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ESPERIENZE di Premorte (N.D.E.)

 Ho visitato il Vs. magnifico ed interessantissimo sito e vorrei porVi alcune domande:
- non ho visto nella sezione dedicata alla Sopravvivenza una trattazione delle c.d. NDE o esperienze di pre-morte. Desidererei sapere se tali esperienze non rientrino nella parapsicologia propriamente detta, neppure nel settore "theta" della parapsicologia stessa ove si studiano le fenomenologie attinenti all'ipotesi della sopravvivenza (a quanto ne so i settori della parapsicologia sono:ESP, PK e theta).
In ogni caso, desidererei sapere quale attendibilità possano avere tali esperienze che ho avuto modo di leggere nei libri di Moody e di altri autori: e se sono semplicemente il frutto di autosuggestione, di fenomeni legati a processi biochimico-cerebrali dovuti allo stress della fase terminale ovvero sono esperienze oggettive e reali. Nel libro "Nuove ipotesi sulla Vita dopo la Vita" di Raymond Moody ed in "Quello che videro nell'ora della morte" di Karlis Osis ed Erlendur Haraldsson parrebbe più verosimile la seconda ipotesi ancorché non si raggiunga l'effettiva "certezza" scientifica.

 

 

Un dipinto di Hyeronimus Bosch che, già alla fine del 1400 prefigura e mostra di conoscere il tunnel con la luce finale delle esperienze NDE 

 

La ringrazio per le gentili espressioni usate verso il sito da me diretto. Tale sito costituisce la continuazione on line della pubblicazione cartacea trimestrale dello stesso nome che ho diretto per molti anni e che adesso, appunto, è cessata come tale per divenire on line.
Il sito, dunque, vuole essere una rivista e, come tale, si amplia continuamente, arricchendosi sempre di più con nuovi articoli.
Le esperienze N:D:E fanno piena parte della parapsicologia, rientrano tra i cosiddetti "fenomeni di confine". Effettivamente l'argomento non è stato ancora trattato nel sito ma senz'altro prima o poi se ne parlerà. Gli argomenti di cui parlare sono tanti, anche altri, che occupano più articoli (ad esempio gli insegnamenti de "il libro di morti egizio", tra i libri sapienziali; o il tema della reincarnazione: o il "carso di parapsicologia") sono stati appena iniziati con un primo articolo.

Sempre per le NDE ritengo che esse siano vere esperienze di premorte (e non allucinazioni da farmaci o illusioni ripetitive da suggestione o altro di simile). Tuttavia la lettura, l'ascolto di resoconti e lo studio di queste esperienze, la partecipazione a convegni tenuti sul tema, la comparazione con esperienze analoghe che avvengono presso altre culture portano a considerazioni ulteriori e complementari.

   

Pierre Puvis de Chavannes "Le giovani fanciulle e la morte

 Inducono cioè a ritenere che le NDE possono intervenire non necessariamente quando l'organismo è oggettivamente prossimo alla morte per un oggettivo stato terminale ma quando la mente è convinta di essere entrata o di o stare per entrare nella dimensione postmortale, anche quando non vi è una malattia terminale. Tali sono, ad esempio, il caso di caduta da una montagna (durante la quale sono state testimoniate esperienze visive e sonore simili a quelle delle NDE vere  proprie), considerato che nel corso della caduta ma prima dell'impatto l'organismo è ancora ben vivo e integro,.solo vi sono il trauma psicologico e il terrore del precipitare della prossima, sicura morte; ovvero il caso di ingestione di droghe allucinogene ritenute culturamente che facciano viaggiare nel mondo dei morti, e simili;.

Krushna, divinità benefica

La ringrazio per la risposta. Mi permetta di fare alcune osservazioni.
Mi preoccupa quando dice che le NDE intervengano non necessariamente quando l'organismo é prossimo alla morte ma quando la mente ritenga di essere entrata nella fase postmortale: ciò indurrebbe a ritenere che l'esperienza non sia "oggettiva" ma "soggettiva", simile, quindi, all'esperienza onirica. Io spero con tutto il cuore che l'esperienza sia oggettiva, quindi diversa dall'esperienza onirica; in altri termini, che vi sia un'effettiva ed oggettiva sopravvivenza della coscienza dopo la morte corporea. E' chiaro che diventa difficile stabilire cosa sia "soggettivo" od "oggettivo"; rimane il fatto che vi sia comunque un'esperienza coscienziale.
Mi sembra e mi conforta il fatto che vi sia corrispondenza fra le esperienze NDE dei "temporaneamente morti" e le esperienze raccontate da Ernesto Bozzano ne "La crisi della morte" dei "definitivamente morti": ciò indurrebbe a ritenere che, comunque, tale "esperienza coscienziale", soggettiva od oggettiva che sia, perduri anche dopo la morte effettiva.

