LA REINCARNAZIONE: PROBLEMI, DOMANDE,
RICERCHE PARTE SECONDA: LE CREDENZE E LA
FILOSOFIA DELLA REINCARNAZIONE |
|
Felice
Masi |
(“La Ricerca psichica”,
anno III, 1996, n. 1) |
|
Ma che cos'è la reincarnazione? Avendo
accertato, nel precedente articolo, che quella reincarnazionista è
una ipotesi e una ideologia spirituale che merita il massimo
rispetto - perché vi hanno aderito e vi aderiscono filosofi e
filosofie di prim'ordine, religioni avanzate, evolute e ben
strutturate come impalcatura teoretica, e milioni di persone - e che
dunque occuparsene non è una perdita di tempo, vediamo più da vicino
di che si tratta. Innanzitutto dobbiamo domandarci cosa si
intende per reincarnazione. Infatti in precedenza abbiamo anche
parlato di preesistenza delle anime, di totemismo, di metempsicosi e
altro, che, per la verità, sono cose (cioè concezioni) alquanto
diverse dalla reincarnazione vera e propria. La reincarnazione in
senso stretto e per come viene comunemente intesa parte dal concetto
che nell'uomo vi sono due componenti, una corruttibile e
transitoria, il corpo fisico, e una incorruttibile e permanente ma
perfettibile, che è l'anima o Spirito. Solo a quest'ultimo spettano
gli attributi di essenza vera e di perennità. Il corpo è solo un
abito di cui lo Spirito si riveste ed è la specifica struttura
idonea e necessaria che gli consente di vivere sulla terra e nel suo
ambiente esistenziale materiale. Si deve dunque rivestire di esso
(di un corpo) quando vi scende – e ogni volta che vi scende, perché
la reincarnazione sostiene che vi sono più
discese. |
Shiva danzante. La divinità indiana Shiva con la sua danza
crea e distrugge i mondi |
|
E' chiaro che il terreno ideale in cui una ideologia
reincarnazionista più trova piede sono le filosofie e religioni di
tipo manicheo - in cui Bene e Male sono considerati due principi in
eterna lotta tra loro - e dualiste – mentre è molto meno accoglibile, anzi è in contrasto e viene combattuta laddove si
ritiene che l'uomo è una unità indissolubile di anima e corpo. In
tali ideologie (manichee e dualiste) la materialità è Male ed è
ignoranza (non conoscenza) – concetto, questo,
orfico/pitagorico/gnostico; ovvero è ignoranza (non conoscenza della
vera Realtà) e sofferenza – e questo è il concetto orientale. Lo
Spirito, nel connubio con il corpo, nel discendere nella
materialità perde la coscienza della propria regalità, della propria
identità cioè, e deve quindi, nel primo caso, purificarsi e
riappropriarsi della propria spiritualità (con l’iniziazione ai
Misteri e la gnosi) per uscire dalla prigione del corpo e salvarsi;
mentre nel secondo caso deve spezzare l'illusione o Maya che la
realtà materiale sia la vera realtà e così avere la liberazione
(avendo compreso questa illusorietà, non desidera più
reincarnarsi). |
|
Dunque, nella prima concezione
(orfica/pitagorica/gnostica) "purificarsi" vuol dire conseguire la
gnosi; lo Spirito che conosce la verità su di sé e sulla propria
origine e vera natura è purificato, ha la purezza della Luce ed ha
la Verità su come stanno veramente le cose: e con questo è salvo. Vi
è una unità di fondo in questo filone del pensiero umano, al di là
delle diverse denominazioni culturali e storico-geografiche. Del
resto, sia Platone che l'ermetismo attinsero largamente al pensiero
egizio e questo, a sua volta, era in stretta connessione con le
culture del medioriente e dell'Asia Minore preelleniche, che hanno
fatto da ponte fra il mondo occidentale e quello orientale e tra i
due grandi filoni del pensiero reincarnazionista.
