IL MONDO E I FENOMENI ACAUSALI :
SIGNIFICATIVITA’ , SINCRONICITA’ , ATTRAZIONE
(le note sono riportate alla fine
dell'articolo)
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Felice Masi |
La Ricerca psichica! anno X,
2003, n. 2 n. |
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1. Il mondo della materia 1.1. La “vita
fisica” Il mondo della materia è, in effetti, il mondo
dell’energia; energia fisica, naturalmente, energia della
natura (Nota 1), e questo per distinguerla dalla
energia psichica, di cui parleremo appresso. Diciamo questo non
solo perché la materia è, in ultima analisi, riducibile all’energia
secondo la nota formula della relatività ristretta E=mc² ma
soprattutto perché è l’energia che smuove, dunque da’ la vita fisica
alla materia. Bisogna applicare una energia fisica a una massa
(Nota 2) perché in questa avvenga una trasformazione,
una modificazione nel suo modo di essere fisico, cioè una
modificazione del suo stato, vuoi sotto l’aspetto cinetico (stato
inerziale), vuoi come forma, vuoi come composizione o in altro modo.
Nelle cose e nel mondo possiamo vedere - accanto alla loro “vita
animata”, vita data dall’anima, dallo spirito - una loro “vita
fisica”, costituita dalla loro molteplicità e dalle loro
trasformazioni, dal loro “divenire”.
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Il filosofo
greco Eraclito da Efeso |
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"Panta rhei", "tutto scorre",
dice il filosofo Eraclito. Questa è la legge del divenire è,
appunto, ed è la forma dellaca, è la vita sua propria della materia.
Anzi, secondo alcune filosofie materialiste - che certo noi non
accettiamo - vi è solo questo tipo di vita, tutto non è altro che un
perenne flusso di elementi, che si combinano e si scombinano, si
aggregano e si disaggregano tra di loro, nelle più diverse forme.
Come che sia, è l’energia che presiede alla “vita” (chiamiamola
così, in effetti è il “divenire”) della materia, senza energia non
vi sarebbe neanche questa forma di vita. Il mondo e le cose
sarebbero immobili, pietrificate per l’eternità, in una eternità
immobile. Non vi sarebbe il “divenire”, anzi non vi sarebbero
neanche le “cose”, i “corpi”, perché questi non sono che energia
condensata, solidificata in forme, per così dire, sulla base della
suddetta, nota formula. La teoria quantica-ondulatoria rapportata a
quella atomica corpuscolare ci danno, insieme, questa visione
dell’universo fisico, fatto di energia-materia e la cui base è
l’energia, la forza fisica, fondamento del suo divenire e della sua
“vita” (delle sue trasformazioni). |
1.2. La legge di causa/effetto Il divenire
- i cambiamenti e le trasformazioni del mondo della materia, il
“panta rhei”, il fluire eterno delle cose, smosso dall’energia
(fisica) - avviene sulla base della legge di causa ed
effetto. E’ questo un principio fondamentale, un punto fermo che
deve essere tenuto sempre presente e sul quale richiamo
assolutamente l’attenzione. La legge di causa ed effetto regge i
fenomeni fisici - regge il divenire delle cose che appare, il
divenire che si manifesta – ed è legge del mondo fisico, la legge
della materia, il principio sulla cui base avviene la vita fisica –
il divenire – della materia. Ripeto più volte e in più modi lo
stesso concetto affinché esso resti ben chiaro. |
Legge di
causa ed effetto; il vento fa forza sulle vele (causa) e spinge la
nave (effetto).(C,D, Friedrich "Le età della vita")

Legge di
causa ed effetto. L'accensione dell'interruttore (causa) fa arrivare
la corrente elettrica alla lampadina, che così si accende
(effetto) |
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Affinché possa avvenire un fenomeno nel mondo
fisico – nel mondo delle cose fisiche e degli eventi fisici –
occorre che se ne verifichi un causa efficiente, cioè che venga
applicata, a una data situazione inerziale iniziale, una sufficiente
quantità di energia (sempre fisica) idonea a smuovere (a vincere) la
resistenza inerziale di quella situazione: se appendo un oggetto, un
quadro ad esempio, a un chiodo conficcato nella parete, affinché
avvenga il fenomeno “caduta del quadro” (cioè la trasformazione
dello stato inerziale precedente “quadro appeso”), il peso del
quadro (l’energia gravitazionale che agisce sul quadro) deve essere
tale da superare la resistenza del chiodo così conficcato. Questo è
l’esempio più semplice, vi sono modificazioni/ trasformazioni di
situazioni di partenza molto più complesse (es., occorre una
determinata concorrenza di fattori aerodinamici tra loro
proporzionati - peso dell’aereo, apertura alare, velocità di spinta
del motore, incidenza del vento relativo suscitato e altri -
affinché si determini una portanza tale che un aeroplano possa
sostenersi in aria senza precipitare), ma il principio della causa
efficiente è sempre lo stesso: Nell’ultimo esempio fatto, in
definitiva, occorre solo applicare all’aeromobile una energia di
spinta efficiente a che si determini quella portanza. A questo
punto, e come primo enunciato, diciamo che il principio di causa
efficiente (efficiente a che avvenga un dato effetto) è alla base
dei fenomeni fisici e li regge.
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1.3. Il tempo e lo spazio Ma il
“divenire” - il flusso delle trasformazioni, delle aggregazioni e
disaggregazioni di elementi che avvengono nella materia e nei corpi
di cui questa consiste, insomma gli eventi e i fenomeni che abbiamo
chiamato la “vita fisica” della materia e dei suoi corpi – si svolge
lungo un continuum lineare in avanti irreversibile: il
tempo. L’altra caratteristica della “vita fisica” è la
temporalità. I fenomeni e gli eventi avven-gono in successione, uno
dopo l’altro, prima la causa e poi l’effetto. Occorre un “tem-po”
(il decorso di un certo tempo) affinché si attui la trasformazione e
si produca il (nuovo) fenomeno-effetto. E altresì occorre un “tempo”
(più o meno lungo, non importa) affinché il fenomeno si esplichi in
tutta la sua completezza e si esaurisca nella totalità di tutti i
suoi effetti: affinché “avvenga” un nuovo stato fisico stabile. E’
questa la durata del fenomeno. Il secondo enunciato è dunque
che il tempo - la necessità di “un tempo”, la durata temporale,
l’estendersi lungo una dimensione temporale - è l’altra
condizione, l’altro modo di essere del fenomeno fisico, dello
svolgersi della “vita fisica” e dell’accadere fisico.
Il terzo enunciato riguarda lo spazio. I fenomeni
fisici si sostanziano in un corpo fisico. La materia non esiste in
modo indifferenziato (e illimitato) ma esiste concretamente nella
molteplicità dei corpi fisici, delle “cose”. I corpi, l’energia
condensata e “pietrificata” in un corpo, occupa uno spazio, si
estende su uno spazio ed ha una estensione spaziale, come sua
condizione connaturata e suo modo di essere necessario. |
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M. Chagall "Il tempo è un fiume senza rive"

Picasso
(periodo "blu") "La vita" |
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Abbiamo detto “i corpi”, cioè l’energia fisica
condensata. Non sappiamo se l’energia (fisica) in sé, il
quantum di energia abbia anch’esso una dimensione spaziale o
se il suo “vibrare”, il suo modo di essere ondulatorio non avvenga
nello spazio, in “modo spaziale” e non sia invece “qualche altra
cosa”, un altro modo di essere. L’immagine di un vibrare spaziale,
di una ondulazione che avviene in uno spazio, come le onde del mare
o la corrente elettrica lungo il filo conduttore, è ineliminabile
dalla nostra mente e dal nostro modo di pensare e di comprendere,
sulla base della nostra esperienza e sensibilità. Noi non possiamo
pensare in modo diverso. Però, partendo proprio da questo paragone
col mare e le sue onde, possiamo farci sopra dei
ragionamenti. |
Luigi Bechi "Mare di Castiglioncello con
renaiolo".Anche se i l movimento delle onde del mare, che sembrano
camminare verso riva, è solo apparente ma ogni strato d'acqua occupa
il suo spazio

