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Nell’esperienza religiosa del medioevo il
Soprannaturale ha avuto un ruolo di primo piano. Per lo storico non
si tratta di affrontare questo aspetto della religiosità nei suoi
tratti della fede - o credulità, che dir si voglia, a seconda della
visuale ideologica .- ma secondo una prospettiva antropologica, così
da mettere in luce la funzione di questa esperienza. E’ proprio
quello che fa l’autore di questo libro, attraverso una disamina
ampia e approfondita del misticismo e dell’apertura al trascendente
di quell’epoca e dei personaggi che ne furono i protagonisti. Ben
organizzato ne risulta anche il piano il lavoro, che viene impostato
attorno ai temi della santità, dei miracoli e dei prodigi, delle
profezie e delle visioni, della difficile convivenza fra il
soprannaturale e le istituzioni, sia pubbliche che ufficiali
ecclesiastiche. L’autore mette al centro della sua indagine
proprio la dialettica intercorsa per tutto il medioevo da un lato
tra la religiosità profonda e ispirata, che viene dal popolo e
dall’uomo comune, laico o ecclesiastico, dunque “dal basso” – un
“basso” che, in realtà, è un “Alto”, perché da questo è ispirato - e
che si esprime attraverso una adesione diretta alle diverse forme di
presenza nel mondo e nell’uomo del soprannaturale; e, dall’altro,
gli organismi ufficiali ecclesiastici e laici, che cercavano di
disciplinarle dall’alto - un alto che invece è un “basso” – e di
sottometterle alle proprie regole e ordine. Il che è anche un
aspetto – quando avviene non per finalità di potere ma in buona
fede; il che purtroppo non è spesso – dell’eterna competizione e
dell’eterno contrasto che vi è tra il razionale e “l’irrazionale”
(che poi non è arazionalità, assenza di razionalità, ma è un’altra
forma di razionalità, una razionalità che risponde a principi, a
modi di sentire, a necessità interiori diversi), che entrambi
albergano nell’animo dell’uomo e se ne contendono la prevalenza.
Jung e la sua tematica su i “tipi psicologici” insegnano. Ma,
come detto, molte volte quello che si gioca intorno al
soprannaturale e alle diverse figure che vi sono coinvolte – monaci,
profeti, mistici, eremiti, ispirati vari – non è altro che una
problematica di potere, che vede opposti il carisma primigenio e
forse ingenuo di costoro di fronte a istituzioni dogmatiche e
sopraffacenti. Il libro che viene qui presentato appare
particolarmente congeniale alla nostra rivista, che si è occupata
spesso di importanti figure del misticismo medievale – Ildegarda di
Bingen, Elisabet-ta di Turingia, Gertrude la Grande, le Sante Vive.
Sarà dunque ben accolto da quei nostri lettori che hanno apprezzato
quegli scritti che abbiamo già proposto su questa tematica.
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