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LA
VIA DI INDIVIDUAZIONE
e
IL PROCESSO DI
INDIVIDUAZIONE (nota 1)
(parte
prima) |
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Felice Masi |
La Ricerca psichica,
anno V, 1998, n. 2 |
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Tra i
molti spunti originali introdotti da Carl Gustav Jung nello studio
della personalità dell'uomo una delle sue più grandi intuizioni è
stata quella della via di individuazione e del correlato processo di
individuazione (nota 1). Le due espressioni stanno a rappresentare lo
sviluppo psichico attraverso il quale un individuo diventa sé stesso
in modo pieno e completo, realizza la propria completezza e
totalità; attraverso la quale tutte le sue potenzialità diventano in
atto. Ogni individuo ha una propria specificità, è solo sé
stesso, irripetibile e diverso da ogni altro; e questa sua
specificità egli deve sviluppare ed essere. Molte volte l'uomo - e
la donna, naturalmente - sotto la pressione della società,
dell'ambiente familiare, dell'educazione ricevuta e delle evenienze
che incontra nella vita, ingloba in sé e diviene quello che tutte
queste altre istanze vogliono da lui e vogliono fare di lui. In
questo modo parti estranee al suo essere si innestano sulla sua
individualità originale e crescono e si sviluppano in lui come
escrescenze e tumefazioni che non gli appartengono e stridenti con
la sua vera individualità; e che pure egli considera proprie e che
deve in qualche maniera accomodare, rendere compatibili, far
convivere con il suo vero sé stesso. Ne deriva una personalità
disarmonica e spesso in disagio e in lotta interiore con sé stesso a
causa di questo bagaglio estraneo, la cui eterogeneità non gli
appare, ma che deve portare avanti. Tutto l'equilibrio e la
serenità di un modo di essere altrimenti lineare ne sarà turbato.
Non essere sé stessi, voler essere diversi dalla propria anima
profonda troppo spesso sconosciuta; portare avanti queste diversità
comporta nevrosi, malattie psicosomatiche, sintomatologie
patologiche, tutte espressioni di un tentativo di accomodamento mal
riuscito e di un rifiuto non compreso e non assecondato. Può
comportare, al limite, anche una psicosi - o uno stato o momenti
psicotici - quando il contrasto (tra personalità vera e innesti ad
essa estranei con i quali ci si è identificati) è così forte da
determinare, come difesa, una volontà o una situazione di fuga dalla
realtà informata a quel
contrasto. |
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Lo psicologo Carl Gustav Jung

Alfons Mucha "Costa azzurra" |
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La verità è
che ciascuno deve essere sé stesso, interamente e solo stesso. "Sé
stesso" sta a indicare la propria specifica personalità e le proprie
potenzialità, che ogni uomo si porta nel profondo. Crescere
significa portare allo sviluppo tutti i germi di queste
potenzialità; uno sviluppo armonioso che comprenda anche parti
inconsce, che non devono essere lasciate nell'ombra o a uno stato
rudimentale e poco espresso. Portare alla luce parti inconsce della
personalità e consentire loro di esprimersi e di contribuire a
guidare il cammino che l'individuo conduce è un compito fondamentale
lungo la via di individuazione e per la realizzazione del
Sé. Questo non vuol dire individualismo, non significa un
chiudersi sé stessi; si può e si deve essere aperti agli apporti
degli altri, alla comunicazione con gli altri, alla comprensione
della loro diversità. Ma, come individualità interiore, come
"proprio essere'' bisogna essere sé stessi, in tutta la completezza
che è possibile raggiungere.
Questa è la meta ed è appunto la via di
individuazione; è un cammino misterioso che, operando nel profondo
dell'animo, porta alla costruzione di tutto sé stesso. Realizzare sé
stesso e in tutte le parti, portare a termine questa costruzione
vuol dire sentire e vivere la serenità dell'essere e sentirsi
completi e in armonia con l'universo; pulsare ed esistere in
perfetta sintonia con esso. La via di individuazione è crescita e
sviluppo psichico e spirituale conformemente al proprio essere,
senza elementi estranei che ne deformino e ne turbino l'armonia.
Sentiamo come ne parla Jung:
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<Il
termine "individuazione " può quindi indicare soltanto un processo
psicologico che adempie finalità individuali date, ossia che fa
dell'uomo quel determinato essere singolo che è. Individuandosi
l'uomo non diventa "egoista" nel senso usuale della parola ma si
conforma unicamente a una sua peculiarità: il che, come ho detto, è
ben diverso dall'egoismo o dall'individualismo>. <L
'individuazione non ha altro scopo che di liberare il Sé, per un
lato, dai falsi involucri della “Persona” (nota 2), dall’ altro lato, dal potere suggestivo delle
immagini dell'inconscio. (Per quanto riguarda la Persona) Ognuno
sa cosa significa "assumere un aspetto ufficiale " o "rappresentare
una parte in società" ecc. Mediante la Persona si vuole apparire
questo o quello, ci si nasconde dietro una maschera, ci si
costruisce una determinata Persona-maschera perché serva da baluardo
protettivo. Il problema della Persona non è difficile da capire.