Lo Spirito,
dunque, scendendo nella materia ne resta obnubilato, è attratto e
accecato dai piaceri, dalle sofferenze e dai bisogni della vita
terrena; si fissa in esse e le desidera ("attaccamento"). Non si
rende più conto, non si ricorda più della propria natura spirituale
e della propria origine divina; deve quindi riprendere coscienza di
questa sua natura e origine, deve "riaprire gli occhi" al di là
della trappola e del miraggio illusorio della vita terrena. Perciò,
nel simbolismo orfico, la strada giusta da prendere, quando si
scende nell'Ade, l’oltretomba del mondo classico greco, è quella di
destra, che conduce alla fonte di Mnemosine, la memoria. Questo è
dunque il fine, che, pur diversamente chiamato, è identico: la
Salvezza, che si ottiene con la purificazione nel mondo orfico, e la
Liberazione, che si consegue spezzando il velo di Maya nel mondo
orientale. |
|
Lotta tra il Bene e il Male
|
Marc Chagall "La guerra" |
|
Perciò, nel simbolismo orfico, la strada giusta da
prendere, quando si scende nell'Ade, l’oltretomba del mondo classico
greco, è quella di destra, che conduce alla fonte di Mnemosine, la
memoria. Questo è dunque il fine, che, pur diversamente chiamato, è
identico: la Salvezza, che si ottiene con la purificazione nel mondo
orfico, e la Liberazione, che si consegue spezzando il velo di Maya
nel mondo orientale. E' dunque necessario: a) che lo Spirito si
evolva fino a comprendere la Salvezza e la Liberazione. Ma
difficilmente questo fine può essere raggiunto in un solo momento e
in una sola vita, troppo grandi e troppo forti sono la consuetudine
e l'attaccamento alla vita e ai beni terreni per poter "vedere"
tutta insieme la Verità, che implica una rinuncia ad essi; b) che si
riacquisti la conoscenza e coscienza di quella propria natura e
origine (principio della gnosi in occidente e della "Pura Luce
Chiara", Dharma Kaya, in oriente). Si può così risalire alla Fonte
(Pleroma o Brahman che sia), ripercorrendo all'indietro il cammino
della Caduta che lo Spirito ha fatto con l'emanazione dall'Uno
(orfismo e gnosticismo) e con l'acquistare il senso illusorio di una
sua individualità separata (induismo e buddismo). |
|
La
pace (Marc Chagall "Il poeta
addormentato") |
|
Ma difficilmente questo fine può essere raggiunto
in un solo momento e in una sola vita, troppa grandi e troppo forti
sono la consuetudine e l'attaccamento alla vita e ai beni terreni
per poter "vedere" tutta insieme la Verità, che implica una rinuncia
ad essi; b) che si riacquisti la conoscenza e coscienza di quella
propria natura e origine (principio della gnosi in occidente e della
"Pura Luce Chiara", Dharma Kaya, in oriente). Si può così risalire
alla Fonte (Pleroma o Brahman che sia), ripercorrendo all'indietro
il cammino della Caduta che lo Spirito ha fatto con l'emanazione
dall'Uno (orfismo e gnosticismo) e con l'acquistare il senso
illusorio di una sua individualità separata (induismo e
buddismo). Ciò avviene attraverso le esperienze fatte in più vite
terrene; in ciascuna di esse, il singolo uomo storico svolge la sua
vita, ha le proprie vicende individuali e fa la sua esperienza
personale; e non ricorda altro - è bene che non ricordi altro;
vedremo appresso quali danni possono derivare se se ne conserva il
ricordo. Nel contempo però, lo Spirito, nel suo profondo, assimila
tutte queste vite ed esperienze, le rassembla insieme, le ricorda
tutte e si evolve. A questa concezione si contrappongono, come
detto, quelle non dualiste - prima fra tutte quella cristiana
ortodossa - per le quali l'anima è indissolubile dal suo corpo, col
quale fa tutte le sue esperienze, meriti e demeriti; le fa e li
acquista in una sola vita e, alla morte, si tirano le
somme. |
La rinascita non può portare a una
vita animale (metempsicosi) perché non può essere perduta
l'evoluzione acquisita (dal dipinto di Alberto Martini
"Inferno Canto I, Nel mezzo del cammin di nostra
vita...") |
|
Il Karman Queste successive e diverse
esperienze, che lo Spirito conduce sulla terra reincarnandosi al
fine di conoscere e capire, sono fermamente condizionate - secondo
la visuale orientale e quelle di tipo teosofico che hanno ripreso da
essa le proprie concezioni - dalla vita precedentemente condotta e
dalle azioni che in essa il precedente individuo ha compiuto.
