|
DA LASSU’ QUALCUNO
CI PARLA |
|
Masi Felice |
Articolo
non pubblicato sulla
rivista |
|
La transcomunicazione strumentale e, in
particolare, psicofonia è il nuovo, grande mezzo con il quale
possiamo comunicare con l’altra dimensione, quella della
sopravvivenza. E da queste comunicazioni, dai messaggi che ci
arrivano vediamo che uno straordinario mondo di luce, di gioia, di
amore, di libertà ci attende nell’aldilà post mortem quando vi
giungeremo. Per noi che crediamo in questi messaggi – non per una
ingenua e cieca fede ma perché sono indubitabili nella loro
straordinarietà – pian piano cessa ogni timore, ogni dubbio, ogni
inquietudine su quello che sarà, su quello che aspetta nell’ignoto
di quel domani, la paura di perdere la nostra presenza, di non
esserci più … o di essere dove? come? E’ unna paura che riempie di
angoscia la quasi universalità delle persone, che accompagna da
sempre, ombra inesorabile, l’uomo; noi invece sappiamo che non è
così, l’aldilà ci è a fianco, basta saperlo sentire, e ci
rassicura. |
Henri
Rousseau "Il sogno" |
|
Tra le più belle comunicazioni che abbiamo da
“loro”, quelli che la vita dopo la morte l’hanno già scoperta, già
la vivono, sappiamo che vi sono i canti e i cori. Alcuni,
incredibili, straordinari eppure così veri, li abbiamo già riportati
nel precedente articolo “Messaggi di gioia e di speranza nei canti e
nei cori della psicofonia”. Altri li vogliamo riportare qui, per
introdurre di questo nuovo articolo. E vediamo subito che uno di
essi ci parla proprio di questa paura che c’era prima e che poi di
là svanisce come nebbia al sole; sì, al sole e alla luce della nuova
vita. Ascoltiamolo. |
CP
11
Canto undicesimo
“Dorme: di paure qui compra nei capitoli; comprendi e
salutan, qui morte. Belle conquistare cos’è, guardale. Va e
raccogli tu. Di paure, comprendi, è la fine lì. Comprendi e
salutano i morti.” |
|
|
|
Commento. In questo canto, l’ignoto autore
ci dice, dunque, che la persona che è morta, ora dorme, si deve
riposare, deve riflettere e capire. Al momento di trapassare, e
ancora nei primi momenti di tale trapasso e dove adesso si trova,
era angosciato, pieno di timore, “ha comprato nei capitoli (nello
stato d’animo) della paura”: paura della morte e dell’essere morto,
paura dell’ignoto e di quello che ora ci sarà . Chi è che parla
così? Comprendi e ti salutiamo, qui è la morte, noi del mondo della
morte ti raccontiamo, ti spieghiamo queste cose: così ci viene detto
a conclusione del primo verso. Ma, subito dopo, lo Spirito, il
Maestro che canta ci dice anche di comprendere che, se è vero, se è
umano che ci sono queste paure, dopo però, lì da loro è la fine di
tutte le paure. E aggiunge: guarda com’è bello conquistare questa
certezza e questa verità; vai e raccogli (questa convinzione e nuova
conoscenza). Per questo lì è la fine delle paure. A conclusione
del canto, il cantore, “i morti”, ci chiedono di comprendere tutto
questo e ci salutano. |
|

Arnold Boecklin "L'isola dei
morti" |
|
CP
13
Canto tredicesimo Quest’altro canto si inizia con una
prosa in una lingua straniera, probabilmente slava ma mista – come è
tipico della psicofonia – con altri idomi, qui ci sono anche alcune
parole in tedesco e inglesi; poi comincia il canto Anche questo per
la prima metà circa è in lingua slava, che poi, d’un tratto, diventa
italiano, chiarissimo, anche se per molte parole l’italiano, sotto