Quanto all'altro lato, cioè all'influenza dell 'inconscio
collettivo, qui ci muoviamo in un oscuro mondo interiore, assai più
difficile da capire che non la psicologia della Persona, accessibile
a tutti. (Per cui) Altra cosa è esporre in modo da tutti
comprensibile quei sottili processi interiori che con forza
suggestiva intervengono nella coscienza. Ce ne possiamo fare
un'idea ricorrendo ad esempi di malattie mentali, di ispirazioni
creatrici, di conversioni religiose>(nota 3). |
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Dunque due
stravolgimenti psicologici attentano alla autenticità del Sé che
vuole emergere, due pericoli, due gravi ostacoli incombono sulla
strada della costruzione di noi che facciamo nel cammino della vita:
la posizione che occupiamo e rivestiamo nella società e nella
famiglia, non poche volte casualmente e non conformemente alle
nostre aspirazioni, con la quale rischiamo di identificarci o
finiamo con l'identificarci, con la quale gli altri ci identificano
e ci fanno identificare. Questa identificazione, se non corrisponde
al nostro intimo essere, non può non comportarci un disagio e un
dissidio interiori, un'insoddisfazione esistenziale e momenti di
crisi, nella migliore delle ipotesi; e, nella peggiore, una nevrosi:
perché in quella maschera, in quel ruolo non siamo e sentiamo di non
essere "noi stessi"; alla lunga e dopo fuggevoli soddisfazioni
ufficiali, ci sentiamo in uno stato di incomprensibile carenza di
qualcosa, tanto più forte quanto maggiore è la falsa identificazione
che abbiamo fatto. |
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Raoul
Hausmann "L'esprit de notre
temps" |
Odilon Radon "Il Ciclope" |
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L'altro
"nemico" e minaccia di stravolgimento in agguato - molto più
pericoloso, come dice Jung - è costituito da quelle immagini
dell'inconscio collettivo che trovano un aggancio e un riscontro in
noi, nei nostri "sentire" e che per questo ci affascinano; proprio
per questa risonanza e consonanza che hanno, esercitano una forte
suggestione su di noi, con il rischio che loro ci invadano e che noi
ne veniamo travolti. Se così fosse, noi costruiremmo queste immagini
e non noi stessi; non realizzeremmo il nostro Sé, la nostra
Individualità completi in tutta la ricchezza dei loro molteplici
aspetti e colori, ma uno stereotipo abnorme, un mascherone, un
manichino animato da quella immagine dell'inconscio collettivo.
Sarebbe quell'immagine a girare allucinata per il mondo - un orrendo
Golem, un Frankestein - e non Io. Ma non bisogna avere questa
paura. Il Sé è completezza, è tutto quello che noi siamo a
trecentosessanta gradi (1'<Uomo Rotondo> e, se facciamo
attenzione a tutto quello che ci viene dal profondo, riusciremo a
realizzarlo. Sentiamo ancora
Jung: |
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<L'individuazione è, in generale, il processo di
formazione e di caratterizzazione dei singoli individui e, in
particolare, lo sviluppo dell'individuo psicologico come essere
distinto dalla generalità e dalla psicologia collettiva.
L'individuazione è perciò un processo di differenziazione che ha per
meta lo sviluppo della personalità individuale. La necessità
dell'individuazione è una necessità naturale in quanto impedire
l'individuazione, mercé il tentativo di stabilire delle norme
ispirate prevalentemente o addirittura esclusivamente a criteri
collettivi, significa pregiudicare l'attività vitale dell'individuo.
L'individualità è però già data fisicamente e fisiologicamente e si
esprime analogamente anche nel suo aspetto psicologico. Ostacolare
in modo sostanziale l'individualità comporta perciò una deformazione
artificiosa. E' senz'altro chiaro che un gruppo sociale costituito
da individui deformi non può essere una istituzione sana e, a lungo
andare, vitale giacché soltanto la società che è in grado di serbare
la propria coesione interna e i propri valori collettivi insieme
alla massima, possibile libertà del singolo può contare su di una
vitalità duratura. Per il fatto stesso che l'individuo non è
soltanto un essere singolo ma presuppone anche dei rapporti
collettivi per poter esistere, il processo di individuazione non
porta all'isolamento bensì a una coesione collettiva più intensa e
più generale>. <L'individuazione ..... è separazione e
differenziazione dalla generalità, è sviluppo del particolare, non
però di una particolarità cercata bensì di una particolarità già a
priori fondata nella disposizione naturale (del singolo).
L'opposizione alle norme collettive è però solo apparente in quanto,
a ben guardare, il punto di vista individuale non è orientato in
senso opposto alle norme collettive ma solo in senso diverso>.