Il castello, il
bosco, il gatto, i solidi, la casa, ogni cosa che esiste nel mondo
della materia richiede un suo spazio |
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Le onde del mare non si
muovono, è il moto (energia cinetica) che si trasmette agli strati
di acqua successivi (che già di per sé stanno davanti) e li
sollevano; ma ogni strato d’acqua rimane al suo posto. E’ lo strato
successivo che si solleva sotto la spinta energetica di quello
precedente e non è lo strato precedente che cammina e che viene in
avanti fino a riva. Ora, in questo esempio, è lo strato di acqua di
ciascuna singola onda che occupa uno spazio (il “suo” spazio, che
rimane sempre quello) ma l’energia cinetica - che provoca l’effetto
apparente delle onde che si muovono in avanti - non occupa uno
spazio. Questo paradigma è applicabile anche all’energia atomica, al
quantum di energia? Se è così, il quantum di energia non ha – non è
- un corpo; e con ciò stesso, non dovrebbe occupare uno
spazio. Facendo un passo indietro e ricordando che l’atomo si può
presentare sia in forma corpuscolare che in forma ondulatoria, se ne
dedurrebbe che esso nella forma corpuscolare, è materia (“energia
pietrificata”) ed occupa uno spazio, mentre nella forma ondulatoria,
è energia e non occupa uno spazio.
Il terzo principio che
regge il mondo fisico (materiale) è, dunque, che esso per natura sua
propria ha connaturata in sé la condizione spaziale, è anche e
necessariamente spaziale. Si in esso, però, si pone il problema
di come dobbiamo considerare e collocare l’energia che, benché
fisica, sembrerebbe non occupare uno spazio. Il problema merita di
essere più sceverato, ma esula dal nostro discorso sulla
sincronicità e qui ci fermiamo; almeno per ora e salvo tornarci
sopra in seguito.
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1.4. Conclusione La materia e i corpi
fisici risultano dunque inquadrati entro parametri ben precisi, a
loro connaturati: il dimensionamento temporale (e spaziale) e la
legge di causa ed effetto. La “vita fisica” è così, si svolge entro
quei parametri, il suo modo di essere è cosiffatto. Av-viene così ed
è retta da questi principi. |
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2. Il mondo psichico E’ il mondo della
mente, è il mondo delle idee, è il mondo della coscienza e della
con-sapevolezza. Come la materia ha i suoi “corpi” - la materia è la
molteplicità della mani-festazione, si manifesta ed esiste come
molteplicità - così anche il mondo psichico ha i suoi “enti”, i suoi
“esistenti”. Possiamo immaginarci come un oceano in cui galleggiano
tante isole, come un cielo stellato, come un universo popolato di
queste cellule, di ag-gregati di cellule, di queste stelle,
costellazioni, sciami di comete, piccoli meteoriti, soli splendenti,
pianeti più o meno illuminati o addirittura bui. Certamente non è
proprio così ma per immaginarcelo possiamo pensarlo così,
condizionati come siamo dalla nostra esperienza e dalla sua
intelaiatura spazio-temporale. Gli “esistenti” di questo mondo
psichico sono le idee, i pensieri, soprattutto le emozioni e i
sentimenti. Sono, appunto, quelli che sappiamo essere i contenuti
psichici della nostra mente. Poi ci sono gli “Spiriti”
(Nota 3) – nostri interiori o autonomi in sé – che sono Forze
personificate e finalistiche , tese cioè ad esprimere e realizzare
il proprio psicodinamismo. Ma questo è un altro discorso, non è di
questi che vogliamo qui parlare.
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Il cielo stellato, l'universo è
pieno di corpi celesti. Così altrettanto l'universo psichico - il
"campo PSI" - pieno di esistenti psichici (che non sono i
neuroni)

Un'altra immagine, più dettagliata, dell'universo celeste
mostra che è molto più pieno ("popolato" di astri) di quanto non
sembri. Lo stesso deve dirsi per l'universo
psichico |
I contenuti psichici possono essere coscienti o inconsci,
possono essere alla superficie o vicini alla superficie della
consapevolezza dell’individuo che li prova ovvero lontani da essa.
Ma anche in questo caso si riverberano o possono riverberarsi sulla
superficie co-sciente della consapevolezza, possono essere
richiamati (volontariamente) o risalire au-tonomamente (e senza la
nostra volontà cosciente) dal profondo dove si trovano e dove vivono
la loro vita; e, in questo caso, li vive (o li rivive) anche
l’individuo alla superfi-cie della cui coscienza
affiorano. Questi contenuti, così presenti nella coscienza,
richiamati o autonomamente ad essa risaliti, possono essere
“sentiti” ovvero “si fanno sentire” dall’individuo che ne ha
consa-pevolezza in modo più o meno potente (“numinoso”) a seconda
della energia (psichica) di cui sono carichi e della potenza
(“numinosità”) di cui “investono” lo stesso
individuo. |
2.1. Il principio di significatività. La
vita psichica, come si è visto, è fatta di idee, di pensieri, di
sentimenti, la cui base è però costituita soprattutto
dall’emozionalità da cui sono rivestiti e che li “colora”; i
contenuti psichici sono infatti “colorati” dei sentimenti che
l’accompagnano (che vengono sentiti dalla persona che ha questi
contenuti) o che suscitano. L’intensità di questa coloritura,
maggiore o minore, indica la potenza energetica di questi contenuti
psichici e ne rappresenta, per così dire, la “grandezza” e il
“peso”; corrisponde cioè a quelli che sono, nel mondo della materia,
la grandezza e il peso dei corpi fisici. I contenuti psichici,
idee, pensieri, sentimenti, emozioni si accompagnano tra loro e si
richiamano l’un l’altro in base alla loro reciproca
“significatività” (significato simile o invece opposto e contrario,
analogia della situazione attuale con un’altra già esperita o di un
“vissuto” con un altro precedente (simiglianza dell’emozione che
colora questi vissuti diversi), simiglianza dell’idea e così
via. Cioè nel mondo psichico e nei rapporti tra loro dei
contenuti psichici, nel collegarsi di un dato contenuto, di un
“ente” psichico con un altro non vige assolutamente il principio di
causa ed effetto; non è questo che qui opera ma quello, del tutto
diverso, del venirsi incontro, del ricercarsi, del polarizzarsi,
dell’accompagnarsi tra loro perché l’uno da’ senso o trova senso o
un maggior senso, trova un significato nell’altro – ed infatti
abbiamo detto “nel collegarsi” (tra loro di due enti psichici) e non
“nel discendere” (di un ente psichico da un altro, come invece
avviene nel mondo fisico e per la legge di causa ed effetto). Nel
mondo della materia un fenomeno (effetto) discende da un altro (il
fenomeno che ne è la causa), vi è una “produzione” (la causa produce
l’effetto), questo è il legame che unisce due fatti nel mondo della
materia ed è una diretta conseguenza del modo di fun-zionare di tale
mondo (in base al principio di causa ed effetto). Invece nel mondo
psichico il legame è un “incontrarsi”, “mettersi insieme”, “sentirsi
e cercarsi” e questo in base a un principio di significatività. Dal
quale poi deriva quella sincronicità di cui vogliamo qui
parlare. |
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Acqua con acqua, terra con terra, aria con aria,
fuoco con fuoco: similis cum similibus. Questo principio della
sapienza ermetica e alchemica - riferito a quelli che, a partire da
Aristotele, venivano considerati i quattro elementi originari e
fondanti dell’universo; allora la tabella di Mendeleev non vi era –
è una profonda intuizione di quello che ora viene riscoperto come
principio alla base del mondo psichico e spirituale. Le realtà di
tale mondo si associano e si ricollegano, tendono ad attrarsi tra
loro in questo modo, in base a tale principio. L’esempio più
immediato ci viene dato dall’analisi psicologica, dove il metodo di
indagine principale è “l’associazione di idee”. Queste si richiamano
l’un l’altra non per un legame oggettivo, razionale e scientifico,
non per discendenza da causa ad effetto ma per quello che
significano per l’analizzato; e così, attraverso l’interpretazione
non oggettiva ma soggettiva (a lui riferita) delle parole per lui
numinose, dei tic, dei sintomi, dei simboli onirici ecc., si arriva
a conoscere e evidenziare, a portare alla luce il punto nodale della
nevrosi. Un altro esempio ci viene dall’unirsi insieme delle persone
che hanno gli stessi interessi, gli sportivi che riuniti tra loro
vanno allo stadio o vedono insieme il programma televisivo di uno
sport, i musicofili stanno insieme per parlare di musica, sentire
dischi e vanno insieme all’auditorium e così via. Dunque, il
primo enunciato, in riferimento al mondo psichico, è questo del
principio di significatività, che sostituisce quello di causa
ed effetto nel legare tra loro due realtà psichiche. Principio
che opera non attraverso un "derivare", un “discendere”, una
“produzione” dell’una dall’altra ma a mezzo di un “venirsi incontro,
un “accompagnarsi”, un “emergere insieme”, un “collegarsi”
simpatetici.
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I due compagni. Vanno insieme e si completano. Terra
con terra. acqua con acqua, aria con aria, fuoco con fuoco Disegno
alchemico.