l’aspetto grammaticale, è un po’ approssimativo e lascia a
desiderare (“loro” fanno quello che possono). Comunque la canzone
così cambiata è indubitabilmente sempre la stessa. perché identici
sono la musica e il refrain. Ecco il testo della parte in italiano
della canzone |
|
“Tanto giù non poté dirti si chiesi
ciò …
(la canzone torna a parlare in lingua
straniera) tutti i miei mattini andò (o “amò”)
finché si sbagliò Morte io so qua chi son dopo chi son
chi …
(di nuovo riprende e finisce in lingua
straniera). |
|
|
|
Commento. L’ignoto cantore dice che a noi
giù nella terra non può farci sapere troppe cose sul suo mondo,
anche se glielo chiediamo, “non posso dirti tanto anche se hai
chiesto ciò”. Però ci fa sapere che visse, “andò per tutti i suoi
mattini terreni, che "amò tutte le sue giornate terrene finché si
sbagliò" (sulla vera vita, credendo che quella terrena fosse la vera
vita). Ma, aggiunge, "ora conosco la verità". Adesso lui sa chi è,
sa che è questa la vita, “ora so chi sono dopo che sto qui”, da
quando sto qui (in cielo). |
|
Arnold Boecklin
"La Pietà", particolare |
CP
16
Canto sedicesimo Infine – per ora, per questo
articolo, altri ne metteremo in articoli futuri – quest’altro canto
molto bello; un canto potente, solenne, stupendo, che sa d’infinito,
come se venisse dal più profondo dell’universo (e così è), un mondo
lontanissimo di cui sentiamo l’eco e la sonorità. Le parole del
canto sono piene di mistero sacro; e così pure quelle in prosa
finali. |
|
“Ooo vivono
......... nella
gloriaaaa ........…
alla gloriaaaa .........… alla gloriaaa
........… alla vita noi .......” |
|
|
|
Commento. Ma queste parole certo non
rendono, bisogna sentirlo il canto. Seguono, dopo il canto,
alcune parole in prosa, lontanissime, appena percettibili “Il mago
ti ama tanto” “Le nostre forze del mago supremo fai da cuffia”
“Senti Valentino il programma” “In alto cuordinario si scambia”
“Informazioni al meglio sul tema” “Questa è la terra del
Signore”. Anche durante e sotto il canto ci sono parole e
discorsi, con lo stesso timbro di voce di quelle suddette finali e
appena percettibili. Però non si comprendono perché sono sovrastati
dalla musica. Sentito il canto all’incontrario, la musica diventa
come una musica da pianoforte. |
|
Beato
Angelico "Giudizio universale", particolare
|
|
Le “Voci”, pur dalla loro lontananza
dimensionale, quando vogliono essere in contatto con noi possono
vederci, ci sono a fianco, sanno quello che facciamo. Ci mandano le
loro parole, i consigli, le rassicurazioni, le notizie sul loro
mondo e sulla loro esistenza. Insomma, condividono con noi il comune
rapporto che ci unisce ad essi. In questo primo messaggio che
riportiamo, esse fanno riferimento ai canti che ci inviano (perciò
abbiamo iniziato questo articolo con dei canti) e ridicono che
dobbiamo meritarci, essere grati per gli straordinari canti che ci
vengono inviati dal loro mondo. Interviene un’altra Entità che ci
invita all’ascolto ovvero ci dice di essere con noi in un punto di
comune ascolto. Poi un’altra Voce parla in francese – e questo
plurilinguismo è tipico e ci conferma che l’evento è paranormale – e
ci invita ad ascoltare il servizio inviatoci da una persona che è
ben viva. L’ultima frase, pur chiara nella pronuncia, è meno
comprensibile come significato; proviamo a interpretarla. Il
prefisso “tele” fa riferimento alla distanza (da cui parla la Voce).