<Quanto più l'uomo è sottoposto a norme collettive, tanto
maggiore è la sua immoralità individuale. L'individuazione coincide
con l'evoluzione della coscienza dall'originario stato di
identità (nota 4); l'individuazione rappresenta quindi un ampliamento
della sfera della coscienza e della vita psicologica
cosciente>(nota
5) |
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Jolande Jacobi
dell'Istituto Jung di Zurigo, allieva e una delle principali
collaboratrici del Maestro, essa stessa psicoterapeuta, così parla,
a sua volta, della via di individuazione:
<La
totalità della personalità è raggiunta quando tutte le principali
coppie di contrasti sono relativamente differenziate, quando dunque
le due parti della psiche totale, la coscienza e l'inconscio, sono
collegate insieme in una vitale relazione. ... La totalità resta
sempre relativa e a noi resta per tutta la vita il compito di
continuare a lavorarvi. La.... piena realizzazione della totalità
del nostro essere è un ideale irraggiungibile. Ma
l'irraggiungibilità non è mai una ragione che militi contro un
ideale; perché gli ideali non sono che indicatori della via da
percorrere, e mai mete finali>. |
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Jolande Jacobi |
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<Studio
e realizzazione di sé stessi sono ... la premessa indispensabile per
l'assunzione di doveri superiori, non foss'altro che quello di
realizzare il senso della vita individuale nella forma migliore e
nella massima possibile ampiezza.... "Individuarsi" significa
diventare un essere singolo e - intendendo noi per "individualità"
la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare peculiarità
- significa diventare sé stessi, attuare il proprio Sé.
L'individuazione non equivale però all'individualismo nel senso
stretto ed egocentrico di questa parola, perché l'individuazione fa
dell'uomo quell'essere singolo che egli è. Per tal modo, egli non
diventa "egoista" ma realizza la sua peculiarità... La sua
conquistata totalità è, attraverso il conscio e l'inconscio, quale
essere singolo e essere collettivo, riferita alla totalità del
mondo. Ciò ... significa ... realizzare questa peculiarità, pur
coordinandola in un tutto>(nota
6). |
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L'individuazione come processo di crescita e
sviluppo
L'individuazione si attua attraverso modificazioni
interiori e uno sviluppo interiore che portano parti inconsce della
totalità psichica dell'individuo prima alla consapevolezza - previa
una loro maturazione, se grezze e poco abbozzate, come sono spesso -
quindi alla loro integrazione nel livello cosciente.
L'individuazione si presenta pertanto come un processo, un qualcosa
che va avanti, che si forma per tappe e che si sviluppa nel senso di
una crescita; crescita della psiche, perché di questa trattiamo.
Parliamo al riguardo di processo di individuazione.
Il corpo
si sviluppa con la crescita fisica e organica, dall'embrione al
neonato, al bambino, all'adolescente, all'uomo adulto; e tutto
questo avviene lungo lo schema proprio dell'organismo umano,
portandone le potenzialità all'attuazione: questo lo sappiamo tutti.
E sappiamo che anche la "mente" - intendo dire quella che conosciamo
e alla quale molti si fermano, pensano che non ci sia altro - si
sviluppa e amplia le proprie conoscenze e strategie \comportamentali
man mano che la persona crescendo prende contatto con la realtà e
l'ambiente e, in conseguenza, si integra e si adatta ad essi ed alla
società.
Ma non
tutti sanno che un processo di crescita analogo interessa anche
l'inconscio, ed è quello più importante; i suoi contenuti – che sono
dei dinamismi psichici e vogliono esprimersi - vengono portati al
livello cosciente e da sottostanti, latenti e embrionali che erano
diventano consapevoli e in atto anche in tale livello. Si amplia
così la complessiva individualità.
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Alfons Mucha "Figura in piedi"

Wassili Kandinsky "Coppia a
cavallo" |
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L'inconscio
non è fermo sulle esperienze infantili; non è vero che è fissato
unicamente su di esse, non si limita a rimuginare e a rigirarsi,
come un pollo allo spiedo, attorno a quei ricordi ma è in continua
evoluzione dinamica con tutte le sue potenzialità. Questa evoluzione
e l'attuazione di queste potenzialità costituiscono quel processo
(di individuazione) che porta, o tende il più possibile a portare,
alla formazione dell'individuo totale. L'ampliamento
dell'individualità che ne deriva è nel senso di una presa di
coscienza dei propri nuclei fondamentali costitutivi, già presenti e
posseduti ma, come si è detto, latenti e sconosciuti ovvero
vagamente e a malapena intuiti, che si dispiegano nella coscienza in
tutte le loro pieghe, implicanze e possibilità. Ma tale ampliamento
dell’individualità è anche nel senso di una acquisizione, dal mondo
psichico circostante e dall'inconscio collettivo, di altri nuclei
psichici complementari e di completamento di quelli già posseduti,
assimilandoli ai propri e riequilibrandone le eventuali punte
estremistiche. Si forma così quell'individuo completo e armonioso
che armonicamente si inserisce nell'universo, di cui
parlavamo. |
Marie Louise von Franz |
