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L’INSEGNAMENTO DEL "LIBRO DEI MORTI DEGLI
ANTICHI EGIZI"
(lezione prima)
STORIA E CULTURA DELL’ANTICO EGITTO
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Masi
Felice |
Lezioni tenute presso l’Accademia Tiberina,
anni 1971 - 74 |
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La preistoria e l’archetipo della vita
oltremondana Lo studio dell’insegnamento iniziatico fiorito
presso i templi dell’antico Egitto ci è pervenuto per una pluralità
di vie, attraverso i “Testi delle Piramidi”, i “Testi dei sarcofagi”
ma soprattutto attraverso il “Libro dell’uscita alla Luce del
giorno”, meglio conosciuto nel nostro mondo occidentale con il nome
de “Il Libro dei morti degli antichi Egizi”. Tale studio presuppone
la conoscenza dell’ambiente culturale e religioso di quel popolo e
dell’epoca in cui tale inse-gnamento si inquadra. È necessario
quindi darne una panoramica, sia pure a rapidi tratti, prima di
esporre l’insegnamento stesso. Questa disamina della storia e
della cultura dell’antico Egitto sarà qui fatta alla luce di una
interpretazione iniziatica ma anche, come è giusto, secondo una
visuale antropo-sociologica di tipo strutturalistico – quale è
quella proposta dall’antropologo Levi Strass - che considera tutte
le istituzioni di un dato popolo strutturalmente connesse e coerenti
tra loro (struttura “a stella”, a partire da un centro di pensiero
archetipico proprio di quel popolo, che si irradia su tut-te le sue
produzioni culturali e sociali; con un percorso descrittivo
dall’interno della “stella” (costituito dal pensiero archetipico)
verso l’esterno (costituito dalle produzioni e strutture
socio-culturali); fermi restando, beninteso, i dati di fatto
fornitici dalla storia e dall’archeologia, sulla base dei quali
possiamo ricostruire e capire quel pensiero archetipico (percorso
inverso, dall’esterno della “stella” e dalle istituzioni culturali
verso l’interno per ricostruire il pensiero archetipico fondante).
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Parlando dell'antico Egitto si parlerà di tombe, di
morti e di costumi funebri ma questo perché tutta la cultura
egiziana e il pensiero degli egizi erano rivolti al problema della
morte, intesa come punto di partenza verso una vita postmortale –
nel regno di Osiride, come mitizzato compiutamente nel periodo
classico e maggiormente formato di quella storia – che ciascuno
desiderava assicurarsi nel modo più felice possibile. In ogni caso
per quel popolo, e soprattutto per l’iniziato, l’idea della morte e
i concetti ad essa connessi non avevano nulla di quel senso
terrifico, macabro e di rimosso psicologicamente che hanno per noi.
Per l'antico egiziano la morte era solo un cambiamento dello stato
di esistenza, con passaggio ad una vita nuova, vista come molto
simile a quella attuale; le più importanti temati-che della sua
cultura e della sua religione erano indirizzate verso questo
problema, la cui soluzione, a sua volta, coinvolgeva in sé il tema e
il problema dell’Essere e del significato dell'uomo
nell'universo. |
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Le popolazioni che in epoca storica (dal 3200 a.C.
circa in poi) troviamo stanziate nel Delta e lungo la Valle del Nilo
originavano da popoli nomadi e cacciatori che, provenienti da Ovest,
si collocarono (nel Ve IV millennio a.C., circa) sugli altipiani
prospicienti la valle nilotica. Graffiti ru1pestri raffiguranti
scene di caccia di selvaggina (che era quella allora esistente in
loco, gazzelle, giraffe, zebre, elefanti) e aventi, come tutti i
graffiti dei popoli arcaici, uno scopo magico (la rappresentazione
dell’animale come sua evocazione e sortilegio – desiderio magico,
pensiero operante - per la sua cattura), in tutto uguali agli altri
trovati nel Sahara (nel Tibesti del sud algerino; nell’Acacus in
Libia) ne sono la testimonianza. Successivamente tali popoli
scesero da questi altipiani nella Valle del Nilo e divennero
stanziali; i graffiti allora pas-sarono a rappresentare non più la
suddetta selvaggina di savana ma animali nilotici (ippopotami,
coccodrilli, ibis ecc.) e domestici e il motivo della raffigurazione
ora non voleva essere più un segnale magico ma semplicemente una
rappresentazione grafica e un “racconto”, e questo mostrava la
modificazione intervenuta nel modo di pensare e nella economia e
nelle occupazioni praticate.