La seconda parte della parola (“commerciobile”) potrebbe significare
che lui è abile in questo commercio (=rapporto, scambio)
intrattenuto da lontano, “tele”. Dunque dice che con queste Voci
possiamo scambiarci e intrattenere un rapporto da lontano. Faccio
notare come le voci psicofoniche sono sintetiche eppure altamente
espressive in questa loro sinteticità. Quante più parole occorrono a
noi per dire le stesse cose! |
| VP1
“Meritate il nostro
beato lirico”. “ Ascolto”. “Ecoutez le service reporté
del vivifico”, “Telecommerciobile me”. |
|
|
Arazzo bizantino |
VP 2 bis
Un’altra Voce dice: “Vita solo de testa. Piero,
Piero si raccoglie. Vita degna. Se coglie, è piena”. |
|
|
|
Commento Qui il significato è del
tutto chiaro. Parla un disincarnato che dice di chiamarsi “Piero”,
dice che lì da “loro” non c’è il corpo, la vita è solo “di testa”,
cioè mentale, di pensiero, il “pensare” è il loro essere e la loro
esistenza: E dice che per parlare, per comunicare come sta facendo,
lui “si raccoglie”, cioè si concentra in sé. Interviene un altro
disincarnato e aggiunge che la loro è una vita degna (di questo
nome, di essere vissuta). Un altro, a sua volta, dice che questa
loro è una vita completa e “loro” ne sentono (“si coglie”) la
pienezza. |
|
Henri Rousseau
"L'incantatrice" |
|
VP 7 bis E’ un misto
di tedesco – che è la lingua di base, quella della trasmissione
radio normale, registra-ta col radioregistratore, con alcune
modifiche psicofoniche qua e là – e di italiano, latino e france-se,
che sono invece tutte modificazioni paranormali.
“Uno de terra dite me gabite? Uno est in tode, capite? Und
questa ombra è stata l’année deprès près chi è in studio, diken”
(prosegue in tedesco) |
|
|
|
Commento. La Voce si rivolge a
quell’abitante della terra che sta in ascolto chiedendogli di
capirlo (per quello che sta per dirgli). Di sé dice di essere uno
che è nella morte (tedesco, “in tode”); e (“und”, tedesco) che lui,
che ora è un’ombra, l’anno precedente è stato vicino (francese) a
colui che ora sta nello studio (e lo sta ascoltando, sta
registrando). L’ultima parola suona come è stata trascritta
(“diken”) ma non se ne capisce il significato, perché la
registrazione continua in tedesco.
|
|
Carlo
Carrà "Natura morta
metafisica" |
|
Voce 12
(la lingua di fondo è il tedesco). Inizia con una
musica, sotto la quale ci sono le parole “Concentra
unità”. Poi viene la Voce vera e propria, che dice:
“E qui parla, stupendo”. “Qui sopra”.
Continua quindi in tedesco, con le parole “In der
gut” (“nel bene”), “bei D.D.R” (“presso la
D.D.R,”). |
|
|
|
Commento. La Voce si è accorta che può
parlare con la terra e dice che questa è una cosa stupenda. Aggiunge
che nel luogo in alto dove ora sta (“qui sopra”) lui si trova nel
bene (“in der gut”). Seguono le parole “bei in D.D.R.”, “presso la
repubblica democratica tedesca” (la registrazione risale ad allora),
che possono far parte della trasmissione normale.
|
|
Caspar David Friedrich "Le età della vita",
particolare |
|
Voce 13 “Va a finir, mordi (morti?) da te”. “T’amo, eh”. “Damini
Jonhny Fox” (?). ”Accun (alcuni?) amano di te”. “Amar morti lì”.
“Pax”. “Ultimi”. “Amare i morti”. “Tu abiti con” “Morto abiti voce”.
“Amano te”. “Aman tutti chilò”. |
|
|
|
Commento. In questo contatto sembra
quasi che si sia formato un “canale”, nel quale più Voci
intervengono per parlare e tornare a farsi sentire sulla terra.