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Nel corso
della vita di un individuo assistiamo a questo suo sviluppo, che
avviene assolutamente non a caso o indifferentemente o per tentativi
a destra e a sinistra, avanti e indietro ma avviene lungo una
direttrice prefigurata e ben precisa, propria dell'individuo e in
lui - nel suo profondo - inscritta sin dall'origine. Che poi questa
direttrice venga fedelmente seguita e la meta dell'individuazione
sia raggiunta, questo è un'altra cosa e non sempre avviene. Vogliamo
solo dire che vi è questa direttrice di sviluppo; seguirla significa
trovare sé stessi, la serenità del proprio essere e l'armonia nel
Tutto. Scrive al riguardo Marie Louise von Franz, psicoterapeuta
e docente presso l'Istituto Jung di Zurigo, una delle più originali
interpreti del pensiero
junghiano |
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<Si
potrebbe esprimere immaginativamente questo concetto
(della totalità della
psiche, che si attua attraverso il processo di individuazione;
n.d.A.) nel modo
seguente: il seme del pino montano contiene, in forma latente, tutto
l'albero futuro; ma ogni seme cade, a suo tempo, in un luogo
particolare, caratterizzato da vari fattori speciali, come la
qualità della roccia e del terreno, la pendenza della zona, la
posizione rispetto al sole e ai venti. La totalità latente del pino
nel seme reagisce a queste circostanze rifuggendo dalla roccia e
tendendo verso il sole, in modo che si delinea chiaramente il futuro
sviluppo dell'albero. Così, lentamente, il singolo pino perviene
all'esistenza, soddisfacendo la pienezza della sua totalità, la sua
emersione al livello di realtà. Senza l'albero vivente, l'immagine
del pino è solo una possibilità, un'idea astratta. Analogamente la
realizzazione dell'unicità individuale nell'uomo è lo scopo del
processo di individuazione. Da un certo punto di vista, questo
processo si attua nell'uomo - e in ogni altro essere vivente -
autonomamente, nell'inconscio; è un processo tramite il quale l'uomo
porta a esistenza la propria innata natura umana. A rigore,
tuttavia, il processo di individuazione è reale solo se l'individuo
ne è consapevole e istituisce consapevolmente una relazione vitale
con esso. Non sappiamo se il pino sia consapevole della propria
crescita, se si rallegri o soffra delle varie vicende attraverso le
quali acquista la sua forma, ma l'uomo può certamente partecipare
consapevolmente al proprio sviluppo. Egli avverte anche che, di
tempo in tempo, con libere decisioni, può cooperare attivamente ad
esso. Una simile cooperazione pertiene al processo di individuazione
nel senso più stretto del termine>. (nota 7) |
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Risulta
chiaro, dunque, il concetto: vi è (anche nella psiche del singolo
individuo) un "seme" astratto, che è anche un "progetto di
individuo", anzi che è "quell'individuo" in nuce, quell'uomo o
quella donna nella loro unicità e specificità. Questo individuo si
sviluppa - è chiamato a svilupparsi - anche come realtà psichica,
secondo le sue linee individuali e personali. Se così non avviene,
egli si ritrova in una situazione di lotta interiore e di non
integrazione con sé stesso; ed è la nevrosi. Realizzandosi in modo
pieno - o sufficientemente pieno - trova invece, insieme a sé
stesso, l'armonia e la pace interiori. Questo processo di
maturazione avviene tutto nell'inconscio e da lì si riverbera nel
livello cosciente, dando quelle note di serenità, tranquillità, pace
oppure - se si svolge poco o male - ansia, insoddisfazione, senso di
mancanza di qualcosa. Sentiamo ancora la von
Franz: |
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Francis
Picabia "La musique est comme la
peinture" |
| <L'uomo
tuttavia ha una esperienza che non rientra nei limiti della nostra
metafora del pino. Il processo di individuazione è qualcosa di più
di un rapporto dialettico fra il germe innato della totalità e gli
eventi del mondo esteriore. L'esperienza soggettiva di esso ci
rivela che qualche forza sovrapersonale opera attivamente in modo
creativo. Si ha talvolta la sensazione precisa che l'inconscio
tracci la via da seguire secondo un disegno segreto. E' come se una
entità indeterminata ci guardasse, una entità che non possiamo
vedere ma che ci vede - forse il "grande uomo " (nota
8) che vive all'interno del
nostro cuore e che esprime le sue opinioni su di noi per il tramite
dei sogni> (nota 9).
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Il principio
finalistico del mondo dell'anima
Dalle parole sopra
riportate della von Franz deriviamo un altro principio fondamentale
e rivoluzionario, che è essenziale per ben comprendere quella che è
la via di individuazione e che ne regge il processo: il principio
del finalismo. La legge di causa ed effetto, che regge tutto il
mondo fisico, non trova applicazione nel mondo psichico, dove vigono
tutt'altri principi. Il più importante di questi è senz'altro quello
della sincronicità, di cui abbiamo già parlato in un articolo di
questo sito (nota
10), che regge
l'accadere e il venire in essere degli eventi (psichici); più
specificamente nel campo del processo di individuazione, di cui che
stiamo trattando, un finalismo è preposto allo sviluppo e alla
crescita psichici verso il conseguimento della Totalità e del Sé.