Già in questa cultura preistorica troviamo
necropoli ben curate e tenute separate dai villaggi abitati, con
arredi funebri e tavolette votive, segno che il culto dei morti era
già praticato. Nel suo primo periodo (cultura cosiddetta naqadana
prima) troviamo una statuetta raffigurante un uomo con le braccia
levate in alto, nello stesso tipico atteggiamento - più tardi
divenuto ricorrente nell'arte egizia - del morto giunto davanti ad
Osiride. Nella più tarda e successiva cultura, cosiddetta naqadana
seconda, troviamo, presso la necropoli di Hierakonpolis, “la tomba
dipinta”, in cui sono raffigurate scene sostitutive di vita. Per
scene sostitutive di vita si intendono rappresentazioni intese non a
ricordare i fatti della vita del defunto ma a ricreare per lui ed
attorno a lui nell'aldilà un ambiente vivo e popolato nel quale egli
si potesse muovere e trovare a suo agio; uno scopo, cioè, magico e
propiziatorio, analogo cioè a quello che voleva essere il
significato dei graffiti di accia – salvo la differenza delle
implicanze sopravviventistiche che vi erano insite. |
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La Valle dl Nilo (Basso Egitto) e
il Delta (Alto Egitto) e le città
storiche |
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Appare chiaro, quindi, che già in quelle età
iniziali vi erano sia la credenza nella sopravvivenza post-mortem,
con il passaggio del defunto in un mondo ultraterreno, sia il
tentativo di operare magicamente in quell'ambiente. Saranno sempre
questi i due grandi motivi conduttori della cultura antico egizia (è
questo un primo esempio di quella inter-pretazione iniziatica
effettuata però su un dato concreto della scienza storica e
archeologica positiva, di si è detto). Chiaro altresì che già in età
preistorica tali motivi cultuali e culturali risultano già formati
abbastanza compiutamen-te, anche se espressi ad un livello non
pienamente cosciente di tutte le implicanze e dei significati che vi
erano insiti e che si sarebbero poi compiutamente espressi
nell’epoca successiva e nei periodi classici della cultura
egizia. |
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Necropoli di Abido con tombe a
fossa |
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Da dove provenivano tali motivi e significati
interiori intrinseci? Sarebbe facile e suggestivo riconnettere tra
loro elementi come la venuta dall’ovest dei popoli nomadi, alcune
strane raffigurazioni rupestri sahariane (vedasi, ad esempio, il
graffito dei cosiddetti “gatti mammoni” nell’Acacus libico), la
somiglianza fra le future piramidi e gli analoghi monumenti delle
antiche civiltà centroamericane e inoltre l’ipotetica popolazione di
sapienti, sacerdoti ed ini-ziati della favolosa Atlantide, di cui
parla Platone (che era un iniziato nella sapienza egizia) nel Timeo
e nella Crizia. Troppo facile, troppo suggestivo, e invece noi qui
vogliamo lavorare solo su dati certi e provati, proprio perché lo
studio che stiamo conducendo è già di per sé sufficientemente
ardito; e non vogliamo, quindi, incorrere in accuse di
fantasticheria e fantastoria. Una cosa peraltro affermiamo con tutta
sicurezza, perché è un dato della psicologia: le forme mentali
collettive, gli archetipi della vita oltretomba e dell’intervento
magico su di essa da parte dei viventi erano già presenti in questi
momenti iniziali arcaici e questo spiega l’immanenza e la permanenza
degli stessi archetipi e delle stesse forme mentali nel gruppo
etnico e il modo costante con cui essi hanno operato per tutta la
durata storica dell’etnia antica egizia. |
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Il misterioso graffito dei "gatti mammoni"nell'Acacus
libico |
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La storia dell'Egitto antico e le dinastie dei
Faraoni La storia antica egiziana venne suddivisa dallo
studioso storicista Manetone – un sacerdote dell’epoca tolemaica –
sulla base delle dinastie dei Faraoni regnanti (trenta dinastie, da
quella di Manes fino ad Alessandro Magno) e tale tipo di cronologia
è stato sempre conservato e adottato dagli storici, anche al giorno
d’oggi. Infatti gli egiziani usavano datare gli avvenimenti in
riferimento all’anno di regno dei Faraoni, ricominciando daccapo la
datazione ad ogni Faraone. Andando alle origini, in epoca
predinastica l’organizzazione politico-sociale egizia era costituita
su base cittadina e cioè le varie città, che estendevano il loro
potere su una. maggiore o minore fetta del territorio circostante,
erano autonome tra di loro, anche se da un punto di vista etnico e
culturale erano affini e intrattenevano ampi rapporti l’una con
l’altra. Pian piano però queste città autonome, vuoi per
interesse comune vuoi per prevalenza di taluna di esse, si
coagularono tra loro, talché ad un certo punto noi troviamo
nell'Egitto due regni, quello di Buto nel Basso Egitto (Delta del
Nilo) e quello di Hierakonpolis nell'Alto Egitto (Valle del
Nilo). Due regni perchè per contingenze storiche quella
coagulazione avvenne attorno a due poli distinti (This e
Hierakon-polis) ma anche regni pienamente affini etnicamente e
culturalmente e sviluppatisi parallelamente. Talché ad un certo
punto fu inevitabile la loro riunione e ciò avviene nel 3200 a.C.
con il Faraone Menes di Hierakonpolis. |
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La
"tavolozza" di Naqada, con
incisioni |
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Questi soggiogò il regno di Buto ma, anche se sotto l’aspetto
formale tale evento si presenta come una conquista, sostanzialmente
si trattò di una fusione: il Faraone veniva raffigurato che cingeva
le due corone, assunse i due titoli regali dei due regni, le
divinità locali furono conservate e pariteticamente ne veniva
ammesso il culto; soprattutto le popolazioni dei due regni vennero
poste su un piede di completa eguaglianza, con diritti e status
paritetici, ed è questo che soprattutto risalta se si confronta con
le usanze dei popoli antichi, in cui le popolazioni conquistate
venivano in tutto sottomesse e rese schiave verso il popolo
vincitore.
Con Menes ha inizio la prima dinastia, che insieme
alla seconda costituisce l'epoca. delle dinastie Tinite (dal 3200 al
2778), così dette dal nome della capitale This, situata presso Abido
nella Valle. Se osserviamo i monumenti ed i reperti archeologici
di questa epoca, possiamo notarne alcuni caratteri particolarmente
significativi: 1) vennero eliminati gli influssi esterni
(mesopotamici e più genericamente asiatici) che precedentemente
erano largamente presenti e l'espressione artistica acquistò
definitivamente, in una unitarietà indifferenziata dei due vecchi
regni, quei caratteri che - sia pur sempre più maturandosi,
modificandosi e passando da un tipo precedente a uno seguente -
furono propri di tutta la storia dell'Egitto antico, dall'Antico
Regno al Nuovo Regno; |
Tomba dipinta

Mastaba o tombe a tumulo rettangolare |
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2) pur nell'esecuzione anche di opere di ingegneria
civile, i monumenti e le espressioni artistiche maggiori
riguardarono essenzialmente la costruzione di tombe e di templi:
segno questo della piena operatività in quel popolo delle forme
mentali di cui abbiamo sopra parlato, già presenti nella sua cultura
sin dai primordi; 3) manifestazione molto importante e
significativa di tutto questo è il fatto che i sovrani Tiniti
avevano una tomba in ciascuno di due regni unificati, una ad Abido e
l'altra a Menfi. Ciò sta a indicare che il Faraone, per dare
espressione al proprio atteggiamento, da tenere in modo uguale
rispetto ai suoi due regni e ai loro popoli posti entrambi su un
medesimo piano, lo faceva con un immediato e significativo
riferimento alla sua dimora postmortale. Quando fosse caduta la sua
spoglia mortale ed avvenuta la sua divinizzazione, egli avrebbe
risieduto - quale simbolo di un potere d'ordine cosmico ed egizio e
di una continuità di tale potere - contemporaneamente in entrambi i
due regni d’Egitto; e il “sito” di tale potere e della sua
unitarietà veniva posto, in questo modo, nella dimora funebre ed
eterna. È questo un secondo esempio di interpretazione iniziatica
dei dati storici ed archeologici.
