica di quei riti e di quei gesti e che essi possono produrre quegli effetti. La suggestione di essi fa dunque piena presa sulla loro mente e contribuisce in maniera determinante a provocare quegli effetti per via psicosomatica (cioè secondo tradizione e per convincimento tradizionale) sia come modificazione dello stato di coscienza sia come effetti organici e fisiologici a carico soprattutto del destinatario della magia.

Tutto questo aspetto e meccanismo suggestivo-pavloviano, che avvicina moltissimo la trance magica a uno stato ipnotico, interviene molto meno, invece, nella trance medianica, che è fondata soprattutto sull’interiorizzazione dell’attenzione e della coscienza c) le ritualità magiche realizzano un “commercio con gli Spiriti”, mettono cioè l’operatore e la comunità in contatto con questi e in grado di usarne i poteri e consentono all’operatore di entrare nel mondo degli Spiriti e di viaggiarvi. Corrispondentemente, permettono a questi Spiriti di intervenire nel mondo. Nulla di questo vi è nella trance del medium e del sensitivo. Anche nel caso delle comunicazioni spiritiche, ammessa questa possibilità, il rapporto è del tutto diverso, non vi è “commercio” né interventi nel mondo ma solo comunicazioni e messaggi.   (Nota: Quando nel nostro mondo occidentale ci fosse "commercio con gli Spiriti" saremmo nell'ambito della stregoneria e della "magia cerimoniale", che a noi e, comunque, qui non ci interessa; qui parliamo di antropologia culturale  e dei fenomeni paranormali presso i popoli primitivi.d.A.)


Come terzo approccio e ‘terzo punto’ della teoria, possiamo dire che i “fatti magici” sono effetti ESP e PK che operatori magici, esistenti presso popoli primitivi e con credenze tradizionali, producono, ponendosi, attraverso ritualità tradizionali, in stato e in grado di avere e di usare quelle capacità.
 

 

Danza sciamasnica. La danza presso molti popoli è il rituale e la tecnica con cui si raggiunge la trance

Donne indotte in trance, Africa occidentale. Lo sciamano con i suoi rituali induce in trance anche i componenti della  comunità e così può operere su di essi

 

La tradizione gioca un ruolo fondamentale, essenziale nel campo dei fenomeni magici e dei riti magici. D’altra parte tutto nel mondo dei popoli arcaico primitivi e nelle civiltà agrarie ha carattere di ciclicità, di ripetitività, di cadenzato. Tutto avviene sempre allo stesso modo, stessi momenti e situazioni, che periodicamente si ripresentano, stessi gesti che vi si accompagnano: il tempo stesso, il suo trascorrere non è lineare ma ciclico, fondato sul ripetersi delle stagioni, dei cicli della terra, a cui si conformano le attività dell’uomo.
Abbiamo parlato, a proposito dei fenomeni magici, di riti tradizionali, di credenze tradizionali, di stereotipi e effetti stereotipizzati e così. Ma questa tradizionalità e stereoptipia è soprattutto importante quanto alla forma che il fenomeno paranormale assume presso quelle comunità ed etnie; tanto che possiamo dire che è la forma che di un fenomeno paranormale ne fa un fatto magico.
In parapsicologia, nel mondo occidentale, da noi c’è il fenomeno paranormale e questo è caratterizzato e si contraddistingue per il suo contenuto, in base a questo assume la sua denominazione e identità; per il resto c’è assoluta libertà di forma. Telepatia, lettura del pensiero, empatia, chiaroveggenza, chiarudiennza, precognizione, premonizione, telecinesi, apparizione, poltergeist, apporto e asporto, ecc. Noi abbiamo questi nomi, queste categorie ed il fenomeno è una di queste cose, e può avvenire in cento modi.
 

Ballerina ("Hansi") indotta in trance per incorporare uno "spirito loa". Rituale voodu, Haiti; di provenienza Dahomey e golfo di Guinea, Africa occidentale) 

 

Ballerina bambina in stato (indotto) di trance. Isola di Bali, Indonesia. La tecnica è il ballo tradizionale rituale e la suggestione connessa a tale rituale

 

Se ho poteri telepatici, la lettura del pensiero altrui può avvenire in tanti modi – chiudo gli occhi e mi concentro in me stesso, faccio guardare una carta e l’indovino, guardo in faccia l’altra persona e mi metto in risonanza empatica: sempre telepatia è. Se ho capacità chiaroveggenti posso di nuovo concentrarmi, osservare una sfera di cristallo o uno specchio oppure le ceneri o la chiara d’uovo, immergermi nello scorrere di un ruscello o nello stormire delle fronde, toccare la scatola che contiene l’oggetto da indovinare: non c’è un modo solo e fisso, tutti i modi sono buoni, ognuno ha i suoi, l’importante è il risultato chiaroveggente, il fenomeno è quello.
Presso i popoli primitivi c’è il fatto magico: certo, il contenuto e il risultato è quello di un fenomeno paranormale ma esso assume, presso ogni cultura, una determinata forma, avviene in quel dato modo, a seguito di un determinato rito, facendo determinati gesti o una attività costituita di una serie predeterminata di gesti, pronunciando determinate formule, invocando e facendo riferimento a un determinato Spirito, recandosi in un posto specifico. Questa forma è sostanza, perché è essa il fatto magico che opera. Certo, la forma (il gesto, l’incantesimo, il rito ecc.) ha determinate modalità, si esprime in modi specifici ma è essa che produce l’effetto; il “prius” è la forma.