L'indirizzo di tale sviluppo, un suo cambiamento di direzione,
l'ampliamento chiarificativo di un nucleo psichico o l'acquisizione
di un nucleo nuovo, la crescita e la maturazione psicologica, ogni
passo in avanti su tale cammino, ogni tappa, insomma, del processo
di individuazione, tutto questo non avviene come effetto di una
causa precedente ma perché una causa finale - che è poi una "causa
iniziale", preposta all'individuo ed a lui connaturata sin
dall'inizio, come ha meglio precisato in una seduta una Entità
intervenuta su questo argomento - attrae a sé la "costruzione"
dell'individuo; c'è una meta da raggiungere, l'individuazione
appunto, ed è questa meta che "dall'alto" (per così dire) chiama
l'individuo a realizzarsi e a costruirsi secondo un certo modo, che
è il modo a lui specifico. "Dall'alto" non vuole dire "dal futuro",
questa causa finale non è nel momento conclusivo futuro
dell'individuo, perché il futuro fa parte del tempo e il tempo - che
è di questo mondo e della storia, anzi è la storia - non c'è nel
mondo metastorico dell'anima. "Dall'alto" vuol dire "dal di fuori",
da un'altra dimensione, collaterale a quella del tempo in cui vive
l'uomo concreto; vuol dire “dall’interiorità” e "dalla dimensione
collaterale dell'anima", dove c'è "l'idea" compiuta, la forma
completa in potenza, dove c'è il '`seme" (come nell'esempio, sopra
fatto dalla von Franz, del seme del pino) di quell'individuo. Nella
dimensione dell'anima c'è già - come costruzione astratta, come
"reticolo di cristallo" - tutto l'individuo; nella dimensione del
tempo, nel nostro mondo fisico e nel nostro tempo storico c'è questo
individuo concreto che "si viene costruendo" e che realizza sé
stesso secondo quel modello astratto. Il quale modello in potenza è
dunque quella "causa finale" di cui abbiamo parlato, che attira
l'individuo a formarsi in quel certo
modo.
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La "causa
finale" fu una grande intuizione di Aristotele ed è quella che fa si
che ogni essere si attui secondo il proprio fine, già insito nel suo
principio. Vi è una meta da raggiungere, la costruzione di
quell'essere, e questo fa sì che lo sviluppo e gli eventi
(costitutivi di quello sviluppo) si verifichino secondo la
direttrice e nell'indirizzo di quella meta, di quella specifica
costruzione. Nel mondo della materia un dato effetto si produce
perché vi è stata prima una (sua) causa efficiente, idonea a
determinarlo e che l'ha determinato. Nel mondo dell'anima, e nel
processo di individuazione in particolare, un dato sviluppo avviene
perché esso è iscritto ab initio nell'anima di quell'essere e perché
è questa la forma che egli è chiamato a realizzare. Così avviene il
processo di individuazione. |
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Gustave Moreau
"Apparizione" |
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Il conseguimento del Sé
Il processo di
individuazione, così finalisticamente improntato, ha per scopo la
realizzazione del Sé. Il Sé da conseguire, questo Sole in cui brilla
l'individuo totale, questa meta della via e del processo di
individuazione possiamo immaginarlo come un puzzle, composto di
tante caselle vuote da riempire e il cui disegno finale è un
mandala: il mandala dell'individuo nella sua completezza. Il
mandala, lo sappiamo, è un simbolo di centralità e la centralità,
nel nostro caso e nel processo di individuazione, è l'essere
(individuale) incentrato su sé stesso, l'essere che ha sé stesso -
che ha posto sé stesso - al centro della propria personalità; mentre
attorno, e in periferia, ruotano i nuclei di personalità secondari e
di raccordo con l'esterno, con le altre persone e con il restante
universo. Al centro pulsa il mandala, che vive sé stesso e il suo
rapporto armonico con il mondo. da questo Sole pulsante partono come
raggi pensieri e idee che lo collegano e lo integrano nell'universo,
che portano lui nell'universo e l'universo a lui. Abbiamo detto
"è come un puzzle". A mano a mano che l'individuo va avanti nella
vita e che vive la sua esperienza - quell'esperienza che si è
prefisso di condurre (per fare la quale è "sceso" sulla terra) e che
dunque è chiamato a condurre - a mano a mano che la elabora e che
riflette su di essa, questa elaborazione interiore si traduce in un
ampliamento della consapevolezza (di sé e dell'universo).