4) oltre che per il Faraone troviamo monumenti
funebri anche per i funzionari e le personalità del regno più alte e
più vicine al sovrano; questi monumenti sono le “mastaba”,
consistenti in parallelepipedi di pietra posti sopra la tom-ba.
Questo non è altro che una ulteriore conferma dell’immanenza e
dell’operare in quel popolo dell'anzidetto archetipo e, facendo una
ulteriore interpretazione iniziatica di questo dato, possiamo
arguirne che tali funzionari e tali personalità, volendo far
risaltare la propria posizione ed il proprio prestigio, ne ponevano
l'espressione nella tomba, cioè in una affermazione della loro
sopravvivenza nell'al di là, al pari del
sovrano; |
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5) gli oggetti minori posti a corredo delle tombe e
i ricchissimi dipinti che vi troviamo, tutti rappresentanti scene
sostitutive di vita ma riferite all’aldilà, confermano, se ancora ce
ne fosse bisogno, la forza di quella credenza ed aspi-razione
archetipiche nella vita oltremondana. È ben vero che tali
credenze e tali corredi li troviamo anche presso altri popoli; ma
quel che a noi interessa è l’insegnamento.iniziatico che qui vi è
connesso e che se ne deriva. È questo che – al di là delle valenze
artistiche e storico-archeologiche - vogliamo porre in evidenza e
che vogliamo apprendere attraverso l’esame questi reperti funerari.
attraverso lo studio dei Capitoli del “Libro dell’uscita alla luce
del giorno” - impropriamente tradotto con la de-nominazione de “Il
libro dei morti degli antichi egizi” - e attraverso l’esposizione
che ne faremo in seguito, dopo aver dato le opportune notizie in
ordine a quella cultura, alla religione in essa praticata e alle
divinità del suo pantheon, tutto materiale preliminarmente
indispensabile per comprendere quel mondo e il suo pensiero.
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Uno scriba.
L'importanza degli scribi era grande consrvavano la memoria di
tutto quanto veniva ordinato, detto e
fatto |
Il
Faraone Zoser della III dinastia |
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L’Antico Regno Con la III Dinastia .(2778
a.C.) si inizia il periodo detto dell'Antico Regno, che va fino alla
VI Dinastia (2220 a. C) e la capitale venne portata a Menfi. E’
questo, dal punto di vista della nostra interpretazione, l'aetas
aurea dell'Egitto il periodo in cui le potenzialità spirituali degli
antichi egizi raggiunsero la loro massima espressione, il momento
più elevato, pieno e completo che non sarà mai più
eguagliato. Naturalmente per. lo storico e per l'archeologo può
non essere così, per loro l'Antico Regno è sempre un periodo
notevole, con caratteristiche importanti ma è anche un periodo
arcaico e ancora grezzo. Per loro l’apogeo della cultura dell’antico
Egitto va trovato nell'epoca del Nuovo Regno, con i suoi geniali e
vittoriosi Faraoni e la sua espansione all’esterno, con lo splendore
della sua arte, l'esplosione della produzione letteraria e la
pienezza dell’organizzazione politica all'interno, con le sue
grandiosità architettoniche, con la magnificenza dei suoi monumenti
funebri – basta pensare alla tomba di Tutunkhamon; sono le creazioni
di tale periodo che li riempie di meraviglia e di
ammirazione. Invece, dal nostro punto di vista iniziatico il
Nuovo Regno appare, nonostante il suo splendore e la sua
magnificenza esteriori, come un’epoca in cui già si inizia la
decadenza e ne vedremo in seguito il perché; e con ciò si evidenzia
ancora una volta la differenza che corre fra una interpretazione
strettamente storica, artistica, archeologica e una interpretazione
iniziatica della cultura dell’antico Egitto. Ciascuno di tali due
punti di vista naturalmente resta valido nel suo ordine. Il Nuovo
Regno è effettivamente l'apogeo artisticamente e come potenza dello
Stato e del popolo egizio. Altrettanto è invece l’inizio della
decadenza sotto 1'aspetto dell’insegnamento sacro e della
consapevolezza dei significati connessi alle credenze oltremondane,
in questo momento scadute in superstizione e magia da
sortilegio. |
La piramide a gradoni di Saqqara |
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Zoser fu il primo Faraone della III
dinastia Egli si fece costruire il complesso funerario di Saqqara,
grandioso ed austero, con il quale la piramide, elemento geometrico
e di valenza esoterica, entra a far parte del paesaggio
egiziano. Tale complesso si compone di un tempio, di un edificio
a più ambienti e, elemento culminate e centrale, la piramide. Questa
tuttavia ha la caratteristica particolare di essere a gradoni,
differendo così dalla tipica piramide solitamente conosciuta;
praticamente consiste di sei mastaba sovrapposte; e questa sarebbe,
ad avviso di molti archeologi, l'origine della piramide. Anche se
così fosse, la vera piramide che subito dopo appare nell'arte e nel
panorama egizi - a cominciare da quelle famose di Cheope, Chefren e
Macerino, così chiamate dal nome dei tre Faraoni della IV dinastia
che le costruirono – ha in sé grandi significati. Limitarsi a
considerare la piramide solo sulla base della sua funzione più
immediata (un monumento funebre grandioso, che i Faraoni nella loro
megalomania si facevano costruire) e della sua derivazione (prima
c’era una mastaba, poi pian piano aumentando la mania di grandezza,
si fecero sempre più mastaba una sull'altra, poi si eliminarono i
gradoni, per renderle meno accessibili, e si fecero le pareti lisce)
mostra veramente una incomprensione dei significati, anzi dei valori
ad essa connessi. |
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La piramide La piramide egizia è qualcosa
di ineffabile e di difficilmente traducibile, qualcosa che può esser
solo intuito e mai ristretto nei limiti angusti che può darle una
osservazione e una considerazione aridamente scientifiche. La
piramide egizia è elemento esoterico, simbolico, significativo e
magico. La piramide egizia, al di là del monumento di pietra, è una
forma trascendentale e un campo di forza. Elemento esoterico: i
geroglifici che sono nelle sue stanze, noti con il nome di “Testi
delle piramidi”, costituiscono il nucleo iniziale, originario e
genuino, dell’Insegnamento; le formule, gli inni, le invocazioni, le
visioni contenuti in tali testi sono quelli che, tramandati di
generazione in generazione, di secolo in secolo e poi ampliati e
sviluppati in seno alle scuole iniziatiche costituiranno più tardi
la materia del “Libro dei morti”. Le piramidi costituiscono, dunque,
al di là del loro aspetto edilizio, un libro, anzi il libro
dell’insegnamento.
