DA LASSU’ QUALCUNO CI PARLA

        Masi  Felice

       Articolo  non  pubblicato  sulla  rivista
 

La transcomunicazione strumentale e, in particolare, psicofonia è il nuovo, grande mezzo con il quale possiamo comunicare con l’altra dimensione, quella della sopravvivenza. E da queste comunicazioni, dai messaggi che ci arrivano vediamo che uno straordinario mondo di luce, di gioia, di amore, di libertà ci attende nell’aldilà post mortem quando vi giungeremo. Per noi che crediamo in questi messaggi – non per una ingenua e cieca fede ma perché sono indubitabili nella loro straordinarietà – pian piano cessa ogni timore, ogni dubbio, ogni inquietudine su quello che sarà, su quello che aspetta nell’ignoto di quel domani, la paura di perdere la nostra presenza, di non esserci più … o di essere dove? come? E’ unna paura che riempie di angoscia la quasi universalità delle persone, che accompagna da sempre, ombra inesorabile, l’uomo; noi invece sappiamo che non è così, l’aldilà ci è a fianco, basta saperlo sentire, e ci rassicura.

        Henri Rousseau  "Il sogno"

 

Tra le più belle comunicazioni che abbiamo da “loro”, quelli che la vita dopo la morte l’hanno già scoperta, già la vivono, sappiamo che vi sono i canti e i cori. Alcuni, incredibili, straordinari eppure così veri, li abbiamo già riportati nel precedente articolo “Messaggi di gioia e di speranza nei canti e nei cori della psicofonia”. Altri li vogliamo riportare qui, per introdurre di questo nuovo articolo. E vediamo subito che uno di essi ci parla proprio di questa paura che c’era prima e che poi di là svanisce come nebbia al sole; sì, al sole e alla luce della nuova vita. Ascoltiamolo (per sentire la Voce o il Canto basta cliccare di lato sul riquadro marrone).

N.A. voce n.15

Questa prima Voce che presentiamo parla di me, MASI, il mio cognome. Loro mi conoscono molti bene e io ho tantissime Voci che mi chiamano, si riferiscono a me o parlano di me, chiamandomi per nome, FELICE, o per cognome, MASI. Questa prima Voce dice:       “ … (lingua straniera) …”Continua”    “Questo è il Masi”    “Il Masi come intende nostra dimensione  (lingua straniera) …   scritto avanti, real cosa

La seconda, quella sotto, riporta, per farla intendere meglio, la sola frase "Il Masi come intende nostra dimensione

   

 

 

CP 11                    Canto undicesimo

“Dorme: di paure qui compra nei capitoli; comprendi e salutan, qui morte.
Belle conquistare cos’è, guardale. Va e raccogli tu.
Di paure, comprendi, è la fine lì. Comprendi e salutano i morti.”
 

 

Commento. In questo canto, l’ignoto autore ci dice, dunque, che la persona che è morta, ora dorme, si deve riposare, deve riflettere e capire. Al momento di trapassare, e ancora nei primi momenti di tale trapasso e dove adesso si trova, era angosciato, pieno di timore, “ha comprato nei capitoli (nello stato d’animo) della paura”: paura della morte e dell’essere morto, paura dell’ignoto e di quello che ora ci sarà . Chi è che parla così? Comprendi e ti salutiamo, qui è la morte, noi del mondo della morte ti raccontiamo, ti spieghiamo queste cose: così ci viene detto a conclusione del primo verso.
Ma, subito dopo, lo Spirito, il Maestro che canta ci dice anche di comprendere che, se è vero, se è umano che ci sono queste paure, dopo però, lì da loro è la fine di tutte le paure. E aggiunge: guarda com’è bello conquistare questa certezza e questa verità; vai e raccogli (questa convinzione e nuova conoscenza). Per questo lì è la fine delle paure.
A conclusione del canto, il cantore, “i morti”, ci chiedono di comprendere tutto questo e ci salutano.