L'individuo acquista sempre più coscienza del proprio essere, "chi
è", e realizza l'essere sé stesso, la propria individualità. E così,
andando avanti in questo processo di individuazione, ecco che, una
dopo l'altra, le varie caselle del puzzle vengono riempite e il
disegno del (proprio) mandala si completa. Così l'individuo
realizza, anzi "diviene", sé
stesso. |
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La meta è
quindi portare a compimento questo puzzle, attuare e porre questo
mandala che è al centro ed è il centro della coscienza e della
consapevolezza, facendolo emergere dal profondo dove è in potenza ed
è sepolto come il seme nella terra. Ma il profondo e l'interiorità
sono "un'Altra Dimensione"; lì si trovano il seme, il disegno
astratto, la potenzialità che si vuole attuare; e sono la stessa
cosa della "causa finale" di cui abbiamo parlato. Da questa Altra
Dimensione, da questa interiorità, da questa anima (dove è il
"progetto" di individuo che si deve realizzare), l'individuo
concreto viene ad esistenza in questa dimensione, nel nostro mondo.
Quindi, dall'Altra Dimensione la "causa finale" – che poi è una
causa iniziale, come abbiamo detto - spinge per realizzarsi
concretamente nel mondo e nella dimensione del concreto. Questa è la
via di individuazione e così funziona il processo di individuazione.
Si conferma così quanto avevamo già detto, che la causa finale è
nell'Altra dimensione e che da lì spinge nel nostro mondo e
nell'animo dell'uomo. L'individuo dunque deve (è chiamato; ha
come compito) realizzare sé stesso e tutto sé stesso: non un'altra
cosa, non un'altra persona; non parzialmente sé stesso; non una
personalità che sia in parte sé stesso e in parte una distorsione
(la Persona, di cui dicevamo all’inizio) ma solo e totalmente sé
stesso. |
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Stella azzurra |
Wassili Kandinsky "Alcuni cerchi" |
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Naturalmente
questa è una meta ideale e non tutti - e forse ben pochi - la
raggiungono; di fatto in tutte le persone queste distorsioni, queste
parzialità e imperfezioni, queste diversità rispetto a quello che è
(dovrebbe essere) il proprio Sé individuale ci sono sempre o quasi
sempre. L'individuo in questo caso sarà incompleto, non è veramente
sé stesso, avverte dentro che gli manca qualcosa che non riesce ad
esprimere, si sente carente e di questa carenza porta il disagio e
la nevrosi. Tutto questo perché la meta non è stata raggiunta o
perché si è fatta una deviazione rispetto ad essa, vuoi per la
difficoltà del trovare sé stesso e della via di individuazione da
attuare, vuoi per la facilità di altre vie e scorciatoie che si
offrono ma che non sono le proprie. Ma anche in questi casi, il Sé
da attuare preme. Verranno allora - si offriranno;ovvero meglio il
Sé ancora disatteso si provocherà delle altre esperienze, che piano
piano rettificheranno il cammino che si percorre, che "faranno
aggiustare il tiro" (e la personalità). Sta all'individuo saperle
riconoscere e coglierle; e così, o prima o poi, la via di
individuazione verrà ad attuarsi
sempre. |
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Il cammino è dunque verso il raggiungimento di questa
splendida meta della propria completezza; nel profondo, nel crogiolo
e nel laboratorio dell'inconscio – non certo l’inconscio freudiano
ma quello Transpersonale - sotto una misteriosa guida che fa
fermentare le nostre possibilità e che ci fa accadere quegli eventi
che segnano la nostra vita, le esperienze maturano, portando a
frutto questo percorso verso l'individuazione. Nell'inconscio
(Transpersonale) si elabora tutto questo materiale esperienziale,
derivato dai vissuti livello cosciente, dai rapporti, dagli
accadimenti, dagli "incontri" e momenti importanti della vita (che
l’inconscio stesso si procura); da questi "incontri" e momenti di
vita non certo casuali l’inconscio estrae gli elementi essenziali e
significativi; questi significati risalgono e si riverberano a
livello cosciente ed entrano nella consapevolezza. Questa è la Via.
Così l'individuo comprende - può comprendere; è chiamato a
comprendere, ma non sempre questa luce si accende subito in lui -
quello che gli accade in tutta la sua ampiezza e significatività;
così l'individuo diviene adulto, gradino dopo gradino sale nella
consapevolezza, il processo (di individuazione) si compie e il Sé si
realizza.