Tutto dipende da quello che egli ha fatto nella vita precedente,
che gli porta i suoi frutti in quella successiva e lo immette, come
sua ineluttabile conseguenza, in quella specifica individualità e
nelle specifiche vicende che il nuovo, successivo individuo in cui
si incarna dovrà avere nella nuova vita. Karman vuol dire azione che
porta i suoi frutti e i suoi effetti nella vita successiva; e il
karman di un individuo è il “destino” a cui lo portano la sua
precedente vita e le correlative azioni in essa compiute. Questo
però non significa, come semplicisticamente per lo più si ritiene,
che, se ho compiuto azioni cattive, ne sarò punito con una brutta
vita nella mia prossima reincarnazione o, viceversa, che per le mie
buone azioni sarò premiato con una buona vita in quella successiva.
Sta solo a significare che se muoio con certe propensioni e
inclinazioni, buone o cattive che siano, e con certi desideri, ne
sarò psicologicamente condizionato anche nella prossima vita e ne
verrà plasmata la mia successiva personalità. Le parole della
Bhagavad Gita, più sopra riportate, sono illuminanti al riguardo.
Comunque, una tale concezione del Karman, che vede
in una vita le conseguenze delle azioni compiute in quella
precedente, anche se è la più diffusa non è l'unica possibile né è
obbligatoria per rendere conto della
reincarnazione. |
Dante
Gabriel Rossetti "Paolo e Francesca da Rimini" |
|
Uno Spirito potrebbe discendere sulla terra
semplicemente per fare una certa esperienza (che gli è necessaria e
che vuol avere), senza alcun legame o vincolo con quello che ha
fatto nella vita precedente. Facciamo un esempio: un bambino, che
viene gettato dalla madre in un cassonetto e muore appena nato, non
necessariamente è stato, a sua volta, un assassino o un malvagio
nella sua vita precedente, che lo ha portato a quel Karman, come il
concetto del karman stesso sopra esposto porterebbe a pensare.
Invece è da dire che anche nelle poche, crudeli ore di quella sua
brevissima, crudele esistenza lo Spirito ha fatto pur sempre una
esperienza: quella della mancanza dell'amore e del male e della
sofferenza che questa mancanza provoca. |
|
Giuseppe Diotti
"Il conte Ugolino nella torre" |
|
Non è necessario quindi ipotizzare che egli, per
subire una tale orribile sorte, abbia fatto qualcosa di male nella
sua vita precedente da meritare un tal contrappasso. E' sufficiente
che lo Spirito in lui incarnatosi debba e voglia fare, in quella sua
incarnazione, quella particolare esperienza per la sua evoluzione;
una volta che l'ha fatta, anche in quelle poche ore, ritorna "in
alto" e si prepara a una nuova vita e a nuove vicende e
esperienze. Ancora: abbiamo visto che nelle concezioni orfiche e
in quelle neoplatoniche non vi è alcunché da scontare (o meritare)
in una vita; semplicemente la materia e il corpo sono una prigione e
una tomba per lo Spirito. Vi è la sofferenza (data dalla
limitazione, dalla separazione dall'Uno) per il semplice fatto di
essere nella vita e in un corpo. Il mondo è di per sé male, creato
non da Dio che è il Bene ma da un altro essere divino, subordinato e
malvagio, il Demiurgo, secondo lo gnosticismo - e questo punto circa
la creazione è un altro fondamentale motivo di opposizione del
cristianesimo verso queste dottrine. Dunque, il concetto di
karman non è qualcosa di indispensabile per la teoria
reincarnazionista. |
Ruota di un
carro indiano riccamente decorata. La ruota è il simbolo del
samsara, la "ruota delle rinascite" |
|
Il
Samsara
E' questa un'altra
parola chiave nella ideologia reincarnazionista, secondo i parametri
della concezione orientale, che oggi è quella maggiormente seguita,
dato che orfismo, gnosticismo e neoplatonismo, pur propri del
pensiero occidentale, si sono, almeno per ora, perduti, per
così dire, nella notte dei tempi.