Elemento simbolico: la piramide, che poggia
solidamente la base – i piedi – per terra e la domina e poi si
slancia, affinandosi, verso l’alto e penetra con il suo vertice nel
cielo, vuole rappresentare lo stesso Faraone, inviato celeste sulla
terra e anche l’uomo che dalla sua materialità si eleva con lo
spirito verso la luce del sole (nella religione egiziana, come
vedremo, il sole, Ra, è il Dio celeste). |
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Veduta
panoramica delle 3 piramidi di Cheope, Chefren e Micerino
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La piramide di Cheope

Sezione della piramide di
Cheope |
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La piramide sale, pietra dopo, pietra su
pietra, sempre più acuta, sempre più in alto, fino alla vetta: così
è la Conoscenza che di gradino in gradino, in un progressivo
affinamento, riduce il molteplice all'uno e porta dalle varie
scienze all'intuizione unitaria dell’Uno, dell'Assoluto. I suoi
labirinti, che si snodano tortuosi attraverso tanti corridoi e vie
cieche fino alla cripta regale, dove vi è il Faraone divinizzato
(dove è “osirizzato”, è divenuto una divinità accanto a Osiride)
rappresentano il cammino dell’iniziato nell’insegnamento, un cammino
difficile da seguirsi, in cui è facile smarrirsi., cadere
nell’errore o, più semplicemen-te, perdersi d'animo; ma che, se
viene seguito con decisione e ferma volontà, porta alla luce
sapienziale. E, con questa analisi del simbolismo, si potrebbe
continuare a11'infinito. Elemento significativo: esiste tutta una
scienza, la piramidologia, che ci mostra come nelle proporzioni,
nelle misure, nell’orientamento ecc. delle piramidi si ritrovano
tutta l'astronomia, l'astrologia, tutte le scienze dell'antichità.
Elemento magico: la piramide ha potere di conservazione, di
mummificazione, di guarigione. Sono noti i tanti esperimenti fatti
al riguardo con i fiori, le lamette, il latte, la carne. Sono
elementi e aspetti a prima vista incomprensibili ma mostrano che la
piramide contiene in sé una sua qualche forza vitale; e che vi era
intorno alle spoglie del Faraone che vi giaceva, per preservarle. Lo
confermano anche i racconti sui sortilegi o sulla cosiddetta
“maledizione dei faraoni” che vi sono connessi. Forma
trascendentale: per i significati ad essa ricondotti, per le forme
pensiero che in essa si sono concentrati, la piramide egizia ha
senz'altro una sua esistenza su un piano trascendentale come forma e
come forza. È appunto un “campo di forza”, come è stato già detto a
proposito della sua valenza magica. |
| La piramide come monurnento funebre fa parte un
complesso di costruzioni, che comprende prima un tempio per, la
sosta iniziale, quindi un edificio a più stanze e corridoi di
unione, poi un altro tempio e infine la piramide vera e propria, che
si snoda verso Ovest. E' a ovest, infatti, che muore il sole e a
ovest si trova l’Amenti, l'al di là egiziano, il regno di Osiride;
verso l’ovest, dunque, si dovrà dirigere lo spirito del defunto. Il
sole, dopo che è sceso e scomparso sottoterra a ovest e dopo il suo
cammino notturno nella parte sotterranea della terra, risorge a
oriente; altrettanto, dopo il percorso attraverso il Duat, il
Re-stau, l'Isola di fuoco, îl defunto, se non condannato a restare
in questi luoghi, risorgerà libero a oriente, nell'Egitto celeste ma
anche nell’Egitto terreno. |
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Le dinastie successive e la decadenza
Come detto, la IV Dinastia è quella gloriosa dei Faraoni
Cheope, Chefren e Micecerino e dei Testi delle piramidi. Con la V
dinastia i Faraoni - che fino allori. avevano il titolo di Horo.
Horo è il figlio, vivo e trionfante nel mondo, vendicatore del
padre, Osiride, il dio morto. Essi assommano a questo titolo anche
quello di “figli di Ra”, che è il Dio sole. Ma questo è anche un
primo segno dello strapotere che, impadronendosi del fattore
religioso, andava acquistando la casta dei sacerdoti; sono già i
sacerdoti della. dottrina pietrificata, che, più dell’insegnamento
cercavano il potere temporale. Inizia così un'epoca di decadenza.
