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André Vauchez
Santi, profeti e visionari
Il Mulino, Bologna, 2000

pp. 272, € 19,63
 

 

Nell’esperienza religiosa del medioevo il Soprannaturale ha avuto un ruolo di primo piano. Per lo storico non si tratta di affrontare questo aspetto della religiosità nei suoi tratti della fede - o credulità, che dir si voglia, a seconda della visuale ideologica .- ma secondo una prospettiva antropologica, così da mettere in luce la funzione di questa esperienza. E’ proprio quello che fa l’autore di questo libro, attraverso una disamina ampia e approfondita del misticismo e dell’apertura al trascendente di quell’epoca e dei personaggi che ne furono i protagonisti. Ben organizzato ne risulta anche il piano il lavoro, che viene impostato attorno ai temi della santità, dei miracoli e dei prodigi, delle profezie e delle visioni, della difficile convivenza fra il soprannaturale e le istituzioni, sia pubbliche che ufficiali ecclesiastiche.
L’autore mette al centro della sua indagine proprio la dialettica intercorsa per tutto il medioevo da un lato tra la religiosità profonda e ispirata, che viene dal popolo e dall’uomo comune, laico o ecclesiastico, dunque “dal basso” – un “basso” che, in realtà, è un “Alto”, perché da questo è ispirato - e che si esprime attraverso una adesione diretta alle diverse forme di presenza nel mondo e nell’uomo del soprannaturale; e, dall’altro, gli organismi ufficiali ecclesiastici e laici, che cercavano di disciplinarle dall’alto - un alto che invece è un “basso” – e di sottometterle alle proprie regole e ordine. Il che è anche un aspetto – quando avviene non per finalità di potere ma in buona fede; il che purtroppo non è spesso – dell’eterna competizione e dell’eterno contrasto che vi è tra il razionale e “l’irrazionale” (che poi non è arazionalità, assenza di razionalità, ma è un’altra forma di razionalità, una razionalità che risponde a principi, a modi di sentire, a necessità interiori diversi), che entrambi albergano nell’animo dell’uomo e se ne contendono la prevalenza. Jung e la sua tematica su i “tipi psicologici” insegnano.
Ma, come detto, molte volte quello che si gioca intorno al soprannaturale e alle diverse figure che vi sono coinvolte – monaci, profeti, mistici, eremiti, ispirati vari – non è altro che una problematica di potere, che vede opposti il carisma primigenio e forse ingenuo di costoro di fronte a istituzioni dogmatiche e sopraffacenti.
Il libro che viene qui presentato appare particolarmente congeniale alla nostra rivista, che si è occupata spesso di importanti figure del misticismo medievale – Ildegarda di Bingen, Elisabet-ta di Turingia, Gertrude la Grande, le Sante Vive. Sarà dunque ben accolto da quei nostri lettori che hanno apprezzato quegli scritti che abbiamo già proposto su questa tematica.

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