Samsara vuol dire
"ruota delle esistenze" ovvero "catena delle rinascite". Finché
l'uomo prova attaccamento alla vita e al desiderio delle cose che in
essa può avere; finché è così vincolato psicologicamente (è così
indirizzato come attenzione e desiderio), il suo sguardo resta fisso
alle cose del mondo ("guarda in basso") e non si rende conto di
quella che è la sua vera Essenza, di quella che è la Verità. Non
"guarda in alto" e così non vede la luce, non è illuminato - Buddha
vuol dire Illuminato e buddhità illuminazione. |
|
Il Bardo Tödol, nella bella
edizione dell'orientalista italiano Giuseppe
Tucci |
|

Deità terrifiche (in basso) e benevole (in alto). Al
centro il dio della morte (dipinto su tessuto) |
|
Il Bardo Todol - il Libro
dei morti tibetano - usa delle parole quanto mai significative al
riguardo. Dice che nel Bardo – che è la “vita intermedia” fra una
incarnazione e un’altra - dopo la morte, la luce brilla potentissima
davanti agli occhi del defunto; ma questi non può reggerla, non la
riconosce e fugge e si rifugia in un'altra luce, quella del
desiderio di un’altra esistenza, a lui e ai suoi occhi più consona,
più accessibile. E così si reincarna. Anche questa del samsara è
soprattutto una concezione orientale. Abbiamo visto che le altre
ideologie usano concetti e parole diversi (tomba, prigione - questo
è il corpo per lo Spirto - creati da un Demiurgo malvagio).
Nella sostanza, possiamo dire che in tutti i casi quello che
opera è un atteggiamento psicologico, la psicologia è alla base di
tutto. Finché l'uomo continuerà a dirigere la sua attenzione e il
suo desiderio verso le cose della terra, finché non conoscerà altro
che queste e non penserà ad altro che a queste, il suo stesso
desiderio gli creerà attorno, dopo morto (nel piano delle
illusioni), quel mondo similterreno che egli, nel suo desiderio, si
immagina. E, durante tale sua permanenza nel piano postmortale, sono
sempre questo suo desiderio e pensiero fisso, che lo indirizzeranno,
nel dirigersi e nello scegliere la nuova vita, verso un mondo come
quello che desidera, un mondo terreno, e che è il solo che
conosce. |
|
Altre forme di rinascita L'ipotesi
reincarnazionista maggiormente seguita e conosciuta e la tesi in
proposito della maggior parte delle culture e religioni
reincarnazioniste è dunque che, dopo la morte, l'uomo, o meglio il
suo Spirito, torna a incarnarsi, a rinascere e ;a vivere di nuovo
sulla terra con un altro corpo umano per condurre da uomo - come un
altro e nuovo uomo - le sue nuove esperienze. Vi sono tuttavia
anche altre credenze, altre filosofie e religioni che propongono il
tema del “ritorno” sotto altre forme e modalità. Vediamo di approfondire
rapidamente il problema, senza dilungarci troppo; ma colo per la
completezza dell'argomento. Innanzitutto c'è l'ipotesi della
metempsicosi, cioè la possibilità di reincarnarsi non solo in
forma di uomo ma anche nel corpo di animali e addirittura di piante.