Soprattutto dicono di volerci bene, di amarci e, a loro volta, ci
chiedono di amarli. Notevole come espressione e significatività è
quella che dice “Morto abiti voce”, cioè che dentro la Voce c’è un
morto, questo è il suo nuovo vestito, il suo modo ora di
presentarsi. |
|
Caspar David Friedrich "Le bianche scogliere di
Ruegen" |
| VP 22 ter
“Espor problem.
Resteranno bambini propria nave, sarete persuasi. Espor prove,
fac-cio vedere le stelle perciò problemi non ci sono. Odo il cuore,
se mi concedi il fiore il cuore con-verge, lolo, sul luogo con
te”. |
|
|
|
Commento. La Voce che qui parla,
forse una Guida, dice che ci esporrà un problema (cioè un problema
di studio). Dice che verranno dei bambini a parlarci e così noi
resteremo persuasi. Ci esporrà delle prove, ci farà veder le cose
del cielo, di lassù in alto (“le stelle”), perciò non ci saranno più
problemi per noi di convincerci. Perché fa questo? Perché sente
il nostro “cuore”, il nostro desiderio amoroso di contattarli e
allora, se noi gli concediamo “il fiore”, la nostra migliore
attenzione (se il “fiore” del nostro cuore e della nostra
consapevolezza è rivolta a loro), anche il loro cuore converge sul
luogo del nostro,, entriamo in sintonia e così possiamo sentirci
Questa Voce è interessante, ai fini teorici, anche per la parola
usata “nave”. È stata usata da “loro” anche altre volte per indicare
il mezzo o il modo del loro scendere da noi con la psi-cofonia.
Dunque “Resteranno bambini propria nave, sarete persuasi” vuol dire
che con la psicofonia verranno dei bambini e così resteremo
persuasi. Infatti, in quella stessa seduta sperimentale, dopo questa
Voce venne subito quella riportata qui di seguito (22 quater) e con
essa vennero a parlare proprio dei bambini. |
|
Henri Rousseau "Veduta del ponte di
Sèvres" |
|
VP 22 quater
(seguito di VP 22) (inizia con una musica, poi
c’è una voce di bambino) “Hai Spiriti (oppure:
"Bambini"). Si. Dopo aver
saputo che mi chiami nel dovuto. Ho finito. Basta lì. Ho i sogni.
Noi riesci mi (?)” (interviene un altro bambino, che
parla prima in una lingua che sembra russo, che poi diviene in
italiano) “..... Guardami, guardami; e insomma lo
vuoi dirmi chi è lì?” |
|
|
|
Commento. Con questa Voce parlano i bambini
preannunciati nella voce precedente. La lingua di base, quella della
trasmissione radio registrata, era un idioma tipo russo; si sente
dal timbro della voce e da alcune parole. Il primo bambino dice che
loro che parlano sono Spiriti e che sono venuti quando hanno capito
che li abbiamo chiamati nel modo dovuto, nel modo idoneo a farli
venire. Anche questa è una spiegazione teorica e, dopo che ce l’ha
data, “il bambino”, lo Spirito dice, “ho finito, basta così”.
Aggiunge che ha dei sogni, ha delle visoni, la sua è una vita di
sogno e visionaria. Interviene un secondo “bambino” che, rivolto
al primo, gli chiede guardarlo (di prestar-gli attenzione) e di
dirgli con chi sta parlando (evidentemente questo secondo bambino
non sente, non è in sintonia con questo contatto psicofonico)..
|
|
Henri Rousseau
"Plenilunio" |
| Terminiamo qui, con queste ultime Voci di bambini. Ma
torneremo sull'argomento, in un prossimo articolo, con altri Canti e
Voci psicofoniche; ce ne sono di veramente straordinari che i nostri
amici dell'aldilà ci hanno mandato e meritano veramente di essere
ascoltati. A presto.
|
|
© COPYRIGHT 2006
Tutti i diritti riservati
RICERCA PSICHICA & FELICE
mASI |
|