Con la VI dinastia le tendenze centrifughe dei nobili
provincia1i e del clero aumentano sempre più e, corrispondentemente,
il Faraone perde sempre più il suo potere. In questo periodo anche
l'arte ci dà poche cose e insignificanti. |
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Il dio
Anubi, l'accompagnatore delle anime, e, dietro di lui, un
defunto,nell'aldilà davanti al Osiride (simboleggiato dal suo
occhio) |
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Insignificanti soprattutto dal punto di vista
dell’Insegnamento, dico io, in quanto esse non contengono più tutte
quelle significazioni che avevano nei monumenti artistici
precedenti. Dalle. VII alla X dinastia (2220-2065 a.C.) abbiamo
il cosiddetto 1 ° periodo intermedio; 1’Egitto è solo nominalmente
unito, in effetti nelle sue varie province comandano in piena
autonomia i governatori o nomarchi locali, veri e propri signorotti
feudali. La capitale, puramente nominale anch'essa, è Eracleopoli,
situata vicino a Menfi. |
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Conformemente, anche i rnonumenti artistici - che
sono sempre monumenti funebri - sono tombe dei principi e dei
signorotti locali. Inizia la tradizione delle tombe rupestri, cioè
scavate nella roccia e composte di vari ambienti. I geroglifici
cominciano a trovarsi incisi nei sarcofagi e nelle epoche successive
si svilupperà sempre più l'uso di incidere le formule, le
propiziazioni ecc. nel legno dei sarcofagi; da onde il nome dato a
questa iscrizioni di “Testi dei sarco-fagi”. Ma è da ritenere che
questi geroglifici, queste iscrizioni di formule fossero una
meccanica ripetizione di preghiere, insegnamenti e meditazioni non
più compresi, fatte ormai in modo solo ripetitivo memorizzato e
superstizioso o, al massimo, magico. E’ da dubitare che il vero
significato di quelle formule fosse ancora capito. In questo
pe-riodo l’Insegnamento sopravvive solo come lettera morta e non
come spirito animato; e forse solo in qualche sconosciuta scuola
iniziatica o da parte di qualche solitario iniziato veniva ancora
compresa ed era portata con amore la fiaccola della vera conoscenza.
I1 fatto è che i signorotti locali non erano che degli
usurpatori del potere divino del Faraone; mentre i sacerdoti, da
parte loro, avevano pietrificato le formule e abusivamente parlavano
in nome delle loro divinità. L'Egitto era in sofferenza e
attendeva il momento di rinascere. Gli dei avevano chiuso gli occhi
su di esso, perchè il corpo di Osiride era stato fatto a pezzi da
suo fratello Seth - simbolo del male e della caduta nella materia -
e questi suoi pezzi erano stati da lui sparsi e erano andati
dispersi per il mondo – simbolo questo della molteplicità della
manifestazione dell’Uno nella materia. |
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Tomba con
piramide. A quest' epoca la piramide è divenuta un
elemento accessorio e non più centrale del complesso
funerario |
| Glì dei attendovano che Iside, la sorella e sposa di
Osiride, venisse a raccogliere e a riunire insieme questi pezzi fi
lui dispersi – simbolo questo della rinascita e del ritrovamento
dell’unità iniziale, che però nel mondo e per il pensiero egizi
avverranno nell’aldilà: Osiride morto e risorto è il signore
dell’altro mondo.
Il Medio Regno
Nel 2065 a.C. circa però un re tebano sottomise gli usurpatori e
riunì il regno sotto di sé, mettendo la capitale a Tebe. Con questo
siano all'XI Dinastia e si inizia il Medio Regno. Questo non durò a
lungo, solo fino al 1785 a. C., comprendendo due sole dinastie, 1'XI
appunto e la XII. Anche se breve fu un'epoca in cui l'Egitto. tornò
ad essere forte. Sesostri III, della XII dinastia, si spinse a nord
fino alla Palestina e a sud nella Nubia, sconfiggendo e
sottomettendo le popolazioni locali, che rese tributarie.
L'amministrazione interna fu un potere capace e centralizzato.
Furono compiuti grandi lavori di bonifica e opere di ingegneria. Il
monumento funebre – sempre essenziale per quel popolo e quella
cultura - ora viene situato, scavato e costruito, in un luogo
rupestre, unito alla piramide, che ancora sussisteva (ma non sempre)
e gli stava davanti, unito ad esso mediante un cortile
porticato.
