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La sopravvivenza dell’uomo dopo la morte del suo corpo, la continuazione dell’esistenza del suo Io e principio psichico e spirituale in un’Altra Dimensione, di natura appunto psichico-spirituale, è sempre stata un punto fermo per la rivista “La Ricerca psichica” e lo sarà pertanto anche per questo sito. Tratteremo di questo argomento nel modo giusto e con una l’estensione e l’attenzione che giustamente merita, perché tutti i fenomeni paranormali sottendono la sopravvivenza e sono precise frecce indicative e finestre aperte che indicano e indirizzano all’esistenza di questa Altra Realtà e Dimensione, sia perché mostrano che l’individuo non ha bisogno del corpo e dei sensi per sentire, conoscere ed fare delle esperienze sia perché moltissimi di questi accadimenti e manifestazioni paranormali danno a vedere e dichiarano essi stessi di provenire dall’Altra Dimensione.

 

 

I fenomeni paranormali, per le loro caratteristiche, significano quindi che vi è una possibilità e una modalità di vita indipendentemente dal corpo e che vi è una continuazione della vita dopo la crisi di morte. Così, se ci affacciamo dalla finestra dei fatti paranormali, davanti a noi si spalanca l’immenso orizzonte dell’esistenza post mortem, che, come ci dicono gli Esseri che vivono in quella luce, è la vera vita.Il fenomeno paranormale è una unità, pulsa di vita perché è un prodot­to dello Spirito. Molte volte se ne vorrebbe fare una osservazione e una dissezione in modo asettico e senza partecipazione, possibilmente affidandole alla macchina, perché sia essa ad lo esaminarlo. Non è un modo di dire, è proprio un modo di fare di certi studi scientificisti: generatori dicasualità, esperimenti seriali statistici oppure in ganzfeld, ricerche su flussi radioattivi da deviare, raggi laser, mac­chine e marchingegni svariati; tutto purché si escluda l'uomo. Vi è tutta una letteratura in proposito e tanti corifei che portano avanti questo approccio, che esclude dall'esperimento l'uomo e la sua capacità di com­prensione olistica; mentre l'uomo è l'unico, con la sua emozionalità e con la sua risonanza psichica e telepatica, con la sua empatia e umanità che, come è capace di produrre il fenomeno paranormale, così altrettanto è capace di comprenderlo.

La resurrezione dei morti nella iconografia islamica

Il fenomeno paranormale è un fenomeno del tutto particolare: è un prodotto dell'anima vivente dell'uomo ed è vivente e pulsante esso stesso, è una parte vivente dell'uomo staccatasi da lui eppure a lui sempre unita - anche dopo il distacco e la sua apparizione nel mondo come fenomeno - con un cordone ombelicale di significatività. Solo questo "rapporto" tra l'uomo e il suo fenomeno dà significato all'evento paranormale accaduto ed è questo rapporto - più che il fenomeno in sé - che deve essere compreso per comprendere il fenomeno. Il valore del fenomeno paranormale - al contrario di quello fisico - è nel suo significato e nel rapporto che lo unisce e che lo ha fatto scaturire dall'uomo. Questa “comprensione speciale” del fenomeno può averla solo l'uomo con la sua intuizione, con il suo "entrare in rapporto",con la sua empatia verso quel legame e quel significato.

 

Anubi psicopompo imbalsama il defunto

 