Il mago
mette insieme e la colomba divina in alto illumina i
simili

Una
comunità di lama tibetani Similis cum similibus
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2.1.1. La atemporalità del mondo
psichico Ma un altro modo di essere del mondo psichico è che
in esso manca la dimensione del tempo (e anche quella dello spazio).
Ed è questa condizione, questo statuto di atemporalità che ci
portano dritti dritti al concetto di sincronicità, a quest’altro
principio, la sin-cronicità appunto, che è alla base dei fenomeni
psichici e che li regge. Questi fenomeni infatti avvengono non come
effetto di una causa (non nel modo in cui sorge un fenomeno
fisico-effetto, a seguito di una sua causa efficiente) ma affiorano
nella realtà (insor-gono, si realizzano) insieme e
contemporaneamente al fenomeno al quale si collegano per
associazione significativa. Sotto questo aspetto - come
sostitutiva, nel mondo psichico, ai fini della nascita del fenomeno,
del principio di causa ed effetto vigente nel mondo materiale - la
sincronicità è la stessa cosa del principio di significatività di
cui abbiamo parlato sopra; solo che ne viene sottolineato l’aspetto
atemporale. Dice la stessa cosa, considerata dall’angolatura della
dimensione tempo (che qui manca, non inquadra il mondo psichico e i
suoi fenomeni). Ma vediamo meglio e, in proposito, non facciamo
altro che riprendere alcune co-se già dette nell’editoriale del
numero scorso di questa rivista.
“Il concetto di atemporalità del mondo psichico
parte innanzitutto dalla constatazione dell’esistenza dei fenomeni
di precognizione e della conseguente inapplicabilità al mondo dei
fenomeni paranormali di parametri temporali come quelli di cui noi
abbiamo esperienza nella nostra vita terrena materiale. Nel mondo
materiale, infatti, e in questa nostra esperienza gli eventi sono
scanditi nel tempo (si succedono l’uno all’altro) o almeno ci
appaiono scanditi (il problema è filosofico) in tal modo, secondo
una sequenza temporale in successione e irreversibile passato –
presente – futuro. A questa scansione in successione si
accompagna indissolubilmente il principio causale, per cui un evento
avviene dopo e come effetto di un altro precedente che ne è stata la
causa efficiente. L’espressione “si accompagna” va intesa appunto
perciò nel senso di “consecutività necessaria” (della sequenza e
successione temporale dalla legge di causa-effetto): la scansione
temporale è una conseguenza del principio causale. Poiché “l’evento
effetto” è l’effetto di un “evento causa”, è chiaro che l’evento
causa deve venire prima dell’evento effetto. Il rapporto di
causa-effetto determina necessariamente una scansione temporale dei
fenomeni legati tra di loro da un tale rapporto. Così avvengono
le cose nel nostro mondo, o almeno questa è la nostra esperienza (il
problema, ripeto è filosofico). |
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Ma il fenomeno della precognizione,
innanzitutto, e poi anche quello della telepatia – che avviene
anch’essa senza scansione temporale, la percezione, da parte del
telepata, del pensiero o dell’emozione altrui avviene nello stesso
momento (principio di sincronicità, ) in cui l’altra persona ha quel
pensiero o prova quell’emozione – non rispettano questa coppia
costituita dalla legge di causa-effetto + loro successione
temporale. E anche tutti gli altri fenomeni parapsicologici, a ben
vedere, avvengono allo stesso mo-do, cioè il principio
sincronicistico (teorizzato da Jung e Pauli) regge questa
fenomenologia e si pone in luogo di quello della scansione
temporale. E così un poltergeist si scatena (piatti e bicchieri
volano) contemporaneamente (sincronicisticamente) allo sca-tenarsi
della tempesta psichica interiore di chi lo provoca; mentre, al
contrario e nel corrispondente fenomeno fisico, occorre un certo
lasso di tempo tra l’impeto di rabbia (o di paura, o di difesa o
altro) che mi fa scagliare materialmente un piatto per terra o
addosso a chi mi ha provocato e il lancio effettivo del piatto:
debbo prima decidere, alzare il braccio e la mano, prendere il
piatto e tirarlo. Lo stesso è per la chiaroveggenza; ad esempio,
l’orologio mi si ferma sincronicisticamente alla morte di una mia
persona cara, come pure Swedenborg vede l’incendio di Stoccolma
nello stesso momento in cui questo accade; mentre per vedere
fisicamente una cosa (Swedenborg poi stava a Goteborg, a cinquecento
chilometri di distanza) occorre un certo tempo, (anche se minimo, la
velocità della luce è di 300mila km al secondo). E’ da ritenere
altresì che anche un apporto o un asporto avvengano in contemporanea
con l’emozione che li ha provocati o con il pensiero del
disincarnato di farne il suo dono; e, altrettanto, che una
telecinesi si inizi insieme alla dissociazione dell’energia
psi-chica che la determina; e così via. Dunque: il paranormale,
le sue fenomenologie e il suo mondo sono caratterizzati dall’assenza
di una scansione temporale. A ben vedere, tuttavia, questa mancanza
di temporalità non è altro che una conseguenza immediata e diretta
della assenza del principio di causa-effetto, dunque un “secondario”
rispetto a questo. E’ la causa-effetto che, di per sé e in via
primaria, richiede una temporalità e una successione, come abbiamo
visto; i due fenomeni, quello causativo e quello derivatone come suo
effetto, essendo materiali, scaturiscono in questo modo; si pongono
in linea di successione tra loro e richiedono quindi un
tempo”. |
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Un letto (sopra) e un materasso (sotto) bruciati in due
casi di poltergeist (RSPK) avvenuti a Panama I fenomeni di RSPK
consistono molto spesso in incendi

Un famoso
esperimento di psicocinesi fatto dalla medium Stanislawa Tomczyk
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(a sinistra)
Il celebre sensitivo svedese Emanuel Swedenborg (di
cui parla anche il filosofo Kant). Famosi, tra l'altro, i suoi
"viaggi" chiaroveggenti nell'aldilà . di cui ci ha lasciato delle
straordinarie descrizioni) e òa visione chiaroveggente dell'incendio
di Stoccolma del 1759
(a
destra)
Due famosi
esperimenti ESP condotti tra il percipiente (studente della
Duke University) H.J. Pearce e l'agente J.G.Pratt (professore nella
stessa università, collaboratore di J. B. Rhine, inventore si questi
esperimenti quantitativi con le "carte Zener"). Nel primo caso
Pearce si trovava nell'edificio B, a distanza di 90 metri da Pratt
che si trovava nell'edificio A. Nel secondo caso (Pearce in C
e Pratt in A9 la distanza era di 250 metri |

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Da tutte queste considerazioni vengono fuori il
concetto e il principio di sincronicità. Il secondo enunciato
relativo al mondo psichico ci dice dunque che le realtà di tale
mondo sono al di fuori del tempo, non sono inquadrate
nella dimensione "tempo"; e che il loro collegarsi, il
loro nascere insieme, il loro “venire a stare insieme” è una
contemporaneità (avviene in contemporanea, senza tempo
frammezzo) fondata sul principio di una "significatività"
reciproca. Nel mondo psichico non c’è lasso di tempo, non c’è il
decorrere di un tempo nel “richiamo”, nel collegarsi del fatto
richiamato con quello richiamante, nel loro emergere nella realtà.
E’ da notare, tuttavia, che talvolta una molteplicità o un
complesso di eventi psichici reciprocamente significativi possono
essere tra loro collegati in modo da costituire un processo; la
concatenazione che, per la significatività reciproca, unisce quegli
eventi e li raccorda assume cioè la forma di un processo. Ora, lo
stesso concetto di “processo” implica una successione negli eventi
in questione, dunque una scansione temporale, l’uno viene dopo
l’altro. Senonché - come vedremo meglio in seguito e qui facciamo
rinvio - anche in questo caso, nel mondo psichico vi è invece una
contemporaneità, una coesistenza di “eventi”, perché la realtà (di
quel complesso) è unica. La scansione temporale e la forma, il modo
di presentarsi processuale degli eventi (molteplicità degli eventi
in successione temporale) riguardano solo la loro manifestazione
terrena, l’attuarsi del “complesso unico” di una realtà psichica nel
mondo materiale.
(Il terzo enunciato circa il mondo
psichico ci dice che qui non esiste neanche la dimensione
spazio. Ma questo viene meno in considerazione ai fini del
discorso sulla sincronicità ed è sufficiente quanto si è detto in
precedenza e le problematiche che ne abbiamo visto
insorgere). |
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2.2. La sincronicità Dunque, la
sincronicità sta ad indicare (per ora e in questo nostro primo
approccio a tale problema) quel particolare modo di essere delle
relazioni interiori degli enti ed esistenti del mondo psichico e dei
contenuti psichici in genere, per cui questo loro relazionarsi -
direttamente discendente dal “principio di significatività”, che
abbiamo visto che infor-ma queste relazioni - non richiede un tempo,
tutto avviene al di fuori della temporalità (dato che il mondo
psichico non è inquadrato nella dimensione tempo). In questo
rela-zionarsi, in questo “sentirsi” e, di conseguenza, “venire a
stare insieme”, in questo affiorare insieme alla realtà tutto
avviene in contemporanea - per l’appunto, sincronicisticamente. Come
insorge, non appena viene avvertita quella spinta di
significatività, anzi di“simpatia”, nel senso etimologico della
parola: syn pathein, sentire insieme, sentire una medesima cosa,
sentire l’altro, sentire quello che l’altro sente (ma potrebbe anche
trattarsi di un sentire reciprocamente negativo e contrario, una
"antipatia"; sempre legame psichico vi è)), così nello stesso tempo
interviene con la relazione e l’associazione emozionale, il "nascere
insieme". La “significatività”, sentire che l’altro è significativo
per noi, ci porta a ricercarlo, a conoscerlo, a stare insieme, a
metterci l’uno in presenza dell’altro. Ma la simpatia altro non è
che una “significatività” colorata emozionalmente; ed è questa
simpatia, questa coloritura emozionale, questo sentimento che porta
i due enti, i due contenuti psichici a “cercarsi”, a stare insieme,
a “pulsare insieme”; e lo “stare insieme” è esso stesso un pulsare
insieme. Anche nel mondo spirituale avverrebbero così i contatti tra
gli Spiriti - per quanto ci dicono le co-municazioni medianiche - ma
abbiamo detto che qui non vogliamo parlare di questo. |
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Gemelli nell'utero materno. Sorgono insieme e si
accompagnano in un'unico involucro, l'utero appunto, come nella
sincronicità due eventi sorgono e si accompagnano in un'unica sfera
psichica di partecipazione significativa ed
emotiva