   

                     Arnold Boecklin   "L'isola dei morti"

CP 13                    Canto tredicesimo
Quest’altro canto si inizia con una prosa in una lingua straniera, probabilmente slava ma mista – come è tipico della psicofonia – con altri idomi, qui ci sono anche alcune parole in tedesco e inglesi; poi comincia il canto Anche questo per la prima metà circa è in lingua slava, che poi, d’un tratto, diventa italiano, chiarissimo, anche se per molte parole l’italiano, sotto l’aspetto grammaticale, è un po’ approssimativo e lascia a desiderare (“loro” fanno quello che possono). Comunque la canzone così cambiata è indubitabilmente sempre la stessa. perché identici sono la musica e il refrain. Ecco il testo della parte in italiano della canzone

Tanto giù non poté dirti si chiesi ciò

(la canzone torna a parlare in lingua straniera)
tutti i miei mattini andò (o “amò”) finché si sbagliò
Morte io so qua chi son dopo chi son chi …

(di nuovo riprende e finisce in lingua straniera).

 

 

Commento. L’ignoto cantore dice che a noi giù nella terra non può farci sapere troppe cose sul suo mondo, anche se glielo chiediamo, “non posso dirti tanto anche se hai chiesto ciò”. Però ci fa sapere che visse, “andò per tutti i suoi mattini terreni, che "amò tutte le sue giornate terrene finché si sbagliò" (sulla vera vita, credendo che quella terrena fosse la vera vita). Ma, aggiunge, "ora conosco la verità". Adesso lui sa chi è, sa che è questa la vita, “ora so chi sono dopo che sto qui”, da quando sto qui (in cielo).

 

      Arnold Boecklin   "La Pietà",  particolare

CP 16                    Canto sedicesimo
Infine – per ora, per questo articolo, altri ne metteremo in articoli futuri – quest’altro canto molto bello; un canto potente, solenne, stupendo, che sa d’infinito, come se venisse dal più profondo dell’universo (e così è), un mondo lontanissimo di cui sentiamo l’eco e la sonorità. Le parole del canto sono piene di mistero sacro; e così pure quelle in prosa finali.

“Ooo vivono .........
         nella gloriaaaa ........…
        alla gloriaaaa .........…
     alla gloriaaa ........…
 alla vita noi .......”

 

 

 

Commento.  Ma queste parole certo non rendono, bisogna sentirlo il canto.
Seguono, dopo il canto, alcune parole in prosa, lontanissime, appena percettibili “Il mago ti ama tanto” “Le nostre forze del mago supremo fai da cuffia” “Senti Valentino il programma” “In alto cuordinario si scambia” “Informazioni al meglio sul tema” “Questa è la terra del Signore”.
Anche durante e sotto il canto ci sono parole e discorsi, con lo stesso timbro di voce di quelle suddette finali e appena percettibili. Però non si comprendono perché sono sovrastati dalla musica.
Sentito il canto all’incontrario, la musica diventa come una musica da pianoforte.
 

 

Beato Angelico  "Giudizio universale",  particolare 

 

Le “Voci”, pur dalla loro lontananza dimensionale, quando vogliono essere in contatto con noi possono vederci, ci sono a fianco, sanno quello che facciamo. Ci mandano le loro parole, i consigli, le rassicurazioni, le notizie sul loro mondo e sulla loro esistenza. Insomma, condividono con noi il comune rapporto che ci unisce ad essi.
In questo primo messaggio che riportiamo, esse fanno riferimento ai canti che ci inviano (perciò abbiamo iniziato questo articolo con dei canti) e ridicono che dobbiamo meritarci, essere grati per gli straordinari canti che ci vengono inviati dal loro mondo. Interviene un’altra Entità che ci invita all’ascolto ovvero ci dice di essere con noi in un punto di comune ascolto. Poi un’altra Voce parla in francese – e questo plurilinguismo è tipico e ci conferma che l’evento è paranormale – e ci invita ad ascoltare il servizio inviatoci da una persona che è ben viva. L’ultima frase, pur chiara nella pronuncia, è meno comprensibile come significato; proviamo a interpretarla. Il prefisso “tele” fa riferimento alla distanza (da cui parla la Voce). La seconda parte della parola (“commerciobile”) potrebbe significare che lui è abile in questo commercio (=rapporto, scambio) intrattenuto da lontano, “tele”. Dunque dice che con queste Voci possiamo scambiarci e intrattenere un rapporto da lontano.
Faccio notare come le voci psicofoniche sono sintetiche eppure altamente espressive in questa loro sinteticità. Quante più parole occorrono a noi per dire le stesse cose!