Tutto questo non potrà mai farlo la macchina. Il "fenomeno" paranormale "parla", ma non parla di sé - come farebbe un fenomeno fisico – parla dell'uomo e della sua anima e della sue emozione, da cui scaturisce. Per questo dicevo che significato e valore del fenomeno paranormale non sta nel fatto che accade ma in quello che esso dice; ed è questo che deve essere studiato e capito e questo può farlo, può comprenderlo solo l'empatia dell'uomo. Quindi un approccio scientificista (materialista e fisicista) di matrice positivista o neo­positivista del fenomeno stesso e della realtà non è accettabile; vi è proprio una antitesi filosofica in quanto nega o meglio è inconciliabile con il fondamento stesso del paranormale che è nello Spirito dell'uomo. Un altro tipo di possibile approccio alla nostra materia è quello spiritico/fideista, meramente emozionale e prontamente credulo - spesso anche in adesione a certi dogmi prefissati e indeclinabili, magari anche un po' vecchiotti, indossati come una redingote ottocentesca. Un approccio in cui unico motore e motivazione molte volte non sono l'esame dell'accaduto per comprenderlo ma il “brivido” di un contatto con lo straordinario, l’alieno e l’emozionale fine a se stessi, accompagnato da quella certezza ferrea e fideistica; quando invece l'approccio deve essere sempre critico e problematico.

Il tunnel nel viaggio dell'aldilà (dipinto di Hieronimus Bosch)

Quel che rimproveriamo a questo secondo tipo di approccio non è certo la tesi sopravviventista e spiritualista - ci mancherebbe altro! - ma quel modo di porgere a chi ascolta o al lettore alcune convinzioni aprioristiche e assolute e le sicurezze, che tanto spesso incontriamo in certi ambienti spiritici. Ecco: ci dovrà pur essere una via di mezzo fra questi due modi di affrontare il problema, i quali sono tutti e due squilibrati e unilaterali, l'uno in senso materialista e di negare la spiritualità di fondo dell’uomo (e la sua sopravvivenza): l'altro nel senso di antropomorfizzare semplicisticamente questa sopravvivenza.

 

Figure di luce

 

Entrambi tagliano una dimensione alla ricchezza dell'uomo. Ci vuole una via di mezzo, che ponga la sopravvivenza non in chiave di fideismo acritico ma come problema di studio e al centro dello studio stesso. Ci vuole un approccio fondato sull'apertura mentale e sulla problematicità critica e non sulla repulsione ovvero sulla sicumera. Un approccio che, anche qui, ponga al centro della ricerca l'uomo e il suo io, incarnato o disincarnato che sia. Un approccio che parte dal riconoscimento del carattere fortemente indiziario; indizi, peraltro, “gravi, concordanti e precisi”, come si dice in termini di accertamento giuridico. Questo è il taglio che vogliamo avere con queste fenomeniche e che abbiamo dato alla rivista e che ora vogliamo dare al nostro sito. Un taglio (e un tipo di discorso che proponiamo al lettore e al navigatore) di studio approfondito e serio del fatto para­normale, non meramente (e noiosamente) teorico ma partendo dalla ca­sistica e dall'aneddoto, che però non debbono rimanere tali

Il mondo della sopravvivenza

Accettazione dunque, dell’idea spirituale della sopravvivenza, come complementare e consequenziale all’accettazione del paranormale. Entrambi sono due realtà, l’una non può fare a meno dell’altra. La parapsicologia non può disinteressarsi della sopravvivenza - come da alcuni si vorrebbe - perché quello dell'esistenza di altri piani della Realtà, di altri stati di coscienza, di altre modalità esistenziali (e, in particolare, quelli del post mortem) oltre a quello del mondo dei fenomeni meccanicistici e fisici è il naturale sbocco e la tranquilla conclusione a cui si arriva con i nostri studi e di fronte alla ricchezza e alla significatività del fatto paranormaleDunque... “adelante con juicio”, come diceva il cancelliere Ferrer nei " Promessi Sposi, avanti con giudizio. Il buon capitano, quando sta in mezzo alla nebbia - e noi stiamo in mezzo alla nebbia! - non dice "Avanti tutta"; ma nemmeno dice "Indietro tutta"; dice "Avanti piano" perché si deve navigare, navigare necesse est, ma occorre la prudenza, non la sicumera né la paura. Siamo in mezzo alle nebbie.

 

L'albero della vita

(disegno alchemico)

 

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