I gemelli magici dei tarocchi. In alto il sole li illumina
e presiede e regge al loro andare insieme ed
accompagnarsi |
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La sincronicità è dunque innanzitutto un principio
(più che una legge) interno al mondo psichico e tutto suo proprio.
Più propriamente, tuttavia, e in senso stretto, essa viene ri-ferita
(va intesa come riferita) ai fenomeni paranormali che avvengono nel
mondo fisico, cioè al rispecchiarsi di questo principio del mondo
psichico in quello fisico attraver-so le fenomenologie paranormali.
La sincronicità in senso proprio rappresenta il riflettersi e
l’attuarsi di quel principio psichico nel mondo della materia come
sorgente di un fenomeno paranormale (che è pur sempre un fenomeno
del mondo fisico). E infatti, non poche volte questo principio
(psichico) di sincronicità noi lo constatiamo in opera anche nel
nostro mondo fisico, alla base di taluni eventi e fenomeni fisici,
come loro matrice, in luogo e al posto di quello di causa ed
effetto, che, come sappiamo, a-vrebbe dovuto essere invece quello
più propriamente loro costitutivo, trattandosi di fe-omeni del
(avvenuti nel) mondo fisico. Questa diversa operatività (in base
al principio di sincronicità invece che a quello consueto di causa
ed effetto) all’interno del mondo fisico rappresenta, naturalmente,
una eccezione, tuttavia si da’ e, se interviene, un motivo ci deve
essere; questo motivo sta certamente ad indicare un forte impatto
emozionale, una principale incidenza della componente
psichico-emozionale nella situazione verificatasi o in atto. E’
stata proprio la constatazione dell’evenienza, nel mondo fisico, di
casi di sincronicità, di fenomeni cioè inspiegabili in base a un
normale rapporto di causa/effetto e invece accaduti, che ha fatto
pensare, che ha fatto intuire che vi doveva essere un qualche
principio diverso a fondamento di questi fenomeni. E’ stato proprio
partendo dall’osservazione di questi fenomeni
sincronicistici, come sono stati poi chiamati, che si è
teorizzata l’esistenza del principio in
questione. |
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Lo psicologo e psichiatra Carl Gustav Jung é stato
il primo, insieme al fisico Wolfgang Pauli, a formulare questa
ipotesi in modo completo e scientifico e non solo astrattamente
filosofico (Nota 4) Egli cita almeno tre episodi
accaduti a lui personalmente. Il primo è quello, in due tempi, del
tavolo spaccato e della rottura di un coltello, a cui accenna anche
B. Reuter nell’articolo "Sincronicità e problema del rapporto tra
materia e spirito", pubblicato su questo stesso numero della
rivista. Esso accadde nel 1898, quando Jung era ancora studente
di medicina all’università di Basilea, durante un periodo di vacanza
trascorso in casa sua a Binningen. All’epoca, come ci riferisce lui
stesso, era in un certo qual modo preoccupato, pensava al proprio
avvenire, alla specializzazione da prendere – medico internista o
chirurgia? I mezzi della famiglia per la prosecuzione dei suoi studi
non erano infiniti, doveva quindi provve-dere a trovarsi un lavoro,
così le cose sarebbero state facilitate, ma la prospettiva che gli
si presentava (lavorare come assistente presso il locale ospedale
cantonale) era modesta, non lo soddisfaceva. Conosceva già
l’opera di Freud, che apprezzava molto, ma la sua attenzione era
rivolta soprattutto verso problemi filosofici, letterari, religiosi
– tra l’altro, era in forte contrasto con il padre, pastore
protestante, sulle questioni di Dio e della Provvidenza divina. Era
altresì a giorno degli scritti di alcuni dei principali, seri
ricercatori (Crookes, Zöllner) in quella controversia materia che
era il cosiddetto “occultismo” (Nota 5) di
cui allora si dibatteva ferocemente. I suoi interessi cioè andavano
in tutt’altra direzione, e infatti poi sceglierà la
psichiatria. (Nota 6) Sentiamo il
suo racconto. |
|
“Durante le vacanze estive, però, accadde
qualcosa che era destino dovesse influenzarmi profondamente. Un
giorno stavo nella mia stanza, studiando i miei trattati. Nella
stanza accanto – la porta di comunicazione era spalancata – mia
madre lavorava a maglia. Era la stanza da pranzo, dove c’era un
tavolo rotondo di noce … ormai vecchio di settanta anni …
Improvvisamente risuonò uno scoppio, come un colpo di pistola. Mi
precipitai nella stanza dalla quale proveniva il rumore della
detonazione. Mia madre era seduta nella sua poltrona, sconvolta, e
il lavoro le era caduto dalle mani. Balbettò: ‘Che cosa è successo?
Era proprio vicino a me’ … Seguendo il suo sguardo, vidi che cosa
era accaduto: il piano del tavolo si era spaccato dall’orlo fino
oltre il centro … proprio nella parte più compatta. Ero sbalordito,
come poteva essere accaduta una cosa simile? Un tavolo di legno di
noce massiccio, stagionato di settant’anni … Che cosa mai aveva
potuto provocare quell’esplosione? ‘Certo, vi sono curiosi
accidenti’ pensai. Mia madre scuoteva il capo, scura in volto ‘Sì,
sì – diceva con la voce tipica del n. 2 – questo fatto ha un
significato!’. Contro il mio volere ero turbato”. “Circa due
settimane dopo, tornando a casa, trovai tutta la famiglia - mia
madre, mia sorella e la cameriera - in gran subbuglio. Pressappoco
un’ora prima c’era stato un altro scoppio assordante … Il rumore era
venuto dalla direzione della credenza … I miei la avevano già
esaminata, senza trovare tracce di spaccature. Mi misi anch’io ad
esaminare sia la credenza sia tutto ciò che le stava intorno, ma con
lo stesso risultato ne-gativo. Allora cominciai a controllare
l’interno della credenza. Nel cassetto che conteneva il cestello del
pane trovai una pagnotta e, accanto, il coltello del pane: quasi
tutta la lama era in frantumi! Il manico stava in un angolo del
cestino e in ognuno degli altri angoli c’era un pezzo della lama. Il
coltello era stato adoprato poco prima … Il giorno dopo portai il
coltello da uno dei migliori coltellinai della città. Esaminò i
punti rotti con una lente di ingrandimento e scosse il capo: ‘Questo
coltello è in ordine – disse – non c’è alcun difetto nell’acciaio
…” (Nota 7) |
|
A cosa era dovuto, con l’emozionalità di chi era in
connessione questo duplice fenomeno acausale? Con i pensieri di
Jung, agitato per il proprio futuro, scontento per il lavoro che
doveva pur accettare e intraprendere per motivi economici mentre i
suoi interessi erano rivolti in tutt’altra direzione? O invece con
le preoccupazioni della madre - della quale si diceva che suo padre
avesse doti sensitive. Anche Jung doti mediuaniche, da parte di
questo nonno materno, quindi, è da ritenere, che sotto questo
aspetto derivativo le avesse, benché ordinariamente latenti, anche
sua madre - che certamente sentiva quelle del figlio, presente in
casa in quel periodo per le vacanze? (se fosse esatta questa seconda
ipotesi, è da notare il contrasto, veramente da manuale, tra la
tranquillità del livello cosciente del lavoro a maglia, che la mamma
di Jung stava facendo in quel momento e l’agitazione del suo
profondo, esteriorizzata nei poltergeist del tavolo e del coltello).
Ovvero ancora, terza ipotesi, era lo stesso “futuro” di Jung, il suo
Sé e la sua via di individuazione, che in quel modo intervenivano,
con un processo operativo causativo messo in moto da una causa
finale ? (Nota 8) |
Il coltello
di Jung, spezzatosi nell'episodio qui a fianco
raccontato |
|
Secondo episodio. “Mi interessava sentire
il parere di Freud (Nota 9) sulla precognizione e sulla
parapsicologia in genere . Quando lo andai a trovare a Vienna, nel
1909, gli chiesi cosa ne pensasse. A causa dei suoi pregiudizi
materialistici, respinse in blocco tutti questi problemi come
assurdi (Nota 10) e lo fece in termini di un così
superficiale positivismo, che mi trattenni a fatica dal rispondergli
aspramente . Mentre Freud esponeva i suoi argomenti, provavo una
strana sensazione. Era come se il mio diaframma fosse di ferro e si
fosse arroventato, come una volta incandescente. E in quel momento,
ci fu un tale schianto nella libreria, che era proprio accanto a
noi, che entrambi ci alzammo in piedi spaventati, temendo che
potesse caderci addosso. Dissi a Freud: ‘Ecco, questo è un esempio
del cosiddetto fenomeno di esteriorizzazione (Nota 11)
catalitica’ . ‘Suvvia - disse Freud – questa è un vera
sciocchezza!’. ‘Ma no – gli risposi – vi sbagliate, Herr
Professor (Nota 12), e per provarvelo ora vi
predico che tra poco ci sarà un altro scoppio’. E infatti, non avevo
finito di dirlo che si udì nella libreria un altro schianto uguale
al primo. Ancora oggi non so che cosa mi desse quella certezza
(Nota 13) . Ma sapevo, al di là di ogni dubbio, che il
colpo si sarebbe ripetuto”. (Nota 14)
. |
|
Qui comprendiamo benissimo quale è “l’ente
psichico”, l’emozione (che assume la forma di “spirito disgregato”,
disgregatosi e autonomizzatosi dalla psiche complessiva di Jung) che
scatena il fenomeno fisico di quelle esplosioni: la prima volta è la
furia, la rabbiosa inaccettabilità per Jung per le infantili,
aprioristiche, pregiudiziali negazioni di Freud e, nel contempo, la
valenza che queste realtà avevano invece per lui, la potenza con cui
le sentiva. E’ proprio questa “potenza” (numinosità) che si
esteriorizza e si manifesta nel fenomeno fisico esterno. Nella
seconda esplosione, possiamo ipotizzare che l’emozione che si
esteriorizza e si manifesta è la solenne certezza della propria
verità. La prima volta, il “dio che è in noi” (in Jung) esplode
nella sua furia; la se-conda volta esprime il suo primato (rispetto
a “Herr Professor”).
Dunque, con un primo approccio, abbiamo
detto che la “sincronicità”, in senso proprio, rivela la presenza di
un ente psichico, di un contenuto psichico e rappresenta il loro
mani-festarsi e operare nel mondo fisico, attraverso un fenomeno
fisico non determinato e non spiegabile con la legge di causa ed
effetto ma determinato e spiegabile in base a un altro principio,
quello di “significatività”, proprio del mondo psichico ma che, in
questo caso, viene ad operare anche nel mondo fisico.
|
|
Con un secondo approccio, dopo questi racconti di
Jung, possiamo ora confermare che questo avviene in presenza di una
potente pulsione (una “potenza psichica”), costituita da una
fortissima emozione e motivazione psichica, da una carica
psicodinamica (che assurge alla forma e alla forza di “spirito
disgregato e autonomizzatosi”) ovvero da una “causa finale” che si
deve attuare, le quali, dovendosi scaricare e realizzare in ogni
modo e, non potendolo fare normalmente (o impedite di farlo), lo
fanno (“si attuano”) agendo direttamente e di per sé nel mondo
fisico (psicocineticamente) e provocando in questo modo il
fenomeno.
Di conseguenza la “sincronicità” prima ancora che
un fenomeno a sé stante (“fenomeno sincronicistico”) è una modalità
operativa. E’ il modo secondo il quale (e attraverso il quale) si
attua il fenomeno paranormale. Una modalità ripresa dal mondo
psichico, al quale è proprio. Anche di questo diremo meglio più
appresso (secondo rinvio).
Si tratta, in fondo, dello stesso
meccanismo che è alla base e opera nelle malattie psicosomatiche.
Solo che nel nostro caso (fenomeno paranormale) l’energia psichica
si esteriorizza, si porta all’esterno e agisce fuori del corpo della
persona interessata (emozionalmente caricata) e si attua invece
(produce il fenomeno) nel mondo e nelle cose a lui esterne.
Senonché, tutta la realtà, tutto il mondo (e l’universo) sono
permeati dall’energia psichica, sono immersi nel mare dell’inconscio
collettivo: come si può dire, dunque, fino a che punto si può
veramente dire: “dentro”, “fuori”, “interno”, “esterno”,
“esteriorizzare”, “portare all’esterno” e così via? Fin dove arriva
il “dentro” e dove co-mincia il “fuori”? Se tutto è in un mare
psichico, le onde di questo mare - smosse da un “terremoto”
(emozionale) interno ad una costa, possono arrivare, come maremoto,
a bagnare e inondare ogni altra costa, tutte le altre terre, isole,
continenti che si trovano nel mare e vi si affacciano