 

IL SORTILEGIO DELLA PALLA ROSSA

Lo stregone prepara il suo maleficio. Deve procurarsi e affatturare un qualcosa del corpo della persona che vuole colpire (far morire, fare ammalare, rovinarlo economicamente ecc.). Il coltello qui è il simbolo di un malefizio a morte

 

Entra di nascosto nottetempo nella capanna del malcapitato mentre dorme e gli taglia una ciocca di capelli

 

Con quei capelli e varie altre sostanze componenti rituali tradizionali prepara una "palla rossa" nella quale sarà sostanziato il malwfizio

 

La "palla rtossa" viene appesa a un albero. Quando cadrà, il maleficio opererà e la vittima morirà

 

 

 

 

 

 

 

Al momento ritenuto opportuno,la palla è stata fatta cadere,dallo stregone grazie ai suoi poteri PK (psicocinetici). La vittima designata ne risente  immediatamente ed è colpita a morte

Quello che viene preso in considerazione, quello che rappresenta il fatto magico, che lo descrive, che lo definisce sono il rito tradizionalmente fissato che lo fa insorgere e la forma che esso assume. Avviene sempre in quel modo; presso “quel” popolo, per conseguire, per avere quel risultato (quell’utilità sociale o anche individuale, come vedremo appresso) si fa in quel modo e così viene fuori quel preciso fatto, con quella forma. Sempre in quel modo e in quella forma. Vi è diversità da popolo a popolo, da area geografica ad area geografica, ma entro ciascuna di esse la forma culturale è stereotipa e fissa. Così il fatto magico è conosciuto, così è attuato, così accade.

Con un quarto approccio e come ulteriore (quarto) ‘punto della teoria’, possiamo dire che il “fatto magico” non è altro che un fenomeno paranormale (ESP, PK; prodotto da un particolare individuo che è andato in una particolare trance) culturalmente caratterizzato e formalizzato; che assume cioè una data forma culturale, si presenta sempre (in quel popolo, in quella etnia, in quel clan) sotto una ben precisa forma specifica, sempre uguale e culturalmente determinata e propria di quella cultura e di quella gente.
 

 

 

 

 

Totem dei popoli aborigeni nativi dell'America settentrionale raccolti in un parco etnografico in Canada. Il "totem" rappresenta, in verticale, gli antenati mitici del clan, a cominciare dal capostipite, simboleggiati nell'animale mitico (totemico) rappresentativo dello spirito della comunità, che permane attraverso i secoli e unifica le generazioni che si succedono

Totem di clan, all'ingresso del villaggio. Polinesia

 

Totem di clan al centro del suo villaggio, Polinesia

 

Totem familiare, all'ingresso della casa, Malesia

 

 

Graffiti scoperti sui monti Tassili del, Sahara algerini. I graffiti, incisioni o pittografie trovate presso tutti i popoli primitivi, non sono dei semplici dipinti ma hanno una funzione magica propiziatoria (della caccia o altro). Alla sua base c'è il pensiero magico, "così penso, colsì avviene". Qui è rappresentata una danza rituale prima della caccia,  propiziatoria della stessa

 

Disegni e simboli magici degli indios, nativi dell'America settentrinale. Qui ci sono le raffigurazioni di spiriti e di animali totemici

 

Un altro aspetto ben preciso che rimarca i fatti magici e li caratterizza è che il loro contenuto, quello che viene operato di regola consiste in qualcosa di utilità sociale, corrisponde cioè a una necessità straordinaria della comunità alla quale questa non può far fronte con i mezzi (con l’attività) ordinaria; solo più di rado l’azione magica viene fatta per un bisogno privato, a favore cioè di un singolo individuo che richieda l’intervento magico. A questo proposito va però fatta una distinzione tra l’attività dello sciamano vero e proprio e quella di altri operatori magici.
 