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Sarcofago riccamente
decorato |
| Statue colossali in posa ieratica ve-nivano poste
nelle tombe e davanti ad esse. Templi all'aperto e templi rupestri
venivano eretti in onore degli dei mentre si sviluppava al massimo
l’uso dei geroglifici con le formule e gli inni sacri e magici sui
sarcofagi (ancora i Testi dei sarcofagi). Le tombe oltre che per i
Faraoni erano riservate anche per i signorotti locali, il cui potere
però ora veniva da loro esercitato in nome de Faraone e, così
ridimensionato, sussisteva ancora. |
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E l'Insegnamento? L’Insegnamento quale era stato
nell'Antico Regno ormai non lo ritroveremo più. Certo, esso fioriva
ancora nei templi e nelle scuole esoteriche ed era anche fecondo;
peraltro esso si rifaceva e si esercitava sulle antiche conoscenze e
suI1'antica sapienza, che venivano sviluppate e ampliate ma senza
alcunché di veramente nuovo. I Testi dei sarcofagi sono senz’altro
maggiori di quelli antichi delle piramidi ma si aggirano sempre
attorno al nucleo essenziale costituito da questi ultimi. Il segno
della inferiorità rispetto al passato lo troviamo poi chiaramente
nel fatto che la piramide adesso non costituiva più l'elemento
essenziale del monumento funebre ove riposava il corpo ma era solo
un elemento del complesso funerario e conviveva con la tomba ipogea;
che, da ultimo, finirà con il sopraffarla ed essere l’elemento
principale, artisticamente di grande valore ma di assai poco
significato iniziatico. Simbol-camente, lo spirito del Faraone, che
giaceva nella tomba, ormai non penetrava più nel cielo con la punta
della piramide ma tendeva rifugiarsi, a nascondersi direi, nei
giganteschi e umanamente superbi sotterranei meandri della tomba
rupestre. Naturalmente questa è, appunto, una interpretazione
iniziatica, che non verrà accettata dalla scienza storica,
archeologica e artistica – ma, appunto, dalla comune scienza. |
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Complesso
funerario monumental. Il fasto e la sontuosità prevalgono
sull'elemento spirituale |
Ancora decadenza. Gli Hyksos
Con la
XIII dinastia inizia il secondo periodo di. decadenza che, con il
nonne di secondo periodo intermedio, va fino alla XVII dinastia e
all’anno 1580 a.C. Di nuovo presero il sopravvento principotti e
potentati locali, che esautorarono il Faraone; formalmente il regno
egiziano rimaneva. e le dinastie si succedevano ma in pratica il
potere del Faraone non andava al di là della zona di Tebe, che
restava nominalmente la capitale. |
Raffigurazione di Anubi, il dio psicopompo dalla testa di
cane,,accanto a un defunto, deposto nel sarcofago, per accompagnarne
l'anima nell'aldilà, davanti al tribunale di Osiride
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È di questo periodo l'invasione da parte
degli Hyksos (una denominazione che significa “i Re pastori”), una
popolazione nomade asiatica di razza semita. Questo popolo straniero
si insediò in tutto il Basso Egitto, occupando Menfi e, a un certo
punto, si spinsero fin presso Tebe. La popolazione egiziana
conviveva con loro ma in pratica era subordinata a questi re
stranieri. Addirittura alcune dinastie, come la XV e la XVI, furono
dinastie non egizie ma Hyksos. Con la XVII Dinastia i re tebani,
presentandosi nella veste di propugnatori della nazionalità egizia
contro il predominio straniero, iniziarono la lotta contro gli
Hysos, in questo seguiti da tutti gli egiziani, che vedevano in tale
lotta la riscossa ed il riscatto nazionale. La lotta proseguì e si
concluse vittoriosamente con il Faraone della XVIII Dinastia, quando
gli Hyksos vennero ricacciati al di là del Sinai, fino in Palestina
ed oltre. Siamo intorno all’anno 1580 a.C.
Il Nuovo Regno Con la cacciata degli Hyksos e con la
XVIII dinastia ebbe inizio il Nuovo Regno, che durò fino alla XX
Dinastia ed al 1080 a.C. I due Egitti prima divisi (a Nord il
dominio Hyktsos a sud la monarchia tebana) furono di. nuovo riuniti.
La capitele era Tebe e la divinità principale ufficiale era
rappresentata da Ammon Ra, sintesi di Arnon, divinità texana, e di
Ra divinità menfitica. Con il Nuovo Regno l’Egitto raggiunse il
suo apogeo nella potenza politica, nell'econornia e nelle arti.
Possiamo considerarla l’epoca rinascimentale
dell’Egitto. |
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Grandi e fortunate spedizioni militari sottomisero
e resero tributarie le popolazioni limitrofe, a sud la Nubia, a
ovest le popolazioni libiche, a nord i Mitanni, gli Ittiti, i
filistei e anche i fenici, con il che la supremazia egiziana andò
oltre la Palestina fino alla Siria, al Libano e all'attuale golfo di
Alessandretta. Faraoni famosi regnarono in quell’epoca: Amenofi I,
Tuthmose I, II e III, Amenofi II, Tuthmose IV, Amenofi
III.
La riforma del Faraone Akenhaton Ma intanto
anche il clero diveniva sempre più potente a fianco del Faraone,
soprattutto il clero di Ammone che deteneva ricchezze enormi e
sempre crescenti; un clero che non aveva mai brillato per troppa
spiritualità e che era stato sempre stato legato alla vita materiale
ed ai beni terreni. Le autentiche divinità dell’ insegnamento
esoterico e dell'Antico Egitto erano ben altre: Tum o Atum, il
profondo cielo, Ptah, Thot, Maat e più tardi soprattutto Osiride,
con la sorella-sposa Iside e il figlio Horo . Lo strapotere dei
sacerdoti di Ammon cominciò a dare fastidio ai Faraoni e così
Amenofi IV finì con abolire il culto ed il clero di Ammon e proclamò
e impose il culto di un nuovo dio metafisico, Aton, i1 sole. Lo
stesso Faraone cambiò il proprio nome in quello di Akenhaton e fondò
una città nuova, Akethaton, dove trasferì la capitale; siamo al 1350
a.C. La riforma operata con questo dio Aton è stata molto esaltata,
soprattutto nei giorni nostri, come una prima forma di culto
rnonoteistico in Egitto e nell'antichità (a parte che presso gli
ebrei) e viene considerata una vera anticipazione dei !empi.
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Bassorilievo raffigurante il Faraone
guerriero |
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In realtà, tale riforma è stata, molto
sopravvalutata, con una contemporanea sottovalutazione e
incomprensione dell'antica religione. Di positivo, peraltro, nel
culto di Aton è che con esso veniva raffigurato i1 sole cioè la
Luce. E, in effetti, è il sole che dà con il suo calore e la sua
lu-ce la vita e questo lo si avverte in modo immediato proprio nel
deserto e nel contrasto con il gelo e il buio della notte. Il sole è
dunque senz’altro la manifestazione materiata di Dio. Il Faraone
Akhenaton ebbe dunque subito l’intuizione e la consapevolezza di
questo binomio ed equivalenza Dio = Luce, in questo forse ispirato
da qualche maestro o scuola iniziatica. |
Il Faraone
e la sua sposa sotto la luce di Aton, il Sole,, il Principio
assoluto e la Vita |
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Comunque, quando gli studiosi moderni esaltano il
monoteismo della nuova religione di Aton in confronto al politeismo
precedente (quando vi era una moltitudine di dei, praticamente uno o
più per ogni città; divinità locali peraltro riconosciute non solo
nella loro città ma anche altrove, sia pure in subordine a quelle
cittadine) mostrano di aver capito molto poco. La popolazione egizia
era certo politeista e credeva negli dei come tali; ma la religione
in genere viene sempre intesa e praticata in forme popolari se non
addirittura superstiziose presso la gente comune mentre è sentita e
insegnata nel suo vero significato quando ne viene compreso il suo
senso profondo, presso le scuole di Inse-gnamento dunque e gli
iniziati. Si comprende che gli dei sono solo delle manifestazioni di
un Principio assoluto e sono rappresentazioni di principi di ordine
cosmico, preposti alle funzioni - cardine dell'Universo e poi
raffigurate e simboleggiate dall’uomo in modi a lui comprensibili,
antropomorfi, zoomorfi, dendromorfi, cratofonici.