E' l'idea, è il
progetto che, dal mondo psichico e da macrocosmo, precedono e
finalisticamente dirigono e determinano la realizzazione concreta
dell'opera nel microcosmo. (nell'immagine il celebre dipinto di
Domenico di Michelino "Dante e l'allegoria della Divina
Commedia)
. |
|

La nascita
del Santo Bambino (dipinto di Stephan Lochner, conservato nell'Alte
Pinakothek di Monaco di Baviera)

Il viaggio
dei Re Magi verso il Santo Bambino

L'adorazione dei re Magi, di Giotto.
E' "l'dea centrale e creativa" - nel nostro caso la
nascita del Santo Bambino -. che attrae a sé finalisticamente e fa
insorgere e realizza gli eventi che accadono (l'Editto di Augusto
sul censimento, l'adorazione dei pastori, il viaggio dei Re Magi e
tutto il restante contorno, nel nostro caso)
|
|
Il terzo approccio a questo tema che stiamo
trattando, riguarda la temporalità (l’assenza di una temporalità).
Tutto questo avviene in sincronicità, sincronicisticamente, senza
intervallo di tempo fra l’emozione, la carica psicodinamica e il
fenomeno che ne viene provocato e attraverso il quale si manifesta.
Come insorge l’emozione (con la sua significatività e potenza di
attrazione) in contemporanea insorge il fenomeno fisico, sua
rappresentanza.
La “causa”, se così vogliamo chiamarla, del
fenomeno non è una causa efficiente fisica ma è una carica psichica.
Il fenomeno che si verifica non è un “effetto” di quella “causa” ma
è una sua rappresentanza, una sua mascheratura e simbolismo, è la
stessa cosa dell’emozione (dell’ente psichico, del contenuto
psichico) espressa, manifestata in for-ma simbolica e in termini di
“mondo fisico” (fenomeno del mondo
fisico). |
|
Il terzo episodio accaduto a Jung. “Una giovane
paziente fece un sogno in un momento decisivo della cura. Nel sogno
essa riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Mentre mi raccontava
questo sogno, io stavo seduto, voltando la schiena alla finestra
chiusa. D’un tratto, udii alle mie spalle un rumore, come se
qualcosa bussasse piano alla finestra. Mi voltai e vidi un insetto
alato che, dall’esterno , urtava contro la finestra. Aprii la
finestra e presi al volo l’insetto. Era l’analogia più prossima a
uno scarabeo d’oro, che si possa trovare alle nostre latitudini,
ossia uno scarabeide, una “Cetonia aurata”, il comune coleottero
delle rose, che evidentemente, proprio in quel momento, si era
sentito spinto a penetrare, contrariamente alle sue abitudini, in
una camera buia” .(Nota 15). Qui l’emozione in opera appare
costituita dalla comprensione profonda da parte di Jung del
significato simbolico del sogno (Nota 16) . Egli
capisce profondamente quel sogno e quel simbolo, capisce che essi
sono un momento chiave dell’analisi e della cura e ne capisce il
senso. La forza (la “commozione”) di questo “sentire”, quasi che
fosse un “che” di oggettivo - in effetti, è un contenuto psichico
autonomizzatosi – si porta fuori ed agisce. Insorge così il
fenomeno, un insetto analogo a quello sognato è indotto ad
avvicinarsi. |
|
Amuleto magico antico egizio, raffigurante lo
scarabeo, propiziatorio di una buona rinascita. Per gli egizi
infatti lo scarabeo è un simbolo solare del divenite e della
rinascita a una nuova vita dopo la morte