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Individuazione e
reincarnazione Due sono dunque gli elementi fondamentali di
questo processo: la guida finalistica - la "causa finale", le
potenzialità che vogliono divenire in atto - e i "vissuti", le
esperienze della vita che facciamo. Sono questi ultimi che,
elaborati e compresi, ci fanno crescere. E, a questo punto,
inevitabilmente si pone il problema e insorge la domanda di tipo
reincarnazionista: questo processo di individuazione e la via di
individuazione avvengono e si completano (o non si completano;
perché può accadere anche questo) per intero durante la vita di una
persona, nell'arco della sua vita? O possono abbracciare più vite,
più cicli esistenziali? Il problema e la domanda possono essere
anche posti in quest'altro modo: cosa si intende per "individuo",
per individualità (che si realizza e completa con il processo di
individuazione)? Non potrebbe anche trattarsi di un Essere, di un
"macroprosopo" (un "grande uomo") che conduce diverse esistenze, più
di una vita, che porta a compimento il proprio cammino verso la
completezza attraverso una molteplicità di esperienze di vita? Non
potrebbe darsi che tutto quello che non matura, non si completa, si
distorce, le deviazioni e quanto rimane indietro in una vita venga
poi rettificato e portato a termine in una vita successiva, in una
successiva esperienza esistenziale (su questo mondo o in altre
dimensioni, non importa)? Accettando un tale punto di vista, sarebbe
da ritenere che la via di individuazione si realizza attraverso
successive esperienze di vita che consentono di avvicinarci sempre
di più al Sé da realizzare, che portano gradatamente all'Uomo
Rotondo, al mandala perfetto, di cui si è detto. Anche le presunte
fasi di stasi, quelli che possono sembrare dei passi indietro, in
effetti sarebbero allora tali solo in apparenza; tutte le esperienze
condotte sono necessarie, fanno parte del cammino e danno il loro
frutto; tutto concorre a formare l'individuo e a conseguire la
meta. |
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Così Jung
racconta di un suo sogno (come ha raccontato alla sua allieva Aniela
Jaffé e come questa riporta nella sua biografia): <Camminavo
per una piccola strada, attraverso un paesaggio collinoso; c'era il
sole... Giungevo a una piccola cappella, situata al margine della
strada. La porta era accostata e io entravo. Con mia sorpresa non
c'era sull'altare né un'immagine della Vergine né un Crocifisso ma
solo una meravigliosa composizione floreale. Poi vedevo sul
pavimento, davanti all'altare, ma rivolto verso di me, uno yogin
seduto nella posizione del loto, assorto in profonda concentrazione.
Quando lo guardavo più da vicino, mi rendevo conto che aveva la mia
stessa faccia, ed allora ero vinto dalla paura. Poi mi sono
svegliato ed ho pensato: "Ah! allora è lui quello che mi sta
meditando. Ha un sogno ed io sono quel sogno". Sapevo che quando si
fosse svegliato lui da quel sogno, io non sarei più esistito. ...
il mio Sé... come uno yogin, e medita la mia figura umana. Si
potrebbe anche dire: assume la figura umana per entrare nel mondo
tridimensionale... Nella forma terrena può fare esperienza nel mondo
tridimensionale e quindi compiere con maggiore coscienza un
ulteriore passo verso la realizzazione. La figura dello yogin allora
rappresenterebbe... la mia totalità inconscia prenatale... La
totalità inconscia, pertanto, mi sembra il vero "spiritus rector" di
tutti i fatti biologici e psichici. Essa aspira a una realizzazione
totale ...>(nota
11) |
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Meditazione
Aniela Jaffé |
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La via di
individuazione potrebbe dunque configurarsi (anche) come lo "yogin",
di cui parla Jung, che è dietro e oltre la singola vita
dell'uomo. Abbiamo più sopra parlato del mandala come simbolo del
Sé realizzato. Nella cultura e nella sapienza religiosa buddhista il
mandala spesso viene raffigurato con un Buddha centrale (ricordiamo
che Buddha vuol dire l'Illuminato) e, tutt'intorno a lui, a
raggiera, varie figure di divinità, demoni, uomini, esseri. Questi
mandala ci danno una stupenda rappresentazione plastica del sogno di
Jung, e forse ne sono la fonte di ispirazione. Le varie
raffigurazioni circostanti alla figura centrale dell'Illuminato sono
i diversi sogni-esperienze di vita attraverso cui egli giunge alla
realizzazione-illuminazione; il Buddha centrale è la Totalità che
compie il processo di individuazione (e si realizza) attraverso le
sue molte incarnazioni. |
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Il laboratorio
dell'inconscio Se la via dell'individuazione dovesse davvero
abbracciare più vite di un uomo, allora anche il processo di
individuazione verrebbe ad estendersi su più esistenze di vita.
Alcuni casi studiati presso i1 nostro Centro di ricerche psichiche
porterebbero a questa conclusione. Questo processo avviene tutto
nell'inconscio. Il livello cosciente e la vita o le vite condotte
servono per acquisire dati su cui riflettere (su cui “lo yogin”
riflette). Ma – salva questa riflessione dello yogin che, man mano
che comprende, procede verso l'illuminazione-buddhità – l’economia
di ogni vita e l’esperienza condotta dal singolo individuo che la
vive nella storia, al loro livello cosciente, sono a sé stanti ed
autonome, fondate sulla propria esperienza. Il processo di
individuazione procede nell’inconscio e da lì, ove necessario,
riverbera anche i propri effetti su ogni vita ma in modo appunto
inconscio (perché ho fatto questo? Perché “sento”
così?).