Graffiti boscimani

 

Graffiti boscimani

Graffiti boscimani

 

Graffiti del Sahara

Con riserva di approfondire la distinzione tra queste diverse figure nel paragrafo dedicato specificamente all’operatore magico, per ora diciamo che l’attività sciamanica si presenta più propriamente come una attività di “interesse pubblico” - intendendo questa espressione in senso lato, con riferimento all’organizzazione sociale di quelle comunità primitive e non nel senso nostro di “pubblica amministrazione”. Lo sciamano svolge infatti una vera e propria “funzione pubblica”.
Quando la selvaggina da cacciare, necessaria per la sopravvivenza della comunità, scarseggia e non si trova, è lo sciamano che in trance “viaggia” per vedere dove sta (chiaroveggenza) e, trovatala, contatta e prende accordi con la “grande madre delle renne”, “degli orsi”, “delle foche” e simili (che è poi il genus della specie, l’anima collettiva del branco) per concordare le condizioni della cacciagione, quanti capi da prendere, i giovani maschi, non le femmine gravide né i cuccioli. Tornato poi dal “viaggio”, uscito dalla trance e ripreso lo stato normale, indica ai cacciatori dove andare (e lì il branco viene trovato) e riferisce gli accordi presi, che saranno da questi sacralmente rispettati.
 

Se nella comunità insorge una malattia (individuale e ancor più se collettiva), è lo sciamano che ne cerca la causa (quale è la “Malattia” personificata e perché si è infuriata e si è scatenata), “vede” quale divinità è stata irritata e perché, e riporta quello che si deve fare per placarla, per propiziarla di nuovo, per farla allontanare.
E’ lo sciamano che ha il compito di accompagnare l’anima dei defunti agli inferi, cosicché non resti a infestare il villaggio - e solo lui sa farlo e sa tornare indietro, senza esserne ammaliato e catturato; è molto pericoloso, infatti, praticare con i morti .Facciamo un esempio:K. Rasmussen, in “Intellectual Culture of the Iglulik Eskimos”, riportato da E. De Martino, op. cit., p. 39, riferisce: “Lo sciamano iglulik (esquimese) Padloq sciamanizzava intorno al destino di Qahitsoh, suo figlio adottivo, una povera creatura emaciata, la cui salute destava molte preoccupazioni e che finì poi per morire. In piedi, a occhi chiusi, Padloq intonava un canto magico. Poi, dopo ore di questa ricerca nelle profondità dello spirito (autoinduzione in trance con quel canto lungo, monotono e ripetitivo; n.d.A.) trovò quello che cercava: Qahitsoh era stato via in barca nell’estate precedente, una barca la cui vela era appartenuta a un uomo ora morto. Un soffio della terra dei morti aveva toccato il bambino, di qui la malattia. Ora Qhitsoh si struggeva di raggiungere la terra dei morti”. E' questa una interpretione non solo poetica ma, presso quei popoli, anche reale; una nostra interpretazione materialista parlerebbe di contagio per contatto con la vela infettata della malattia di cui era morto il proprietario

 

"Curandero" (medicina espirita, cultura india dell'America centrale e Brasile e Columbia).che "succhia" dal malato per estrarre la malattia (lo spirito della malattia) 

E’ sempre lo sciamano che fa i viaggi uranici per contattare le divinità, propiziarle, placarle, farle intervenire a favore della comunità. E così via. Invece, l’azione magica di altri operatori (stregoni, maghi, curanderos ecc.; vedremo in che senso vanno intese queste denominazioni) avviene piuttosto su richiesta di privati e per faccende individuali particolari. L’intervento e la prestazione di questi altri operatori hanno quindi piuttosto un carattere strettamente privato e si svolgono per casi personali, con operazioni magiche a favore o in danno di singole persone. (benché non manchino anche qui casi di interventi nell’interesse di tutta la comunità)

 

Come ulteriore, definitivo approccio e come ultimo ‘punto di teoria’ circa i fenomeni PSI presso le popolazioni arcaico-primitive, diciamo che i “fatti magici” altro non sono che fenomeni paranormali ESP e PK culturalmente improntati, operati nell’interesse e per una utilità della comunità da operatori (magici) che ne attivano la capacità attraverso pratiche e riti culturali e tradizionali.

 

Sciamano daiaco (Borneo) in una danza a trance

La comunità partecipa  attivamente e collabora funzionalmente alla  cerimonia

E’ soprattutto da questi due ultimi punti della teoresi che appare e traspare la differenza essenziale con quello che accade da noi, nella nostra cultura occidentale, e con le nostre fenomenologie e attività parapsicologiche. Da noi, dove la società ufficiale non crede alla parapsicologia, nessuno si sognerebbe mai di ricondurre o affidare e riconoscere una qualche funzione o attività di interesse della collettività e pubblico alle “forze sottili”, cioè alle capacità psichiche di persone che le possiedono. Da noi le fenomenologie parapsicologiche avvengono esclusivamente nell’ambito di richieste, di pratiche, di sperimentazioni, di ricerche e di studi di carattere privato.

Comunità partecipante alla cerimonia rituale. Isoile Ebridi, Oceania

 

Comunità partecipante alla cerimonia rituale Costa d'Avorio, Africa occidentale

 

 

Comunità partecipante alla cerimonia rituale, daiachi, Borneo, Indonesia

 

 

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