Qui lo scarabeo è riportato in una iscrizione
geroglifica |
|
Il quarto approccio al problema della sincronicità
ci dice dunque che l’emozione operante per rendersi operativa si
“stacca”, per così dire, dal suo titolare, si disgrega dalla sua
psiche complessiva, diventa un “che” di autonomo e oggettivo, un
ente psichico a sé stante, uno “spirito disgregato”, che opera come
tale e di per sé. E’ la stessa cosa che avviene nella medianità, nei
casi in cui parla l’inconscio (del medium o polipsichico dei
partecipanti alla seduta) e si camuffa da spirito.
Nel terzo
racconto alcune frasi sono state da me sottolineate. Il senso della
prima sottolineatura (“riceveva in dono uno scarabeo d’oro”) è
riportato nella nota 15 (simbolismo della rinascita a vita nuova).
Le altre espressioni, da me sottolineate, “come se bussasse
ecc.” e “dall’esterno” rappresentano anch’esse dei simbolismi, usati
da Jung quasi automaticamente, per una forza loro: simboleggiano il
“bussare” alla finestra della comprensione di Jung da parte di un
significato (del sogno), che viene da fuori di lui. Il “significato
del sogno” “bussa” all’intelligenza di Jung per farsi “vedere” e
“aprire”, cioè capire. Sembra quasi che lo scarabeo bussi a Jung
(alla finestra della sua intelligenza e comprensione; la finestra è
il luogo da dove entra la luce) e gli dica “fammi entrare,
comprendimi”. E questo significato, questo scarabeo, sempre
simbolicamente, viene dall’esterno, dal sogno della paziente o
meglio, da un “demone” (l’intelligenza empatica), che parla a Jung,
che gli voltava le spalle, voltava le spalle alla finestra e “non
vedeva”; ma che, sentendo quel rumore, si volta e vede, ja una
“illuminazione” e capisce. L’intelligenza empatica di Jung e il
senso del sogno si sono, in questo contesto, quasi autonomizzati (da
Jung e dalla so-gnatrice), acquistano una valenza loro propria, lo
scarabeo del sogno si concretizza e si fa “terzo” (rispetto ai due)
e “bussa” per “farsi aprire” ed “entrare”.
Con un quinto
approccio, diciamo che il fenomeno sincronicistico parla per
simboli. Esprime e rappresenta simbolicamente l’emozione e il
contenuto psichico che lo hanno provocato, ne è la “maschera” e la
mascheratura. Comprendendo e decifrando il fenomeno-simbolo, si
risale al significato e si comprende il contenuto psichico e
l’emozione che lo hanno determinato e che nel fenomeno si sono
espressi. |
|
2.2.1. A proposito dei “rinvii” Abbiamo
fatto sopra due rinvii, che ora dobbiamo sciogliere, completando e
precisando brevemente i concetti ivi enunciati. Il primo rinvio
riguardava la sincronicità come modalità operativa. Si tratta di
questo: noi parliamo spesso di fenomeno sincronicistico e
consideriamo la sincronicità come un fenomeno. In effetti, la
sincronicità più che un fenomeno a sé stante è una modalità
operativa, il modo secondo il quale una realtà psichica si realizza
sul piano terreno. Questo modo è, lo abbiamo detto, quello di
rappresentarsi, di trasporsi in un analogia, in una associazione per
significatività, similis cum similibus, e questo in contemporanea,
senza una scansione temporale. Certo, quando nel fenomeno risalta
soprattutto questo aspetto di “analogia”, di “non casualità”, di
“eventi simili che si accompagnano inspiegabilmente e
incredibilmente”, quando non appare altro che questo aspetto – come,
ad esempio, nel caso classico della cetonia aurea accaduto Jung e
sopra citato – il fenomeno appare essere la stessa sincronicità e,
appunto, si dice “è un fenomeno di sincronicità”. Senonché, in
genere ogni fenomeno ha un suo contenuto e una sua denominazione
classica, in base ai quali viene tradizionalmente indicato. Se si
tratta di un fatto psichico ovvero paranormale che avviene sul piano
fisico, allora il “fatto” o fenomeno vero e proprio è quello
indicato dal suo nome e la sincronicità è solo il modo come avviene,
caratterizzato dalla mancanza di una scansione temporale e dal
verificarsi dei due eventi in contemporanea. E’, appunto, solo una
modalità operativa del fenomeno. E così, un fenomeno di telepatia
resta un fenomeno di telepatia, solo che avviene
sincronicisticamente, io ho coscienza del pensiero dell’altro o vivo
anch’io la sua emozione nello stesso momento in cui lo pensa o la
sente il suo legittimo titolare; così altrettanto è per la
chiaroveggenza (la “morte del nonno” e, nello stesso tempo, il suo
quadro che cade o la sveglia che suona), per un poltergeist, per un
apporto ecc. E così è, nel mondo psichico, per l’empatia e altri
simili accadimenti (psichici). La sincronicità può essere, sì,
vista come fenomeno ma soprattutto costituisce una modalità
operativa del fenomeno. |
|
Il secondo rinvio
riguardava gli accadimenti costituenti un “processo” nel loro
insieme; pensiamo, ad esempio e soprattutto, al processo di
individuazione (come lo intendono Jung e la sua scuola). Alcuni
eventi - di vita, soprattutto - si presentano, se considerati
insieme, se visti ex post, non come tanti eventi singoli casuali e
casualmente analoghi, ma come aventi alla base quasi un denominatore
comune, come legati da un misterioso rapporto; un certo evento, che
all’inizio appariva un fatto qualsiasi, uno dei tanti che ci
occorrono nella vita, acquista poi, alla luce di altri che si
verificano successivamente, tutto un altro significato e senso, un
altro valore. Mostrano di avere un senso tutti insieme.
Direi
che tutto questo è vero, ma che riguarda unicamente la realizzazione
di questi e-venti sul piano terreno della manifestazione. Nel piano
soprasensibile, nel mondo delle idee, nel mondo psichico, nel “cielo
stellato”, là dove non c’è il tempo, tutto resta un “unicum”
formato, una costellazione unitaria e unica, già composta di tutti
quegli ele-menti che la caratterizzano e che ne realizzano
l’individualità, anche se poi sul piano terreno questo “unicum” si
realizzerà nel tempo e in forma processuale, attraverso una serie di
accadimenti.
Tornando al “processo di individuazione”
(Nota 17), attraverso il quale un individuo realizza se
stesso nella propria totalità e integralità man mano che procede
nella vita (o anche, per ché no? attraverso più vite) , il Sé esiste
già nella sua integrità nel suo mondo psichico; si realizza poi sul
piano terreno e nel tempo attraverso una molteplicità di eventi in
successione, coordinati e che si integrano tra loro, attratti da una
causa finale, che è data dalla realizzazione di se stesso in quella
completezza, totalità e rotondità a 360 gradi che già è nel mondo
iperuranio.
|
|
La via di individuazione, ci porta riunire le due parti di
sé, il conscio, parte maschile, e l'inconscio, l'anima, la parte
femminile.. Dietro - oscuro perché sconosciuto e inconoscibile ma
protettivo e solerte - c'è il Sé. Disegno e simbolo alchemico.
Il processo di individuazione è il procedimento silenzioso che si
svolge nella vita . e forse attraverso più vite e reincarnazioni -
per conseguire questa realizzazione di sé e che non sempre si
completa. Lo stato r lo stadio raggiunto in questo processo è
rivelato dai sogni |
L'Angelo
dell'Annunciazione (qui in un dipinto di Simone Martini) è simbolo
di armonia

Arazzo francese raffigurante "l0offerta del cuore". Come
simbolo dell'attrazione dell'uno verso l'altro e dell'incontro
possiamo rapportarlo alla sincronicitò |
|
2.3. Attrazione: la sincronicità come armonia
del mondo Se apriamo la"Garzantina – Enciclopedia di
psicologia" (a cura di Umberto Galimberti) alla voce “sincronicità”,
vi leggiamo, tra l’altro: “Il concetto (di sincronicità) … deve
essere … inserito in una visione degli eventi come partecipanti a un
tutto strutturato, sul modello dell’armonia prestabilita di G. W.
Leibnitz o sul modello schopenhaueriano della ‘simultaneità’ di
termini non connessi causalmente … il concetto (si colloca) … in
quella direzione di ricerca dove il significato degli eventi è
cercato, oltre che nei loro antecedenti causali, nell’ambito dei
loro rapporti strutturali, dove lo strutturalismo sotteso suppone
una forma di armonia esperienziale tra gli eventi e la nostra
comprensione stessa”’. I termini da estrapolare da questa
descrizione-definizione e da tenere fermi, sui quali va fissata la
nostra attenzione sono: Armonia prestabilita. Rapporti strutturali.
Armonia esperienziale. Il mondo ultrasensibile - che è aldilà dei
nostri sensi ma che governa il mondo sensibile, un mondo che è nella
nostra interiorità - il mondo psichico insomma è un tutto
strutturato, è un insieme in cui vi sono rapporti tra le parti e
questi rapporti sono di armonia; una armonia che fa di questo
“tutto” una struttura (appunto, armonica). Questa “armonia” si
riflette, si ripercuote anche nel mondo sensibile (con i fenomeni
sincronicistici), noi quaggiù ne abbiamo l’evidenza attraverso
questi fenomeni e così quella che è una “armonia prestabilita”,
oggettiva in sé del mondo superiore diviene anche una nostra
esperienza, una nostra armonia esperienzial

"La città ideale", di Luciano Laurana. Simbolo anch'sso di
armonia |
|
La sapienza ermetica e quella alchemica hanno
condensato tutto questo in una frase, “Come sopra, così sotto”, che
indica appunto questo rapporto strutturale e di armonia che vi è tra
il mondo superiore ultrasensibile e quello nostro sensibile, tra il
macroco-smo e il microcosmo (dove lo stesso termine cosmo sta ad
indicare che entrambe sono strutture armoniche, sia quella “macro”,
il “cielo”, il “mondo divino”, sia, altrettanto, quella sottostante
umana, “micro”). Vi è una corrispondenza fra i due “cosmi” e quello
di sotto (pur retto dalla sua legge causale) risponde, è sensibile a
quanto avviene “di sopra”. E sta proprio in questo la sincronicità.
Jung ha intuito tutto questo ed ha trovato (e ha posto) questa
corrispondenza alla base e come motivo di comprensione del celebre
libro oracolare cinese I Ching, “Il libro dei mutamenti”. Quando vi
è una forte motivazione (e non una sciocca curiosità), questa
“commozione dell’anima” sommuove gli eventi, si sovrappone al
normale ordine causa-le - che ordinariamente presiederebbe alla
caduta dei bastoncini o delle monete lanciate in aria per la
consultazione - e determina una loro “caduta non casuale” ma una
“caduta significativa”, che porta in sé una corrispondenza fra la
“situazione” e momento della vita del consultante l’oracolo (“mondo
superiore”) e l’uscita-risultato del lancio (microcosmo). E’ così
che al segno uscito (e a quella della sua mutazione) corrispondono
dei versetti oracolari specifici, che esprimono, in termini
leggibili e accessibili alla umana comprensione, la situazione
attuale di vita del consultante e come successivamente essa muterà.
Nell’oracolo de I Ching il mondo superiore si rispecchia in quello
nostro sensibile e la sincronicità è alla base di questo
rispecchiarsi. Il consultante, con il suoi stato d’animo, fa da
catalizzatore.
|
|

"Come sopra, cos' sotto". Questo principio, che
troviamo nel Pimandro di Ermete Trismegisto e che quindi è proprio
della sapienza ermetica, in effetti è affermato e contenuto in ogni
insegnamento sapienziale. Qui in una rappresentazione
cristiana

I 64 esagrammi dei bersetti oracolari dell'I Ching ("Il
libro dei Mutamenti"). La capacità e la forza oracolare de I Ching è
fondata appunto sul principio di sincronicità, come ha ben mostrato
C:G: Jung |
"Come sopra, così sotto". Una miniatura islamica,
raffigurante in alto il paradiso e il mondo superiore, in basso il
mondo degli uomini, con al centro la sacra Ka'aba |
|
"Come sopra, così sotto", in una raffigurazione
dell'alchimia. Il Sole spirituale in alto nutre l'uomo
sottostante |
|
"Come sopra, così sotto" in un'altra raffigurazione
alchemica. Il Sole e la Luna, il maschile e il femminile, il conscio
e l'inconscio riuniti nel Sè del Macrocosmo che dominao e regge il
mondo sottostante, il microcosmo, che ha in sé l'animale della
materialità e però anche le ali per volare in
alto |
Il pensiero è magia e capacità creativa.. La Maga, la
grande Madre primigenia dal di fuori e dal suo empireo pensa e
realizza fuori di sé il fiore del mondo, traendolo dal fuoco delle
viscere della terra