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Come tali, cioè come Forze e Potenze operanti, esse
potrebbero anche essere delle Forme trascendentali ed avere una
qualche esistenza trascendentale,. Ma non sono certo dei nel senso
del Principio assoluto, non ne hanno l’essenza. Potranno essere
degli “dei” per il pensiero animista, che ne avverte quella
trascendenza e la sovrappotenza ma non per l’iniziato, che ne
avverte questa differenza essenziale. Così era anche presso i
templi e nelle scuole di pensiero e di Insegnamento dell'antico
Egitto: la divinità era unica e assoluta ed era Tum, il cielo, o Ra
o Aton, il sole, sempre come simbolismi del Tutto, dell’Essere e
della Vita, essendo inconoscibile l’Assoluto in sé e avvicinabile
solo attraverso esperienze mistiche, come lo fu quella del Faraone
Akenhaton. |
Ricca
decorazione tombale, raffigurante un corte di divinità, con Anubi,
dalla testa di cane, che accompagna l'anima del defunto, la figura
bianca tenuta per mano, davanti ad Osiridw |
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Cosicché tutto questo giunse a maturazione e sale
dal profondo (e dalle scuole iniziatiche) alla consapevolezza (e a
un livello di una più generale diffusione) con il culto di Aton il
sole, inteso come la Luce della coscienza). Tuttavia il culto del
nuovo dio Aton non durò molto; il clero di Amon era sempre potente e
già lo stesso Akenhaton negli ultimi anni del suo regno dovette
scendere a patti. Infine, dopo la morte del Faraone riformatore, la
restaurazione procedette rapidamente ed fu completa con Tutunkhaton,
che dovette cambiare il proprio nome in quello di Tu-tunkhamon e
riportare la capitale a Tebe. La spiegazione data dalla
storiografia ufficiale a questo insuccesso della riforma di
Akhenaton - nonostante il suo grande valore monoteistico e
religioso-filosofico avanzato - consiste nel fatto che il clero di
Ammon in sottofondo e in modo latente era rimasta sempre potente e
continuava a tramare per conservare il proprio potere e le proprie
ricchezze; e che con esso erano alleati di fatto i principi e le
persone di corte, interessate a veder fallire 1'esperimento, che era
si religioso ma che toccava anche profondi e sedimentati interessi.
Quanto alla massa della popolazione, una nuova religione ed un nuovo
dio non si improvvisano e non si inventano su due piedi, motivo per
cui essa rimaneva attaccata al vecchio culto di Ammon ed il suo
clero aveva buon gioco a farne una sua massa di manovra per la
restaurazione. |
Il Sole,
simbolo della vita e rappresen- tazione di Dio, è un principio di
base dell'Insegnamento egizio. Qui è raffi-gurato in un frammento
architettonico. |
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L’interpretazione iniziatica accetta questa
spiegazione ma la integra con la considerazione che anche
l’Insegnamento in questo periodo non doveva essere più quello di un
tempo e che quindi i1 concetto Aton-Sole-Luee-Consapevolezza era
afferrato e sentito solo da pochi, e comunque non certo dal grosso
di una casta religiosa ufficiale e dalle persone importanti,
interessate solo a mantenere i propri privilegi; costoro si
fermarono al binomio Aton = il Sole visto in modo letterale e
materialista e si guardarono bene dal diffonderne una corretta
visuale tra la popolazione. Da questo carattere effimero della
riforma del dio Aton deriviamo, quindi, che nel periodo del Nuovo
Regno l’insegnamento non rifulgeva presso i templi ufficiali né
presso la classe colta della nazione.Ma proprio per questo a noi
appare come un periodo di decadenza, Quanto più grande e sontuoso è
il clamore delle bellezze esteriori tanto più queste stridono con il
mondo silenzioso e riflessivo dell’anima. |
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Un'altra
rappresentazione dello stesso concetto. Qui il Sole è sulla fronte
di Horo, il dio falco, figlio di Osiride, vendicatore del padre
ucciso dal fratello Seth, simbolo del Male e su uccisore. Horo
trionferà e regnerà sulla terra mentre Osiride rinasce
nell'aldilà e ne è il sovrano, |
Pitture
tombali con raffigurazione di divinità zoomorfe |
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Si dice che la parola è d’argento ma che il
silenzio è d'oro; la severità delle antiche piramidi, gli scarni
geroglifici dei testi delle piramidi, questo è appunto l’austera
ricchezza, il “silenzio che parlava” dell’Antico Regno, certo più
pieno di significato. Ora la magnificenza esterna fa da contrasto
con la sostanziale povertà dei contenuti interiori. |
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Altre bellissime pitture parietali
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| Ci si dedica tanto alla forma - e qui si giunge ad
altissimi traguardi artistici - ma proprio perchè qui sono
indirizzate e raccolte tutte le energie vi è paco spazio per altro e
soprattutto per la ricerca spirituale. Ma in fondo anche il nostro
Rinascimento, con tutta la sua bellissima architettura e pittura
sacra e profana è un’epoca in fondo atea, profanatrice, beffarda,
poco incline ai valori spirituali e molto di più ai piaceri della
vita. Ne sono i rappresentanti papa Alessandro VI Borgia e il
cardinale Bibbiena mentre il pensiero meditativo e la rivendicazione
della spiritualità si rifugia presso qualche solitario
protestatorio, come il Savonarola o Martin
Lutero. |
Scriba con papiri |
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Conclusione Magnificenza nell'arte e
decadenza nell’Insegnamento. Eppure il Libro dei morti – di cui
faremo il commento e che è il fulcro di questo Insegnamento - nasce
proprio allora. Come in epoca antica le formule venivano incise
nelle piramidi, come in epoca media esse si incidevano nei
sarcofagi, ora tali formule vengono riportate sui rotoli di papiro
deposti nelle tombe e dentro i sarcofagi e l'insieme di. questi
papiri o meglio il complesso dei testi che su questi papiri venivano
copiati costituiscono quello che noi conosciamo come “il libro dei
morti degli antichi egizi”. Da tali papiri noi possiamo conoscere –
al di là della loro a prima vista semplicistica apparenza e anche
superstiziosa e magica interpretazione popolare – quale ne era il
vero significato e quello che era l’Insegnamento praticato presso le
scuole iniziatiche, le “Scuole di Vita” |
| Tali papiri riportavano e ripetevano le formule
antichissime e gli inni lontanissimi, tramandati attraverso le copie
fattene dai testi delle piramidi e dai testi dei sarcofagi.