L'inconscio è
il laboratorio alchemico dove tutto questo avviene e sempre più si
rivela qualcosa di assai più grande di quanto ne dicano e di come lo
abbiano immaginato Freud e la psicoanalisi. L'inconscio è in
comunicazione con l'Infinito, con il Tutto ed è da questo suo essere
in contatto e in risonanza con la totalità dell'universo, da questa
sua immensa fonte di informazioni e di valutazioni che trae la sua
capacità e la sua funzione di laboratorio, ove le esperienze vengono
elaborate, divenendo per l'individuo motivo di consapevolezza e di
crescita. |
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L'inconscio
non è il Sé in potenza bensì lo è quel germe, di cui si è detto, che
è nell'inconscio; nell'inconscio c'è questo psicodinamismo che
spinge per attuarsi nel nostro mondo, a livello di coscienza e di
vita consapevole. Nell'inconscio c'è in potenza (come “seme” e
“germe”) quello che sarà l'individuo una volta attuatosi. Questo
è dunque il rapporto che c'è tra inconscio, Sé in potenza e Sé
individuo in atto: la culla e la Grande Madre è l'inconscio; il
Padre, potenzialità generativa, è il germe e l'individuo occulto, il
macroprosopo che "spinge" dall'Altra Dimensione; il Figlio è la
realizzazione di questo individuo nella nostra dimensione. Il
processo di individuazione è il Figlio che nasce nel mondo e diviene
sé stesso ed è anche il Padre che si fa Uomo; è il percorso
interiore attraverso cui tutto questo avviene, molte volte una Via
crucis e un Calvario. |
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Jackson Pollok "Croaking
Movement" |
Mandala
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Il Sé
germoglia dall'inconscio - dal buio dell'inconscio, dalla matrice
dell'inconscio, una matrice fervida e operosa, sempre in travaglio -
e poi splende in alto come il Sole della Totalità. Tutto questo
travaglio che partorisce l'individuo, questa via e processo di
individuazione è "l’Opus", è un'opera alchemica : trasforma la
materia grezza e bruta delle singole esperienze e dei singoli
vissuti, che sono il piombo, nell'oro spirituale del Sé realizzato;
trasfigura la vita inconsapevole in consapevolezza e illuminazione,
l'uomo mondano diviene uomo spirituale e raggiunge la buddhità. Ogni
cultura questo processo lo esprime a suo modo; ma in ogni cultura la
sostanza coincide. Noi diciamo “Io sono la Vita, la Verità e la
Vita. Chi crede in me non perirà” |
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Opus alchemico |
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Sé e individuo
sono, dl resto due facce di una medesima medaglia, in continua
interrelazione tra loro; dall'un lato della medaglia, quello oscuro
dell'inconscio, il germe del Sé alimenta - fa nascere e fa vivere -
l'individuo, che si completa e diviene sé stesso nel nostro mondo,
nel nostro lato della medaglia. L'uomo risulta così essere una
Realtà che esiste e vive contemporaneamente su due piani, quello
dell'inconscio e quello del cosciente, quello uranico e quello
mondano, nella dimensione delle Idee e dei progetti e in quella
delle realizzazioni concrete; in piena simbiosi tra loro. La nevrosi
e il disagio esistenziale vi sono quando le due facce non si
corrispondono, non comunicano, non si scambiano le energie, non
vivono in simbiosi. |
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Io sono la Via, La Verità, la Vita
Mandala cristiano |
| NOTE
(1) "Via di individuazione" e "Processo di
individuazione" fanno entrambi riferimento all'unico concetto di
Realizzazione del Sé. La "Via" (di individuazione) indica il cammino
che si compie e ci porta verso tale realizzazione. "Processo" (di
individuazione) si riferisce alla forma in cui avviene tale cammino,
che è costituita da una serie progressiva, concatenata e coordinata
di momenti dinamici della vita psichica di un individuo
(2) "Persona", dall'etimologia latina,
significa "maschera" ed è la maschera che si assume in relazione ai
ruoli svolti nella società e n famiglia
(3) C.G.Jung "L'Io e l'inconscio",
Boringhieri, Torino, 1975, p. 88
(4) L'identità di cui parla Jung è una
"identità psicologica" ed è un fenomeno dell'inconscio. Spiega,
sempre Jung, che essa è una caratteristica della mentalità primitiva
(la cosiddetta partecipation mystique di cui parla
l'antropologo Levi Strauss) ed è un residuo della primordiale
mancanza di distinzione fra soggetto e oggetto; essa è anche una
caratteristica dello stato mentale della prima infanzia mentre
nell'uomo adulto è una caratteristica dell'inconscio. E' chiaro,
quindi, che realizzare la propria individualità è tutto
l'opposto ed è uscire da questa identità primordiale
(5) C.G.Jung "Tipi
psicologici",Boringhieri, Torino, 1977, pp. 502-504
(6) J.Jacobi "La psicologia di
C.G.Jung", Boringhieri, Torino,1973, pp. 133-134
(7) M.L. von Franz "Il processo di
individuazione", in "L'uomo e i suoi simboli", TEADUE,
Milano, 1991, p. 148
(8)Il "grande uomo" di cui parlano gli indiani
Naskapi, di cui ai parlerà più avanti
(9) M.L. Von Franz Ibidem
p.148
(10) http://www.ricercapsichica.it/articoli/sincronicità.htm
(11) Aniela Jaffé "Ricordi, sogni,
riflessioni di C.G.Jung", B.U.R., Milano, 1881, pp. 380-382
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