 

In fondo, anche se poteva non sembrare, siamo d’accordo sul fatto che dopo questa vita “vi sarà una effettiva ed oggettiva sopravvivenza della coscienza alla morte corporea”, come giustamente lei si esprime. conterà un’altra esperienza. C’è solo da intendersi sul senso, anzi sull’estensione del termine “oggettiva”. Perciò. sul problema da lei posto, vorrei spiegare meglio il mio punto di vista.
A mio avviso – cioè in base ai risultati dei miei studi, letture e ricerche; ma la cosa vale per me, naturalmente - i vissuti e quello che si vede durante una NDE sono delle effettive realtà postmortali, rappresentano quello che l’individuo potrà incontrare poi definitivamente quando passerà nell’oltre: non sono delle allucinazioni. Come tutte le realtà, però, sono relative e qui “l’oggettivo” sconfina nel “soggettivo” – che non è mai una illusione ma è sempre una esperienza reale e personale.
Tutte le realtà che esperiamo – compresa quella ordinaria attuale – sono relative ai sensi con cui le percepiamo e le apprezziamo e all’alfabeto appreso con cui le interpretiamo. Se io non avessi gli occhi che ho ma delle cellule termiche non vedrei le altre persone e le cose nella forma in cui le vedo ma vedrei delle macchie più o meno rosse a seconda del calore che possiedono. Se poi avessi gli occhi a raggi X non vedrei la carne ma solo lo scheletro e nessuno mi convincerebbe che sopra di questo c’è anche quella – come oggi non vediamo l’aura e perciò gli scettici la negano ma la vede bene il sensitivo con la sua “altra” sensibilità.
Quanto “all’alfabeto” con cui interpretiamo la realtà attorno a noi e in cui esistiamo, questo è costituito dalla serie di esperienze organizzate che abbiamo avuto in precedenza, in base alle quali leggiamo la realtà che ci si para davanti e ci muoviamo in essa.
La realtà, poi, è relativa soprattutto allo stato di coscienza in cui ci troviamo. Beninteso è relativa, sì, ma in sé è perfettamente reale. Se batto la testa me la spacco, esce sangue e sostanza cerebrale (tutto questo non è illusione, non è un frutto di Maya) e muoio. Ma muoio qui; il mio Io entra in un diverso stato di coscienza e vede e vive le nuove realtà di quel nuovo stato.
Ma anche queste nuove realtà sono relative all’alfabeto appreso e nel quale la mente è archetipicamente radicata. Così Alce Nero vede gli antenati mitici a cavallo e con lancia e frecce che lo accompagnano a salire nella tenda celeste dove l’Avo lo accoglie; gli indiani vedono gli Yamdoot che vengono a prenderlo, il tibetano vede le divinità benevole o mostruose che gli si fanno incontro; ed è per questo che il lama del Bardo Tõdol dice all’orecchio del morto, cioè gli parla telepaticamente, di non credere a tutte le figure che incontra, perché sono illusioni della sua mente e delle sue propensioni carmiche (ma ha un bel dire, per il defunto quelle figure sono realtà; perciò fugge e si reincarna. Questo detto in brevi e riassuntive parole). Noi occidentali vediamo, in genere, ambienti antropomorfi e religiosamente caratterizzati.
Tutto questo è (relativamente) reale, è realissimo, terribilmente reale; esiste, cioè la mente tutto questo lo esperisce e lo vive. E’’l’espressione delle realtà spirituali che si incontrano e tra le quali ci si viene a trovare, che sono in sé ineffabili ma che vengono alfabetizzate in base all’alfabeto che si ha ed emozionalmente lette e apprezzate in base a quello che si sa di essere e di essere stati; autogiudizio e/o giudizio divino. Perciò si gioisce o si soffre veramente perché la mente vi crede e le vive..
Tante sono le dimensioni e le regioni delle dimensioni post mortem, come sono pure tante quelle dell’ante mortem, tante realtà sfuggono e si nascondono ai nostri sensi materiali.
La Mente poi crede al proprio pensiero. E se crede di star per morire o di essere morta, cambia stato di coscienza (per il trauma psicologico che subisce), apre la finestra sul post mortem e vede tutte quelle cose che abbiamo detto, che nell’ambito della loro dimensione relativa sono reali.
Dunque, tornando alle NDE, la persona che è oggettivamente e come organismo nello stadio terminale, si trova veramente davanti alla finestra dell’aldilà e vede. La persona che non è in un tale stato finale ma crede ed è convinto di esservi si affaccia (condizionato e indottovi dal trauma psicologico che sta subendo) a quella finestra e altrettanto vede (come il sensitivo chiaroveggente in trance vede le cose remote che accadono pur non essendovi presente. In comune i due casi hanno lo stato modificato di coscienza che vive quelle esperienze, a motico del quale diverso stato coscienziale vedono quelle realtà diverse da quella attuale). Perciò, dicevo della persona caduta di montagna prima dell’impatto; dell’automobilista incidentato ma salvo; e simili (sono questi casi reali, riportati in letteratura psicologica e psichiatrica) e (dicevo) dello sciamano che da vivo viaggia nel regno dei morti e incontra le sue divinità e i suoi spiriti (dati riportati in antropologia culturale).
Caro amico, non voglio convincerla ma solo esporre il mio punto di vista, né voglio fare il saccente. Se così dovesse sembrare, chiedo scusa, non era mia intenzione Per me (e come si spiega nel mio Corso di parapsicologia che troverà su questo sito, la psicologia degli stati di coscienza e lo studio della coscienza (il “Cit” del Sat Cit Ananda dell’induismo) sono il primo capitolo della parapsicologia. Senz’altro scriverò quanto prima un articolo sulle NDE, questa corrispondenza mi ha stimolato ad accelerare e di questo la ringrazio
 