VP1      

 “Meritate il nostro beato lirico”. “ Ascolto”. “Ecoutez le service reporté   del   vivifico”, “Telecommerciobile me”.

 

 

Arazzo  bizantino

VP 2 bis
Un’altra Voce dice: “Vita solo de testa. Piero, Piero si raccoglie. Vita degna. Se coglie, è piena”.
 

 

 

Commento  Qui il significato è del tutto chiaro. Parla un disincarnato che dice di chiamarsi “Piero”, dice che lì da “loro” non c’è il corpo, la vita è solo “di testa”, cioè mentale, di pensiero, il “pensare” è il loro essere e la loro esistenza: E dice che per parlare, per comunicare come sta facendo, lui “si raccoglie”, cioè si concentra in sé.
Interviene un altro disincarnato e aggiunge che la loro è una vita degna (di questo nome, di essere vissuta). Un altro, a sua volta, dice che questa loro è una vita completa e “loro” ne sentono (“si coglie”) la pienezza.

 

Henri Rousseau  "L'incantatrice"

VP 7 bis
E’ un misto di tedesco – che è la lingua di base, quella della trasmissione radio normale, registra-ta col radioregistratore, con alcune modifiche psicofoniche qua e là – e di italiano, latino e france-se, che sono invece tutte modificazioni paranormali.

Uno de terra dite me gabite? Uno est in tode, capite? Und questa ombra è stata l’année deprès près chi è in studio, diken” (prosegue in tedesco)

 

 

 

Commento.  La Voce si rivolge a quell’abitante della terra che sta in ascolto chiedendogli di capirlo (per quello che sta per dirgli). Di sé dice di essere uno che è nella morte (tedesco, “in tode”); e (“und”, tedesco) che lui, che ora è un’ombra, l’anno precedente è stato vicino (francese) a colui che ora sta nello studio (e lo sta ascoltando, sta registrando). L’ultima parola suona come è stata trascritta (“diken”) ma non se ne capisce il significato, perché la registrazione continua in tedesco.

 

 

 

Carlo Carrà  "Natura morta metafisica"

 Voce 12    (la lingua di fondo è il tedesco).
Inizia con una musica, sotto la quale ci sono le parole “Concentra unità”. Poi viene la Voce vera e propria, che dice: “E qui parla, stupendo”. “Qui sopra”. Continua quindi in tedesco, con le parole “In der gut” (“nel bene”), “bei D.D.R” (“presso la D.D.R,”).

 

 

 

 

Commento.  La Voce si è accorta che può parlare con la terra e dice che questa è una cosa stupenda. Aggiunge che nel luogo in alto dove ora sta (“qui sopra”) lui si trova nel bene (“in der gut”). Seguono le parole “bei in D.D.R.”, “presso la repubblica democratica tedesca” (la registrazione risale ad allora), che possono far parte della trasmissione normale.

 

 

 

 

Caspar David Friedrich  "Le età della vita",  particolare

Voce 13
“Va a finir, mordi (morti?) da te”. “T’amo, eh”. “Damini Jonhny Fox” (?).
”Accun (alcuni?) amano di te”. “Amar morti lì”. “Pax”. “Ultimi”. “Amare i morti”. “Tu abiti con” “Morto abiti voce”. “Amano te”. “Aman tutti chilò”.