Inutile riderne, personaggi e filosofie rispettabilissime ne hanno
parlato - Pitagora e i pitagorici; la religione jainista in India;
gli scritti cabbalistici e sufi sopra riportati; e così via.
|
|

La
metempsicosi è la dottrina che ammette la possibilità di rinascere
anche in forma di un animale |
Totem degli indiani Sioux |
|
Il totemismo, che troviamo presso tutti i
popoli arcaico-primitivi e al quale più sopra abbiamo pure
accennato, appare anch’esso, in un certo qual modo e in definitiva,
collegato con questa idea di una continuità esistenziale della vita
degli individui. È’ ben vero che il totemismo vede e propone questa
continuità che supera il singolo individuo e la sua vita non in
riferimento al singolo individuo stesso ma in termini di clan a cui
l’individuo appartiene e la raccorda a un altro specifico animale o
pianta, dei quali la discendenza di quel clan ha e dai quali trae la
sua forza e il suo spirito. Quell’animale o quella pianta dunque
rappresentano quel dato clan e tutti gli individui che nel suo
ambito nascono. E dunque attraverso questa rappresentanza e
comunanza l’unicità individuale viene superata e si arriva lo stesso
a un concetto di essenza profonda allargata alla quale partecipano una
pluralità di individui e di vite individuali. Una essenza comune
profonda che sta pur sempre a significare quello Spirito
superindividuale che trascende e riassume in sé i singoli individui
che ne fanno parte, secondo un andamento e uno sviluppo evolutivo
che nella reincarnazione classica è verticale e nel totemismo è
invece orizzontale,
|
|
E’ dunque una visione ristretta quella che vede la
reincarnazione solo nei termini semplicistici di una successione di
vite umane su questa terra. La stessa patria della cultura e della
tradizione reincarnazionista, il Tibet, e il libro principe in tema
di reincarnazione, il Bardo Todol di cui si è già detto, parlano
espressamente della possibilità di rinascita in mondi diversi da
quello degli uomini e in forme diverse che non quella
umana. Abbiamo già accennato, e qui completiamo il discorso, che
dopo la morte, se l'individuo non riconosce la pura Luce
indiscriminata, cioè se non comprende che nulla E' se non la pura
coscienza, allora davanti a lui compaiono successivamente diversi
mondi e tante immagini illusorie, frutto della sua mente, delle sue
propensioni carmiche, delle sue paure, dei suoi desideri, della sua
ignoranza. Vede luci abbaglianti, nelle quali è la salvezza, ma non
le riconoscerà nonostante le esortazioni del lama che gli parla
vicino all'orecchio (e che egli sente telepaticamente). Avrà timore
di tali luci - troppo forti, troppo potenti, numinose,
incomprensibili per lui - e allora fuggirà e cercherà rifugio in
altre luci, non abbaglianti, e in altre visioni, che troverà a sé
più (psicologicamente) confidenziali e familiari, comprensibili e
vicine. Scegliendo in questo modo, nonostante le esortazioni
contrarie ("non scendere lì, in quei mondi, non scegliere quelle
luci, altrimenti rinascerai") fattegli dal lama nel colloquio
salvifico telepatico ma così vagando e fuggendo qua e là, non
riconoscendo la vera Luce, si rifugerà in una di queste luci, in uno
di questi Esseri inferiori ma più comprensibili e così si
reincarnerà e precipiterà nel girone del samsara e continuerà per
lui il ciclo delle rinascite.
|
| Due sogni di Jung
Carl Gustav Jung è stato un grande
psicologo, una mente veramente aperta e immensa. Era anche un
sensitivo, qualità ereditata dalla madre, cioè aveva la dote e la
capacità di entrare in sintonia e contatto con il mondo interiore e
con 1'altra dimensione che, attraverso questa interiorità,
comunica con noi; da esso traeva i simboli, le intuizioni, la
comprensione, le illuminazioni, insomma, su quello che E'. Ecco
come - attraverso il racconto di due sogni da lui fatti riferiti da
una sua allieva, Anela Jaffè, che ne raccolse e pubblicò i “Ricordi”
– egli, a sua volta, rappresenta questa continuità essenziale
superindividuale, in cui, in definitiva, si racchiude l’idea della
reincarnazione "Lo spinoso problema delle relazioni tra l'Uomo
eterno, il Sé, e l'uomo terreno che vive nello spazio e nel tempo fu
lumeggiato da due miei sogni. In un primo sogno, che feci nel 1958,
vedevo da casa mia due dischi a forma di lenti dai riflessi
metallici che passavano veloci, compiendo una stretta parabola sopra
la casa e finendo sibilando dentro il lago. Erano due dischi
volanti. Quindi un altro corpo veniva volando direttamente verso di
me: questo corpo appariva come una lente perfettamente circolare,
come l'obiettivo di un telescopio ... Immediatamente dopo veniva un
altro corpo...: ancora una lente con un dispositivo metallico che la
collegava a una scatola, tipo una "lanterna magica ". A sessanta o
settanta metri di distanza si fermava nell'aria e puntava
direttamente verso di me. Mi svegliai con una sensazione di stupore.