La ringrazio profondamente per tutto il tempo che ha speso per rispondermi: ben lungi dal riternerLa saccente, Le sono grato per le illuminanti e confortanti spiegazioni che mi ha così gentilmente fornite.
Questo tema é a me molto caro e da circa trent'anni mi sono interessato a questa materia e a tematiche comunque rientranti nello Spiritualismo "lato sensu", da quando ho perso i miei cari nonni. Da cinque mesi ho perso anche il mio carissimo papà e non so a cosa attaccarmi: io sono credente ma il cattolicesimo, a quanto ne so, é alquanto vago sulla questione del "post-mortem" e ritengo un po'confortante quanto emerso dalle esperienze NDE.

Le sarei molto grato se potesse consigliarmi dei testi in materia (ho letto quasi tutti i libri di Moody, un libro di Sabom, due di Bozzano).

 

Cristo salvatore

 

Rispondo volentieri alle sue domande, è compito di questa rivista on line - così come lo era di quella precedente cartacea – rispondere ai suoi lettori. Le risposte poi, tempo permettendo, consentono anche di arricchirne la Sezione “Corrispondenza” (del Settore "Presentazione”).
Non sono un simpatizzante del CICAP – altrimenti non terrei una rivista tutta per la parapsicologia – e contesto radicalmente le loro tesi e la loro metodica. A parte alcuni contatti iniziali, piuttosto polemici, il nostro rapporto ora si limita a uno “scambio culturale” delle reciproche pubblicazioni. Soprattutto, a mio avviso, il CICAP bara quando, per negare i fenomeni paranormali e quelli mistico-religiosi, ne propone delle vaghe e piuttosto improbabili imitazioni artificiose e poi conclude “il fenomeno o le cose potrebbero essere andate così; quindi quello che dice il medium o il fenomeno che si dice che è accaduto non è dimostrato, quindi ancora non è vero e non è possibile.
Chi contesta qualcosa non può dire “potrebbe essere andata così” (arrampicandosi sugli specchi) ma deve provare che in quel caso specifico e singolo le cose stanno veramente così e sono veramente andate così.
Io nella mia carriera professionale sono stato un magistrato (della Corte dei conti) e posso dire che un giudice farebbe ridere i polli se, nella sua tesi accusatoria, dicesse al collegio giudicante di condannare qualcuno o non accoglierne una domanda dicendo “potrebbe aver fatto così”, “la cosa potrebbe essere andata così”. L’accusatore deve provare che nel caso concreto sottoposto al suo esame le cose stanno proprio così e che la persona in giudizio ha veramente fatto quella cosa.
Per quanto riguarda la letteratura sulle NDE, essa è veramente molto estesa e riporta tanti e tanti episodi; oltre a quelli che lei cita, i due libri di R. Moody e quello di M. Sabom, ci sono quelli di Osis e Haraldsson (“Quello che videro nell’ora della morte”, Armenia 1979) di Paola Giovetti (“Qualcuno è tornato”, Armenia 1981), della Kübler-Ross (“La morte e la vita dopo la morte”, Mediterranee 1991) e altri. Però sono un po’ ripetitivi.
Io consiglio quindi di leggere, sullo stesso argomento, il libro di Jean Baptiste Delacour “Di ritorno dall’aldila”, Armenia 1976 e quello di Belline “Il terzo orecchio”, Armenia 1975 che, nei casi riportati, propongono una visione straordinaria e meno antropomorfa dell’ambiente e della vita aldilà.
Ma soprattutto sono notevoli gli atti dei nove convegni annuali, tenuti dal 1998 al 1995 a S. Marino e promossi dalla dott.ssa Fulvia Cariglia, incentrati proprio sulle esperienze “near Death” e nei quali sono stati posti a confronti, attraverso le relazioni presentate, i molti aspetti anche pluriculturali di questi vissuti.
In ogni caso, le NDE rappresentano uno dei tanti fenomeni e aspetti della parapsicologia e una delle tante tematiche da essa proposte, anche se tra i più affascinanti e coinvolgenti. La parapsicologia nel suo complesso e il suo studio fondano un sistema organico e strutturato di principi, leggi e conoscenze inerenti al mondo della mente e della sopravvivenza e aprono su tanti temi dell’umanesimo e delle scienze umane, che risultano strettamente e interdisciplinarmente connessi (come si può vedere dai molti Settori e Sezioni di cui si compone il sito da me diretto), Le NDE possono essere, dunque, l’inizio di uno straordinario viaggio per chi come lei si pone delle domande.

 

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