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Cerchio Marina

 L'ESPERIENZA DEL DESERTO dentro la Via della Conoscenza

 Hermes edizioni,  Roma  2006     

 Pagg. 260    €  14,50

 

 

 

II Cerchio Marina è un circolo medianico che opera dal 1993 in Milano – dove è tuttora attivo. È un centro di presa di consapevolezza spirituale e deve questo suo nome, Marina, ad una dei principali maestri spirituali che ivi si presenta e dà il suo insegnamento – ma in questo libro sono anche tante altre le guide spirituali che intervengono..
Il volume ora pubblicato e che qui presentiamo esce dopo altri due libri che Il Cerchio Marina ha già pubblicato in precedenza, nella stessa collana Hermes edizioni, “Io e non io: la via della consapevolezza alla non-mente” e “La via della Conoscenza”; fa parte dunque di un percorso lungo il quale siamo condotti per gradi e costituisce l’ulteriore tappa di un discorso e di un cammino che ci porta a svuotare i tanti concetti costruiti dalla nostra mente, dietro i quali ci è stata velata e si è nascosta la vera essenza della realtà

“L'esperienza del deserto”, a cui indica il titolo del libro e di cui questo parla, è quella che coglie l’uomo che si è incamminato lungo Via della Conoscenza e lo coglie all’improvviso e comunque impreparato, perché avviene all'interno di quello stesso cammino interiore che pure prima lo aveva tanto affascinato e gli fa capire che anche questo fascino è un attaccamento dal quale si deve purificare.
Il cammino lungo il quale i maestri avviano i partecipanti al cerchio – e anzi avviano tutti noi che ne leggiamo le parole - è per gradi, lo abbiamo detto. E quel fascino che prima aveva indotto a iniziare il cammino, ora rivela anch’esso la sua vanità; era solo un’esca vuota per spingerci sulla strada da percorrere. E così l’uomo che aveva già percorso un cammino evolutivo (con il primo libro “lo, non io”) e che aveva imparato a osservarsi (con il secondo libro La Via della Conoscenza), un uomo che aveva già fatto l'esperienza di mettere in crisi i concetti che prima erano il fondamento della sua identità e che aveva quindi già cambiato tutto il suo modo di vedere se stesso, gli altri, la vita e il Divino, ecco, quest’uomo viene proiettato ancora oltre e viene messo in crisi tutto questo “nuovo” che aveva appreso – che aveva creduto di apprendere.
Ora quest’uomo, che si era così incamminato coraggiosamente e anche con sofferenza per questa Via (della consapevolezza e della conoscenza), abbattendo molti dei concetti (“certezze”) che lo avevano fino allora accompagnato, si viene a trovare d’un tratto anche senza più l’aiuto delle nuove consapevolezze che aveva creduto di acquisire e su cui aveva ritenuto di poter fondare la verità dietro il velo. Si accorge – gli viene detto – che, ancora una volta, si trattava di un velo, “neti, neti”, “non quello, non quello”. E allora è come il trovarsi tra le sabbie infinite di un deserto interiore, senza che si veda nulla all’orizzonte, nulla a cui appoggiarsi, nulla che dia un senso di consistenza al suo “sentire di essere” e all’essere di stesso. Finché poi capisce che proprio questo “vuoto” è l’essenza, è tutto, è l’assenza di una individualità separata, .
Nelle pagine di questo terzo libro, quello stesso uomo rivisita il suo concetto di Spirito universale e comprende che deve sostituirlo – o costituirlo? - con lo svuotamento e l'assenza, di tutto ciò che la sua mente vi pensava e vi aveva organizzato sopra; e ne avverte la sua assoluta intraducibilità, in quel momento in cui la mente tace.
Allora, alla ricerca di un punto di sostegno in questo deserto che appare vuoto, si rifà indietro all’esperienza di prima quando, nella Via della Conoscenza, aveva creduto di comprendere, di essere arrivato e si rende consapevole di quanto la mente possa ingannarci su tutto ciò che è “altro da noi”, totalmente altro, come lo è lo Spirito.
In questa assenza assoluta di concetti - poiché la mente ora tace, o meglio viene riconosciuta la vanità di tutto quello che essa gli aveva suggerito – sta lo “sprofondare nel deserto”, come esperienza vissuta dall’anima nella propria interiorità, pure dotata di consapevolezza, e cosicché, con questa esperienza, l'individuo si trova a fare le stesse cose che faceva prima, ma non dandovi più lo stesso senso.
E’ tutto un nuovo modo di veder, o meglio di esperire se stesso e la realtà e l’essere, quello che ci viene detto e fatto capire attraverso le parole dei maestri Appare che la parola non-senso ha un significato e così pure il concetto del nonagente, perché, anche se vi è ancora un agente, questi ha tuttavia perduto le motivazioni per le quali prima, immerso nel tempo e nella secolarizzazione, operava e ha perduto la meta che prima lo caratterizzava e lo sospingeva; con l’effetto che quanto più un agente perde in questo modo mete e motivazioni, tanto più perde, viene meno non solo il proprio io – questo era già stato lasciato già prima, lungo la strada - ma il proprio sentirsi individuo; anche il proprio singolo senso di esistere e di essere diviene per se stesso irrilevante.
Sono concetti, quelli espressi dai maestri del cerchio Marina, in questo ultimo libro che possono non essere accettati ma che, comunque, chiamano alla riflessione e alla discussione

 

 

 

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