Senz'altro anche nel Nuovo Regno ci sono state scuole iniziati -che
che hanno lavorato sulla base di questa antica sapienza e ne hanno
anche tratto spunti di pensiero proprio. E il Libro dei morti
contiene, oltre agli antichi testi, anche questi più recenti
sviluppi. Peraltro, è sicuro che al di fuori di queste scuole
iniziatiche coloro che facevano uso di tali formule ne ignoravano
sostanzialmente il vero significato e le parole lette o scritte
venivano prese per quel che letteralmente dicevano circa il viaggio
del defunto nell’aldilà, il tribunale di Osiride e i 42 giudici, la
insidie dei serpenti demoni, le lotte sfuggire ad essi e il potere
magico delle tavolette per superare le prove. I parenti. del defunto
che facevano mettere quei papiri con le formule nel sarcofago, i
sacerdoti che le recitavano, i presenti che li ascoltavano dovevano
credere senz'altro che avveniva letteralmente di
questo. |
Del resto basta pensare alla restante
letteratura funeraria per capire con quale spirito venissero fatti
queste riti e ceri-monie nel Nuovo Regno. Oltre al predetto Libro
dei morti abbiamo altri testi letterari come il “Rituale per
sconfigge-re il maligno”, “La disputa fra Horo e Seth”, “Il Libro
delle Porte”, addirittura l’Amduat, con la carta geografica
del-l'aldilà; tutto questo ci dice come queste cose fossero sentite
presso il popolo, credute e praticate, a livello superstizioso,
credulo, antropomorfo e non certo iniziatico. Solo gli iniziati -
ma non dovevano certamente essere la maggioranza – ne capivano il
vero significato e ciò che l'an-tica sapienza intendeva dire con
quelle formule, quei capitoli, quei versetti. Quando leggeremo e
commenteremo insieme il Libro dei morti, vedremo anche noi cosa
veramente quelle parole volessero significare e come il loro vero
senso fosse ben diverso e più profondo dalla mitologia che a prima
vista ne appare e della lettura fatta in modo solo letterale.
Le ultime dinastie e la fine storica dell’antico
Egitto Con la XX dinastia inizia la decadenza anche del Nuovo
Regno, che giunge al suo termine. Il periodo che va dalla XXI
alla XXX dinastia (dal 1095 al 332 a.C.) è chiamato la Bassa Epoca.
Torbidi interni, usurpazioni di nomarchi e di generali e anche dei
sacerdoti di Ammone. l'eterna rívalità fra Basso e l’Alto Egitto
provocarono il tracollo; avvennero invasioni dall’esterno, per tre
volte l’Egitto venne invaso dagli Assiri, i Nubiani risalirono dal
sud, occuparono le terre del Nilo e instaurano una loro dinastia, 1a
XXV. |
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Geroglifici riportati su una pittura
parietale |
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Un segno di rinascita si ebbe con il. Faraone
Psammetico della XXVI dinastia, che restaurò per un certo periodo il
potere centrale e ricacciò gli stranieri invasori; sembrava tornata
un’età d’oro ma l’illusione fu breve. Questa volta furono i persiani
a invadere 1''Egitto e la XXVII dinastia apparteneva a loro. Venne
poi Alessandro Magno che nel 332 sconfisse i persiani e ne conquistò
l’impero, compreso l’Egitto. Regnava la XXX quando il conquistatore
macedone entrò trionfante in Alessandria. L’Egitto antico era
finito. Alla morte di Alessandro il suo immenso impero venne diviso
fra i suoi. generali, i diadochi, e l’L'Egitto toccò al diadoco
Tolomeo; ebbe inizio così l'epoca dei Tolemaici. L'ultima dei
Tolomei fu la celebre Cleopatra che, unitasi ad Antonio, il romano
ribelle, venne sconfitta insieme a lui nella battaglia navale di
Azio il 39 a.C. e si suicidò nel modo noto, facendosi mordere da
un’aspide. L’Egitto divenne così una provincia romana; ma l’Egitto
antico, quello dei faraoni, delle piramidi, dei testi sacri,
dell’insegnamento era già tempo scomparso, finito nella nebbia di un
lontano passato. L' Insegnamento però ci è rimasto, conservato
sempre vivo nel Libro dei morti, il “Libro dell’uscita alla luce del
giorno”, come è la vera traduzione del suo vero titolo. La scoperta
dei papiri di questo libro ha permesso di riprende-re non certo la
pratica di questo Insegnamento e dei suoi riti ma lo studio delle
sue formule e del loro significato ci fa vedere quali e quanto
profonde ne fossero il pensiero, le intuizioni e le conoscenze
sottostanti. |
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Una raffigurazione di Tolomeo in veste di Faraone. Dietro
di lui la dea Iside, protettrice |
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RICERCA PSICHICA & FELICE
mASI |
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