Ermete Trismegisto o anche l'astrologo simboli della
sapienza e della lettura dell'universo in un disegno
alchemico |
|
Anche l’astrologia (secondo Jung innanzitutto, ma
anche secondo molti altri studiosi) trova il suo fondamento in una
analoga corrispondenza tra i due “cosmi” e in un analogo “come
sopra, così sotto”. Anche per l’astrologia la base di questa
corrispondenza è la sincronicità e in questa considerazione essa
(l’astrologia) non ci appare più astrusa e di dubbia validità,
acquista invece un sua plausibilità.
Il principio e l’ordine
di sincronicità, che si fondano e trovano la loro ragione, come
sappiamo, nel principio e nell’ordine di significatività, si
presentano strettamente collegati ai principi e all’ordine del
simbolismo. Quello che avviene “sotto” è il simbolo di quanto accade
“sopra” e lo raffigura in simbolo. Questo lo abbiamo già detto. Ma
va ul-teriormente specificato. Gli accadimenti propri di questo
nostro mondo, che hanno un fondamento “causale” altrettanto loro
proprio, hanno in sé il loro valore e senso, sono quello che sono;
rappresentano se stessi “in chiaro”. Invece il “simbolo” - e dunque
quanto avviene “sotto” in modo sincronicistico - non ha in se stesso
il proprio significato, non parla “in chiaro” bensì rimanda a
qualcosa che è al di là. Per Goethe si ha un vero simbolismo ovunque
“il particolare rappresenti l’universale non come sogno o ombra
bensì come rivelazione viva e immediata di ciò che non può essere
indagato”, di ciò che non può essere esplicitato, né reso
comprensibile o spiegato con le parole del linguaggio normale.
|
|
Ma per chi ne ha l’apertura, per il mistico, il
mondo ultrasensibile, il mondo dell’assoluto diventano un libro in
cui si può leggere, che si sente dentro di sé e che si comprende con
l’intuizione e il tutto più chiaramente di quanto ordinariamente si
possa fare con le parole (qui si parla di “chiarità”, non di
“chiarezza”). Il simbolo è l’espressione del legame mai tagliato,
mai interrottosi tra il mondo di sopra e il mondo di sotto. Se le
nostre immagini terrene e le nostre raffigurazioni psichiche
prendono la pienezza dell’immagine originaria, allora esse sono
propriamente un synbolon, “ciò che è gettato insieme”, un ponte fra
i due mondi, punto di incontro fra il tempo e l’eternità. La
sincronicità e il principio di sincronicità, per cui l’evento che
accade rispecchia, è il simbolo di una emozione, di una realtà che
l’hanno determinato e scatenato, rappresentano tutto questo.
|
|
Nel libro "Psiche" e materia di M. L. von
Franz (già citato alla nota 3), alla pag. 149, leggiamo:
“Marsilio Ficino dice nel suo "Simposio": <Tutta la potenza
della magia consiste nell'amore (Nota 18).
L'opera della magia è una certa attrazione di una cosa verso l'altra
per affinità naturale. Tutte le parti di questo mondo dipendono,
come le catene dell'essere, da un amore e sono legate da un nesso
naturale ... Questa è l'autentica magia>. Ficino costruì, tra
l’altro, talismani a forma di mandala per attirare magicamente
questo positivo amore cosmico di Dio. Giordano Bruno progredì
ulteriormente in questa direzione e creò parecchi mandala magici
. Nel suo libro "Contro i matematici" troviamo
numerosi mandala eseguiti dall’autore. In altri passi dell’opera
Bruno paraona inoltre questo amore onnipervasivo a un lampo
("fulgur") o a una luce e lo definisce "anima
cosmica" o "spirito dell'universo"”.
Adesso sostituiamo alla parola “magia” le parole “armonia della
sincronicità”. Vediamo così - attraverso quella parola “attrazione”
e l’altra che subito la segue, “amore”, quale più straordinario
significato acquista in questo modo l’ordine co-smico, che dal mondo
superiore (macrocosmo), ove regna, si riverbera su quello nostro
(microcosmo) attraverso quel suo riflesso che è il principio di
sincronicità. Vediamo, cioè, di quale più straordinario significato
è portatore e quale più straordinario significa-to ha il principio
di sincronicità.
Un mandala cristiano.
E' la madre, il grande universo inconscio, che porta nel grembo e
regge il bambino suo figlio, il Cristo nato nel mondo e fattosi
uomo, il livello conscio. Il tutto è racchiuso in un serto e corona
circolare (come tutti i mandala), simbolo della Totalità e del Sé. O
meglio, ovoidale, simbolo dell'Uovo cosmico, da cui tutto nasce.
Questa modifica ovoidale del più classico cerchio mandalico è tipico
della nostra cultura occidentale e, in particolar, cristiana
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Marsilio
FICINO, uno dei massimi esponenti del neoplatonismo
rinascimentale
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2.3.1. Osservazioni finali Il problema
della sincronicità è senz’altro tra quelli più straordinari e
interessanti per uno psicologo e per un parapsicologo. Ma anche per
un filosofo e per uno studioso di metafisica. Le interpretazioni
possono aprirsi su spazi immensi ovvero essere più circo-scritte e
di tipo solo fenomenico. La prudenza, forse, dovrebbe consigliarci
di attenerci a queste ultime, magari in attesa di ulteriori studi e
approfondimenti e di una maggiore conoscenza complessiva della
materia. E’ bene fare un passo alla volta e consolidare i passi già
fatti prima di farne degli altri; e solo poi, quando il terreno è
solido e le acquisizioni già fatte sono consolidate, procedere
oltre. Eppure, ad onta di ogni prudenza, quale straordinario fascino
rivestono le altre interpretazioni! Il cuore, l’anima premono dentro
per le intuizioni che sentono e che spingono avanti, avanti. Il
prof. Sergio Bernardi, oggi purtroppo non più tra noi, è stato, anzi
ci ha fatto l’onore di essere stato uno dei collaboratori di questa
rivista, il più valido forse. Era, oltre che un grande
parapsicologo, anche un profondo conoscitore e divulgatore del
problema della “sincronicità”; tra l’altro, aveva conosciuto
personalmente Jung. Nel n. 1 anno V (1997) di questa rivista è stato
pubblicato un suo scritto a questo riguardo, "La sincronicità di
C.G. Jung e di W. Pauli" e, mi ricordo, all’epoca, quando venne
a consegnarmi il suo elaborato, discutemmo a lungo tra noi
sull’argomento. Rammento benissimo che gli dissi, tra le altre
cose, che la sincronicità, il cercarsi e l’accompagnarsi insieme dei
due eventi simili era, in fondo, l’espressione di un amore,
raffigurava una legge e un principio d’amore; non sapevo allora di
non essere solo in questa interpretazione, in questa intuizione (ne
sono espressione, ad esempio, tutta l’Accademia neoplatonica
rinascimentale italiana, Marsilio Ficino in testa - del quale,
attraverso le parole della von Franz, abbiamo fatto sopra
citazione). Sergio sorrise, rispose che io ero un “mistico”,
avevo una personalità mistica (e questo è vero), la sincronicità era
(a suo avviso), più semplicemente, una modalità fenomenica speciale,
un fenomeno particolarissimo, un “oggetto gettato nel mondo”, in cui
agiva un principio diverso da quello causale; si doveva guardare ad
essa con occhio più freddo, con un accostamento più scientifico.
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All’epoca non avevo ancora letto il libro della von
Franz né ero particolarmente approfondito sulla materia. Ma ora,
riprendendo quel libro e ripensando complessivamente a tutto
l’argomento, mi confermo in quello che già allora dissi
impulsivamente e intuitivamente. La sincronicità non è soltanto un
accadere fenomenico, un fatto oggettivo speciale. Rispecchia un
ordine superiore, un mondo invisibile, dove vigono armonia,
bellezza, affinità per simiglianza. E, se li rispecchia, li porta
anche con sé, ne è pervaso. L’evento sincronicistico non è “un
fenomeno” che accade e basta. E’ una efflorescenza, un fiore che
sboccia (non “accade” ma “sboccia”), che emerge nel nostro mondo da
un profondo misterioso; affiora qui ma le sue radici sono lontane,
sono “laggiù”; sono immerse in un mondo superiore. Paragoniamolo a
un fiore di loto, che si apre bellissimo (“sboccia”) alla vista e
agli occhi sulla superficie dell’acqua, ma le radici, da cui trae
linfa e vita, vengono dal profondo. E l’acqua è il simbolo eterno
dell’inconscio. Certo, in tutto questo mio modo di parlare
c’entrano molto anche il mio modo di vedere e il mio approccio alla
realtà misticheggianti; mentre il vero pensiero di Jung, scienziato
naturale, come lui amava definirsi, era più propriamente in quelle
parole che sorridendo mi rispose quella volta Sergio Bernardi, che
da lui aveva appreso. Così dice anche la sua allieva M. L. von
Franz, che per tanto tempo gli è stata vicina (“La differenza
fondamentale dell’armonia prestabilita leibnitziana rispetto
all’idea junghiana di sincronicità è il fatto che Leibnitz postula
un nesso costante, mentre per Jung gli eventi sincronicistici sono
non costanti e sporadicamente arbitrari e dipendono, in ultima
istanza, da una osservazione psichica arbitraria
dell’osservatore” Nota 19)) . Ma la von Franz richiama
anche, come s’è visto, Marsilio Ficino.
Dunque, sospendiamo il giudizio e atteniamoci a
quello che abbiamo detto, ai cinque approcci enunciati, che sono poi
quello che di certo già sappiamo; ed è già moltissimo. Torneremo
in futuro sull’argomento? Forse, perché senz’altro esso merita di
essere an-cora e di più esaminato e sceverato