 

 

 

 

Commento.  In questo contatto sembra quasi che si sia formato un “canale”, nel quale più Voci intervengono per parlare e tornare a farsi sentire sulla terra. Soprattutto dicono di volerci bene, di amarci e, a loro volta, ci chiedono di amarli. Notevole come espressione e significatività è quella che dice “Morto abiti voce”, cioè che dentro la Voce c’è un morto, questo è il suo nuovo vestito, il suo modo ora di presentarsi.

 

Caspar David Friedrich  "Le bianche scogliere di Ruegen"

VP 22 ter

“Espor problem. Resteranno bambini propria nave, sarete persuasi. Espor prove, fac-cio vedere le stelle perciò problemi non ci sono. Odo il cuore, se mi concedi il fiore il cuore con-verge, lolo, sul luogo con te”.

 

 

Commento.   La Voce che qui parla, forse una Guida, dice che ci esporrà un problema (cioè un problema di studio). Dice che verranno dei bambini a parlarci e così noi resteremo persuasi. Ci esporrà delle prove, ci farà veder le cose del cielo, di lassù in alto (“le stelle”), perciò non ci saranno più problemi per noi di convincerci.
Perché fa questo? Perché sente il nostro “cuore”, il nostro desiderio amoroso di contattarli e allora, se noi gli concediamo “il fiore”, la nostra migliore attenzione (se il “fiore” del nostro cuore e della nostra consapevolezza è rivolta a loro), anche il loro cuore converge sul luogo del nostro,, entriamo in sintonia e così possiamo sentirci
Questa Voce è interessante, ai fini teorici, anche per la parola usata “nave”. È stata usata da “loro” anche altre volte per indicare il mezzo o il modo del loro scendere da noi con la psi-cofonia. Dunque “Resteranno bambini propria nave, sarete persuasi” vuol dire che con la psicofonia verranno dei bambini e così resteremo persuasi. Infatti, in quella stessa seduta sperimentale, dopo questa Voce venne subito quella riportata qui di seguito (22 quater) e con essa vennero a parlare proprio dei bambini.

 

Henri Rousseau  "Veduta del ponte di Sèvres"

VP 22 quater   (seguito di VP 22)
(inizia con una musica, poi c’è una voce di bambino) “Hai Spiriti (oppure: "Bambini"). Si. Dopo aver saputo che mi chiami nel dovuto. Ho finito. Basta lì. Ho i sogni. Noi riesci mi (?)”
(interviene un altro bambino, che parla prima in una lingua che sembra russo, che poi diviene in italiano) “..... Guardami, guardami; e insomma lo vuoi dirmi chi è lì?”

 

 

 

 

Commento. Con questa Voce parlano i bambini preannunciati nella voce precedente. La lingua di base, quella della trasmissione radio registrata, era un idioma tipo russo; si sente dal timbro della voce e da alcune parole. Il primo bambino dice che loro che parlano sono Spiriti e che sono venuti quando hanno capito che li abbiamo chiamati nel modo dovuto, nel modo idoneo a farli venire. Anche questa è una spiegazione teorica e, dopo che ce l’ha data, “il bambino”, lo Spirito dice, “ho finito, basta così”. Aggiunge che ha dei sogni, ha delle visoni, la sua è una vita di sogno e visionaria.
Interviene un secondo “bambino” che, rivolto al primo, gli chiede guardarlo (di prestar-gli attenzione) e di dirgli con chi sta parlando (evidentemente questo secondo bambino non sente, non è in sintonia con questo contatto psicofonico)..

 

 

Henri Rousseau  "Plenilunio"

Terminiamo qui, con queste ultime Voci di bambini. Ma torneremo sull'argomento, in un prossimo articolo, con altri Canti e Voci psicofoniche; ce ne sono di veramente straordinari che i nostri amici dell'aldilà ci hanno mandato e meritano veramente di essere ascoltati. A presto.

 

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