Nel dormiveglia ancora, mi passò per la testa: <Pensiamo sempre
che i dischi volanti siano nostre proiezioni e adesso risulta che
noi siamo proiezioni loro! Sono proiettato dalla lanterna magica
come C. G. Jung. Ma chi manovra l'apparecchio?> (Aniela Jaffè
Ricordi, sogni e riflessioni di C. G. Jung, Rizzoli, Milano,l981,
pag. 380 e segg.). |
|
 |
La meditazione crea immagini con il
pensiero. Jung si pone la domanda se tutta la realtà non sia altro
che delle immagini-pensiero di "qualcuno" che in un'altra dimensione
medita |
|
Il secondo sogno non è meno notevole del primo.
“Già una volta avevo sognato del problema del rapporto tra il Sé e
l'Io. In quel primo sogno, ero in giro per il mondo ... Giungevo a
una piccola cappella situata al margine della strada. La porta era
aperta e io entravo. Con mia sorpresa non c'era sull'altare
un'immagine della Vergine né un Crocifisso ma solo una meravigliosa
composizione floreale. Ma poi vedevo sul pavimento, davanti
all'altare ma rivolto verso di me, uno yogi seduto nella posizione
del loto, assorto in profonda concentrazione. Quando lo guardavo più
da vicino, mi rendevo conto che aveva la mia stessa faccia... Poi mi
ero svegliato con il pensiero: <Ah, ah! Allora è lui quello che
mi sta meditando. Ha un sogno ed io sono quel suo sogno>. Sapevo
che quando egli si fosse svegliato, io non sarei più
esistito.... La figura dello yogi rappresenterebbe.... la mia
totalità inconscia prenatale (il Sé; n.d.A.) ... Come la lanterna
magica, anche la meditazione dello yogi <proietta> la mia
realtà empirica terrena...”.
|
|
Dobbiamo allora ritenere, come sembra suggerire
Jung col racconto di questi due suoi sogni, che la nostra esistenza
- e dunque le nostre diverse vite; le successive rinascite - siano
la proiezione del pensiero, realizzato e cristallizzato, ed il
"cinematografo" di una Mente, di uno Spirito, di un Essere (che è il
nostro Sé: il disco volante con la lente e la lanterna magica, nel
primo sogno; lo yoghin, nel secondo) che in un'altra parte, in un
altro piano, in un’altra dimnsione medita e in questo modo, con
queste sue meditazioni, con queste sue "rappresentazioni
cinematografiche" mentali, col suo pensiero, crea e proietta fuori
della sua mente le sue diverse vite (le nostre vite terrene,
realizzate mentalmente e illusoriamente in questo modo) di cui vuole
fare esperienza? Potrebbe consistere in questo, potrebbe essere
spiegato così il mistero delle rinascite? In realtà resta il
Mistero; mentre, al di là dei diversi modi e delle diverse forme in
cui può essere concepita, il concetto di reincarnazione si sostanzia
nell’idea di una Continuità ed Evoluzione che si esprime e si
sostanzia attraverso una molteplicità di individui e le loro vite ed
esperienze individuali; e che tuttavia trascende e riassume in sé
tali singoli individui che ne fanno parte. |
|
Alla fine, tutto rimane un Mistero.
Ma è un mistero bellissimo e variopinto, è la creazione di
Dio |
|
© COPYRIGHT 2006
Tutti i diritti riservati
RICERCA PSICHICA & FELICE
mASI |
|