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Tre opere
fondamentali per la comprensione del mistero della
sincronicità: "La sincronicità" di Canl Gustav Jung, il grande
psicologo che per primo, insieme al fisico Wolfgang Pauli, ha
ipotizzato e teorizzato questo principio.
"Psiche e materia"
della sua grande discepola della scuola di Zurigo Marie-Louise
von Franz.
"Il mistero de Fiore
d'Oro", di Lu Tzu, tradotto dal sinologo ed esoterista tedesco
Richard Wilhelm. Questo testo affascinò moltissimo Jung, che divenne
grande amico ed estimatore del traduttore (del quale scrisse un
commosso necrologio in occasione della morte prematura) e lo spinse
allo studio dell'alchimia e anche ad interessarsi e a dare
riconoscimento alla scienza oracolare de I Ching e all'astrologia,
l'uno e l'altra da lui accettati in quanto riportabili proprio al
principio di sincronicità
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| NOTE
(1) Dal greco physis, natura,
lat. physica, scienza della natura. La denominazione è stata
generalizzata dall’omonima opera filosofica di Aristotele
(Physiké) che trattava “delle cose del mondo”, delle cose
della natura.
(2) Massa è la quantità di
materia che compone un corpo. Massa inerziale, in fisica,
indica la massa ferma o in moto alla quale deve essere applicata una
proporzionale quantità di energia per, rispettivamente, met-terla in
moto o arrestarne il moto
(3) Vedi anche l'articolo di F.
Masi "Gli Spiriti", su "La Ricerca psichica", anno IX, 2003,
n. 3
(4) Sotto tale aspetto filosofico, i
precursori di una tale concezione sono molti, da Alberto Magno ai
neopla-tonici rinascimentali come Marsilio Ficino a Keplero, a
Leibnitz e così via. Una buona rassegna di tali precedenti
storico-filosofici si trova nell’opera di M.L. von Franz Psiche e
materia (Boringhieri, Torino 1992), soprattutto nei capp. 7, "Alcuni
aspetti storici dell’ipotesi junghiana della sincronictà" e 8, "Il
prin-cipio di sincronicità di Jung"
(5) Denominazione con la quale nei
paesi di cultura germanica era in quell’epoca indicata la ricerca
psichica (denominazione questa ultima invece soprattutto inglese),
cioè la nostra attuale parapsicologia
(6) Da tempo Jung era come diviso
interiormente in due personalità opposte - e che, come lui stesso
annota, si sarebbe portato appresso per tutta la vita - che chiamava
“il n. 1”, razionale, e “il n. 2”, proteso piuttosto verso una
visione misterica della vita. Qui intende dire che l’espressione
della madre, di fronte a quel fatto inspiegabile e perturbante, era
come se desse voce alla sua personalità n. 2
(7) "Ricordi, sogni
e riflessioni di C.G.Jung" raccolti da
Aniela Jaffé, B.U.R., Milano, 1987, pp. 141 e segg
(8) In questa
terza ipotesi, va particolarmente notata la duplice, concorrente
modalità operativa: il processo operativo è causale (causa finale)
ma la modalità specifica in atto è quella della
sincronicità
(9) Jung si era
interessato di Freud e delle sue teorie sin dall’inizio della sua
carriera di psichiatra, la quali-fica in cui si era poi
specializzato. Già nel 1900 aveva letto la sua opera Die
Traumdeutung (“L’interpretazione dei sogni”) e ne era rimasto molto
colpito. In seguito difese in più occasioni le nuove concezioni
freudiane - osteggiate, al solito, dal misoneismo della psichiatria
ufficiale – nonostante i ripe-tuti avvertimenti che queste sue prese
di posizione avrebbero potuto nuocergli nella carriera. L’incontro e
la conoscenza concreta fra i due avvenne nel 1907. Freud apprezzò
subito le capacità professionali e l’intelligenza di Jung, lo
considerava tra i migliori della sua scuola e avrebbe voluto farne
il suo successo-re a capo di questa. Ma ben presto vennero fuori le
profonde divergenze, le due personalità e le concezio-ni strutturali
professionali erano del tutto divergenti. La rottura avvenne nel
1911/12, anche con la pubbli-cazione, da parte di Jung, della sua
prima opera fondamentale Wandlungen und Symbole der Libido
(“Trasformazioni e simboli della libido”), che conteneva, a
proposito della libido, concezioni del tutto di-vergenti da quelle
sessualistiche di Freud, esposte nella sua Traumdeutung. Ma le
differenze di idee e di personalità fra i due si erano manifestate
anche prima, già nel 1909, con il loro viaggio in America, dove
erano stati invitati per i festeggiamenti del ventennale della Clark
University del Massachusetts; e come risulta dal presente episodio,
sempre del 1909
(10) Notevoli e
molto indicative al riguardo sono le discussioni polemiche da lui
avute con un altro importante personaggio della psicanalisi,
l’ungherese Sandor Ferenczi
(11) E’ una bella
definizione. “Esteriorizzazione” vuol significare “esprimere
all’esterno, attraverso una ma-nifestazione esterna” una pulsione
psichica; “catalitica” perché il fenomeno verificatosi (lo scoppio),
quella reazione era avvenuta senza l’intervento fisico ma per la
sola presenza di un agente catalizzatore, costituito da Jung e Freud
e dal loro diverbio (o meglio, dalla furiosità interiore di
Jung)
(12) Si
pensi che, a quell’epoca Jung, di fronte a Freud, era ancora come un
“discepolo apprendista” rispetto al maestro. La frase (“mi trattenni
a fatica dal rispondergli aspramente”) è dunque indicativa di quanto
fossero invece numinosi per Jung questo argomento e questi
problemi
(13) Questo
dell’interesse e del credito da dare ai fenomeni paranormali era un
altro fondamentale motivo di differenza e di attrito fra le due
personalità. Jung era pienamente aperto verso di essi, lui stesso
sentiva profondamente in sé questa dimensione diversa e aveva
capacità o meglio una grande sensibilità al ri-guardo. Freud, anche
se in privato ammetteva alcune possibilità del paranormale, in
particolare la telepa-tia, tuttavia per la sua formazione culturale
positivista, per il timore che un’apertura in quella direzione
nuocesse alla sua psicanalisi, anch’essa non ancora del tutto
riconosciuta dal mondo accademico ufficiale, e per l’ostilità di
alcuni dei suoi principali seguaci e rappresentanti della scuola
psicanalitica - in partico-lare, Ernest Jones e Marie Bonaparte –
aveva profondamente rimosso queste sue propensioni e aperture.
Osteggiava quindi tutto quanto fosse connesso con il mondo del
paranormale e un suo riconoscimento. Notevoli e molto indicative al
riguardo sono le discussioni polemiche da lui avute con un altro
importante personaggio della psicanalisi, l’ungherese Sandor
Ferenczi
(14) A. Jaffé, op.
cit., pp.196/ 197
(15) C.G. Jung
"La sincronicità", Boringhier, Torino, 1980, p. 35
(16) Come
Jung ci dice subito dopo il racconto del fatto, la scarabeo d’oro è
il simbolo (egizio) della rinascita, è, in questo senso, un
archetipo di nuova vita. Stava dunque a indicare la “rinascita”
della paziente a nuova vita con la guarigione
(17) Vedi anche F,
Masi "La via di individuazione", su "la Ricerca psichica",
anno V, 1998, n. 2
(18) “Amore” qui
significa e vuol dire “attrazione”, come verrà detto subito dopo.
L’azione magica, la formula magica, il gesto, il rito magico
attraggono e fanno scaturire, per sincronicità e non per un fattore
causale, quel dato effetto ricercato (“magico”)
(19) M.L.von
Franz, op. cit, p. 150
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Bibliografia Carl. G. Jung La
sincronicità, Boringhieri, Torino,1980 Carl. G. Jung
Necrologio di Richard Wilhelm , in “Opere di C.G.Jung, vol.
XIII "Studi sull’alchimia”, Boringhieri, Torino. 1988
(Nota 1) Marie-Louise von Franz Psiche e
materia, Boringhieri, Torino, 1992 Marie-Louise von Franz,
Il processo di individuazione e Conclusione, in
“L’uomo e i suoi simboli”, di C.G.Jung, TEA, Milano 1991 Aniela
Jaffé (a cura di) Ricordi, sogni e riflessioni di C. G. Jung,
B.U.R., Milano,1981 Vincent Brome Vita di Jung,
Boringhieri, Torino, 1994
(Nota 1) Richard Wilhelm, sinologo tedesco
morto nel 1930, aveva tradotto opere sapienziali cinesi
fondamentali, come I Ching e Il mistero del Fiore
d’oro (di quest’ultimo aveva scritto anche una notevole
prefazione). Il primo è un testo fondamentale di divinazione, il
secondo un testo iniziatico taoista, scritto verso l’VIII/ IX sec.
d.C., attribuito a Liu-Tzu. Per entrambi Jung ne ha visto èed ha
affermato che la loro operatività efondata sul principio di
sincronicità |
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